Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

Il Metodo Luciano Barca

Nella seconda metà degli anni ’90, l’Associazione Etica e Economia, costituita da Luciano Barca nel 1990, aveva sede a Campo de’ fiori e presero a frequentarla alcuni giovani tra i quali Giuliano Garavini e Michele Ruta. In un dialogo virtuale tra loro, Garavini e Ruta interrogano i loro ricordi e esprimono le loro valutazioni su tre questioni relative a quella esperienza: il metodo di Etica ed Economia, il rapporto di Luciano con i giovani e, infine, la sua visione dell’Europa. Ne scaturisce un ritratto che mette in luce la capacità di Luciano di intuire le questioni irrisolte del processo di integrazione europea, la sua generosità intellettuale e il suo ruolo di “maestro”.

Partito nazionale e territoriale

Il PCI è stata l’unica formazione politica veramente nazionale e territoriale e Luciano Barca è stato un dirigente di quel partito particolarmente sensibile al valore della territorialità, per inclinazione oltre che per diretto coinvolgimento. Partendo da queste constatazioni Gilberto Seravalli avanza una riflessione sui meriti del centro e dei livelli territoriali nelle decisioni politiche e nella loro capacità di promuovere innovazione e inclusione. Basandosi anche sui resoconti di Barca nelle Cronache, Seravalli giunge alla conclusione che dal confronto tra i due poli non emerga con chiarezza alcun vincitore.

Ritorno al partito. A margine delle “Cronache” di Luciano Barca

Luciano Barca lasciò i DS, senza clamori, nel luglio del 1998. Il partito che Luciano lasciò era ben diverso da quello al quale si iscrisse nel 1945. Nadia Urbinati individua una differenza cruciale richiamando le Cronache di Barca, dalle quali emerge un’immagine del partito di massa della sinistra che, nonostante la solida dimensione ideologica e la forte organizzazione burocratica, aveva una notevole capacità di elaborazione. La pesantezza non lo rendeva un pachiderma ma un collettivo dinamico nell’ideazione di proposte, nella ricerca e nell’aggiornamento, oltre che capace di avanzare proposte innovative e originali, tra le quali primeggia l’eurocomunismo.

Sulla scrittura delle memorie di Luciano Barca

Florindo Rubbettino, in un contributo che abbiamo già pubblicato sul Menabò, ricostruisce la vicenda editoriale delle Cronache dall’interno del vertice del PCI di Luciano Barca, edite da Rubbettino nel 2005 e sottolinea l’importanza sia del lavoro culturale che sta dietro la scrittura e la diffusione editoriale della memorialistica storica (ricordare, conservare, trasmettere) sia della memoria storica condivisa e della necessità di un confronto aperto e generoso sulle eredità delle culture e tradizioni politiche, sui loro successi e limiti.

“Secondo i momenti ed i sentimenti in cui i fatti sono stati vissuti”. Il fondo Luciano Barca presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Vittore Armanni e Mariamargherita Scotti argomentano che l’intervento di riordino, inventariazione e digitalizzazione dell’archivio di Luciano Barca, realizzato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli grazie al sostegno del Mibact, è una vera e propria autobiografia per documenti, che dialoga con la pubblicazione, nel 2005, delle Cronache dall’interno del vertice del PCI. L’archivio mostra in controluce le vicende globali del secondo dopoguerra, e costituisce un ulteriore tassello del programma della Fondazione di valorizzare gli archivi di personalità di primo piano della politica, dell’economia e della cultura italiana.

Il Garigliano, i ponti, Etica e Economia. In ricordo di Luciano Barca

Nel 1990 Luciano Barca fece nascere Etica e Economia e poco dopo iniziarono le pubblicazioni, naturalmente cartacee, del Menabò. Maurizio Franzini, che a Etica e Economia arrivò nel 1996, cerca di dipanare la matassa dei ricordi del suo rapporto con Luciano nei 15 anni in cui hanno collaborato nell’Associazione. I libri, i convegni, i cicli di lezione, gli incontri a porte chiuse e i giovani. E il suo sempre giovane tentativo di costruire ponti.

Volti e risvolti della pandemia: dalla stratificazione dei rischi alle classi sociali

Armanda Cetrulo, Dario Guarascio e Maria Enrica Virgillito, facendo uso della nozione di co-pandemia, analizzano gli effetti differenziati che la pandemia sta avendo sulla forza lavoro, concentrandosi in particolare sulla diversa distribuzione dei rischi di natura occupazionale, reddituale e sanitaria nonché sulla diversa possibilità, per le varie professioni, di accedere al lavoro da remoto. Gli autori mettono anche in risalto l’intreccio che sussiste tra eterogeneità occupazionale e dimensione di genere.

L’altra faccia dello smart working

Luca Bonacini, Giovanni Gallo e Sergio Scicchitano riassumendo i risultati di un loro recente studio basato su dati INAPP-ICP e INAPP-PLUS sostengono che un incremento marginale (ma permanente) dell’attitudine allo smart working di alcune professioni potrebbe condurre a un significativo aumento del livello salariale. Tuttavia, a godere dei benefici salariali, in assenza di correttivi, saranno soprattutto gli uomini con redditi elevati, meno giovani e laureati, con l’effetto di aggravare le attuali disuguaglianze.

Le risorse della politica di coesione 2021-2027: investire in statistiche territoriali per una migliore ripartizione

Massimo Armenise, Federico Benassi, Luigi De Iaco e Marianna Mantuano ricordano che per attribuire le risorse della politica europea di coesione 2021-2027, al PIL saranno affiancati altri indicatori, economici e socio-ambientali, per alcuni dei quali, però, mancano le necessarie statistiche territoriali. Simulando l’assegnazione delle risorse in base agli indicatori territoriali relativi agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile gli autori trovano conferma di tale mancanza e mostrano che l’Italia trarrebbe vantaggio dalle nuove modalità di riparto delle risorse.

Il lavoro da remoto prima e durante il Covid-19: alcune evidenze dall’Eurofound

Teresa Barbieri mette a confronto alcune evidenze fornite da due rapporti dell’Eurofound riguardo l’estensione del telelavoro e dello smart working prima della pandemia da Covid-19 e nei mesi iniziali della sua diffusione. I dati mostrano che, se prima dell’emergenza sanitaria in Italia il lavoro da remoto era poco diffuso, adesso il quadro è completamente cambiato. Ne derivano riflessioni su vantaggi e svantaggi di un maggior ricorso allo smart working anche dopo il Coronavirus.