In lotta per il potere: l’impossibile sfida dei partiti politici europei?

Giorgio Grasso si interroga sull’effettiva capacità delle formazioni politiche europee di competere per il potere, in modo analogo ai partiti politici nazionali. Dopo avere ricordato il ruolo che svolge la norma sui partiti inserita nei Trattati, Grasso individua nel potere del Consiglio europeo uno dei fattori principali di impedimento per una vera competizione tra i partiti europei per il potere e delinea alcune vie di uscita, non immediate ma neanche impossibili, che condurrebbero ad una radicale trasformazione della fisionomia complessiva dell’Europa.

Perché un nuovo “Manifesto per l’Europa”?

Pietro Greco e Settimo Termini illustrano il Manifesto per un’Europa di progresso, pubblicato di recente per iniziativa di un gruppo di scienziati con lo scopo principale di contribuire a superare il momento critico che attraversa il processo di costruzione politica dell’Europa. Ricordando che il Manifesto intende essere l’inizio di un percorso, essi sottolineano il ruolo della scienza non soltanto nella promozione dello sviluppo economico ma anche nell’abbattimento delle frontiere e nell’affermarsi della democrazia.

Seriale, diffusiva e talora gestita dalla mafia: le caratteristiche perverse della corruzione

Piercamillo Davigo con l’aiuto di alcuni illuminanti esempi tratti dalla sua esperienza di magistrato, sostiene che la corruzione ha tre principali caratteristiche perverse. Anzitutto è un fenomeno seriale, vi è, cioè, una forte tendenza di chi commette questi illeciti a replicarli. In secondo luogo, essa è diffusiva, tende, cioè, a attrarre nella propria orbita un numero sempre crescente di soggetti. Infine, spesso si instaura un pericolosissimo legame tra corrotti e corruttori, da un lato, e crimine organizzato, dall’altro.

La corruzione vista dagli studenti.
I risultati di un sondaggio nella Facoltà di Economia della Sapienza.

Maurizio Franzini e Michele Raitano presentano i risultati di un sondaggio condotto per l’occasione presso gli studenti della Facoltà di Economia della Sapienza. I suoi scopi principali erano: verificare quale sia la percezione che gli studenti hanno della diffusione della corruzione; quali esperienze dirette essi abbiano di questo fenomeno; quali misure essi ritengono più efficaci per contrastarlo e, soprattutto, quale sia la loro valutazione morale della corruzione e in che rapporto tale valutazione sia con i loro comportamenti.

Gli studenti e la corruzione: un commento al sondaggio della Sapienza

Maurizio De Giovanni partendo proprio dai risultati del sondaggio e, in particolare, da quelli riguardanti, da un lato, il giudizio morale che gli studenti danno della corruzione e, dall’altro, i loro effettivi comportamenti, fornisce un’interpretazione di quella che sembra essere un’evidente contraddizione. Con il suo stile di scrittore acuto, penetrante e franco De Giovanni chiama in causa i valori ai quali i giovani vengono educati e, dunque, le responsabilità dei padri.

Il cinema italiano e la narrazione della corruzione

Giambattista Avellino con la sua competenza di regista e sceneggiatore analizza un importante collegamento tra cultura e corruzione, cioè il modo e la frequenza con cui il cinema italiano affronta questo fenomeno. Egli sottolinea, in particolare, che nella nostra tradizione cinematografica prevale la commedia che presta scarsa attenzione alle tematiche sociali. Vige,, cioè, quello che egli chiama “il regime della commedia” che, però, rischia di trasformarsi sempre più in “commedia di regime”.

La corruzione, l’economia e il benessere. Quello che dicono i dati e perché dobbiamo preoccuparci.

Massimo Molinari e Simone Tedeschi hanno posto in relazione gli indicatori della corruzione con alcuni fenomeni di rilevanza economica e sociale e hanno stimato il loro grado di correlazione. Il segno sistematicamente negativo di queste correlazioni pone problemi interpretativi che i due autori affrontano brevemente nel loro intervento. Essi mettono anche in luce la peculiarità del rapporto tra corruzione e livello dei redditi in Italia, che può avere diverse spiegazioni, alcune delle quali ben poco tranquillizzanti.

Slow politics: un nuovo stile di gioco dopo le elezioni europee?

Alfio Mastropaolo commenta le elezioni europee distinguendo tra euroscettici e populisti e sostiene che il disagio sociale ha avuto un peso rilevante nel determinare gli esiti della consultazione. Allargando l’orizzonte dell’analisi Mastropaolo denuncia l’involuzione oligarchica della classe politica e invoca un nuovo “stile di gioco”, una slow politics in grado di ristabilire il valore della politica come pratica associativa.

Le retribuzioni nel pubblico impiego: super-redditi o disuguaglianze pervasive?

Michele Raitano torna sul tema delle retribuzioni nel pubblico impiego e mostra come l’anomalia italiana, rispetto ai paesi dell’area OCSE, consista non soltanto nelle alte retribuzioni di chi si trova al vertice della piramide ma anche nelle basse retribuzioni di chi si trova alla base di quella stessa piramide. Pertanto, se l’obiettivo fosse di ristabilire l’equità distributiva, e non invece soltanto quello di ridurre la spesa pubblica, la politica non dovrebbe consistere soltanto nell’imporre tetti.

Conseguenze scomode e trascurate delle riforme strutturali del mercato del lavoro nell’Eurozona

Massimiliano Tancioni illustra, basandosi sui più recenti modelli macroeconomici, alcune conseguenze, tanto scomode quanto trascurate, delle riforme strutturali proposte per il mercato del lavoro nell’Eurozona. In particolare, mostra come l’inerzia che caratterizza la politica monetaria e la presenza di condizioni di depressione facciano sì che quelle manovre producano non un aumento ma una riduzione dei livelli di attività e occupazione.