In saecula saeculorum: la mobilità intergenerazionale nel lunghissimo periodo

Guglielmo Barone e Sauro Mocetti, basandosi su un loro più ampio studio, criticano una delle conclusioni degli studi sulla mobilità intergenerazionale e cioè che la correlazione tra ascendenti e discendenti tende a svanire con il passare delle generazioni anche se è positiva tra genitori e figli. Essi, infatti, documentano la sorprendente esistenza di tracce di ereditarietà socioeconomica tra i contribuenti di Firenze e i loro antenati del ‘400 e sostengono che ciò rende necessaria una nuova riflessione sui meccanismi della trasmissione intergenerazionale.

I governi son tutti uguali? Ciclo politico e tax compliance in Italia fra il 1996 e il 2005

Fantozzi e Raitano indagano le determinanti della tax compliance dei contribuenti italiani e, concentrandosi sul periodo 1996-2005, l’unico nella storia della Repubblica italiana caratterizzato da un effettivo ciclo politico, verificano l’effetto sulla tax compliance generato dal passaggio di Governo dal centro-sinistra al centro-destra, che si caratterizzava per un atteggiamento meno aggressivo nel contrasto all’evasione. Gli autori rilevano una significativa riduzione del reddito dichiarato dagli autonomi negli anni di governo della coalizione di centro-destra.

Contribuire al reddito familiare con guadagni secondari? Le scelte di lavoro delle donne e le politiche fiscali in Europa

Alina Verashchagina riassume i risultati di un’ampia ricerca sui cosiddetti “guadagni secondari” in Europa, cioè sui redditi da lavoro apportati dalle donne al bilancio familiare e che sono di entità inferiore a quelli degli uomini. Verashchagina illustra gli effetti dei trattamenti fiscali e dei costi per la cura dei figli sulla decisione delle donne di “accontentarsi” di un “guadagno secondario” sul mercato del lavoro e sottolinea l’importanza della conoscenza di questi effetti per migliorare il disegno delle politiche dell’occupazione femminile.

La classe media e i suoi inafferrabili confini

Maurizio Franzini si occupa della classe media che secondo un recente Rapporto si sarebbe fortemente contratta nel nostro paese. Franzini dopo aver valutato l’attendibilità di questa conclusione, ricorda quanto sia difficile definire, anche soltanto in termini economici, la classe media e, quindi, esprimersi sulla sua evoluzione. Soprattutto, Franzini sostiene che per preoccuparsi del funzionamento dell’economia, della società e della democrazia non occorre attendere – come molti sembrano richiedere – la prova che la sfuggente classe media stia declinando.

Verso condizioni inospitali per il lavoro: appunti

Ugo Trivellato muove dai cambiamenti indotti dall’Information & Communication Technology nella produzione e nell’informazione ed esplora le condizioni inospitali che essi determinano per il lavoro e per le disuguaglianze nel lavoro e nel tessuto sociale. Dopo aver esaminato alcune rilevanti evidenze e averle commentate, Trivellato prospetta tre chiavi di lettura e suggerisce che la risposta alle questioni che si pongono sia da cercare all’interno del cosiddetto “capitalismo democratico”, con un progetto di riformismo radicale.

A scuola con lo spoil-system

Stefania Gabriele richiama i punti principali della riforma della scuola attualmente in discussione e focalizza la propria attenzione sulla questione dell’assunzione dei precari e sui nuovi compiti attribuiti ai dirigenti scolastici, presentando in modo dettagliato le previsioni della riforma. Gabriele si sofferma poi sulla più generale prospettiva di introdurre una più intensa concorrenza nel sistema scolastico e mette in guardia dai rischi che potrebbero derivarne in termini di inclusione e mobilità sociale in un paese che già non vanta, sotto questi aspetti, risultati incoraggianti.

Non è così semplice. I dati sull’occupazione e le riforme del governo

Fabrizio Patriarca e Michele Raitano commentano i dati apparentemente molto favorevoli sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato recentemente forniti dall’INPS e dal Ministero del Lavoro e sottolineano che l’interpretazione delle tendenze in atto e del ruolo giocato dalle riforme è in realtà molto complessa. Un’attenta lettura dei dati porta Patriarca e Raitano a ridimensionare notevolmente il numero di contratti che corrisponderebbero effettivamente a nuova occupazione e a sostenere che se i dati fossero confermati il costo della creazione di nuovi posti di lavoro attraverso gli sgravi contributivi sarebbe esorbitante

Il genere dei top incomes

Atkinson, Casarico e Voitchovsky si chiedono quante donne sono comprese nell’1% più ricco della popolazione e, innovando rispetto ad altri contributi, considerano oltre ai salari anche i redditi da capitale e da lavoro autonomo. I loro principali risultati sono che la presenza femminile è aumentata nel decile più ricco ma quando si sale di percentile, i miglioramenti scompaiono. Inoltre, nei paesi Nordici, solitamente i più virtuosi nelle statistiche di genere, la percentuale di donne nei top income non è più elevata che Regno Unito o in Spagna

Ricchezza: la solita ignota

Francesco Bogliacino e Virginia Maestri si occupano di reddito e di ricchezza e esaminano i dati relativi alla disuguaglianza nella distribuzione dell’uno e dell’altra. Essi sottolineano che per la ricchezza disponiamo di pochi dati e scarsamente comparabili ma da essi risulta che la ricchezza è peggio distribuita del reddito. Cercando di tenere conto simultaneamente di reddito e ricchezza i due autori osservano che un patrimonio elevato può coesistere con un reddito basso e viceversa, come nel caso dei ricchi di reddito indebitati e dei poveri che possiedono patrimoni non trascurabili.

Le crisi e i redditi dei ricchi

Salvatore Morelli esamina, in una prospettiva storica, l’effetto che le crisi bancarie e finanziarie sistemiche hanno sulle quote di reddito dei più ricchi, i cosiddetti top income, nei paesi avanzati. Morelli mostra che in generale l’effetto è negativo per i super- ricchi mentre è positivo per la classe medio-alta. Nella crisi la disuguaglianza nei redditi tende a ridursi ma questo effetto è piuttosto contenuto e appare in alcuni casi temporaneo. Nel complesso, secondo Morelli, le forze di mercato più distruttive non sembrano, da sole, in grado di scalfire le concentrazioni estreme di reddito.