Concorrenza e…equità

Andrea Pezzoli e Alessandra Tonazzi muovono dalla considerazione che la concorrenza è rilevante per l’equità per diversi motivi e non solo perché determina “perdenti”. In particolare, essi sottolineano come le restrizioni alla concorrenza possano danneggiare i più poveri, per i loro effetti sui beni e servizi di prima necessità. La presenza di rendite monopolistiche distribuite “consociativamente” complica, però, il quadro e per farvi fronte, secondo gli autori, si rendono necessarie nuove forme di assicurazione sociale costruite valorizzando il legame positivo tra mercato e welfare.

Gli amici subdoli della democrazia

Nadia Urbinati, dopo avere ricordato che la crisi ha allargato le distanze tra ricchi e poveri si interroga sul rapporto tra democrazia e disuguaglianza. Urbinati sostiene che con la creazione della classe media è stato neutralizzato il pericolo che i poveri si ribellassero alla democrazia e avanza la tesi che oggi a minacciare, in modi diversi, l’ordine democratico potrebbero essere proprio i ricchi. Si darebbe, così, il caso che la democrazia debba preoccuparsi proprio di coloro ai quali assicura più vantaggi, che per questo possono essere considerati suoi subdoli amici.

L’origine del capitale sociale

Albanese e Barone, muovendo dalla considerazione che capitale sociale e sviluppo economico sono connessi, si chiedono se sia convincente la diffusa tesi secondo cui le dotazioni di capitale sociale in ciascun territorio hanno profonde radici storiche e perciò sarebbero stabili nel tempo. Richiamando alcuni recenti contributi, Albanese e Barone sostengono che vi sono fattori in grado di modificare le dotazioni di capitale sociale e sottolineano l’importanza della loro individuazione per il disegno di politiche idonee a ridurre i divari di sviluppo.

Redistribuzione e sostegno a famiglie e poveri: una proposta

Successivamente, Fernando Di Nicola illustra una proposta di ridisegno dell’Irpef e degli assegni al nucleo familiare che corregge molti dei difetti redistributivi e di efficienza del sistema vigente. La proposta prevede una revisione delle aliquote dell’Irpef e delle detrazioni per il lavoro; la fiscalizzazione di parte dei contributi sociali e la sostituzione delle detrazioni familiari e dell’assegno al nucleo familiare con un assegno universale di sostegno ai carichi familiari, che avrebbe incisivi effetti di contrasto alla povertà.

Il sindacato e la crisi

Questo numero del Menabò si apre con un breve saggio di Luciano Barca apparso sulla nostra rivista il 29 settembre 2011. Luciano è morto il 7 novembre 2012. A due anni dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo nel modo più semplice. Ascoltando di nuovo le sue parole di osservatore attento, sensibile e “schierato” sul tema del lavoro e dei salari, che è il tema centrale di questo numero del Menabò.

Una via bassa alla decrescita dell’occupazione

Emilio Reyneri ricorda alcuni aspetti del nostro mercato del lavoro, spesso trascurati.
In particolare, guardando il tasso di occupazione invece che quello di disoccupazione
il quadro appare perfino peggiore. E’ così anche perché il deficit di occupazione si
concentra nelle professioni più qualificate e in settori essenziali sia per la produttività,
sia per la riproduzione biologica e culturale della società. Reyneri sostiene che la crisi
ha accentuato queste tendenze verso una via bassa alla decrescita.

Il gettone nell’iPhone e l’art. 18

Maurizio Franzini e Michele Raitano cercando anche di rispondere alla domanda formulata da Renzi alla “Leopolda” (“In questi anni, abbiamo discusso di che cosa sta dietro al mondo del lavoro o ci siamo limitati a un dibattito ideologico?”) analizzano le carriere dei lavoratori in Italia e trovano che sono caratterizzate da una notevole mobilità, anche per coloro ai quali l’art. 18 dovrebbe garantire il “posto fisso”. Appare, perciò, contraddetta l’ipotesi che il problema principale del nostro mercato del lavoro sia la sua rigidità e che essa dipenda dall’art. 18.

Piketty superstar

FraGRa ritornano a parlare di Piketty, prendendo spunto dalla presentazione del suo libro alla Camera. Commentando l’intervento dell’economista francese e le sue risposte ai temi sollevati nel dibattito, FraGRa riflettono sulle chiavi del successo del suo Capitale nel XXI secolo e su alcuni suoi punti deboli. In particolare quello relativo alle proposte di policy che dovrebbero riconoscere, a loro parere, un ruolo più importante alla pre-distribution.

Pro e contro Piketty: breve ricostruzione di un acceso dibattito

Nel primo degli articoli che questo Menabò dedica al libro di Piketty, Lepri ricorda che di disuguaglianze crescenti nel mondo si parlava da tempo e che Il capitale nel XXI secolo proietta nel futuro il timore che esse si allarghino ancora. Il dibattito planetario che ha suscitato anche tra i grandi nomi dell’economia è dovuto a questo. Lepri ricostruisce questo dibattito e sostiene che più degli attacchi degli avversari valgono alcune obiezioni ragionevoli alla sua tesi di fondo. Soprattutto, l’analisi delle tendenze storiche andrebbe confrontata con la realtà dei fattori che hanno condotto alla crisi attuale e che rendono difficile uscirne.

Piketty e i dati

I dati sono la principale “ricchezza” del lavoro di Piketty. Brandolini ci ricorda che, riallacciandosi a Kuznets , Piketty ha utilizzato le tabulazioni per classi di reddito delle entrate assoggettate alle imposte sui redditi per identificare la quota di reddito che va ai più ricchi. Inoltre, egli ha studiato in modo innovativo i dati sulla ricchezza e il loro rapporto con il reddito. Secondo Brandolini la scelta metodologica di ricostruire meticolosamente lunghe statistiche storiche distingue nettamente Piketty dal modo prevalente di fare economia oggi.