Le retribuzioni nel pubblico e nel privato. Premio salariale e eterogeneità in sei paesi europei

Sergio Destefanis e Paola Naddeo si occupano di differenziali salariali tra lavoratori del settore pubblico e privato, ricordando che secondo gli studi esistenti i primi godono di un premio salariale. I due autori dopo aver illustrato la propria metodologia di analisi, basata sui modelli di Oaxaca-Blinder e di Ñopo e su dati Eurostat per 6 paesi, presentano i loro principali risultati dai quali emerge, in particolare, che in Italia il premio salariale nel pubblico è limitato e riguarda soprattutto le donne e i lavoratori poco qualificati.

Il crimine organizzato come setta segreta: uno sguardo dall’Ottocento

Francesco Benigno illustra le tesi principali contenute nel suo libro, La Mala Setta. Alle origini di mafia e camorra 1859-1878, Einaudi 2015, a partire da quella secondo cui le origini di mafia e camorra vanno collocate non fuori né contro il processo di costruzione dell’ordine pubblico del nascente stato italiano ma dentro il suo perimetro; in connessione cioè con la maniera di utilizzare i criminali per combattere i sovversivi e per difendere il regime politico. Per questo occorre tenere assieme i discorsi che definiscono il crimine, le pratiche poliziesche e giudiziarie che lo strutturano, le esigenze politiche che lo attivano e i modelli letterari che lo informano.

La casa, il benessere e le disuguaglianze

Francesco Farina e Maurizio Franzini, in un articolo basato sulle loro Introduzione e Conclusioni al volume “La casa, il benessere e le disuguaglianze” (Egea, 2015), illustrano le molteplici relazioni che legano l’abitazione al benessere individuale e familiare nonché il suo impatto sulla distribuzione di questo benessere. Farina e Franzini sottolineano l’importanza di un approccio multidimensionale al benessere nell’analisi del ruolo della casa anche per individuare le politiche abitative più idonee ad assicurare la coesione sociale.

Spesa effettiva o fitto imputato? La non neutralità del modo di tenere conto della casa nelle analisi distributive

Michele Raitano confronta i diversi metodi utilizzati per includere l’abitazione di residenza nella valutazione del benessere economico individuale. Raitano, illustrando i risultati di un’analisi empirica riferita all’Italia, mostra come il metodo prescelto incida sensibilmente non soltanto sul valore degli indici di diseguaglianza e povertà ma anche sulla posizione occupata da individui e famiglie nella scala distributiva, con rilevanti conseguenze per l’individuazione dei potenziali contribuenti e beneficiari delle politiche redistributive.

Il prestito vitalizio ipotecario e la povertà degli anziani

Massimo Baldini e Luca Beltrametti si occupano del prestito vitalizio ipotecario e della sua capacità di sostenere le condizioni di vita delle famiglie di anziani che possiedono l’abitazione di residenza ma hanno un reddito basso. I due autori, dopo avere illustrato la misura, mostrano che in Italia è piuttosto elevato il numero di nuclei “house rich” ma “cash poor”, sostengono che la domanda latente per questo strumento potrebbe crescere e stimano l’impatto che potrebbe avere sulla povertà un ricorso generalizzato al prestito da parte degli anziani.

Il titolo di godimento dell’abitazione: non solo una questione di reddito

Elisabetta Croci Angelini si occupa delle variabili da cui dipende nei paesi europei la scelta tra acquistare e prendere in affitto l’abitazione. Dalla sua analisi econometrica emerge, tra l’altro, l’importanza di numerose variabili relative al contesto socio-economico e la maggiore diffusione della proprietà nei paesi a reddito pro-capite più basso. Rilevante è anche il minore grado di soddisfazione dei proprietari di casa. Croci Angelini collega questi risultati ai diversi regimi di Welfare e prevede un ruolo crescente della casa nei futuri sistemi di Welfare.

Zuckerberg e i nuovi orizzonti del filantrocapitalismo

Cristina Duranti si occupa dell’iniziativa filantropica di Zuckerberg-Chan accolta in generale molto positivamente per l’entità della donazione e la giovane età dei due filantropi. Analizzando approfonditamente le caratteristiche di questa iniziativa, che ha pochi precedenti, Duranti si interroga sull’impatto che questa nuova forma di filantrocapitalismo potrà avere sulla politica, sul settore nonprofit americano e globale, e sulla capacità dei sistemi democratici di influire sulla redistribuzione dei redditi e delle ricchezze.

Produttività del lavoro e innovazione: la complementarietà tra disciplina dei licenziamenti e contrattazione aziendale

Filippo Belloc esamina alcuni strumenti di partecipazione dei lavoratori ai risultati aziendali, previsti dalla Legge di Stabilità. Nelle speranze dei proponenti, tali strumenti dovrebbero incentivare l’impegno e la produttività dei lavoratori. Belloc, basandosi su un’originale analisi empirica, sostiene che l’attivazione di virtuosi meccanismi cooperativi dipende anche dalla presenza di tutele significative contro il licenziamento e conclude che, indebolendo queste ultime, il Jobs Act potrebbe avere compromesso l’efficacia di quei meccanismi.

Rileggere Beveridge 73 anni dopo il suo Rapporto

Michele Colucci ci riporta al dicembre del 1942 quando a Londra venne presentato il Rapporto finale della Commissione sulla riforma delle assicurazioni sociali, presieduta da William Beveridge. Colucci ricostruisce la personalità di Beveridge, ricorda l’enorme successo del suo Rapporto, che ha rappresentato una svolta storica del dibattito sullo Stato sociale e sostiene che esso conserva, pur nel mutato contesto, una perdurante attualità. La sua conclusione è un invito a non limitarsi a citarlo ma a leggerlo o rileggerlo.

I mercati e il cambiamento climatico: il codice economico-finanziario del COP21

Elisabetta Magnani rivolge la propria attenzione alla recente Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico e dopo aver elencato i principali risultati raggiunti, ricorda che obiettivo della Conferenza era soprattutto quello di creare le condizioni per un effetto-valanga capace di accrescere l’efficacia dei piani nazionali di riduzione delle emissioni e sottolinea che questo effetto dipende dal coinvolgimento dei privati e, in particolare, dei mercati finanziari. Magnani si chiede se questi mercati potranno svolgere questo compito senza creare una crisi finanziaria sistemica.