Contrordine: austerità e tagli delle tasse non funzionano! Ce lo dice l’Europa

Civil Servant basandosi su quanto la Commissione Europea afferma in un documento tecnico dello scorso dicembre sostiene che l’orientamento della Commissione in campo fiscale sta lentamente cambiando. Infatti, per la prima volta in un documento ufficiale si allude al fatto che l’austerity sia controproducente e che tagliare le imposte in modo indiscriminato non aiuti la crescita. Civil Servant ricorda anche che da pochi giorni la Commissione ha aperto una “consultazione” su questi temi e si augura che il dibattito politico domestico ne prenda atto.

Europa scopre la politica fiscale. Breve descrizione di un percorso di cambiamento

Massimiliano Tancioni prendendo spunto da un allegato tecnico alle raccomandazioni sulla politica economica dell’Euro-zona del dicembre scorso riflette sulla possibilità che sia in atto un radicale cambiamento di visione nella Commissione Europea: la politica fiscale può essere efficace anche in senso espansivo. Tancioni fornisce una breve descrizione del possibile cambiamento di prospettiva ponendo in relazione l’evoluzione della letteratura scientifica con quella delle posizioni della Commissione.

What a MES! E il ruolo internazionale dell’euro?

Giuseppe De Arcangelis osserva che l’utilizzo dell’euro nelle transazioni internazionali è in calo e ritiene che ciò sia dovuto al giudizio non positivo dei mercati sull’ingegneria finanziaria-istituzionale scelta dall’Europa per fronteggiare gli shock, incluso il MES. A suo parere occorre più integrazione finanziaria e condivisione dei rischi per rafforzare il più importante fundamental dell’euro che, in tal modo, potrebbe aumentare il suo peso come valuta internazionale, grazie anche al protezionismo USA, e godere dei relativi benefici, ora nascosti ai miopi nazionalismi europei.

Le ragioni dell’ostilità verso l’immigrazione. Quale ruolo per il framing politico?

Eugenio Levi, Rama Dasi Mariani e Melissa Mongiardo, basandosi su un loro recente libro, esaminano il problema dell’ostilità verso l’immigrazione e puntano l’attenzione sul modo in cui i politici hanno raccontato il fenomeno migratorio, influenzandone la percezione. I risultati che presentano, suggeriscono che nella scena pubblica attuale ha assunto particolare rilevanza una narrativa basata sulla contrapposizione “noi vs loro”, alimentata dalla mancata integrazione degli immigrati, dalla generale sfiducia verso i politici e dal senso di insicurezza delle persone.

Benefici pubblici nell’utilizzo dei dati personali: il caso delle visite medico fiscali

Edoardo Di Porto e Paolo Naticchioni valutano le conseguenze economiche dello spegnimento, per ragioni di tutela dei dati personali, del modello di data mining SAVIO utilizzato dall’INPS per indirizzare le visite medico-fiscali allo scopo di contrastare l’assenteismo. I due autori mostrano che spegnere SAVIO ha ridotto di molto l’efficacia delle visite e che ripristinarne la funzionalità consentirebbe alla collettività di risparmiare circa 8 milioni di euro l’anno. Questo tipo di analisi può consentire una valutazione più completa per il decisore pubblico dei costi e benefici della tutela dei dati personali.

Sulle transizioni energetiche: la nuova età del carbone

Barbara Curli osserva che, sebbene solitamente considerato un retaggio obsoleto della rivoluzione industriale, il carbone continua a essere al centro della scena energetica mondiale: nel 2013 i suoi consumi hanno toccato il picco storico, grazie soprattutto alla Cina, responsabile di oltre la metà dei consumi mondiali. Curli prende spunto da questi dati per un ragionamento generale sulla natura delle transizioni energetiche, su come esse procedano (per accumulazione piuttosto che per sostituzione) e sui fattori che storicamente ne hanno accelerato il percorso.

Forse ci vorrebbe la Thatcher (ma Palazzo Senatorio non si vende, diventa museo)

Marco Causi riflette sulla governance locale dell’area romana e sostiene che l’assetto esistente è inefficiente e non garantisce né il governo di area vasta delle dimensioni metropolitane di Roma né il governo di prossimità dei servizi. Dopo aver ricordato (a fini maieutici) il caso di Londra, Causi afferma che una riforma è necessaria ma anche che molte utili misure di politica pubblica possono essere realizzate a legislazione vigente e conclude richiamando le responsabilità del Governo nazionale e della Regione Lazio.

La crisi di Roma: l’ingegneria istituzionale non basta

Walter Tocci afferma che per Roma è finito il ciclo iniziato a Porta Pia e si sono esaurite le tre rendite – centralismo statale, consumo del territorio e eredità storica – di cui finora ha beneficiato. Da qui derivano tante emergenze quotidiane e la necessità di nuove ambizioni: la funzione internazionale di Roma nella produzione culturale; la realizzazione di una moderna rete dei trasporti; il superamento del paradigma fordista dei servizi pubblici, la riforma istituzionale della capitale. Tutto ciò richiede una nuova classe dirigente che può nascere solo da una riscossa civica.

La futura urbanistica di Roma: alcuni temi

Daniel Modigliani esamina alcuni aspetti problematici dell’urbanistica della città metropolitana di Roma. Dopo aver ricordato la conflittualità tra i diversi Enti responsabili del governo della città metropolitana, Modigliani sostiene la necessità non soltanto di una integrazione delle componenti storico culturali, antiche e moderne, e di un urgente riassetto istituzionale che semplifichi le competenze e dia un reale potere ai municipi ma anche di una proficua convergenza tra pubblico e privato.

LA CRISI DI ROMA. Tendenze di lungo periodo e prospettive future

Alfredo Macchiati basa la sua interpretazione di lungo periodo della crisi di Roma sull’idea che essa sia sempre stata, secondo la tipizzazione di Adam Smith, una goverment town. Anche la fase a cavallo di questo secolo in cui è sembrato possibile un bilanciamento tra componente pubblica e imprenditoria privata diversificata, è stata solo una breve parentesi congiunturale. Macchiati sostiene che una politica di recupero della città debba partire dalla sua struttura produttiva e concentrarsi su alcuni ambiti distintivi, come l’economia culturale, la rigenerazione urbana e le infrastrutture.