Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

La politica come scienza. L’esperienza di Frattocchie

Fulvio Lorefice si occupa della formazione della classe politica, una precondizione per quell’effettiva «centralità del parlamento» che queste elezioni temporaneamente ci consegnano. In particolare, l’autore si sofferma sull’esperienza del sistema educativo di scuole nazionali e regionali del Partito Comunista Italiano e quindi sul relativo processo di pedagogia politica delle masse. Nel ricordare la figura intellettuale di Luciano Gruppi, sostiene l’importanza per la sinistra odierna del linguaggio e della sua accessibilità.

L’Intelligenza Artificiale: dal “grande furto” a una più giusta distribuzione dei profitti

Fabio Massimo Zanzotto esamina la complessa tensione tra i benefici dei sistemi basati sull’intelligenza artificiale e i possibili effetti dirompenti di tali sistemi sul mercato del lavoro. Dopo aver affermato che ogni sistema basato sull’intelligenza artificiale sfrutta conoscenza prodotta dalle persone, anche nella loro attività lavorativa, Zanzotto sostiene che i ricercatori in intelligenza artificiale dovrebbero realizzare sistemi che siano inerentemente in grado di permettere di ripagare la conoscenza che utilizzano, evitando che questa sia oggetto di “furto”.

Jobs Act e domanda di lavoro: una valutazione

Laura Bisio e Davide Zurlo valutano l’impatto dell’introduzione del Jobs Act sulla complessiva domanda di lavoro dipendente nel periodo 2015-2016, distinguendo gli effetti dell’introduzione del contratto a tutele crescenti (CTC) da quelli legati agli sgravi contributivi. La principale conclusione raggiunta dagli autori è che, se da un lato l’uso del CTC è associato a una maggiore domanda di lavoro complessivo, l’ampiezza dell’effetto appare principalmente legata all’entità degli sgravi e alla rimodulazione del loro importo.

Verso una prosperità armata? Riflessioni sull’economia della guerra

Elisabetta Magnani richiama la nostra attenzione sull’evoluzione delle spese militari e sul ruolo della produzione e vendita di armi nell’attuale fase di sviluppo delle economie avanzate. Dopo aver illustrato alcuni dati sull’ampiezza di questo settore nei maggiori paesi nonché sull’entità e le principali destinazioni delle sue esportazioni, Magnani riflette sul ruolo della spesa militare nel contrastare i problemi di domanda aggregata mettendo in rilievo anche l’importanza dell’uso privato di armi, sostenuto da una domanda di sicurezza che in realtà produce insicurezza.

Il part-time, una scelta dell’offerta o della domanda di lavoro?

Tiziana Canal e Valentina Gualtieri fanno il punto su alcuni aspetti che caratterizzano le donne occupate nel mercato del lavoro italiano rispetto agli uomini. In particolare, le autrici approfondiscono lo studio della diffusione del part-time, proposto in passato, principalmente, come uno strumento per favorire la conciliazione fra tempi di lavoro e di cura da parte delle donne e utilizzato, soprattutto negli ultimi anni, come strumento per accrescere la flessibilità da parte della domanda di lavoro.

Povertà, Reddito, Lavoro nel Post-Fordismo digitalizzato

Massimo De Minicis si occupa dell’insufficienza del reddito da lavoro, considerandola una conseguenza della trasformazione del lavoro. Secondo De Minicis con l’affermarsi di una cultura produttiva “Lean”, rafforzata dal progresso Tecnologico Digitale, il lavoro è divenuto più casuale ed ha perso la sua relazione con il concetto di salario; la conseguenza è che la richiesta di reddito tende a sostituirsi a quella di salario. De Minicis sostiene che è necessario e possibile ricostruire il rapporto tra capitale, lavoro e salario e formula una proposta al riguardo.

Il progresso sociale oggi e domani: Valutazioni e prospettive dal gruppo di studio internazionale sul Progresso Sociale (IPSP) Seconda parte

Gianluca Grimalda proseguendo la presentazione del Rapporto del Panel Internazionale sul Progresso Sociale (IPSP) illustra le principali proposte contenute nel Rapporto. La principale, ma non l’unica, è realizzare una via egualitaria allo sviluppo e al progresso sociale ispirata al modello social-democratico di stato sociale – considerato in grado di coniugare efficienza e equità – i cui capisaldi sono: limitata dispersione salariale, programmi di welfare universali e redistribuzione delle dotazioni, che include anche un reddito minimo garantito.

Il cobalto, le nuove schiavitù e il modello Uber

Cristina Duranti ci ricorda che la città di Kolwezi, nella Repubblica Democratica del Congo, è la capitale mondiale del cobalto – minerale essenziale per le batterie di smartphone e auto elettriche – e sostiene che Kolwezi è l’esempio più eclatante di come la “maledizione delle risorse” coniugata con i meccanismi peggiori della globalizzazione possa devastare i diritti umani delle popolazioni locali. Le multinazionali dell’elettronica e dell’automotive dichiarano che la filiera da cui si approvvigionano per le batterie è pulita, ma Duranti mostra che la realtà è assai diversa.

Il salario minimo in Europa: differenze, potenzialità e problemi

Massimo Aprea e Corrado Pensabene commentano il recente rapporto del WSI Institute of Economic and Social Research sul salario minimo in Europa. Dopo aver presentato alcuni dati relativi ai diversi Paesi dell’Unione, Aprea e Pensabene si interrogano sull’efficacia del salario minimo nel contrastare disuguaglianze e povertà nel mercato del lavoro, richiamano l’attenzione sull’importanza delle sue interazioni con la contrattazione collettiva e concludono con una valutazione della prospettiva di introdurlo a livello comunitario.

Disuguaglianze metropolitane: Roma, Milano e Napoli a confronto

Keti Lelo, Salvatore Monni e Federico Tomassi, confrontano le tre più popolose città metropolitane italiane: Roma, Milano e Napoli, analizzando le suddivisioni sub-comunali dei capoluoghi e gli altri comuni dell’hinterland. Da tale confronto emerge, seppure con diverse intensità, la presenza di disuguaglianze in termini di istruzione, occupazione e reddito in tutte e tre le aree metropolitane. Gli autori sostengono che tali evidenze sollecitano la necessità di politiche specifiche e territorialmente diversificate nelle aree metropolitane.