Autonomia differenziata e tutela della salute: alcune riflessioni a partire dalle esperienze di governo delle politiche sanitarie

Francesca Angelini esamina la questione dell’autonomia regionale differenziata in materia di tutela della salute alla luce dall’esperienza delle politiche sanitarie e lo fa distinguendo due profili: il primo, procedurale, relativo alla determinazione dell’intesa che in base all’art. 116 Cost. definisce l’autonomia differenziata; il secondo, sostanziale, verifica la ‘desiderabilità’ di un’ulteriore differenziazione dei Sistemi sanitari regionali, valutandone le conseguenze sul piano della uniformità e della fondamentalità del diritto alla salute.

Autonomie regionali differenziate e spese per l’istruzione scolastica. Ovvero: Robin Hood al contrario

Gianfranco Viesti illustra l’importante ruolo dell’istruzione scolastica nel progetto di autonomia regionale differenziata. In particolare, Viesti sostiene che essa può determinare un consistente travaso di risorse finanziarie fra le regioni, per effetto della garanzia prevista nei “Testi concordati” fra il Governo e Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna di una spesa pro-capite per istruzione pari alla media nazionale. Peraltro, tale criterio, apparentemente equitativo, penalizzerebbe in modo ingiustificato gli studenti delle regioni più deboli.

La curvatura lavoristica del Reddito di Cittadinanza

Lucia Valente muove della considerazione che il D.L. n. 4/2019 sembra ispirato al principio che occorre lavorare ad ogni costo e perciò il Reddito di Cittadinanza da strumento di lotta alla povertà diventa una politica attiva del lavoro. Riflettendo sulla curvatura lavoristica del RdC, Valente ne mette in luce gli aspetti più problematici: dalla necessità di coinvolgere le Regioni titolari dei Centri per l’impiego e della programmazione delle politiche attive, alla necessità di chiarire le tappe del percorso di attivazione del disoccupato in condizione di bisogno.

Effetti attesi della legge di bilancio 2019. Una questione di moltiplicatori fiscali?

Paolo D’Imperio e Massimiliano Tancioni presentano una valutazione degli effetti macroeconomici della legge di Bilancio, secondo la quale il moltiplicatore complessivo è contenuto, per la prevalenza dei trasferimenti alle famiglie. il potenziale espansivo del Reddito di Cittadinanza, grazie anche i vincoli di destinazione e di spesa, è invece alquanto elevato. I due autori indicano i fattori che possono attenuare questo effetto e osservano che per valutare l’efficacia redistributiva del RdC occorrono strumenti diversi dai moltiplicatori.

Includere gli esclusi? Alcune idee utili per allargare il perimetro della protezione sociale

Marcello Natili esamina su un recente report curato dall’OCSE sul futuro della protezione sociale e sugli strumenti di policy maggiormente in grado di fornire una protezione adeguata all’amplia platea dei lavoratori con contratti non standard. Natili sottolinea in particolare i rischi che la diffusione di tali contratti pone sulla futura sostenibilità dei sistemi di protezione sociale e riflette su criticità (e potenzialità) delle principali strategie proposte nel dibattito internazionale per far fronte a tali sfide.

Anche la cittadinanza diventa precaria

Laura Ronchetti sostiene che il Decreto legge n. 113 del 2018, da pochi giorni convertito in legge, trasfigura l’accezione della cittadinanza nazionale: i cittadini non sono più tutti uguali, per qualcuno la cittadinanza è “precaria” perché revocabile. Il governo e il parlamento hanno distinto tra cittadini inossidabili – italiani iure sanguinis – e cittadini precari – che hanno acquistato la cittadinanza per matrimonio o per naturalizzazione. Solo a questi ultimi, infatti, si può revocare la cittadinanza, non ai cittadini per nascita, i “veri” cittadini secondo il legislatore.

Il welfare occupazionale all’italiana: rischi e criticità

Matteo Jessoula riflette sulle misure che negli ultimi anni hanno mirato a favorire l’espansione del mercato e delle associazioni intermedie (aziende e sindacati) nel campo della protezione sociale. Adottando una prospettiva comparata e considerando le peculiari caratteristiche sia del “welfare state all’italiana” sia del sistema produttivo e del mercato del lavoro in Italia, Jessoula mette in luce le criticità e gli esiti perversi che si possono generare dall’“incastro” di schemi pubblici e occupazionali.

Il welfare aziendale e universale nel dibattito di oggi

Marco Leonardi, sostiene che il welfare aziendale non rischia di sostituire quello universale perché il premio fiscale è destinato solo in parte a premi convertiti in welfare e perché la spesa per welfare aziendale è minima rispetto a quella per il welfare universale. Leonardi, inoltre, non condivide la tesi che non bisognerebbe detassare il welfare aziendale perché avvantaggia i lavoratori con retribuzioni più alte e sostiene che tornare a un welfare unilaterale da parte delle aziende, in luogo di quello contrattato dai sindacati previsto dalle attuali norme, sarebbe un errore.

Il Welfare contrattuale: la necessità di ripensarlo

Roberto Ghiselli riflette sulle caratteristiche e le prospettive del welfare contrattuale in Italia. A suo parere, l’esperienza che si sta sviluppando attorno a tale forma di welfare richiede un’attenta analisi del fenomeno; inoltre, sono necessari interventi, normativi e contrattuali, che consentano di valorizzarne la funzione, superando gli elementi distorsivi che nel frattempo si sono prodotti; in particolare in prospettiva occorre evitare che si creino disparità nell’accesso a tutele e diritti di cittadinanza fondamentali che vanno universalmente garantiti.

Per sconfiggere il fallimento formativo

Marco Rossi-Doria affronta il tema cruciale del fallimento formativo, muovendo dall’osservazione che sebbene i dati segnalino una tendenziale attenuazione del fenomeno nel corso degli ultimi anni, la situazione rimane molto preoccupante sotto una molteplicità di profili. Rossi-Doria sostiene che Parlamento e governo hanno nel corso del tempo elaborato proposte serie e fattibili – e ricorda in particolare il Rapporto del Miur del gennaio scorso – ma sul piano dell’attuazione dei provvedimenti tutto tace.