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Fernando Di Nicola esamina il “bonus 80 euro” e la modesta revisione di cui è stato oggetto nel recente DDL di Bilancio. Dopo aver messo in evidenza gli aspetti critici del bonus, in particolare quelli relativi ai suoi effetti redistributivi e all’altezza delle aliquote marginali, Di Nicola sostiene che essi si fanno più evidenti in occasione dei rinnovi contrattuali e conclude che, invece di tentare di correggere le disfunzioni del bonus, bisognerebbe prevederne il graduale assorbimento in un riformato sistema sistema tax-benefit.

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Carmelo Petraglia esamina criticamente la tesi secondo cui le regioni settentrionali sarebbero vittima di un’ingiustizia fiscale e sostiene che i residui fiscali negativi del Mezzogiorno vanno ricondotti al dualismo territoriale che trasforma la redistribuzione interpersonale in redistribuzione interregionale. Secondo Petraglia, la scomoda verità di cui convincersi è che l’unica strada per rendere il Mezzogiorno meno dipendente dai flussi di finanza pubblica è la riduzione del suo divario di sviluppo nei confronti del Centro-Nord.

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Fabio Landini sostiene che la ridotta crescita dell’economia italiana dipende da un assetto istituzionale che combina forte concentrazione della proprietà delle imprese e sindacati deboli. In un quadro di apertura al commercio estero e moneta forte, tale assetto ha favorito due opposte strategie competitive: sfruttare la debolezza del sindacato per risparmiare sul costo del lavoro e limitare gli investimenti in efficienza; investire in innovazione e prodotti di qualità da esportare. La bassa crescita sarebbe l’effetto di queste opposte strategie.

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Enrico Traino sostiene che la soluzione a problemi epocali come il riscaldamento globale e le migrazioni può venire dall’introduzione su scala globale di una tassa sui combustibili fossili (“Carbon Tax”). Traino spiega perché a suo parere questa tassa dovrebbe essere fissata a un livello più alto di quello consigliato dagli economisti e indica gli effetti che essa potrebbe avere sia direttamente sia indirettamente, attraverso l’impiego del gettito che permetterà di ottenere, sulla soluzione dei due problemi epocali.

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Eugenio Levi prendendo spunto dall’assegnazione a Richard Thaler del premio Nobel per l’economia, dà conto dei principali risultati raggiunti dall’economia comportamentale e riflette sulle sue prospettive. In particolare Levi ricorda i contributi più importanti di Thaler e presenta un panorama delle opinioni, emerse nei commenti delle scorse settimane all’assegnazione del Nobel a Thaler, sull’importanza dell’economia comportamentale e sulla possibilità che essa porti a una radicale revisione del paradigma oggi dominante.


A pensarci bene... i dialoghi di Etica ed Economia

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Dalle schede

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Emiliano Mandrone e Leonardo Proeitti Pannunzi affrontano la questione della formazione del capitale umano partendo dalle abilità e talenti posseduti a 13 anni. Dopo aver osservano che molte di queste attitudini vanno perse tra coloro che provengono dalle famiglie più povere, Mandrone e Proietti Pannunzi sottolineano che questa non è soltanto una forma di disuguaglianza ma anche un grande spreco per il Paese e concludono che per porvi rimedio occorre investire nell’istruzione soprattutto di chi proviene da un retroterra familiare e sociale debole.

Contrappunti

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Maurizio Franzini prende spunto dalla recente notizia secondo cui Bezos, CEO di Amazon, ha superato Bill Gates come uomo più ricco del mondo per riflettere sulla causa principale di questo sorpasso: il vertiginoso aumento del valore di Amazon in Borsa. Franzini dopo aver ricordato che esso sii è verificato in corrispondenza di profitti persistentemente molto bassi, si chiede cosa abbia reso possibile questa apparente anomalia e ipotizza che dietro di essa possa celarsi una nuova varietà di capitalismo: il capitalismo senza profitti.

Dalle schede

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Rama Dasi Mariani analizza una recente ricerca di Alvaredo, Assovad e Piketty diretta a misurare il livello della disuguaglianza economica nell’area Medio – Orientale considerata nel suo insieme. Mariani sintetizza la complessa metodologia utilizzata dagli autori per superare il problema della scarsità dei dati e della loro limitata comparabilità e illustra i principali risultati raggiunti; in particolare, quello forse più sorprendente: il Medio-Oriente sarebbe la regione del mondo con la più alta disuguaglianza nei redditi.
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