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Pubblichiamo la traduzione del discorso che William Brown ha tenuto alla LSE in occasione di un incontro in memoria di Giulio Regeni. Brown ricorda quale fosse il progetto di Giulio e la metodologia che intendeva adottare; sottolinea l’importanza delle ricerche sul campo per le scienze sociali e per la costruzione della democrazia e sostiene che la morte di Giulio non sarebbe soltanto una tragedia personale se frenasse i ricercatori dal compiere il proprio lavoro sul campo. Anche tenendo conto di questo il dottorato congiunto in economia delle Università di Firenze, Pisa e Siena ha proposto di attribuire a Giulio Regeni il titolo di Dottore di Ricerca.

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Maria Alessandra Rossi sostiene che l’evoluzione verso tecnologie ‘ibride’ - che applicano le ICT alla sfera della materialità - e l’aumentata pervasività di intangibili e diritti di proprietà intellettuale, sono rilevanti per il dibattito sulla riforma del capitalismo italiano. A suo parere questi sviluppi, che hanno mutato i modelli ‘puri’ di capitalismo (statunitense e tedesco) potrebbero, con politiche adeguate, essere funzionali alla valorizzare di alcuni connotati naturali italiani, generando incrementi di produttività e valore aggiunto anche nei settori tradizionali.

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Massimiliano Vatiero interviene nel dibattito sull’ibridazione dell’economia italiana confrontando, in una prospettiva storica, il capitalismo italiano con quello svizzero. Dopo aver chiarito che l’evoluzione dei capitalismi dipende da radici storiche e circostanze politiche locali, Vatiero illustra le ragioni per cui un modello di capitalismo come quello svizzero (caratterizzato da innovazione radicale, deconcentrazione della struttura proprietà dell’impresa e bassa protezione del lavoro) non possa essere esportato “senza costi”.

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Gianluigi Coppola prendendo spunto dal conferimento del Nobel per l’economia a Thaler, pone in evidenza i legami originariamente esistenti tra scienza economica e filosofia e sostiene che il pensiero neoclassico affermatosi nella seconda metà del secolo scorso ci ha riportato alla filosofia dei presocratici nella cui visione l'uomo è un atomo, una realtà indivisibile e quel che accade al suo interno è dato e irrilevante ai fini dell’analisi economica. Coppola conclude la sua riflessione suggerendo di riscoprire gli economisti classici.

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Fernando Di Nicola esamina il “bonus 80 euro” e la modesta revisione di cui è stato oggetto nel recente DDL di Bilancio. Dopo aver messo in evidenza gli aspetti critici del bonus, in particolare quelli relativi ai suoi effetti redistributivi e all’altezza delle aliquote marginali, Di Nicola sostiene che essi si fanno più evidenti in occasione dei rinnovi contrattuali e conclude che, invece di tentare di correggere le disfunzioni del bonus, bisognerebbe prevederne il graduale assorbimento in un riformato sistema sistema tax-benefit.


A pensarci bene... i dialoghi di Etica ed Economia

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Dalle schede

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Roberto Fantozzi ed Eleonora Romano presentano i principali risultati di un recente Rapporto del FMI sulla capacità redistributiva delle politiche fiscali. In particolare, essi si concentrano sul tema delle aliquote fiscali sui redditi più elevati - che secondo il Rapporto potrebbero crescere senza effetti distorsivi - e sull’introduzione di un reddito universale di base. Fantozzi e Romano concludono ricordando che le disuguaglianze di mercato sono molto cresciute e che perciò occorre prestare attenzione anche alle politiche di “predistribuzione”.

Contrappunti

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Civil Servant richiama la nostra attenzione sul fatto che la maggior parte degli introiti dei super-ricchi, che vivono dei proventi del proprio patrimonio, non entrano nel Pil. Partendo dalla considerazione che negli ultimi due decenni la ricchezza del pianeta è aumenta a ritmi circa 3 volte superiori a quelli del Pil, Civil Servant sostiene che ciò ha indubbiamente contribuito ad allargare la forbice tra ricchi e poveri, e probabilmente ha anche declassato il Pil a misura del tenore di vita di una parte soltanto della società, i meno abbienti.

Dalle schede

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Lisa Magnani si occupa dei senzatetto a livello mondiale. Dopo aver documentato le dimensioni preoccupanti che questo fenomeno sta assumendo, anche in aree geografiche ricche, Magnani fornisce elementi per comprendere le ragioni che ne sono alla base. In particolare, Magnani richiama l’attenzione sui prezzi crescenti delle case, collegati alla presenza di rendite, e sull’indebitamento delle famiglie che contribuisce alla vulnerabilità di molte di esse e che è determinato anche dai redditi bassi che si formano nel mercato del lavoro.
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