Una sperimentazione di Roma Capitale: programmazione finanziaria e determinazione dei LEP nel sociale

Liliana Leone e Simona Tresmondi illustrano i principali problemi, in termini di disuguaglianze – fra aree e fra utenti – che emergono dal monitoraggio effettuato sui servizi sociali e socio-educativi erogati da Roma Capitale nel biennio 2018-2019. Le autrici propongono, inoltre, misure innovative quali il superamento di indicatori basati sulle liste di attesa e l’introduzione dei tassi di copertura dei servizi; l’adozione di LEP a carattere procedurale, riferiti a budget di cura e pacchetti di servizi che superino la parcellizzazione dell’offerta di servizi.

Buone notizie dal fronte americano

Paolo Paesani, prendendo spunto da un articolo di Dani Rodrik e da alcuni lavori recenti di Sam Bowles, Wendy Carlin e Luigi Zingales, riflette sull´attenzione crescente che gli economisti mostrano verso l´esigenza di ripensare i paradigmi economici di base. In particolare, Paesani sottolinea come da questi lavori emerga l´esigenza di portare i temi del potere e delle norme sociali al centro della teoria economica, tenendo altresì conto di fattori storici, sociologici e politici.

Meritocrazia, merito e disuguaglianze

Elena Granaglia valuta criticamente la tesi contro-corrente di recente espressa da Daniel Markovits in The Meritocratic Trap. Markovits sostiene che la meritocrazia è mera mistificazione e costituisce oggi il nemico da battere; in particolare, la sua tesi è che la meritocrazia avrebbe effetti negativi non solo sui ceti medi oggi perdenti, ma anche sulle élite vincenti. Granaglia sostiene che Markovits sottovaluta l’importanza delle regole del gioco con conseguenze per la valutazione che il merito ha nel determinare disuguaglianze inaccettabili.

Jobs Act e incentivi alle assunzioni: una visione d’insieme

Chiara Ardito, Fabio Berton e Lia Pacelli presentano i risultati di una loro analisi degli effetti del Jobs Act sulla probabilità di essere assunti a tempo indeterminato. Gli autori trovano che tale probabilità è elevata solo quando il Jobs Act è accompagnato da generosi incentivi monetari all’assunzione e riguarda in particolare lavoratori poco specializzati. Nelle conclusioni gli autori si chiedono se questo esito è appropriato per i cronici problemi di crescita modesta e di produttività stagnante che affliggono l’Italia.

Un’anatomia della struttura occupazionale italiana

Armanda Cetrulo, Dario Guarascio e Maria Enrica Virgillito esplorano empiricamente le caratteristiche della struttura occupazionale italiana alla ricerca dei fattori profondi in grado di spiegare la composizione e l’ordinamento gerarchico delle professioni e trovano che il potere risulta concentrato nelle mani di un ristretto gruppo di professioni, che la conoscenza è eterogeneamente distribuita (e spesso sconnessa dal potere) ed che è scarsa la diffusione delle competenze digitali e delle pratiche organizzative di tipo orizzontale.

Conviene vivere in città? I salari reali tra contrattazione collettiva e costo della vita

Marianna Belloc, Paolo Naticchioni e Claudia Vittori espongono i risultati di una loro indagine sui differenziali nei salari reali tra città e aree periferiche che prende le mosse dalla considerazione che in Italia la contrattazione collettiva nazionale, molto diffusa, tende a rendere omogenei i salari nominali sul territorio mentre il costo della vita è molto variabile ed appare decisamente più elevato nei centri urbani. La loro principale conclusione è che lavorare nelle città può comportare una penalizzazione salariale in termini reali.

Morire di disperazione. L’ingiustizia sociale nella sua forma estrema

Maurizio Franzini si occupa delle morti per disperazione (Deaths of Despair) negli Stati Uniti sulle quali hanno richiamato l’attenzione Ann Case e il premio Nobel Angus Deaton. Prendendo spunto da un panel sul tema tenutosi nella recente conferenza annuale dell’American Economic Association, Franzini illustra le caratteristiche e le dimensioni di quel drammatico fenomeno e riflette sulle sue possibili cause, economiche e sociali, nonché sull’efficacia di alcuni tradizionali rimedi economici.

Aboliamo la povertà!

FraGRa si occupano di povertà e in particolare della ragionevolezza dello slogan “Aboliamo la povertà”, mettendo in luce la molteplicità di valutazioni normative e di limiti informativi che rendono impossibile una definizione univoca della povertà. Gli autori sostengono che lungi dal giustificare l’inazione contro la povertà, tale consapevolezza permetterebbe di disegnare politiche contro la povertà più efficaci e più eque di quelle che si muovono nella logica binaria poveri vs. non poveri.

La pensione di cittadinanza. Un’occasione persa?

Massimo Baldini, Carlo Mazzaferro e Stefano Toso illustrano in dettaglio le caratteristiche della Pensione di Cittadinanza, che si distingue dal Reddito di cittadinanza non solo per la denominazione ma anche perché il trasferimento monetario è strutturato in modo diverso. Gli autori ragionano sui limiti che tale strumento presenta in un contesto come quello italiano caratterizzato da un insieme spesso disorganico di misure di contrasto della povertà per gli anziani.

Il cinema di Ken Loach, uno specchio del lavoro

Emanuele Di Nicola propone un’analisi del cinema di Ken Loach, nell’ottica dei cambiamenti del mondo del lavoro rappresentati nei suoi film. In occasione dell’uscita in sala di Sorry We Missed You, Di Nicola esamina la strada percorsa dal cineasta prestando particolare attenzione alle condizioni di lavoro: dal patto di solidarietà degli operai in Riff-Raff al sindacalista tenace di Bread and Roses, fino all’ingresso nel nuovo millennio, l’esplosione della precarietà e il lavoratore solo con se stesso di Io, Daniel Blake e Sorry We Missed You.