Progressività e redistribuzione negli USA

Ruggero Paladini mette in evidenza come in seguito al crescere delle disuguaglianze di reddito e di ricchezza negli Stati Uniti stia tornando al centro del dibattito politico il tema dell’uso delle imposte a fini redistributivi. Esempi paradigmatici sono le proposte di Alexandria Ocasio-Cortez di alzare al 70% l’aliquota dell’imposta personale sui redditi sopra i 10 milioni di dollari e di Elisabeth Warren di introdurre un’imposta federale su patrimoni maggiori di 50 milioni, con un’aliquota pari al 2%. Paladini illustra e valuta criticamente tali proposte.

La proposta del M5S sul salario minimo legale: qualche progresso e varie insidie

Salvo Leonardi si occupa di salario minimo. Dopo aver ricordato che l’Italia è fra i pochi paesi in cui i minimi sono fissati dai Contratti Collettivi e che precarietà e contratti “pirata” stanno indebolendo la copertura di tali contratti, Leonardi si occupa del disegno di legge del M5S che prevede un erga omnes limitato alla parte salariale e sostiene che tale idea, pur perseguendo un obiettivo condivisibile, è gravida di rischi, come quello di definire una soglia inferiore a quella prevista nella stragrande maggioranza dei CCNL.

Tutti i limiti della nuova flat tax

Andrea Dili si occupa di Flat Tax, cioè del nuovo sistema di imposizione sui redditi delle persone fisiche con partita IVA introdotto dalla legge di bilancio 2019. Dili chiarisce che in realtà si sono creati due regimi fiscali che consentono notevoli risparmi di imposta agli imprenditori e ai professionisti con ricavi sotto i 100.000 euro e richiama l’attenzione sul fatto che questo nuovo sistema rischia di generare pericolosi – e sottovalutati – effetti distorsivi sulla concorrenza, con ricadute sul mercato del lavoro e sulla crescita degli studi professionali.

Il reddito di cittadinanza all’italiana: migliorabile ma utile

Fernando Di Nicola esamina il Reddito di Cittadinanza, recentemente introdotto e dopo aver riconosciuto la necessità di un assegno che riduca la povertà estrema, si sofferma su alcuni aspetti problematici. In particolare, osservando la distribuzione dei beneficiari e degli assegni, sostiene che saranno favoriti i nuclei monocomponente che dichiarano redditi nulli o quasi, mentre saranno penalizzate le famiglie numerose con figli minori. Ulteriori effetti indesiderati riguardano la riduzione dell’offerta di lavoro e i maggiori benefici per lavoro nero e evasione.

Tecnologie digitali, potere economico e democrazia

Maurizio Franzini riflette sui rapporti tra tecnologie digitali, potere economico e democrazia. Riferendosi in particolare alle piattaforme, Franzini si sofferma su due fenomeni che contribuiscono a rafforzare il potere economico e a indebolire la democrazia. I due fenomeni, che possono tra loro alimentarsi, sono, da un lato, gli enormi arricchimenti che le piattaforme consentono e, dall’altro, la possibilità di influenzare e manipolare le preferenze degli individui. Franzini conclude ricollegando questi due fenomeni alla gratuità dei dati.

Distribuzione funzionale nei paesi OCSE: fare i conti con gli autonomi

Enrico D’Elia e Stefania Gabriele osservano che la stima della distribuzione funzionale del reddito e del costo del lavoro dipendono sempre più da come viene stimato il reddito dei lavoratori autonomi e sostengono che l’ipotesi standard secondo cui il reddito di un lavoratore autonomo è uguale alla retribuzione media di un dipendente è debole. Utilizzando misure alternative, basate sui conti nazionali per settore istituzionale, presentano le loro stime della labour share, della redditività e competitività delle imprese dei paesi OCSE.

Per troppi giovani il lavoro sta diventando un mortificante percorso ad ostacoli. Evidenze da uno studio pilota

Ugo Trivellato presenta e discute i risultati salienti di un recente studio pilota sui primi otto anni di storia lavorativa di due coorti di giovani, entrate nel lavoro rispettivamente intorno alla metà degli anni ’80 e intorno al 2000. In particolare, Trivellato sottolinea il peggioramento delle esperienze di lavoro della seconda coorte: episodi di lavoro più frammentari e instabili, tempo di non lavoro dilatato. Trivellato conclude segnalando la necessità di politiche del lavoro e dello sviluppo più attente agli aspetti strutturali.

Le (grandi) infrastrutture di ricerca. Costi pubblici e benefici privati della produzione di conoscenza

Massimo Florio e Francesco Giffoni si occupano dell’impatto socioeconomico e delle ricadute distributive dell’attività delle (grandi) infrastrutture di ricerca (IR). Dopo aver definito le IR e rilevato che esse generano un beneficio sociale netto, gli autori sostengono che sotto il profilo distributivo la possibilità per le imprese private di appropriarsi gratuitamente della conoscenza prodotta dalla ricerca pubblica (finanziata dai contribuenti) aggrava le disuguaglianze. Nelle conclusioni essi enunciano alcuni possibili rimedi.

Quali politiche, se il mercato rende diseguali (seconda parte)?

Maurizio Franzini nella seconda parte del suo articolo sulla pre-distribuzione, illustra le tipologie di politiche in grado di limitare le disuguaglianze che si formano nei mercati e di attenuarne gli aspetti meno accettabili. Franzini distingue le politiche pre-distributive dirette a riequilibrare le dotazioni con cui si entra nei mercati da quelle che consistono nel modificare le regole da cui dipende la propensione dei mercati a generare disuguaglianza. Inoltre, sottolinea che alcune politiche redistributive possono avere anche effetti pre-distributivi.

La maternità sempre più posticipata: una ‘scelta’ assai condizionata

Alina Verashchagina si occupa, con riferimento all’Italia, di maternità e dei suoi effetti sui salari e l’occupazione. Verashchagina rileva che, con la nascita del figlio, i redditi da lavoro delle madri si riducono e che tale riduzione è più elevata se la nascita avviene negli anni immediatamente successivi al termine degli studi. Verashchagina osserva che questo effetto potrebbe spiegare la tendenza a posticipare la maternità – con conseguenze negative sulla fecondità – e perciò sono necessarie politiche di contrasto alla motherhood penalty