Paolo Naticchioni è Professore Associato al Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Roma Tre, attualmente in aspettativa per un incarico presso la Direzione Centrale Studi e Ricerche dell'INPS. Ha conseguito titoli di dottorato presso l'Université Catholique di Louvain e la Sapienza Università di Roma. E' stato segretario dell'Associazione Italiana degli Economisti del Lavoro ed è fellow del centro di ricerca IZA. I suoi interessi di ricerca sono nell'ambito dell'economia del lavoro (in particolare temi come la disuguaglianza, sindacato e contrattazione, dinamica dei salari), economia regionale, political economy, economia dell'immigrazione, valutazione di politiche pubbliche.

Bonus per professionisti non ordinistici: il crollo delle richieste dopo l’introduzione della prova della riduzione del fatturato

Saverio Bombelli, Maria De Paola e Paolo Naticchioni si occupano dei ristori per i lavoratori autonomi non iscritti ad un ordine esaminando, in particolare le conseguenze dell’introduzione, da parte del Governo, di requisiti più stringenti per l’accesso a tali ristori. Gli autori trovano che le domande di indennità si sono ridotte e sottolineano la necessità di affiancare alle misure di sostegno anche efficaci controlli, senza i quali vi è il rischio di destinare risorse a chi non ne ha veramente bisogno.

Sostegno alle famiglie e cura dei figli durante la pandemia da COVID-19: la mamma è sempre la mamma

Paola Biasi, Maria De Paola e Paolo Naticchioni esaminano la fruizione, da parte dei lavoratori, dei congedi per COVID-19 e confermano che sono le madri a svolgere il ruolo di principale care-giver. Infatti, solo nel 21% dei casi i padri hanno usufruito del congedo. Di interesse è anche il fatto che questa quota cresce, sebbene in maniera contenuta, all’aumentare della capacità reddituale relativa della madre. Questo andamento si inverte, però, quando la madre guadagna più del padre.

Reddito di cittadinanza: chi lo riceve ha una carriera contributiva “povera”

Giuseppe Pio Dachille, Maria De Paola e Paolo Naticchioni analizzano i percettori del Reddito di Cittadinanza e trovano che soltanto un terzo dei percettori in età da lavoro ha maturato contributi previdenziali nel corso degli ultimi due anni. I restanti due terzi sono, invece, rimasti esclusi dal mercato del lavoro formale e quindi anche dalle connesse prestazioni di sostegno .

Cassa Integrazione Guadagni Covid: cosa è successo e indicazioni di riforma

Paolo Naticchioni analizza il ruolo della Cassa Integrazione Guadagni nel contenere l’impatto della crisi, sottolineando che essa ha ridotto il costo del lavoro per le imprese in modo significativo e flessibile rispetto al grado di utilizzo dei lavoratori, garantendo loro la costanza del posto di lavoro. Naticchioni sostiene anche che questa esperienza fornisce indicazioni per disegnare meglio il sistema degli ammortizzatori sociali orientandolo, in particolare, a fronteggiare gli shock asimmetrici, congiunturali, e solo in casi eccezionali quelli sistemici.

Come è cambiata nel tempo la geografia dei lavoratori super-ricchi?

Alessandra Casarico, Edoardo Di Porto, Salvatore Lattanzio e Paolo Naticchioni si occupano di top earner, i lavoratori che percepiscono super-stipendi. Utilizzando i dati INPS relativi ai lavoratori dipendenti del settore privato, gli autori mostrano come la quota di top earner in Italia sia concentrata al Nord e nella finanza. Disuguaglianze geografiche sono presenti anche nel numero di imprese che impiegano questo gruppo di lavoratori, contribuendo ad ampliare i divari territoriali nel nostro paese.

Conviene vivere in città? I salari reali tra contrattazione collettiva e costo della vita

Marianna Belloc, Paolo Naticchioni e Claudia Vittori espongono i risultati di una loro indagine sui differenziali nei salari reali tra città e aree periferiche che prende le mosse dalla considerazione che in Italia la contrattazione collettiva nazionale, molto diffusa, tende a rendere omogenei i salari nominali sul territorio mentre il costo della vita è molto variabile ed appare decisamente più elevato nei centri urbani. La loro principale conclusione è che lavorare nelle città può comportare una penalizzazione salariale in termini reali.

Benefici pubblici nell’utilizzo dei dati personali: il caso delle visite medico fiscali

Edoardo Di Porto e Paolo Naticchioni valutano le conseguenze economiche dello spegnimento, per ragioni di tutela dei dati personali, del modello di data mining SAVIO utilizzato dall’INPS per indirizzare le visite medico-fiscali allo scopo di contrastare l’assenteismo. I due autori mostrano che spegnere SAVIO ha ridotto di molto l’efficacia delle visite e che ripristinarne la funzionalità consentirebbe alla collettività di risparmiare circa 8 milioni di euro l’anno. Questo tipo di analisi può consentire una valutazione più completa per il decisore pubblico dei costi e benefici della tutela dei dati personali.

Routinizzazione delle mansioni e rischio di disoccupazione in Europa

Paolo Naticchioni e Claudia Vittori, presentano alcuni risultati di un lavoro con Bosio e Cristini, contenuto nel volume “Il mercato rende diseguali?”. L’articolo esamina il crescente processo di polarizzazione nel mercato del lavoro, che ha favorito la crescita delle occupazioni caratterizzate da mansioni di tipo non-routinario, cognitive e manuali, a discapito di quelle di tipo routinario e i risultati confermano che in Europa si è ridotta nel corso del tempo l’intensità delle mansioni routinarie e mostrano che gli addetti a tali mansioni sono esposti a un maggior rischio di disoccupazione.

C’era una volta la “Meglio Gioventù”…

Paolo Naticchioni, Michele Raitano e Claudia Vittori confrontano tre generazioni di lavoratori nati fra il 1965 e il 1979 e mostrano come la dinamica dei salari di inizio carriera, in Italia, abbia conosciuto uno scivolamento verso il basso nel passaggio da una generazione all’altra. In particolare, gli attuali 35-39enni hanno subito, rispetto alle due coorti precedenti, una marcata perdita di salario all’entrata in attività, non recuperata negli anni successivi. Particolarmente grave è che i più penalizzati siano stati i giovani laureati, la presunta “meglio gioventù”.