La gestione partecipata nell’esecuzione del PNRR: la proposta dei Patti Territoriali

Federico Butera richiama l’attenzione su tre formidabili sfide che, dopo l’approvazione del PNRR, occorre affrontare nell’’ultimo miglio” e sostiene che una rigorosa gestione economico-finanziaria policentrica del piano nel modello presentato dal Premier e dal suo governo può essere rafforzata da Patti Territoriali o Patti per il lavoro, ossia dall’assunzione condivisa di proposte e impegni, di programmi di lavoro e di metodi da parte di soggetti pubblici e privati che operano nell’interesse proprio e del bene comune.

Perché un’ampia e aperta discussione del PNRR è necessaria per il suo successo

Gianfranco Viesti dopo aver affermato che il Piano di Rilancio italiano è un documento assai articolato, con luci ed ombre, sostiene che il suo impatto dipenderà in modo cruciale dai processi attuativi e per questo motivo sarebbe indispensabile, assai più che una fiduciosa delega all’esecutivo, un’ampia e aperta discussione pubblica nel paese. Viesti argomenta queste tesi facendo specifico riferimento alle misure di politica industriale contenuto nel Piano.

Misurare la povertà: gli insegnamenti della pandemia

Maurizio Franzini e Michele Raitano partendo dai dati sulla povertà nel 2020 resi noti a giugno dall’Istat, riflettono su alcuni limiti degli indicatori di povertà e sulle ragioni dell’andamento contraddittorio della povertà assoluta e di quella relativa. Tale contradditorio andamento, non nuovo, potrebbe scaturire almeno in parte dallo stesso lockdown e, quindi, dalla riduzione dei consumi non dovuta a perdita di potere d’acquisto, con conseguenze di rilievo per una riflessione sulle modalità di misurazione della povertà.

Il pipistrello di Wuhan e la televisione

Enrico Menduni sostiene che la pandemia ha stravolto le tendenze dell’intrattenimento audiovisivo italiano, aumentando i tempi di fruizione, arrestando il declino della televisione generalista e accelerando la penetrazione delle piattaforme. Interrogandosi sulla reversibilità di questi effetti, Menduni ipotizza che si profili una sfera pubblica con tre componenti tendenzialmente in equilibrio: i media istituzionali, collante della società, i social tutori della diversità, lo streaming come accesso alla creatività e all’intrattenimento.

La tragedia del Mottarone e la carenza di vaccini nei paesi poveri: fenomeni diversissimi, ma con qualcosa in comune

Marcello Basili e Maurizio Franzini di fronte alla immane tragedia del Mottarone si chiedono se eventi catastrofici pur diversissimi, come la caduta della cabinovia e la pandemia, non abbiano elementi comuni, utili anche per prevenirli. Senza disconoscere il ruolo delle motivazioni individuali – ad iniziare dall’avidità – i due autori si concentrano sulla difficoltà ad agire razionalmente di fronte a eventi potenzialmente catastrofici (anche per se stessi) ma con piccolissima probabilità di verificarsi e ne traggono implicazioni per le disuguaglianze e il disegno delle istituzioni.

Ricchi, poveri e debito pubblico

Civil servant richiama l’attenzione su due conseguenze del debito pubblico poco considerate. La prima è che gli interessi sul debito detenuto dai residenti determinano una redistribuzione del reddito a favore dei più ricchi. La seconda riguarda il debito detenuto dai non residenti e consiste nel fatto che se la crescita del Pil nominale è inferiore agli interessi pagati ai non residenti, l’intero paese si impoverisce. Civil servant sostiene anche che la politica della BCE e delle altre banche centrali ha contenuto solo in parte questo fenomeno.

Come valorizzare i finanziamenti per la ricerca universitaria?

Elena Granaglia interviene nella recente discussione, ospitata da La Stampa, fra Barca e Esposito, da un lato, e Boeri, dall’altro in materia di finanziamenti alla ricerca universitaria. La tesi sostenuta è che occorra evitare di fare cani di paglia. Diversamente da quanto sostenuto da Boeri, la proposta di Barca e Esposito di privilegiare il finanziamento di progetti di interesse collettivo è del tutto coerente con meccanismi competitivi di valutazione. In ogni caso, anche se volessimo premiare chi pubblica meglio, come suggerisce Boeri, resterebbero da definire molti importanti dettagli.

Il terribile calcolo che nessun vuol fare (ad alta voce)

Roberto Tamborini muove dalla considerazione che è ripresa, anche in modo impetuoso, la contrapposizione tra “aperturisti” e “rigoristi” delle disposizioni anti-Covid. Tutti i governi democratici hanno dovuto affrontare il terribile calcolo del valore della vita umana. Tuttavia gli “aperturisti” evitano di porsi la domanda: “quante vite vale una chiusura in meno?” Tamborini sostiene che al di là di accuse di immoralità o incoscienza occorre confrontarsi sul terreno di questo “terribile calcolo”.

I ventuno indicatori e i colori delle regioni

Ventuno indicatori, altrettante soglie di allerta, due algoritmi (di probabilità e di impatto), una matrice di attribuzione del rischio e ‘automaticamente’ si otterrebbe il colore delle regioni, con quello che ne seguirebbe in termini di chiusure, aperture, spostamenti, seconde case, didattica a distanza. Giorgio Alleva e Alberto Zuliani ci spiegano che non è proprio così. C’è molto mestiere, magari utile, nel sistema ma poca trasparenza. È ormai necessario procedere alla ridefinizione di un set di indicatori pertinenti per una corretta e tempestiva valutazione del rischio epidemico.

Come riformare l’Irpef (seconda parte)

Ruggero Paladini prosegue la sua riflessione sulla riforma fiscale e sostiene che la struttura dell’Irpef andrebbe rivista. Il difetto principale è la forte elasticità sui redditi bassi e medi, che fa crescere troppo rapidamente il suo peso. L’alternativa è tra la riduzione di scaglioni ed aliquote e l’introduzione di una funzione continua (ogni euro uno scaglione), simile a quella esistente in Germania. Dietro questa scelta, apparentemente tecnica, si nasconde in realtà la scelta tra ridurre o mantenere, e al limite accentuare, la progressività dell’Irpef.