Menabò n. 138/2020

Questo è un numero speciale del Menabò, interamente dedicato a ricordare Luciano Barca nato il 21 novembre di 100 anni fa, che non è più con noi da 8 anni. Vogliamo ricordare Luciano a chi lo conobbe, e farlo conoscere a chi non ebbe questo privilegio, anzitutto per la ragione che se il Menabò oggi…

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Prima del PCI, Regia Marina e politica

Al PCI Luciano Barca arrivò dal mare. Anzi, emergendo dal mare. Per sapere come tutto ciò sia avvenuto, lasciamo direttamente a lui la parola. E lo facciamo riproducendo alcuni brani dal suo Buscando il mare con la Decima Mas. Sono brani utili non soltanto per conoscere come, attraverso il suo modo di vivere la Regia Marina e la guerra, maturano le scelte cruciali della vita di Luciano ma anche per leggere quegli anni con lo sguardo di un ventenne.

La buona battaglia. Luciano Barca, la politica economica e il mercato

Luciano Barca si iscrisse al PCI alla fine della seconda guerra mondiale, sostenuto dall’entusiasmo per la costruzione del partito nuovo proposta da Togliatti e per la ricerca di una via italiana al socialismo. Così fecero anche molti altri giovani militanti diversi, però, come sostiene Giorgio Rodano per la loro concezione del comunismo. Quella di Barca era poco ideologica e caratterizzata dall’impegno a costruire una società ‘diversa’. Rodano documenta questo impegno ricordando che negli oltre 40 anni di lavoro per il partito Barca ha dato un contributo importantissimo a svecchiare il vecchio approccio marxista-leninista di ispirazione sovietica ai problemi dell’economia e della politica economica, affrontando questioni e con una prospettiva “dal lato della domanda” che sono oggi sul tavolo delle scelte da compiere.

La “frazione Ingraiana di Roccaraso”

Negli anni ’60 a Botteghe Oscure, Luciano Barca dirigeva la commissione di massa che si occupava essenzialmente di sindacato e la sua stanza era a pochi metri da quella di Luciana Castellina, allora responsabile delle donne operaie nella sezione femminile del partito. Erano, quelli, gli anni del miracolo economico. Luciana Castellina ricorda, con qualche amarezza, il dibattito che si aprì all’interno del PCI sulle tendenze del neocapitalismo e sul ruolo delle lotte operaie che si trasformò in scontro aperto nel congresso del ’66, quando Ingrao rese pubblico il dissenso sulla linea del partito di molti suoi autorevoli membri. Tra di essi vi era Luciano Barca che fu relatore nella conferenza operaia del 1965 a Genova, decisiva per l’evoluzione di quel confronto.

Pur non essendo vescovo

Luciano Barca fu chiamato da Togliatti e Longo alla segreteria del PCI nel 1960, caso praticamente unico di accesso al vertice del partito da parte di chi era esterno all’apparato, di chi – per dirla con le sue parole – non “era vescovo”. Questo gioco, sostiene Marco Damilano, riassume il suo percorso biografico: la laicità di un’appartenenza e di un percorso politico, sempre rivendicata, ma anche la tensione tra un’ideologia totalizzante e la presenza storica del PCI nella società italiana. Nelle battaglie di Barca a Botteghe Oscure c’è anche il romanzo di formazione di quella generazione politica: la formazione di una classe dirigente, la sua messa alla prova, il rapporto tra la leadership monocratica e la collegialità delle decisioni, la divisione in correnti, i rapporti con gli altri partiti, le relazioni internazionali, il ruolo del Pci nelle grandi trasformazioni di quell’epoca.

L’educazione di partito e la vita reale delle persone

Nel febbraio del 1980, sindaco Luigi Petroselli, si inaugura a Roma la nuova linea A della Metro. Un evento che non sarebbe dovuto sfuggire a un politico attento alle condizioni di vita delle persone, ai territori. Eppure sfuggì a Luciano Barca immerso nei pensieri che gli aveva procurato una riunione di Rinascita che allora dirigeva. Quando se ne rese conto restò profondamente amareggiato. Partendo da questo episodio, di cui fu testimone, Leonardo Loche ci rende partecipi, con precisi riferimenti, dell’attenzione di Luciano per i territori, per la vita reale delle persone e ricollega tutto ciò a quella che allora si chiamava educazione di partito.

L’internazionalismo, nella diversità

Nella primavera del 1959 Luciano Barca visita la Cina con una delegazione del PCI e di quella visita abbiamo un’emozionante testimonianza video alla quale ci rimanda Fulvio Lorefice. Quel viaggio, e gli altri che seguiranno, mostrano che tra le molteplici dimensioni dell’impegno politico di Luciano Barca quella diplomatica è stata certamente una fra le più significative, grazie alla sua abilità e raffinata sensibilità, testimoniate anche dal suo ruolo nel «compromesso storico». Lorefice sostiene che nell’«assedio reciproco» novecentesco, la propensione alla mediazione e al compromesso fu decisiva non soltanto nella dinamica politica nazionale ma anche in quella internazionale. In quest’ultima prospettiva l’opera di Barca, che Lorefice traccia attraverso i diari richiamando in particolare i rapporti con i ‘partiti fratelli’, si rivela utile in una fase in cui la dimensione internazionale dei partiti appare spenta.

