La concorrenza e la disuguaglianza: osservazioni in margine alla Relazione annuale del Presidente dell’Antitrust

FraGRa prendono spunto da alcune affermazioni sul capitalismo clientelare, contenute nella Relazione presentata dal Presidente dell’Antitrust, Pitruzzella, per sostenere che oggi la lotta alle disuguaglianze non può essere condotta soltanto con le armi redistributive del Welfare State ma richiede interventi in grado di incidere sul funzionamento dei mercati e di accrescere la loro capacità di erodere, attraverso la concorrenza, le rendite che, in vario modo, concorrono a rendere più ampie e meno accettabili le disuguaglianze. Una ben disegnata politica per la concorrenza è, dunque, una parte importante di un’efficace strategia di lotta alle disuguaglianze.

L’insostenibile irragionevolezza di un divieto: la Corte costituzionale torna sulla legge n. 40 del 2004 e apre alla fecondazione eterologa

Francesca Angelini, esamina la recente decisione n. 162/2014 della Corte costituzionale in tema di procreazione medicalmente assistita e sostiene che uno degli aspetti più rilevanti di questa complessa e attesa sentenza, diretta ad eliminare ogni illegittimo e irragionevole ostacolo normativo alla fecondazione eterologa, è l’intento di evitare immediati vuoti normativi conseguenti alla declaratoria di incostituzionalità, attraverso l’individuazione di un complesso di norme vigenti in materia. A tale riguardo, Angelini sottolinea come le recentissime azioni del Governo non sembrano rispettare le priorità di un’efficace garanzia dei diritti coinvolti e di una riduzione del relativo contenzioso.

La Germania e l’eurozona mediterranea: ovvero l’eterna controversia tra Hayek e Keynes.

Marcello Basili legge l’odierna contrapposizione tra il rigore della Germania e le politiche keynesiane invocate da molti, soprattutto ad di là dell’oceano, come una riproposizione del conflitto tra Hayek e Keynes, già manifestatosi quando la Thatcher divenne primo ministro. Il punto specifico di contrapposizione riguarda la focalizzazione delle politiche sul lungo periodo, sostenuta da Hayek contro la concezione di Keynes per cui nel lungo periodo siamo tutti morti. Basili presenta alcuni risultati delle politiche hayekiane della Thatcher e una serie di dati, molto meno positivi di quanto normalmente si assuma, sull’economia tedesca ma si mostra scettico sulla possibilità che questi dati possano modificare la posizione di chi coltiva convincimenti hayekiani.

La Ricerca Generativa

Emiliano Mandrone ricorda che, mentre l’Italia, come co-presidente di turno dell’U.E., dedica l’anno 2014 al “ricercatore”, i dati sulla ricerca, sull’università e, più in generale, sulla cultura sono, nel nostro paese, disarmanti. Mettendo il luce le debolezze della nostra capacità di offrire e di domandare competenze tecniche, culturali e artistiche, Mandrone sostiene che tra investimenti in conoscenza e performance economiche c’è un rapporto proporzionale. La Ricerca sociale dovrebbe rappresentare lo strumento di navigazione dell’azione politica come la ricerca scientifica rappresenta il driver del progresso tecnologico, invece…

C’era una volta la “Meglio Gioventù”…

Paolo Naticchioni, Michele Raitano e Claudia Vittori confrontano tre generazioni di lavoratori nati fra il 1965 e il 1979 e mostrano come la dinamica dei salari di inizio carriera, in Italia, abbia conosciuto uno scivolamento verso il basso nel passaggio da una generazione all’altra. In particolare, gli attuali 35-39enni hanno subito, rispetto alle due coorti precedenti, una marcata perdita di salario all’entrata in attività, non recuperata negli anni successivi. Particolarmente grave è che i più penalizzati siano stati i giovani laureati, la presunta “meglio gioventù”.

La compressione dei salari reali nel Regno Unito e cosa fare per fermarla

Paul Gregg e Marina Fernandez-Salgado analizzano il mercato del lavoro nel Regno Unito illustrandone aspetti che contrastano con l’idea, piuttosto diffusa in Italia, che l’economia britannica attraversi una fase di prosperità. In particolare, nell’attuale recessione, diversamente dalle precedenti, l’occupazione è caduta poco ma più diffusa è stata la riduzione dei salari reali – e talvolta anche di quelli nominali. Gli autori auspicano una ripresa della produttività che, invertendo le tendenze degli ultimi anni, permetta di accrescere i salari medi e bassi.

La “stretta condizionalità” dal Fondo Monetario Internazionale all’Eurozona: ancora la sovranità in discussione?

Elena Paparella ricostruisce il processo che, in relazione al sostegno finanziario da concedere agli Stati in difficoltà, ha portato a trapiantare la “stretta condizionalità” dal FMI all’Europa – prima con i Memorandum of Understanding e poi con il Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità – e sostiene che esso pone nuove sfide alla sovranità statale. In particolare, quest’ultima rischia di essere sottoposta a limitazioni non del tutto legittime e, per questo, Paparella ritiene necessario un ripensamento dell’architettura istituzionale dell’UE.

L’efficienza della spesa pubblica: un obiettivo monco se sganciato dai valori

Elena Granaglia, mette in discussione, anche ricorrendo a diversi esempi, la diffusa idea secondo cui l’efficienza della spesa pubblica richiede di minimizzarne i costi. Granaglia riconosce che l’efficienza non è compatibile con gli sprechi, ma sostiene che per stabilire cosa sia spreco occorre guardare non solo ai costi ma anche ai fini che si perseguono con la produzione: i mezzi servono ai fini. Pertanto, l’efficienza della spesa pubblica è una questione valoriale, connessa alla visione di intervento pubblico che si vuole realizzare.

Possiamo fidarci delle “riforme strutturali”?

Stefania Gabriele discute il ruolo delle riforme strutturali come strumento per favorire la ripresa della crescita. In particolare si sofferma su una serie di misure presentate come indispensabili per raggiungere alcuni obiettivi largamente condivisi, fra cui il rafforzamento del capitale umano e della ricerca, il miglioramento dell’efficienza della Pubblica Amministrazione e del sistema giudiziario, e sottolinea i limiti degli strumenti di analisi utilizzati dalla Commissione Europea.

La crescita, il benessere e la bussola ingannevole

Antonia Carparelli, dopo avere ricordato perché si è deciso di includere le attività illegali nel calcolo del Pil, illustra alcuni paradossi ai quali questa decisione potrebbe condurre, soprattutto se il Pil continuasse a essere considerato un indicatore di benessere sociale. Carparelli suggerisce di affiancare rapidamente altri indicatori al Pil e di fare comunque un uso oculato di quest’ultimo, calcolandolo prima e dopo il computo delle attività illegali e prendendo il dato senza attività illegali come parametro di riferimento per le politiche.