La geografia della mobilità intergenerazionale: evidenze e possibili meccanismi

Francesco Bloise si occupa delle differenze geografiche nella mobilità intergenerazionale all’interno di singoli paesi. Dopo aver mostrato che il grado di mobilità intergenerazionale varia molto tra un’area geografica e l’altra in paesi molto diversi come gli Stati Uniti, il Canada e l’Italia, Bloise sottolinea che le divergenze geografiche nella mobilità intergenerazionale possono dipendere da numerose meccanismi, che potrebbero anche interagire tra di loro e la cui conoscenza può essere importante per definire migliori politiche di contrasto del fenomeno.

Le tante ragioni per continuare a preoccuparsi delle disuguaglianze

Elena Granaglia si confronta con la diffusa tesi secondo cui i veri problemi del nostro paese sono povertà, impoverimento e bassa crescita ma non le disuguaglianze. Dopo una breve disamina dell’andamento delle disuguaglianze di reddito e di ricchezza in Italia, Granaglia sostiene che una politica contro le disuguaglianze è necessaria, in particolare perché può, da un lato, contrastare proprio la povertà e l’impoverimento con effetti benefici sulla crescita (e non solo) e, dall’altro, dare risposta a problemi etici, cruciali per la giustizia sociale.

La tassazione locale dei redditi in Italia e la mobilità dei ricchi

Enrico Rubolino si occupa degli effetti della tassazione locale su redditi, disuguaglianze e mobilità territoriale. Sulla base di un suo recente studio, Rubolino fornisce una chiara evidenza della relazione negativa tra la progressività dell’aliquote locali IRPEF ed il reddito dichiarato, in particolare da parte dei contribuenti che rientrano nell’1% più ricco della distribuzione dei redditi comunali. Rubolino mostra anche che lo spostamento della residenza fiscale verso comuni con aliquote più basse è la principale spiegazione di tale effetto.

Il punto sulla Web Tax

Bruno Bises, in relazione ai problemi fiscali internazionali posti dalla crescente digitalizzazione e dallo sviluppo di attività e servizi di natura prevalentemente o esclusivamente digitale, esamina le iniziative dell’OCSE e dell’Unione Europea per affrontare il problema. Discute, inoltre, l’impegno preso l’8 giugno scorso in Giappone dai paesi del G20 per raggiungere entro il 2020 una soluzione concordata sulla base del “pacchetto” predisposto da OCSE e G20 e osserva che le questioni aperte sono assai rilevanti mentre i tempi previsti sono stretti.

Routinizzazione delle mansioni, compiti sociali sul lavoro e uso del computer: una relazione (apparentemente) contraddittoria

Martina Bisello, richiamando i principali risultati di una ricerca condotta da Eurofound e dal Centro comune di ricerca della Commissione Europea, sostiene che i computer, da un lato, facilitano l’automazione di alcune mansioni, in particolare quelle più routinarie, favorendo indirettamente la crescita occupazionale in lavori che richiedono più interazione sociale ma, dall’altro, influenzano l’organizzazione del lavoro, standardizzando le procedure e facilitando nuove forme di fornitura di servizi che non richiedono necessariamente il contatto diretto con i clienti.

Se il lavoro arretra. Conseguenze, forse trascurate, sui sistemi di welfare

Maurizio Franzini e Michele Raitano sostengono che nella costruzione degli assetti istituzionali che condizionano il funzionamento dei sistemi economici, e non soltanto, si sono implicitamente assunte condizioni sulle caratteristiche e le tendenze della disuguaglianza che non trovano riscontro nella realtà contemporanea. In particolare, essi sostengono che la caduta della quota di reddito che va al lavoro e la crescita delle disuguaglianze nei redditi da lavoro confliggono con il disegno dei sistemi di welfare e pongono problemi diversi da quelli di cui normalmente si discute.

Il capitalismo immateriale e l’ascesa della ‘info-plutocrazia’

Stefano Quintarelli propone alcune delle tesi principali contenute nel suo recente volume ‘Capitalismo immateriale’ che analizza le conseguenze sociali ed economiche dell’espandersi della dimensione immateriale dei processi produttivi. In particolare, Quintarelli sostiene che al tradizionale conflitto tra capitale e lavoro si possa sostituire quello tra capitale e lavoro, da un lato, e informazione, dall’altro e avanza anche alcune riflessioni sulle possibili vie di uscita politiche dai rischi del capitalismo immateriale.

Flat tax: quale, e perché?

Massimo Baldini e Leonzio Rizzo si concentrano sulla flat tax, in particolare sulle proposte formulate di recente dai partiti di governo e da centri di ricerca indipendenti. Baldini e Leonzio ricordano i delicati problemi di equità ed efficienza del prelievo fiscale posti dalla flat tax e notano che tutte le proposte determinerebbero una riduzione della progressività e soprattutto del gettito. Concludendo, sottolineano un aspetto cruciale del dibattito su questo argomento: le scelte sulla base imponibile dell’imposta sul reddito.

Il codice del capitale

Pubblichiamo la traduzione di vari passi estratti dal primo capitolo del libro di Katharina Pistor The Code of Capital: How the Law Creates Wealth and Inequality in corso di pubblicazione per la Princeton University Press. Pistor sostiene, in particolare, che per comprendere la disuguaglianza occorre interrogarsi sul modo nel quale viene creato il capitale. Nella sua originale interpretazione, per rispondere occorre guardare ai processi giuridici che trasformano in capitale risorse di varia natura che, in se stesse, non sono necessariamente dotate di valore economico.

Digitalizzazione, “routinarietà” e dinamica occupazionale delle professioni in Italia

Valeria Cirillo, Rinaldo Evangelista, Dario Guarascio e Matteo Sostero analizzano la relazione tra digitalizzazione del lavoro, natura delle mansioni svolte e dinamica dell’occupazione in Italia. Gli autori costruiscono un insieme articolato di indicatori sulle mansioni lavorative svolte dalle diverse professioni e studiano i livelli di digitalizzazione e “routinarietà” dei processi lavorativi e l’eterogeneità delle dinamiche occupazionali rispetto ai diversi macro-settori e gruppi professionali.