La lezione di Luciano Barca e le sfide di oggi

Luciano Barca guardava con preoccupazione alla tendenza della politica a rinchiudersi sempre più in ristretti recinti istituzionali, togliendo voce alle forze sociali, e al conseguente rischio che si affermasse sempre più una concezione tecnocratica delle politiche da adottare. Giacomo Bottos rilegge, da un’altra generazione, gli scritti di Barca seguendo il filo conduttore delle politiche e si sofferma su alcune questioni tutt’oggi cruciali: il nesso tra politica e politiche, l’importanza delle autonomie, la riflessione sul modello di sviluppo e sulla società dei consumi, la critica di una concezione tecnocratica della programmazione, il rapporto possibile tra Stato e mercato, la lotta alla rendita, il problema della qualità dello sviluppo, l’articolazione di contingenza e prospettiva.

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Il Metodo Luciano Barca

Nella seconda metà degli anni ’90, l’Associazione Etica e Economia, costituita da Luciano Barca nel 1990, aveva sede a Campo de’ fiori e presero a frequentarla alcuni giovani tra i quali Giuliano Garavini e Michele Ruta. In un dialogo virtuale tra loro, Garavini e Ruta interrogano i loro ricordi e esprimono le loro valutazioni su tre questioni relative a quella esperienza: il metodo di Etica ed Economia, il rapporto di Luciano con i giovani e, infine, la sua visione dell’Europa. Ne scaturisce un ritratto che mette in luce la capacità di Luciano di intuire le questioni irrisolte del processo di integrazione europea, la sua generosità intellettuale e il suo ruolo di “maestro”.

Partito nazionale e territoriale

Il PCI è stata l’unica formazione politica veramente nazionale e territoriale e Luciano Barca è stato un dirigente di quel partito particolarmente sensibile al valore della territorialità, per inclinazione oltre che per diretto coinvolgimento. Partendo da queste constatazioni Gilberto Seravalli avanza una riflessione sui meriti del centro e dei livelli territoriali nelle decisioni politiche e nella loro capacità di promuovere innovazione e inclusione. Basandosi anche sui resoconti di Barca nelle Cronache, Seravalli giunge alla conclusione che dal confronto tra i due poli non emerga con chiarezza alcun vincitore.

Ritorno al partito. A margine delle “Cronache” di Luciano Barca

Luciano Barca lasciò i DS, senza clamori, nel luglio del 1998. Il partito che Luciano lasciò era ben diverso da quello al quale si iscrisse nel 1945. Nadia Urbinati individua una differenza cruciale richiamando le Cronache di Barca, dalle quali emerge un’immagine del partito di massa della sinistra che, nonostante la solida dimensione ideologica e la forte organizzazione burocratica, aveva una notevole capacità di elaborazione. La pesantezza non lo rendeva un pachiderma ma un collettivo dinamico nell’ideazione di proposte, nella ricerca e nell’aggiornamento, oltre che capace di avanzare proposte innovative e originali, tra le quali primeggia l’eurocomunismo.

Sulla scrittura delle memorie di Luciano Barca

Florindo Rubbettino, in un contributo che abbiamo già pubblicato sul Menabò, ricostruisce la vicenda editoriale delle Cronache dall’interno del vertice del PCI di Luciano Barca, edite da Rubbettino nel 2005 e sottolinea l’importanza sia del lavoro culturale che sta dietro la scrittura e la diffusione editoriale della memorialistica storica (ricordare, conservare, trasmettere) sia della memoria storica condivisa e della necessità di un confronto aperto e generoso sulle eredità delle culture e tradizioni politiche, sui loro successi e limiti.

“Secondo i momenti ed i sentimenti in cui i fatti sono stati vissuti”. Il fondo Luciano Barca presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Vittore Armanni e Mariamargherita Scotti argomentano che l’intervento di riordino, inventariazione e digitalizzazione dell’archivio di Luciano Barca, realizzato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli grazie al sostegno del Mibact, è una vera e propria autobiografia per documenti, che dialoga con la pubblicazione, nel 2005, delle Cronache dall’interno del vertice del PCI. L’archivio mostra in controluce le vicende globali del secondo dopoguerra, e costituisce un ulteriore tassello del programma della Fondazione di valorizzare gli archivi di personalità di primo piano della politica, dell’economia e della cultura italiana.

Il Garigliano, i ponti, Etica e Economia. In ricordo di Luciano Barca

Nel 1990 Luciano Barca fece nascere Etica e Economia e poco dopo iniziarono le pubblicazioni, naturalmente cartacee, del Menabò. Maurizio Franzini, che a Etica e Economia arrivò nel 1996, cerca di dipanare la matassa dei ricordi del suo rapporto con Luciano nei 15 anni in cui hanno collaborato nell’Associazione. I libri, i convegni, i cicli di lezione, gli incontri a porte chiuse e i giovani. E il suo sempre giovane tentativo di costruire ponti.