Occorre più Europa. Quale Europa? La sfida del prossimo governo italiano

Roberto Tamborini si chiede se l’Europa avrà il posto che merita nei programmi delle forze politiche per le elezioni del 4 marzo. A suo parere difficilmente sarà così; di Europa si parlerà poco e male, come al solito, soprattutto perché nessuna delle forze in campo sembra essere consapevole della reale posta in gioco. Tamborini ricorda che nel 2018 si avvierà il processo di riforma delle istituzioni europee dal cui esito dipende il futuro dell’Italia in Europa e propone una breve guida per capire la sfida più importante del prossimo governo italiano.

Dentro il lavoro: qualità del lavoro, pratiche organizzative e risultati d’impresa

Tiziana Canal e Valentina Gualtieri analizzano i dati provenienti dalla IV indagine sulla qualità del lavoro dell’Inapp rivolta ai datori di lavoro per verificare l’esistenza di una relazione tra pratiche organizzative partecipative, performance d’impresa e propensione all’innovazione. Canal e Gualtieri mostrano che l’adozione di modelli di organizzazione del lavoro che coinvolgono e valorizzano il lavoratore non garantisce soltanto una maggiore qualità del lavoro, ma presenta anche vantaggi per i datori di lavoro.

Cambiamento tecnologico, mansioni e occupazione

Roberto Quaranta, Valentina Gualtieri e Dario Guarascio si occupano del rapporto tra cambiamento tecnologico, mansioni, e occupazione in Italia e nel Mezzogiorno. Gli autori classificano le mansioni in base al loro grado di routinarietà (connessa ad attività manuali) e di non-routinarietà (legata ad attività di natura cognitiva) ed esaminando le 20 professioni che nel periodo 2011-2016 hanno subito le maggiori variazioni in aumento o diminuzione, concludono che vi sono rilevanti interazioni tra l’andamento dell’occupazione ed il grado di routinarietà della mansioni.

Il capitalismo italiano fra ibridi istituzionali e nuovi ibridi tecnologici

Maria Alessandra Rossi sostiene che l’evoluzione verso tecnologie ‘ibride’ – che applicano le ICT alla sfera della materialità – e l’aumentata pervasività di intangibili e diritti di proprietà intellettuale, sono rilevanti per il dibattito sulla riforma del capitalismo italiano. A suo parere questi sviluppi, che hanno mutato i modelli ‘puri’ di capitalismo (statunitense e tedesco) potrebbero, con politiche adeguate, essere funzionali alla valorizzare di alcuni connotati naturali italiani, generando incrementi di produttività e valore aggiunto anche nei settori tradizionali.

Perché l’Italia non può “divenire” la Svizzera?

Massimiliano Vatiero interviene nel dibattito sull’ibridazione dell’economia italiana confrontando, in una prospettiva storica, il capitalismo italiano con quello svizzero. Dopo aver chiarito che l’evoluzione dei capitalismi dipende da radici storiche e circostanze politiche locali, Vatiero illustra le ragioni per cui un modello di capitalismo come quello svizzero (caratterizzato da innovazione radicale, deconcentrazione della struttura proprietà dell’impresa e bassa protezione del lavoro) non possa essere esportato “senza costi”.

Torniamo a studiare i classici

Gianluigi Coppola prendendo spunto dal conferimento del Nobel per l’economia a Thaler, pone in evidenza i legami originariamente esistenti tra scienza economica e filosofia e sostiene che il pensiero neoclassico affermatosi nella seconda metà del secolo scorso ci ha riportato alla filosofia dei presocratici nella cui visione l’uomo è un atomo, una realtà indivisibile e quel che accade al suo interno è dato e irrilevante ai fini dell’analisi economica. Coppola conclude la sua riflessione suggerendo di riscoprire gli economisti classici.

Metamorfosi istituzionale ed eterogeneità delle imprese: all’origine della bassa crescita italiana

Fabio Landini sostiene che la ridotta crescita dell’economia italiana dipende da un assetto istituzionale che combina forte concentrazione della proprietà delle imprese e sindacati deboli. In un quadro di apertura al commercio estero e moneta forte, tale assetto ha favorito due opposte strategie competitive: sfruttare la debolezza del sindacato per risparmiare sul costo del lavoro e limitare gli investimenti in efficienza; investire in innovazione e prodotti di qualità da esportare. La bassa crescita sarebbe l’effetto di queste opposte strategie.

Una bacchetta magica da 600 miliardi di dollari

Enrico Traino sostiene che la soluzione a problemi epocali come il riscaldamento globale e le migrazioni può venire dall’introduzione su scala globale di una tassa sui combustibili fossili (“Carbon Tax”). Traino spiega perché a suo parere questa tassa dovrebbe essere fissata a un livello più alto di quello consigliato dagli economisti e indica gli effetti che essa potrebbe avere sia direttamente sia indirettamente, attraverso l’impiego del gettito che permetterà di ottenere, sulla soluzione dei due problemi epocali.

L’Homo Oeconomicus e le sue anomalie: le ragioni di un premio Nobel

Eugenio Levi prendendo spunto dall’assegnazione a Richard Thaler del premio Nobel per l’economia, dà conto dei principali risultati raggiunti dall’economia comportamentale e riflette sulle sue prospettive. In particolare Levi ricorda i contributi più importanti di Thaler e presenta un panorama delle opinioni, emerse nei commenti delle scorse settimane all’assegnazione del Nobel a Thaler, sull’importanza dell’economia comportamentale e sulla possibilità che essa porti a una radicale revisione del paradigma oggi dominante.

La crisi italiana tra tendenze internazionali e specificità nazionali

Lucio Baccaro intervenendo nel dibattito sulle debolezze e la crisi del capitalismo italiano sostiene che esse nascono da un fenomeno comune ai paesi avanzati: l’esaurirsi della crescita fordista “trainata dai salari”. Baccaro, comparando l’Italia con Germania, Regno Unito e Svezia, sostiene che diversamente da questi paesi essa non ha trovato motori di crescita alternativi e la causa è il peculiare mix di politiche economiche: quadro macroeconomico deflattivo, con rigidità del cambio nominale, e ricerca di flessibilità compensativa nel mercato del lavoro.