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Ugo Pagano sintetizza uno dei punti di vista emersi in un convegno tenutosi a marzo a Siena sul capitalismo italiano e riguardante l’ipotesi che il declino dell’economia italiana sia dovuto alla sua natura d’ibrido infelice fra modello americano e tedesco. In base a tale ipotesi, come chiarisce Pagano, all’Italia mancherebbe un assetto istituzionale che permetta alle sue imprese di raggiungere dimensioni adeguate in un sistema economico di competizione globale in cui sono decisivi i diritti di proprietà intellettuale e i monopoli delle tecnologie.

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Bruna Ingrao riflette sugli effetti della drastica riduzione dello spazio dedicato alla storia del pensiero economico e alla storia economica all’interno dei corsi universitari in economia. Ingrao sottolinea, in particolare, l’impoverimento che ne deriva per la capacità degli economisti di interpretare la complessità dei fenomeni economici e sociali e richiama l’attenzione sulla necessità di tornare urgentemente a valorizzare le due discipline e la loro capacità di sollecitare la curiosità attraverso la narrazione di uomini, eventi ed idee.

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Francesca Rigotti affronta il tema dell'etica del cibo. Dopo aver premesso che essa si articola oggi soprattutto lungo le coordinate di «scarsità» ed «eccesso», «fame» e «spreco», «carestia» e «abbondanza», Rigotti chiarisce che l’etica del cibo abbraccia aspetti pubblici e privati, dalle questioni di scelta alimentare individuale alle decisioni di carattere istituzionale e sostiene che essa ingloba, oltre che questioni di quantità, problemi di qualità, nonché di attenzione all'impatto ambientale nel promuovere l'accesso globale al cibo sano, buono, giusto.

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Fernando Di Nicola interviene nel dibattito sull'opportunità di introdurre una flat tax (Irpef ad una sola aliquota) originato da una proposta dell'Istituto Bruno Leoni. Dopo aver esaminato i diversi possibili obiettivi di una flat tax, Di Nicola sostiene che se si continua a perseguire l’obiettivo redistributivo di un sistema tax benefit, è decisamente preferibile riformare l'Irpef intervenendo su aliquote e scaglioni, salvaguardandone la progressività, e prevedendo assegni ad hoc meglio disegnati per il sostegno ai carichi familiari e per contrastare la povertà.

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Maurizio Franzini e Elena Granaglia svolgono alcune riflessioni sul compenso che Fabio Fazio riceverà dalla Rai, di cui si è molto discusso, soffermandosi non sui comportamenti di Fazio o della Rai ma sulla tesi – ricorrente e fatta propria dallo stesso Fazio – secondo cui discutere quel compenso equivale a mettere in discussione il mercato. Franzini e Granaglia esaminano il “mercato” in cui opera Fazio e sostengono che le sue caratteristiche sono tali da escludere che i compensi a cui conduce siano accettabili e basati sul merito.


A pensarci bene... i dialoghi di Etica ed Economia

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Dalle schede

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Massimo Di Matteo riflette sulle idee eterodosse di Alessandro Vercelli contenute in un suo recente volume. Dopo aver sottolineato l’importanza della distinzione tra libertà positiva e libertà negativa nella lettura di Vercelli, Di Matteo si sofferma sulla critica che egli muove alle riforme neoliberiste, sul nesso fra di esse e la crisi economica e sui limiti che le regole dell’Unione Europea pongono all’adozione delle misure più adeguate di politica economica per affrontare gli effetti deteriori della globalizzazione e della finanziarizzazione.

Contrappunti

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Michele Raitano, dopo essersi chiesto quanto sia fondato il luogo comune in base al quale, nel sistema contributivo, tutti riceveranno pensioni di importo molto limitato, discute le possibili misure dirette a migliorare le future prestazioni pensionistiche per i giovani di oggi. Prendendo spunto dal dibattito sulla “pensione di garanzia”, avviato nelle scorse settimane, Raitano sostiene che una misura di carattere previdenziale, tarata sulla storia lavorativa individuale, sia preferibile a una prestazione meramente assistenziale.

Dalle schede

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Massimo Betti e Franca Moroni ricordano che l’edilizia privata contribuisce alla finanza pubblica non soltanto con IMU e TASI ma anche con il contributo di costruzione che è riscosso dai Comuni all’atto dell’edificazione ed è destinato alla realizzazione e manutenzione della città pubblica. Gli autori chiariscono che esso in parte è un’imposta sul profitto e sostengono che l’attuale modalità di calcolo contrasta con i principi di progressività e proporzionalità. Per superare questi limiti formulano una diversa proposta e l’applicano ai comuni dell’Emilia-Romagna.
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