Come valorizzare i finanziamenti per la ricerca universitaria?

Elena Granaglia interviene nella recente discussione, ospitata da La Stampa, fra Barca e Esposito, da un lato, e Boeri, dall’altro in materia di finanziamenti alla ricerca universitaria. La tesi sostenuta è che occorra evitare di fare cani di paglia. Diversamente da quanto sostenuto da Boeri, la proposta di Barca e Esposito di privilegiare il finanziamento di progetti di interesse collettivo è del tutto coerente con meccanismi competitivi di valutazione. In ogni caso, anche se volessimo premiare chi pubblica meglio, come suggerisce Boeri, resterebbero da definire molti importanti dettagli.

Il terribile calcolo che nessun vuol fare (ad alta voce)

Roberto Tamborini muove dalla considerazione che è ripresa, anche in modo impetuoso, la contrapposizione tra “aperturisti” e “rigoristi” delle disposizioni anti-Covid. Tutti i governi democratici hanno dovuto affrontare il terribile calcolo del valore della vita umana. Tuttavia gli “aperturisti” evitano di porsi la domanda: “quante vite vale una chiusura in meno?” Tamborini sostiene che al di là di accuse di immoralità o incoscienza occorre confrontarsi sul terreno di questo “terribile calcolo”.

I ventuno indicatori e i colori delle regioni

Ventuno indicatori, altrettante soglie di allerta, due algoritmi (di probabilità e di impatto), una matrice di attribuzione del rischio e ‘automaticamente’ si otterrebbe il colore delle regioni, con quello che ne seguirebbe in termini di chiusure, aperture, spostamenti, seconde case, didattica a distanza. Giorgio Alleva e Alberto Zuliani ci spiegano che non è proprio così. C’è molto mestiere, magari utile, nel sistema ma poca trasparenza. È ormai necessario procedere alla ridefinizione di un set di indicatori pertinenti per una corretta e tempestiva valutazione del rischio epidemico.

Come riformare l’Irpef (seconda parte)

Ruggero Paladini prosegue la sua riflessione sulla riforma fiscale e sostiene che la struttura dell’Irpef andrebbe rivista. Il difetto principale è la forte elasticità sui redditi bassi e medi, che fa crescere troppo rapidamente il suo peso. L’alternativa è tra la riduzione di scaglioni ed aliquote e l’introduzione di una funzione continua (ogni euro uno scaglione), simile a quella esistente in Germania. Dietro questa scelta, apparentemente tecnica, si nasconde in realtà la scelta tra ridurre o mantenere, e al limite accentuare, la progressività dell’Irpef.

Come riformare l’Irpef (prima parte)

Ruggero Paladini prendendo spunto dalle audizioni parlamentari in corso sulla riforma dell’Irpef, in un articolo diviso in due parti, illustra le principali questioni. La prima è che l’Irpef, che non è mai stata un’imposta su tutti i redditi, di recente ha perso altri redditi, passati a tassazione cedolare. Ora l’alternativa è tra il ritorno ad una imposta “comprehensive” e il passaggio al c. d. sistema duale, che lascia in Irpef solo il reddito da lavoro, dipendente o autonomo. In questo caso il problema è se trattare i redditi patrimoniali con imposte reali o con un’imposta personale.

Draghi e Caffè: era ed è vero allievo?

Mario Tiberi interviene sul rapporto tra Federico Caffè e Mario Draghi che ha attratto molta attenzione da quando a quest’ultimo è stato affidato l’incarico di formare il Governo. Tiberi, basandosi su una Lezione tenuta da Draghi in occasione di una commemorazione di Caffè, fornisce la propria interpretazione del percorso da lui seguito alla guida della BCE e, anche facendo rivivere lontani ricordi dei suoi contatti con entrambi, propone il proprio punto di vista sul legame intellettuale, e non solo, che è esistito ed ancora esiste tra Caffè e Draghi.

Scuole e sicurezza: che fare?

Marcello Basili e Maurizio Franzini tornano sul tema delle decisioni razionali di fronte alla pandemia prendendo spunto anche da cosa fece il Protomedicus Q. T. Angelerio alla fine del Cinquecento per contrastare la peste ad Alghero. Basili e Franzini, dopo aver sostenuto che una decisione razionale e democratica richiede di individuare e confrontare i rischi e i costi delle diverse soluzioni, si soffermano sul problema della riapertura delle scuole sottolineando la necessità di un insieme coordinato di interventi per realizzare le migliori combinazioni di costi e rischi.

Chi ha la visione che non c’è?

Roberto Tamborini osserva che nel dibattito sul Piano di Ripresa e Resilienza risuona l’allarme della “visione che non c’è” nel governo e nella politica e ritiene che una visione del modello di sviluppo in realtà non esista più da tempo. Tamborini sostiene che il problema ha radici nella società civile, mentre troppa enfasi viene posta sulle colpe della “politica” e mette in guardia contro tre errori che, ignorando le conseguenze della pandemia e della risposta europea, rischiano di condizionare le scelte politiche.

A cosa servono i vecchi?

Majlinda Joxhe e Fabrizio Patriarca intervengono nel dibattito sul ruolo degli anziani in Italia focalizzandosi sul contributo produttivo dei lavoratori anziani. Joxhe e Patriarca basandosi sui dati dell’indagine PIAAC condotta dall’OCSE, analizzano le differenze per classe di età nelle competenze e nelle abilità impiegate dai lavoratori e le principali conclusioni che raggiungono sono che il ruolo svolto dai lavoratori cambia con l’età e, inoltre, che vi è una forte complementarità tra le competenze delle diverse generazioni nel processo produttivo.

Ancora su pandemia e razionalità. Regole e comportamenti individuali

Marcello Basili e Maurizio Franzini tornano sul tema della razionalità delle decisioni, individuali e collettive, nella pandemia e del ruolo, in tale contesto, dell’incertezza, soffermandosi in particolare su un fenomeno poco considerato: la persistenza di problemi di salute nei contagiati non più positivi. Basili e Franzini riportano le stime della diffusione di tale fenomeno nonché dei rilevanti costi economici che genera e invitano a tenerne maggiormente conto nel prendere decisioni a diversi livelli e in vari ambiti, incluso quello della ricerca.