La contrattazione decentralizzata e lo sviluppo del Mezzogiorno

FraGRa prendendo spunto da un recente workshop tenutosi all’Università Roma Tre tornano sul tema dei divari nei salari reali tra Nord e Sud riproponendo, con estensioni, un contributo già pubblicato sul Menabò. FraGRa sostengono, tra l’altro, che il benessere non dipende solo dai salari reali, per cui il benessere – anche degli occupati – al Sud potrebbe essere inferiore malgrado i più alti salari reali. I flussi migratori sembrano confermare questa interpretazione e rendono plausibile che riducendo i salari, anche se crescesse l’occupazione, questo squilibrio si aggravi.

Dinamiche distributive e differenze territoriali

Flaviana Palmisano e Vito Peragine si occupano dell’evoluzione dei redditi familiari in Italia nel periodo compreso tra il 2014 e il 2016 e mostrano come a fronte della ripresa economica a livello aggregato, il dividendo della crescita del biennio in questione si sia distribuito in modo fortemente diseguale nel nostro paese, determinando un aumento delle disuguaglianze interpersonali. Palmisano e Peragine mostrano che queste tendenze hanno contribuito anche a intensificare il divario territoriale.

La trasmissione intergenerazionale della diseguaglianza in Italia: dimensione e meccanismi

Michele Raitano, dopo aver ricordato in cosa consista e come si calcoli la diseguaglianza intergenerazionale, richiama i risultati di un suo recente studio con Teresa Barbieri e Francesco Bloise. Da tale studio risulta confermato che il nostro è un paese in cui i redditi da lavoro dei figli sono fortemente associati a quelli dei genitori ed emerge anche che solo una parte limitata di questa associazione è dovuta al titolo di studio, di norma più elevato per i figli dei più abbienti. Le origini familiari contano molto anche a parità di istruzione conseguita.

Gli effetti della crisi economica sulla diseguaglianza delle opportunità in Italia

Paolo Brunori, Paul Hufe, Daniel Gerszon Mahler si occupano degli effetti della grande recessione del 2008 sull’eguaglianza delle opportunità in Italia, facendo uso di una metodologia innovativa – con un algoritmo basato sul machine learning – per stimare l’andamento di tale forma di diseguaglianza. Gli autori mostrano come la crisi abbia colpito soprattutto le famiglie in cui il capofamiglia abbia sperimentato “circostanze” peggiori nell’infanzia e, in particolare, sia nato nel Mezzogiorno e abbia avuto genitori con un livello di istruzione non elevato.

Crescita occupazionale, lavoro discontinuo e semioccupazione. La crisi del mercato del lavoro è finita o c’è un problema di misurazione?

Leonello Tronti esamina le recenti tendenze dell’occupazione in Italia. Dopo avere osservato che da ottobre del 2013 gli occupati sono aumentati in media annua di più di un milione di unità, Tronti sottolinea che si sono notevolmente ridotte le ore lavorate pro capite per un ammontare corrispondente a un milione e mezzo di occupati in confronto con il 2008 e individua nella semi-occupazione la causa principale di queste tendenze. La sua conclusione è che queste evoluzioni impongono di rivedere la misurazione ufficiale dell’occupazione.

La scuola di Sparta

Stefania Gabriele si occupa della valutazione delle scuole e dei dirigenti scolastici, dopo la denuncia de “la Repubblica” sui rapporti di autovalutazione di alcuni istituti, che enfatizzano le caratteristiche sociali medio-alte dei loro studenti. Gabriele illustra i meccanismi fondamentali della valutazione delle scuole e dei dirigenti scolastici, le nuove competenze di questi ultimi e il sistema di incentivi economici; segnala i limiti della logica competitiva recentemente introdotta e sottolinea i rischi di segregazione sociale e ulteriore polarizzazione tra le scuole.

Troppa flessibilità del lavoro fa male all’innovazione?

Armanda Cetrulo, Valeria Cirillo e Dario Guarascio esaminano il rapporto tra flessibilità del lavoro e innovazioni e sostengono che la prima può ostacolare le seconde. A tal riguardo, essi mettono in luce il ruolo che, in alcuni regimi tecnologici, può svolgere la conoscenza specifica dei lavoratori all’interno delle imprese e delle industrie. Richiamando i risultati di un recente studio sull’innovazione nelle industrie europee gli autori mettono in evidenza, in particolare, una relazione negativa tra uso intenso di lavoro temporaneo e innovazione di prodotto.

Lavoretti

Riccardo Staglianò presenta il suo nuovo libro nel quale si chiede perché, di colpo, sia diventato necessario “arrotondare”. Per rispondere, Staglianò ripercorre il declino del lavoro iniziato con il pugno d’acciaio di Reagan contro i controllori di volo e la guerra della Thatcher ai sindacati; sostiene che la gig economy sta istituzionalizzando i “lavoretti” mentre Uber, Airbnb e altri pagano tasse risibili nei Paesi dove producono ricchezza e che ciò minaccia il futuro del welfare, accrescendo il bisogno di lavoretti per arrotondare, in una spirale senza fine.

La ricchezza e la mobilità intergenerazionale in Italia: una stima

Francesco Bloise si occupa di trasmissione intergenerazionale della disuguaglianza utilizzando la ricchezza invece che – come si usa fare – il reddito. Dopo aver spiegato i vantaggi di questo approccio Bloise, utilizzando i dati dell’indagine della Banca d’Italia, mostra che nel nostro paese la trasmissione intergenerazionale della ricchezza è elevata – e, a causa di alcune limitazioni dei dati, nella realtà potrebbe essere ancora più elevata – e che i trasferimenti diretti di ricchezza tra le generazioni hanno un ruolo rilevante in questa trasmissione.

Liberalizzazione dei movimenti di capitale e disuguaglianza: i risultati di una stima

Massimo Aprea riflette sui possibili effetti delle politiche di liberalizzazione dei movimenti di capitale sulle disuguaglianze di reddito. Dopo avere illustrato le varie difficoltà che occorre affrontare per conoscere tali effetti e dopo aver ricordato che disponiamo di pochi studi al riguardo, Aprea presenta i risultati di un suo tentativo di stima soffermandosi, in particolare, su quello che mostra un significativo impatto delle liberalizzazioni sulla quota di reddito appropriata dall’1% più ricco della popolazione.