L’ibridazione del capitalismo italiano come causa del suo declino (1990-2007)

Marco Simoni ritiene che per cogliere le ragioni di fondo del declino economico italiano, prima della grande recessione, occorre esaminare le riforme economiche degli anni. Basandosi sulla teoria delle Varietà di Capitalismo, Simoni mostra che i cambiamenti introdotti nel mercato finanziario e del lavoro hanno promosso istituti tra loro poco coerenti perché ispirati ora al modello continentale, ora a quello anglosassone, e che il risultato è stata un’ibridazione che ha indebolito la capacità di innovazione dell’Italia e, dunque, la dinamica della produttività e della crescita.

I danni delle catastrofi naturali: quale strategia per la prevenzione?

Marcello Basili e Maurizio Franzini tornano a occuparsi di prevenzione dei danni da catastrofi naturali. Dopo aver ricordato le conseguenze di recenti eventi di questa natura e le stime sulla loro probabilità di verificarsi, Basili e Franzini sostengono che occorre un’assicurazione obbligatoria, sensibile alle disuguaglianze economiche, la cui introduzione può essere agevolata da politiche di nudge che contrastino l’accertata e poco razionale tendenza all’inerzia di fronte a eventi con bassa probabilità ma con conseguenze potenzialmente gravissime.

Il capitalismo italiano: un ibrido infelice?

Ugo Pagano sintetizza uno dei punti di vista emersi in un convegno tenutosi a marzo a Siena sul capitalismo italiano e riguardante l’ipotesi che il declino dell’economia italiana sia dovuto alla sua natura d’ibrido infelice fra modello americano e tedesco. In base a tale ipotesi, come chiarisce Pagano, all’Italia mancherebbe un assetto istituzionale che permetta alle sue imprese di raggiungere dimensioni adeguate in un sistema economico di competizione globale in cui sono decisivi i diritti di proprietà intellettuale e i monopoli delle tecnologie.

Perché la storia

Bruna Ingrao riflette sugli effetti della drastica riduzione dello spazio dedicato alla storia del pensiero economico e alla storia economica all’interno dei corsi universitari in economia. Ingrao sottolinea, in particolare, l’impoverimento che ne deriva per la capacità degli economisti di interpretare la complessità dei fenomeni economici e sociali e richiama l’attenzione sulla necessità di tornare urgentemente a valorizzare le due discipline e la loro capacità di sollecitare la curiosità attraverso la narrazione di uomini, eventi ed idee.

Etica del cibo

Francesca Rigotti affronta il tema dell’etica del cibo. Dopo aver premesso che essa si articola oggi soprattutto lungo le coordinate di «scarsità» ed «eccesso», «fame» e «spreco», «carestia» e «abbondanza», Rigotti chiarisce che l’etica del cibo abbraccia aspetti pubblici e privati, dalle questioni di scelta alimentare individuale alle decisioni di carattere istituzionale e sostiene che essa ingloba, oltre che questioni di quantità, problemi di qualità, nonché di attenzione all’impatto ambientale nel promuovere l’accesso globale al cibo sano, buono, giusto.

Personal Flat Tax? No, grazie

Fernando Di Nicola interviene nel dibattito sull’opportunità di introdurre una flat tax (Irpef ad una sola aliquota) originato da una proposta dell’Istituto Bruno Leoni. Dopo aver esaminato i diversi possibili obiettivi di una flat tax, Di Nicola sostiene che se si continua a perseguire l’obiettivo redistributivo di un sistema tax benefit, è decisamente preferibile riformare l’Irpef intervenendo su aliquote e scaglioni, salvaguardandone la progressività, e prevedendo assegni ad hoc meglio disegnati per il sostegno ai carichi familiari e per contrastare la povertà.

Fazio si merita il suo stipendio? Alcune riflessioni su super-ricchi, mercati e meriti

Maurizio Franzini e Elena Granaglia svolgono alcune riflessioni sul compenso che Fabio Fazio riceverà dalla Rai, di cui si è molto discusso, soffermandosi non sui comportamenti di Fazio o della Rai ma sulla tesi – ricorrente e fatta propria dallo stesso Fazio – secondo cui discutere quel compenso equivale a mettere in discussione il mercato. Franzini e Granaglia esaminano il “mercato” in cui opera Fazio e sostengono che le sue caratteristiche sono tali da escludere che i compensi a cui conduce siano accettabili e basati sul merito.

Diseguaglianze e povertà negli Stati Uniti. Il diritto nord-americano: un Robin Hood al servizio del ricco?

Elisabetta Grande si chiede come sia possibile che negli Stati Uniti, ossia nel paese più ricco del mondo, esista una povertà dilagante, che, paradossalmente, da più di quarant’anni cresce col crescere della ricchezza della nazione. Per rispondere, Grande chiama in causa le responsabilità del sistema giuridico statunitense che non solo crea povertà, ma addirittura perseguita i poveri che il sistema economico produce. Grande ritiene che anche il diritto italiano si sia incamminato su questa rotta e invita a invertirla al più presto.

La spesa pubblica rivela i suoi segreti

Emma Galli affronta la questione della misurazione della performance delle amministrazioni pubbliche in Italia alla luce delle esigenze di contenimento della spesa e di miglioramento della sua qualità. Galli si sofferma in particolare sul meccanismo di determinazione dei fabbisogni standard quale fondamento non solo del processo di valutazione della performance delle amministrazioni locali ma anche del sistema di perequazione delle risorse pubbliche, mettendone in luce sia gli aspetti innovativi sia i limiti.

Possiamo fidarci della Finanza Sociale?

Elisabetta Magnani riflette sulla Finanza Sociale che è in rapidissima crescita soprattutto negli Stati Uniti, in Europa e in Australia. Dopo aver ricollegato il suo sviluppo al progressivo abbandono dell’idea di un welfare state che sia effettivamente in grado di rispondere alle grandi domande sociali ed economiche dei nostri tempi, Magnani valuta criticamente il ruolo della Finanza Sociale, i suoi strumenti e le sue prospettive, anche alla luce delle origini storiche dei problemi che essa dovrebbe risolvere.