Forse ci vorrebbe la Thatcher (ma Palazzo Senatorio non si vende, diventa museo)

Marco Causi riflette sulla governance locale dell’area romana e sostiene che l’assetto esistente è inefficiente e non garantisce né il governo di area vasta delle dimensioni metropolitane di Roma né il governo di prossimità dei servizi. Dopo aver ricordato (a fini maieutici) il caso di Londra, Causi afferma che una riforma è necessaria ma anche che molte utili misure di politica pubblica possono essere realizzate a legislazione vigente e conclude richiamando le responsabilità del Governo nazionale e della Regione Lazio.

La crisi di Roma: l’ingegneria istituzionale non basta

Walter Tocci afferma che per Roma è finito il ciclo iniziato a Porta Pia e si sono esaurite le tre rendite – centralismo statale, consumo del territorio e eredità storica – di cui finora ha beneficiato. Da qui derivano tante emergenze quotidiane e la necessità di nuove ambizioni: la funzione internazionale di Roma nella produzione culturale; la realizzazione di una moderna rete dei trasporti; il superamento del paradigma fordista dei servizi pubblici, la riforma istituzionale della capitale. Tutto ciò richiede una nuova classe dirigente che può nascere solo da una riscossa civica.

La futura urbanistica di Roma: alcuni temi

Daniel Modigliani esamina alcuni aspetti problematici dell’urbanistica della città metropolitana di Roma. Dopo aver ricordato la conflittualità tra i diversi Enti responsabili del governo della città metropolitana, Modigliani sostiene la necessità non soltanto di una integrazione delle componenti storico culturali, antiche e moderne, e di un urgente riassetto istituzionale che semplifichi le competenze e dia un reale potere ai municipi ma anche di una proficua convergenza tra pubblico e privato.

LA CRISI DI ROMA. Tendenze di lungo periodo e prospettive future

Alfredo Macchiati basa la sua interpretazione di lungo periodo della crisi di Roma sull’idea che essa sia sempre stata, secondo la tipizzazione di Adam Smith, una goverment town. Anche la fase a cavallo di questo secolo in cui è sembrato possibile un bilanciamento tra componente pubblica e imprenditoria privata diversificata, è stata solo una breve parentesi congiunturale. Macchiati sostiene che una politica di recupero della città debba partire dalla sua struttura produttiva e concentrarsi su alcuni ambiti distintivi, come l’economia culturale, la rigenerazione urbana e le infrastrutture.

Roma. Dalla forma della crisi alla forma della città

Luca Montuori vede la città come uno spazio in cui le persone si muovono, abitano e lavorano e sostiene che alla crisi del 2008 si è reagito ha limitando la possibilità di pianificare quello spazio. In particolare la risposta alla crisi del settore edilizio è stata una estesa deregolamentazione che ha scaricato sulla città la crisi dell’edilizia. Montuori conclude sostenendo che va recuperata, anche attraverso un ampio dibattito pubblico, la capacità di programmare e, sottolineando i nessi tra sistemi di trasporto e crescita della città, illustra le potenzialità dell’anello ferroviario.

La governance non sia un alibi: per Roma necessarie riforme profonde

Linda Lanzillotta ritiene che il turismo possa fare da traino al rilancio economico di Roma ma occorre valorizzare sia attività collegate come il restauro sia la ricca rete di università e centri di ricerca per sviluppi in altri settori. Lanzillotta sostiene, però, che preliminare al rilancio economico è il miglioramento di servizi come i rifiuti e i trasporti e il controllo dell’illegalità. A suo parere questo compito dovrà essere affidato a un Commissario governativo e, inoltre, andrebbe risolto un cruciale problema di governance: quello del rapporto tra Roma capitale e la Regione Lazio.

Il potere delle piattaforme digitali tra economia e politica

Guido Stazi mostra i tanti rischi per l’economia e per la politica che derivano dal potere accumulato dalle grandi piattaforme digitali, ormai divenute veri e propri stati paralleli. Stazi sostiene che, nonostante alcune inversioni di marcia in atto, occorre un più profondo ripensamento sul ruolo e sulle modalità di intervento dell’anti-trust; si tratta di un compito difficile, perché, prima ancora di conquistare il mercato, il monopolio ha conquistato le menti ma affrontarlo è essenziale per il buon funzionamento dell’economia e della democrazia.

Il populismo finanziario in Germania

Roberto Tamborini sostiene che l’attacco del gotha della finanza tedesca contro le nuove misure espansive della BCE, e la persona di Draghi, prova che non sono populiste solo le destre e sinistre antisistema. Quell’attacco cavalca le paure di un paese con sempre più pensionandi e pensionati e, inoltre, la pretesa di assicurare elevate rendite finanziarie nelle attuali condizioni economiche è incompatibile coi princìpi di politica monetaria seguiti da tutte le banche centrali. Tirare la BCE per la giacchetta in nome di un presunto interesse generale europeo è sterile e puerile.

Sulla valutazione delle scuole e il test Invalsi: il Dialogo di ‘A pensarci bene…’ tra Corsini e Ricci, secondo Corsini

Cristiano Corsini riferendosi al dialogo del ciclo ‘A pensarci bene…’, organizzato da Etica e Economia sulla valutazione delle scuole ed i rischi e benefici del test Invalsi, di cui è stato protagonista a Treviso il 20 settembre 2019 con Roberto Ricci fornisce la sua interpretazione delle principali affermazioni di Ricci sui diversi temi oggetto di dibattito e illustra le ragioni del suo disaccordo. In particolare, Corsini propone la modifica del disegno dei test e della platea di studenti ai quali somministrarli.

Sulla valutazione delle scuole e il test Invalsi: il Dialogo di ‘A pensarci bene…’ tra Corsini e Ricci, secondo Ricci

Roberto Ricci riferendosi al dialogo del ciclo ‘A pensarci bene…’, organizzato da Etica e Economia sulla valutazione delle scuole ed i rischi e benefici del test Invalsi, di cui è stato protagonista a Treviso il 20 settembre 2019 con Cristiano Corsini, fornisce la sua interpretazione delle principali affermazioni di Corsini sui diversi temi oggetto di dibattito e illustra le ragioni del suo disaccordo. In particolare Ricci sostiene che le prove standardizzate censuarie sono fondamentali per il monitoraggio puntuale e continuo sull’equità del sistema educativo.