Social media e populismo: un’analisi della campagna per le elezioni Europee del 2019

Edoardo Novelli sintetizza i risultati emersi da una ricerca condotta nei 28 paesi europei in occasione delle elezioni europee del 25 maggio 2019 e riguardante l’uso e l’impatto della rete e delle piattaforme comunicative nella campagna elettorale. Tra i vari risultati della ricerca che Novelli richiama, sono particolarmente rilevanti quelli che riguardano, da un lato, la prevalenza esercitata su questo nuovo terreno dalle forze populiste e sovraniste e, dall’altro, l’eccezionalità, sotto diversi aspetti, del caso italiano.

Obiettivo di medio termine per l’Italia: il peggio non è mai morto

Gli Ecodemisti discutono l’obiettivo di medio termine (OMT) per il periodo 2020-22 indicato nel gennaio scorso dalla Commissione Europea per il deficit strutturale dell’Italia, che corrisponde a un avanzo di mezzo punto di PIL. Anche se nel dibattito di politica economica non si è dato molto spazio a questa novità, gli autori ritengono che, proprio mentre sembrano aprirsi minimi spiragli di cambiamento, un approfondimento sui meccanismi che hanno determinato quella novità possa contribuire a valutare quanto i vincoli imposti dall’UE siano sensati e non controproducenti.

La gestione delle crisi di impresa al Mise: qualche riflessione critica

Giampiero Castano, basandosi sulla sua lunga esperienza di gestione delle principali crisi industriali presso il MISE, interviene nel dibattito innescato dai recenti casi ALITALIA, ILVA Arcelor Mittal. Castano sostiene che il problema non è il numero dei ‘tavoli di crisi’, ma la capacità di gestire le informazioni che da essi provengono trasformandole in articolata azione politica. Si tratta di un problema che esiste da tempo, mentre altri sembrano presentarsi oggi in forma aggravata. Tutto ciò rende ancora più difficile gestire le crisi di impresa nel Mezzogiorno.

Il ‘populismo’ di destra e i perdenti della globalizzazione e del progresso tecnologico

Italo Colantone e Piero Stanig esaminano le cause strutturali del successo dei partiti “populisti” e di destra radicale in Europa occidentale. Dopo aver illustrato le conseguenze distributive della globalizzazione e del cambiamento tecnologico, Colantone e Stanig, richiamando i risultati di vari loro lavori, mostrano che, in vario modo, entrambe hanno determinato dei perdenti e sostengono che questi ultimi hanno scelto di dare il proprio consenso elettorale a partiti con piattaforme nazionaliste, protezioniste e nativiste.

Trumponomics: protezionismo a bassi tassi di interesse

Giuseppe De Arcangelis esamina il protezionismo di Trump sostenendo che ha un duplice obiettivo: orientare la domanda dei consumatori USA verso i prodotti nazionali anche per contrastare l’aumento di risparmio derivante dal drastico taglio delle tasse; ridurre il deficit commerciale, soprattutto verso Cina e India. De Arcangelis illustra le condizioni richieste per raggiungere questi scopi, ed in particolare la necessità di una politica monetaria accomodante, permettendo anche di comprendere le ragioni dell’ira di Trump nei confronti di alcune recenti dichiarazioni di Draghi.

Big tech e antitrust: the time they are a’changing?

Andrea Pezzoli commenta i segnali di mutato atteggiamento in USA e UE delle autorità antitrust nei confronti dei Big Tech, sostenendo che la politica della concorrenza è più consapevole dei cambiamenti strutturali indotti dalla diffusione dell’economia digitale, dei rischi di under-enforcement e dell’esigenza di integrare gli strumenti tradizionali per affrontare i fallimenti del mercato in termini di privacy. Pezzoli conclude riprendendo la proposta di Paul Romer di una tassa che spinga le grandi piattaforme verso modelli di business più privacy-friendly.

Dopo le elezioni europee: ammutinamenti elettorali e usi rischiosi della democrazia

Alfio Mastropaolo parte dall’osservazione che gli elettorati occidentali sono in piena ebollizione, rifiutano i partiti convenzionali e si rivolgono ai partiti outsiders, per lo più ai populisti, e riconduce queste tendenze al fatto che soprattutto i cosiddetti modernisation losers sono in cerca di una rappresentanza sostitutiva di quella offerta dai partiti tradizionali. Secondo Mastropaolo questo processo, iniziato da tempo, si è accentuato e accelerato, in virtù di due fenomeni destabilizzanti: la Grande recessione e le misure di austerity, da una parte el’ondata migratoria, dall’altra.

Big Data e economia: una riflessione epistemologica

Mario Cedrini si sofferma sulla “rivoluzione” dei Big Data, e sulle sue promesse epistemologiche di un nuovo empirismo, di una conoscenza senza teori. Dopo aver ricordato i limiti di tale visione e del riduzionismo “datocentrico”, Cedrini illustra le potenzialità di una data-driven science che rifiuti espressamente tale riduzionismo e i benefici che anche le scienze sociali potrebbero trarre da una concezione dei Big Data come complementari e non alternativi alle prospettive tradizionali.

Le istituzioni non profit. Profili strutturali ed ecosistemi di riferimento

Nereo Zamaro esamina, soprattutto sotto il profilo economico, i dati del Primo censimento permanente delle istituzioni nonprofit recentemente diffusi dall’Istat. Secondo Zamaro il tratto principale che emerge è una polarizzazione, sotto molti aspetti. Da un lato, le nonprofit più robuste economicamente, labour intensive, erogatrici di servizi market, spesso sostenute da amministrazioni pubbliche; dall’altro, le nonprofit non market, relativamente distanti dalle amministrazioni pubbliche, che realizzano iniziative civiche mobilitando un gran numero di volontari.

Il velo islamico: tradizione o emancipazione femminile? Il caso dell’Indonesia

Naila Shofia esamina le ragioni che spingono le giovani donne indonesiane ad indossare il velo islamico. Dopo aver ricordato che molti considerano questa pratica un segno di arretratezza, sottomissione, o fondamentalismo, Shofia presenta dati da cui risulta che il velo è più spesso adottato da donne istruite che partecipano alla forza lavoro e che il suo uso è sistematicamente associato con le opportunità lavorative per le donne. Il velo può, quindi, essere collegato alle aspettative sociali di rispettabilità e alla partecipazione alla vita lavorativa.