Può l’impresa essere responsabile rispetto alla sfida del clima, della disuguaglianza, della pandemia? Teoria e pratica dell’”impresa integrale” (prima parte)

Federico Butera, in un articolo diviso in due parti, sostiene che crisi ambientale, povertà, disuguaglianze, strisciante terza guerra mondiale e pandemia richiedono una riconsiderazione del ruolo delle imprese. In questa prima parte illustra i limiti delle imprese ‘irresponsabili’ e, anche ricostruendo l’esperienza dell’Olivetti negli anni ’60, inizia a delineare i caratteri distintivi dell’impresa integrale, ossia quella “impresa normale che sviluppa in modo eccellente e congiunto valore economico e sociale attraverso una strategia e azioni concrete”.

Il futuro delle regole fiscali europee e la “solitudine” dei riformisti

Gianfranco Viesti ritiene che per il futuro dell’Italia nel prossimo decennio saranno decisive le regole di finanza pubblica nell’area euro sulla riforma delle quali, dopo la loro sospensione, è in corso una discussione di grande interesse, tecnico e politico. Viesti richiama, però, l’attenzione anche sul fatto che il programma Next Generation EU rappresenta già una cesura significativa, non solo per il suo finanziamento comunitario, ma anche per le indicazioni comuni in termini di politiche pubbliche e per l’allocazione territoriale delle risorse.

La difficile scelta del giusto vaccino

Ugo Pagano ricorda che grazie anche a cospicui contributi pubblici alcune società farmaceutiche occidentali hanno sviluppato vaccini molto innovativi contro il Covid 19, su cui continuano a pesare i loro diritti di proprietà intellettuale. Pagano sostiene che questi ultimi rendono difficile una valutazione comparativa dei meriti dei diversi vaccini e la loro produzione e diffusione a livello globale; inoltre, le caratteristiche dei nuovi vaccini andrebbero attentamente comparate con i tradizionali vaccini inattivati che non sono brevettabili e hanno riscosso scarso interesse presso le società farmaceutiche occidentali.

La libertà economica è sempre benefica?

Maurizio Pugno muove dalla considerazione che la pandemia ha messo in evidenza la necessità di porre limiti alla libertà economica, mentre molti critici ricordano che alla base della crescita economica – e dunque del benessere della popolazione – c’è proprio la libertà economica. Pugno richiama l’attenzione sul fatto che la relazione positiva tra libertà economica e benessere soggettivo medio della popolazione che è stata riscontrata in diversi studi non è, però, lineare. Un’analisi più accurata mostra infatti che oltre una certa soglia la libertà economica potrebbe ridurre il benessere.

Prima del PCI, Regia Marina e politica

Al PCI Luciano Barca arrivò dal mare. Anzi, emergendo dal mare. Per sapere come tutto ciò sia avvenuto, lasciamo direttamente a lui la parola. E lo facciamo riproducendo alcuni brani dal suo Buscando il mare con la Decima Mas. Sono brani utili non soltanto per conoscere come, attraverso il suo modo di vivere la Regia Marina e la guerra, maturano le scelte cruciali della vita di Luciano ma anche per leggere quegli anni con lo sguardo di un ventenne.

La buona battaglia. Luciano Barca, la politica economica e il mercato

Luciano Barca si iscrisse al PCI alla fine della seconda guerra mondiale, sostenuto dall’entusiasmo per la costruzione del partito nuovo proposta da Togliatti e per la ricerca di una via italiana al socialismo. Così fecero anche molti altri giovani militanti diversi, però, come sostiene Giorgio Rodano per la loro concezione del comunismo. Quella di Barca era poco ideologica e caratterizzata dall’impegno a costruire una società ‘diversa’. Rodano documenta questo impegno ricordando che negli oltre 40 anni di lavoro per il partito Barca ha dato un contributo importantissimo a svecchiare il vecchio approccio marxista-leninista di ispirazione sovietica ai problemi dell’economia e della politica economica, affrontando questioni e con una prospettiva “dal lato della domanda” che sono oggi sul tavolo delle scelte da compiere.

La “frazione Ingraiana di Roccaraso”

Negli anni ’60 a Botteghe Oscure, Luciano Barca dirigeva la commissione di massa che si occupava essenzialmente di sindacato e la sua stanza era a pochi metri da quella di Luciana Castellina, allora responsabile delle donne operaie nella sezione femminile del partito. Erano, quelli, gli anni del miracolo economico. Luciana Castellina ricorda, con qualche amarezza, il dibattito che si aprì all’interno del PCI sulle tendenze del neocapitalismo e sul ruolo delle lotte operaie che si trasformò in scontro aperto nel congresso del ’66, quando Ingrao rese pubblico il dissenso sulla linea del partito di molti suoi autorevoli membri. Tra di essi vi era Luciano Barca che fu relatore nella conferenza operaia del 1965 a Genova, decisiva per l’evoluzione di quel confronto.

Pur non essendo vescovo

Luciano Barca fu chiamato da Togliatti e Longo alla segreteria del PCI nel 1960, caso praticamente unico di accesso al vertice del partito da parte di chi era esterno all’apparato, di chi – per dirla con le sue parole – non “era vescovo”. Questo gioco, sostiene Marco Damilano, riassume il suo percorso biografico: la laicità di un’appartenenza e di un percorso politico, sempre rivendicata, ma anche la tensione tra un’ideologia totalizzante e la presenza storica del PCI nella società italiana. Nelle battaglie di Barca a Botteghe Oscure c’è anche il romanzo di formazione di quella generazione politica: la formazione di una classe dirigente, la sua messa alla prova, il rapporto tra la leadership monocratica e la collegialità delle decisioni, la divisione in correnti, i rapporti con gli altri partiti, le relazioni internazionali, il ruolo del Pci nelle grandi trasformazioni di quell’epoca.

Di quanta fiducia abbiamo bisogno per uscire dal COVID-19?

Rino Falcone, Fabio Paglieri, Cristiano Castelfranchi, Elisa Colì, Alessandro Sapienza e Silvia Felletti, attingendo a una loro indagine, pubblicata su Frontiers in Psychology, sul rapporto tra cittadini e autorità pubbliche in Italia nella prima fase della pandemia sostengono, in particolare, che i cittadini hanno mostrato molta fiducia verso le autorità, in contrasto con la tendenza prevalente in precedenti periodi. Utilizzando tutte le informazioni provenienti dall’indagine, essi avanzano un’interpretazione di questo cambiamento, che considerano utile anche per comprendere meglio e per contrastare la seconda ondata in atto.

L’illusione di un nuovo bipolarismo

Eugenio Levi e Fabrizio Patriarca intervengono nel dibattito sul ritorno del bipolarismo sorto dopo l’ultima tornata elettorale e, esaminando i risultati elettorali, sostengono che l’affermarsi delle liste civiche e l’assenza di precisi crinali di frattura fra i partiti sono in contrasto con l’ipotesi di ritorno del bipolarismo lungo l’asse destra-sinistra. Piuttosto, perdura la crisi dei partiti e resta indefinito il quadro politico nazionale; la conseguenza di tutto ciò è una domanda mutevole disposta a muoversi fra diverse nicchie dell’offerta politica.