Scritto da:
Download PDF

Gli effetti della “Grande Recessione” sulle condizioni di salute dei quattro Paesi dell’Europa meridionale (Grecia, Italia, Spagna e Portogallo) non si sono ancora completamente manifestate, ma è già chiaro che sono rilevanti.

In una situazione di crisi, affrontata con politiche di “austerità”, i problemi in campo sanitario sorgono dall’incontro tra un’offerta di servizi (sanitari, ma anche sociali) soggetta a tagli e una domanda che probabilmente tende a crescere, nonché dalla coincidenza dell’inasprimento delle condizioni economiche delle famiglie con l’aumento delle compartecipazioni alla spesa a loro carico (ad esempio, mediante ticket sanitari). Per di più le manovre di bilancio, che impattano su un sistema economico già in crisi, hanno un ulteriore effetto recessivo.

Nei paesi dell’Europa Meridionale il settore sanitario è stato fortemente colpito dai tagli. La spesa sanitaria pubblica pro-capite (tabella 1), in parità di potere d’acquisto, tra il 2009 e il 2012 si è ridotta di più di 450 dollari in Grecia, 150 in Spagna e 100 in Portogallo; in Italia è rimasta sostanzialmente stabile. Altri Paesi industrializzati, come Francia, Germania e Stati Uniti, hanno invece accresciuto significativamente gli esborsi; il Regno Unito li ha lievemente ridimensionati.

tab1_gabriele

Nell’ambito delle manovre di correzione della spesa sanitaria, indubbiamente è stato effettuato uno sforzo per aumentare il rapporto costo-efficacia della spesa, migliorando l’appropriatezza e sacrificando i redditi degli operatori del settore (attraverso revisione e centralizzazione delle procedure di acquisto, imposizione di budget di spesa e rideterminazione dei contratti con i privati, sistemi di rimborso da parte degli erogatori della spesa in eccesso, promozione dei farmaci generici, tagli alle remunerazioni del personale); al contempo una parte della spesa è stata messa a carico dei cittadini (aumenti delle compartecipazioni) e si sono decise forme di razionamento (tagli di posti letto, riduzione del personale, limitazioni di spesa) e di restringimento del perimetro della sanità pubblica sia modificando il pacchetto di servizi/prestazioni offerte sia indebolendo il principio di universalità, attraverso l’esclusione dall’accesso ai servizi sanitari di alcune fasce di popolazione o la subordinazione della copertura assicurativa alla condizione occupazionale. Molti osservatori hanno posto in dubbio la capacità di coniugare la fretta con l’efficacia, malgrado alcune riforme fossero ritenute necessarie.

Nei quattro paesi in esame la speranza di vita è elevata (soprattutto in Italia e Spagna), superiore alla media UE28, e in tendenziale aumento. Tuttavia secondo i più recenti dati resi disponibili da Eurostat e riferiti al 2012, la speranza di vita si è stabilizzata o ridotta lievemente, e anche la speranza di vita in buona salute è calata in Italia e in Grecia. E’ troppo presto per valutare se si tratti di un’inversione di tendenza, ma di certo non si tratta di un’evidenza rassicurante.

In Grecia sono emersi seri problemi di diritto alla fruizione dei servizi, probabilmente legati al razionamento, e, più di recente, all’insufficienza del reddito per fare fronte alle compartecipazioni. Gli ospedali hanno risentito delle carenze di personale e di forniture mediche, mentre i ricoveri sono aumentati di circa un quarto già nel 2010 in seguito anche alla diminuzione di quelli effettuati presso le strutture private. Vi è anche carenza di medicinali, legata ai prezzi bassi, e dunque, ai bassi profitti delle imprese farmaceutiche, ai ritardi nei rimborsi alle farmacie, al mercato parallelo. In molti casi i pazienti hanno dovuto anticipare il pagamento e poi attendere il rimborso dalle assicurazioni. Sono stati eliminati molti servizi per gli immigrati, mentre i greci hanno cominciato a frequentare le street clinics gestite dalle ONG. Al ridimensionamento dei programmi di prevenzione ha fatto seguito un drastico aumento delle infezioni da HIV e l’insorgere di focolai di malaria e altre patologie.

La percentuale di individui appartenenti al quintile di reddito più basso che hanno dichiarato di aver rinunciato a visite mediche perché troppo costose, secondo i dati Eurostat, è aumentata in Grecia e in Italia, arrivando al 13/14% nel 2013. Nel nostro Paese, d’altronde, le compartecipazioni sulla farmaceutica sono più che raddoppiate rispetto al 2008 e quelle sulla specialis