L’eguaglianza fa bene alla concorrenza e la concorrenza fa bene all’eguaglianza

Andrea Pezzoli si occupa del contributo che la politica per la concorrenza e l’applicazione del diritto antitrust possono dare al contrasto delle diseguaglianze. In particolare, Pezzoli ricorda che l’Autorità antitrust può concentrarsi sui settori di maggiore impatto sui consumatori più poveri e che le rendite monopolistiche spesso sono un ammortizzatore sociale improprio. Su queste basi Pezzoli sostiene che per evitare la difesa di un iniquo status quo occorre che la promozione della concorrenza si accompagni a una riforma del sistema di welfare.

Il populismo tra malessere economico e disagio culturale

Debora Di Gioacchino, nel quarto articolo, si interroga sulle cause del populismo. Dopo avere ricordato le difficoltà a definire il fenomeno e la tesi secondo cui esso può essere sia di destra sia di sinistra, Di Gioacchino analizza un recente lavoro empirico la cui principale conclusione è che il populismo, contrariamente a una diffusa tesi, nasce più che dal disagio economico, dalla difesa di valori culturali che per molti sarebbero in pericolo. Di Gioacchino conclude interrogandosi su quali politiche possono fare fronte a questa causa di populismo.

La disuguaglianza in Italia: le tendenze nascoste dagli indici sintetici

Vito Peragine esamina l’evoluzione della disuguaglianza personale e territoriale in Italia negli ultimi 25 anni utilizzando non gli usuali indici sintetici della disuguaglianza ma le curve di incidenza della crescita che permettono di guardare all’intera distribuzione e all’impatto delle variazioni del reddito sui diversi gruppi sociali. Peragine mostra, in particolare, come sia la crisi recente, sia, e ancora di più, quella dell’inizio degli anni ‘90, abbiano colpito maggiormente le famiglie più povere e i territori più poveri.

Putting people first: in ricordo di Tony Atkinson

Salvatore Morelli traccia un ricordo scientifico e umano di Tony Atkinson, morto all’alba del nuovo anno, ricordandone i contributi all’economia del benessere e allo studio delle disuguaglianze che ne hanno fatto un pioniere e un Maestro ineguagliabile. Morelli sottolinea anche il ruolo di Atkinson come intellettuale pubblico, profondamente convinto che i processi economici e sociali, tra cui l’aumento delle disuguaglianze, non siano ineluttabili ma dipendano dalle scelte dei governi e dai comportamenti di tutti noi.

Le disuguaglianze di reddito fanno male anche alla salute

Elena Granaglia, riprendendo un tema che sta molto a cuore al Menabò, ossia l’importanza di occuparsi di disuguaglianze di risorse e non solo di povertà e di opportunità, si concentra sugli effetti delle disuguaglianze di reddito sulle disuguaglianze di salute. Utilizzando anche i dati contenuti in un libro di Michael Marmot recentemente pubblicato in Italia, Granaglia mostra come le disuguaglianze di reddito si traducano anche in disuguaglianze di salute e, in particolare, in disuguaglianze nelle attese di vita.

Scienze sociali e capacità critiche. Una pista di lavoro sulle fondamenta sociali dell’economia

Vando Borghi, dopo aver sinteticamente ricostruito le modalità attraverso cui il progetto neo-liberista è andato radicandosi negli ultimi decenni, concentra la propria attenzione sulle potenzialità, ai fini di un cambiamento di marcia, dell’approccio centrato sull’“economia fondamentale” e si sofferma sulle due principali coordinate di questo approccio: la centralità delle dotazioni e dei servizi che costituiscono l’infrastruttura economica della vita quotidiana di tutti i cittadini e l’ancoraggio territoriale.

Lo status socio-economico e le disuguaglianze di salute: nuove ipotesi sui canali di influenza

Fabio Lucidi si occupa delle diseguaglianze di salute, ricordando che tutti gli studi le collegano alle condizioni economiche e sociali e che decisivi in tale legame sarebbero i fattori di rischio legati all’ambiente dove si lavora e si risiede. Richiamando alcune recenti ricerche, Lucidi sottolinea che i comportamenti e gli stili di vita incidono sulla relazione fra condizione socio-economica e stato di salute e, soprattutto, influenzano la relazione fra caratteristiche della famiglia e salute mentale dei figli in età evolutiva

Ridurre l’ineguaglianza. Un criterio per selezionare indicatori per l’Italia nell’Agenda ONU 2030

Fabrizio Barca e Flavia Terribile osservano che la disattenzione per le ineguaglianze è causa primaria della crisi del capitalismo e dello scollamento tra classi dirigenti e ampie fasce della popolazione;ricordano che nell’Agenda 2030 dell’ONU la riduzione delle disuguaglianze è una dimensione irrinunciabile dello sviluppo, anche dei paesi avanzati; e, richiamando anche l’attività dell’ASviS, considerano questa un’occasione da non perdere per concentrare l’attenzione e il confronto su alcuni indicatori di disuguaglianza e sulla valutazione delle politiche per ridurla.

Istruzione specialistica o formazione generalista?

Maurizio Pugno critica il modello oggi prevalente di primato della ‘istruzione specialistica’, e mostra i vantaggi di un capovolgimento che ponga la priorità nella ‘formazione generalista’, a partire da quella in famiglia, come suggerisce Heckman. Pugno ricorda che i primi economisti spiegavano i vantaggi della diffusione dell’istruzione riferendosi alla formazione generalista. Da quarant’anni a questa parteè emerso invece un eccesso di laureati, in particolare negli Stati Uniti, dovuto alla corsa all’istruzione specialistica.

Bisogna tagliare i salari nel Mezzogiorno per ragioni di equità e efficienza?

FraGRa esaminano le implicazioni per l’equità e l’efficienza della tesi recentemente sostenuta da Boeri, Ichino e Moretti secondo cui, tenendo conto del più basso costo della vita, bisognerebbe tagliare i salari nominali nel Mezzogiorno. Dopo avere presentato alcuni dati che rendono più problematica la valutazione degli effettivi differenziali nel costo della vita e nei salari nominali, FraGRa richiamano l’attenzione su alcuni aspetti del problema che da un lato lo rendono più complesso e dall’altro spingono a cercare soluzioni diverse dal taglio del salari nel Mezzogiorno.