Di padre in figlio: gli effetti delle liberalizzazioni sulla mobilità sociale nelle professioni

Sauro Mocetti, Giacomo Roma e Enrico Rubolino si occupano di mobilità intergenerazionale nelle professioni, soffermandosi sul ruolo poco esplorato della regolamentazione, che influenza le condizioni di accesso e la condotta di molti professionisti. Gli autori mostrano che gli interventi di liberalizzazione del 2006 e del 2011 hanno significativamente ridotto la propensione dei figli dei professionisti a seguire la carriera dei genitori e suggeriscono che gli ostacoli alla concorrenza possono generare inefficienze nell’allocazione dei lavoratori tra le occupazioni

Le origini familiari e le retribuzioni degli avvocati italiani: nepotismo o abilità?

Michele Raitano e Francesco Vona si occupano di trasmissione intergenerazionale delle diseguaglianze, utilizzando un dataset originale messo a disposizione dalla Cassa Forense. I due autori cercano di stabilire se essere parenti stretti di avvocati consenta agli avvocati di percepire redditi più elevati e se ciò dipenda da forme di nepotismo o da migliori abilità. Esaminando gli effetti delle liberalizzazioni del decennio scorso essi concludono che gran parte dei maggiori redditi dei parenti di avvocati sia dovuta al nepotismo.

Il mercato rende diseguali? Un’introduzione

Maurizio Franzini e Michele Raitano presentano l’introduzione al volume “Il mercato rende diseguali? La distribuzione dei redditi in Italia”, da loro curato e recentemente pubblicato da Il Mulino. Nel volume, a cui hanno contribuito in prevalenza studiosi membri del Centro di Ricerca Interuniversitario “Ezio Tarantelli” (Ciret), si analizzano le dinamiche e i meccanismi delle disuguaglianze di mercato – prima dell’azione pubblica redistributiva – in Italia e nei maggiori paesi occidentali e si riflette sulle principali politiche “predistributive” dirette a evitare che i mercati creino diseguaglianze molto elevate e inaccettabili.

Tecnologia e disuguaglianze di reddito

Dario Guarascio e Mario Pianta, sintetizzando il loro contributo al volume “Il mercato rende diseguali?” curato da M. Franzini e M. Raitano, approfondiscono la relazione tra cambiamento tecnologico e diseguaglianze di reddito. L’articolo pone l’attenzione sulla moltitudine di canali attraverso cui tale relazione si dispiega analizzando l’impatto della tecnologia sulla dinamica di profitti e salari, sulla distribuzione di questi ultimi tra lavoratori dotati di skill e livelli di istruzione differenziati ed esaminando l’interazione tra innovazione tecnologica, organizzativa e localizzazione delle produzioni.

L’andamento di lungo periodo della distribuzione salariale in Italia

F. Bloise, R. Fantozzi, M. Raitano e C.A. Ricci, facendo uso dei microdati del dataset amministrativo LoSaI dell’INPS, indagano l’evoluzione negli ultimi trent’anni della disuguaglianza delle retribuzioni da lavoro dipendente nel settore privato in Italia. Gli autori rilevano che i percentili della distribuzione dei salari (sia annuali che settimanali) hanno registrato, fra il 1985 e il 2014 andamenti divergenti, favorendo relativamente i più abbienti, e ciò si è riflesso in una netta crescita della disuguaglianza retributiva e nell’emergere di fenomeni di polarizzazione fra i cosiddetti working poor e working rich.

Redditi da capitale e redditi da lavoro: quale influenza sulla disuguaglianza complessiva?

Teresa Barbieri e Francesco Bloise presentano alcuni risultati contenuti nel loro contributo al recente volume “Il mercato rende diseguali?”, pubblicato da Il Mulino e curato da M. Franzini e M. Raitano. Barbieri e Bloise analizzano l’importanza relativa delle diverse fonti di reddito – da capitale, da lavoro autonomo e da lavoro dipendente – nella spiegazione della complessiva disuguaglianza nei redditi di mercato, mettendo in luce sia importanti differenze tra paesi sia le tendenze in atto al loro interno.

Più voce alle donne economiste e non solo: il progetto “100esperte.it”

Luisella Seveso illustra il progetto “100esperte.it”, un database online di consultazione gratuita che contiene a tutt’oggi i nomi e i curricula di circa 200 professioniste italiane “eccellenti” nell’ambito delle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e di quelle economiche e finanziarie. Scopo del progetto è rendere note, soprattutto ai media, le conoscenze e le competenze di professioniste di valore, troppo raramente interpellate in qualità di esperte e opinioniste, come risulta da un’autorevole ricerca europea.

Donne, economia e “leaking pipelines”

Antonia Carparelli, con riferimento al progetto ‘100esperte.it’, illustrato da Luisella Seveso su questo numero del Menabò, propone alcune riflessioni sul percorso lungo e tortuoso che le donne hanno dovuto e devono ancora affrontare per affermarsi e far sentire la propria voce in qualità di economiste; sottolinea l’importanza di ‘azioni positive’ volte a contrastare gli ostacoli e i meccanismi di discriminazione, e segnala il ruolo dell’Europa nel promuovere e sostenere la parità di genere, anche e soprattutto attraverso la diffusione della conoscenza.

Corporativismo, spesa pubblica e distribuzione funzionale del reddito

Mario Holzner analizza l’impatto del “corporativismo” – cooperazione tra imprese, lavoratori e gruppi d’interesse statali – sull’evoluzione della quota di reddito da lavoro in 42 economie industrializzate nel periodo 1960-2010. Holzner individua una complementarietà tra ruolo dello stato e sistema di contrattazione, sostenendo che il reddito da lavoro ha avuto una dinamica più favorevole nei paesi in cui il ruolo dello Stato si è ridotto ma la contrattazione salariale è centralizzata e nei paesi in cui quest’ultima è decentralizzata ma la spesa pubblica è rilevante.

La politica antitrust e il contrasto alla disuguaglianza

Alessandra Tonazzi esamina il ruolo di contrasto alle disuguaglianze che l’antitrust può svolgere anche restando nel solco dei propri obiettivi tradizionali: benessere del consumatore, promozione dell’innovazione e della crescita. Tonazzi osserva, però, che la stessa concorrenza può essere percepita come fonte di disuguaglianza ed è perciò importante che l’azione dell’antitrust sia accompagnata da misure di welfare per consentire alla politica della concorrenza di svolgere virtuosamente una funzione pre-distributiva, contrastando la formazione o l’aumento di disuguaglianze.