La crisi di Roma: l’ingegneria istituzionale non basta

Walter Tocci afferma che per Roma è finito il ciclo iniziato a Porta Pia e si sono esaurite le tre rendite – centralismo statale, consumo del territorio e eredità storica – di cui finora ha beneficiato. Da qui derivano tante emergenze quotidiane e la necessità di nuove ambizioni: la funzione internazionale di Roma nella produzione culturale; la realizzazione di una moderna rete dei trasporti; il superamento del paradigma fordista dei servizi pubblici, la riforma istituzionale della capitale. Tutto ciò richiede una nuova classe dirigente che può nascere solo da una riscossa civica.

La futura urbanistica di Roma: alcuni temi

Daniel Modigliani esamina alcuni aspetti problematici dell’urbanistica della città metropolitana di Roma. Dopo aver ricordato la conflittualità tra i diversi Enti responsabili del governo della città metropolitana, Modigliani sostiene la necessità non soltanto di una integrazione delle componenti storico culturali, antiche e moderne, e di un urgente riassetto istituzionale che semplifichi le competenze e dia un reale potere ai municipi ma anche di una proficua convergenza tra pubblico e privato.

La “proposta di sintesi” dell’OCSE per l’allocazione tra paesi dei profitti della multinazionali: piccoli pregi, grandi perplessità

Mikhail Maslennikov riflette sulla “proposta di sintesi“ del Segretariato OCSE sulla revisione delle regole di allocazione dei profitti di una multinazionale tra i diversi paesi in cui opera. La parziale accettazione da parte del Segretariato del principio della singola entità e del modello di tassazione unitaria, rileva Maslennikov, non permette di considerare la proposta all’altezza degli ambiziosi obiettivi del processo BEPS 2.0; infatti, ha un ambito di applicazione ridotto, è di elevata complessità e aumenta l’ incertezza per contribuenti e amministrazioni fiscali.

LA CRISI DI ROMA. Tendenze di lungo periodo e prospettive future

Alfredo Macchiati basa la sua interpretazione di lungo periodo della crisi di Roma sull’idea che essa sia sempre stata, secondo la tipizzazione di Adam Smith, una goverment town. Anche la fase a cavallo di questo secolo in cui è sembrato possibile un bilanciamento tra componente pubblica e imprenditoria privata diversificata, è stata solo una breve parentesi congiunturale. Macchiati sostiene che una politica di recupero della città debba partire dalla sua struttura produttiva e concentrarsi su alcuni ambiti distintivi, come l’economia culturale, la rigenerazione urbana e le infrastrutture.

Roma. Dalla forma della crisi alla forma della città

Luca Montuori vede la città come uno spazio in cui le persone si muovono, abitano e lavorano e sostiene che alla crisi del 2008 si è reagito ha limitando la possibilità di pianificare quello spazio. In particolare la risposta alla crisi del settore edilizio è stata una estesa deregolamentazione che ha scaricato sulla città la crisi dell’edilizia. Montuori conclude sostenendo che va recuperata, anche attraverso un ampio dibattito pubblico, la capacità di programmare e, sottolineando i nessi tra sistemi di trasporto e crescita della città, illustra le potenzialità dell’anello ferroviario.

La governance non sia un alibi: per Roma necessarie riforme profonde

Linda Lanzillotta ritiene che il turismo possa fare da traino al rilancio economico di Roma ma occorre valorizzare sia attività collegate come il restauro sia la ricca rete di università e centri di ricerca per sviluppi in altri settori. Lanzillotta sostiene, però, che preliminare al rilancio economico è il miglioramento di servizi come i rifiuti e i trasporti e il controllo dell’illegalità. A suo parere questo compito dovrà essere affidato a un Commissario governativo e, inoltre, andrebbe risolto un cruciale problema di governance: quello del rapporto tra Roma capitale e la Regione Lazio.

L’esclusione socio-economica a Roma

Federico Tomassi presenta alcune evidenze sulle disuguaglianze urbane nella città di Roma, basate sui dati di #mapparoma e relative a diverse dimensioni dell’esclusione socio-economica. Utilizzando l’indice di sviluppo umano municipale, Tomassi mostra come tali dimensioni siano correlate tra loro e sostiene che per contrastare le numerose e diffuse disuguaglianze che riguardano il welfare, la salute, la casa, la scuola, la formazione, l’occupazione e le differenze di genere occorrono non solo alcuni investimenti materiali ma anche ‘investimenti sociali’.

Il potere delle piattaforme digitali tra economia e politica

Guido Stazi mostra i tanti rischi per l’economia e per la politica che derivano dal potere accumulato dalle grandi piattaforme digitali, ormai divenute veri e propri stati paralleli. Stazi sostiene che, nonostante alcune inversioni di marcia in atto, occorre un più profondo ripensamento sul ruolo e sulle modalità di intervento dell’anti-trust; si tratta di un compito difficile, perché, prima ancora di conquistare il mercato, il monopolio ha conquistato le menti ma affrontarlo è essenziale per il buon funzionamento dell’economia e della democrazia.

Il populismo finanziario in Germania

Roberto Tamborini sostiene che l’attacco del gotha della finanza tedesca contro le nuove misure espansive della BCE, e la persona di Draghi, prova che non sono populiste solo le destre e sinistre antisistema. Quell’attacco cavalca le paure di un paese con sempre più pensionandi e pensionati e, inoltre, la pretesa di assicurare elevate rendite finanziarie nelle attuali condizioni economiche è incompatibile coi princìpi di politica monetaria seguiti da tutte le banche centrali. Tirare la BCE per la giacchetta in nome di un presunto interesse generale europeo è sterile e puerile.

La geografia della mobilità intergenerazionale: evidenze e possibili meccanismi

Francesco Bloise si occupa delle differenze geografiche nella mobilità intergenerazionale all’interno di singoli paesi. Dopo aver mostrato che il grado di mobilità intergenerazionale varia molto tra un’area geografica e l’altra in paesi molto diversi come gli Stati Uniti, il Canada e l’Italia, Bloise sottolinea che le divergenze geografiche nella mobilità intergenerazionale possono dipendere da numerose meccanismi, che potrebbero anche interagire tra di loro e la cui conoscenza può essere importante per definire migliori politiche di contrasto del fenomeno.