Giuseppe Croce è professore associato presso il dipartimento di Economia e Diritto dell’Università la Sapienza dove insegna politica economica e politiche del lavoro. Negli ultimi anni si è occupato di overeducation, formazione nelle imprese, effetti di agglomerazione del capitale umano e relazioni industriali

Lavorare meno lavorare tutti

Giuseppe Croce e Michele Faioli riflettono sulla riduzione degli orari di lavoro come politica per l’aumento dell’occupazione. I due autori indicano le condizioni necessarie affinché la riduzione dell’orario di lavoro accresca il benessere dei lavoratori senza aggravare i costi per le imprese, richiamano le tesi avanzate al riguardo da Ezio Tarantelli nel 1984 e concludono sostenendo che questa politica è poco coerente con l’odierno quadro macroeconomico italiano.

Laureati STEM: in cerca di un “premio”

Giuseppe Croce e Emanuela Ghignoni esaminano le differenze salariali tra i neolaureati italiani in diversi ambiti scientifico-disciplinari. In particolare, stimano il “premio salariale” dei laureati del gruppo STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) e trovano che esso, contrariamente all’ipotesi di cambiamento tecnologico skill-biased, negli ultimi decenni è diminuito e non aumentato. Croce e Ghignoni ritengono che ciò sia un’ulteriore conferma della scarsa capacità dell’economia italiana di valorizzare il capitale umano e di mettere a frutto il cambiamento tecnologico.

Reddito di cittadinanza. È la risposta giusta alla prossima rivoluzione industriale?

Giuseppe Croce riflette sul reddito di cittadinanza all’interno di uno scenario di nuova rivoluzione industriale. In particolare, Croce si chiede se il reddito di cittadinanza possa rappresentare un buon sostituto dell’occupazione (e delle relative politiche). La risposta dipende dal significato (e dall’importanza) che si ritiene le persone attribuiscono al lavoro; se il lavoro non è considerato soltanto un mezzo per ottenere reddito, il reddito di cittadinanza rappresenterebbe un suo sostituto imperfetto e le politiche per l’occupazione dovrebbero rimanere prioritarie.

Miracoli in Germania. Flessibilità interna e mercato del lavoro

Giuseppe Croce esamina le cause della straordinaria tenuta dell’occupazione in Germania durante la Grande Recessione. Dopo aver evidenziato che la discussione al riguardo è ancora aperta tra gli economisti, Croce sostiene che l’economia tedesca ha esibito una notevole capacità di adattamento e grande flessibilità, ma una flessibilità “interna”, diversa da quella tipica dei sistemi di flexicurity. La sua conclusione è che l’esperienza tedesca, benché non priva di effetti avversi e radicata in uno specifico contesto di relazioni industriali, rappresenta una lezione di grande interesse.

Ancora su mercato del lavoro e politiche del governo. Abbastanza bene l’occupazione permanente. Ma retribuzioni e produttività?

Giuseppe Croce analizza le dinamiche dell’occupazione nel corso del 2015 e afferma che, in base ai dati dell’INPS, la creazione di posti di lavoro si può considerare tutt’altro che trascurabile. Croce ritiene, però, che questa positiva dinamica dipenda solo in parte dalle politiche del Governo e, d’altro canto, richiama l’attenzione sulle retribuzioni dei nuovi assunti nell’anno. Il loro basso livello fa temere che sul fronte della qualità dei nuovi posti di lavoro e della produttività le tendenze siano tutt’altro che positive

Luci e ombre del Jobs Act. Tra manovra congiunturale e politica strutturale

Giuseppe Croce si sofferma sul contratto a tutele crescenti e sull’indennizzo monetario in caso di licenziamento. A suo parere, grazie soprattutto al bonus contributivo sulle nuove assunzioni, l’effetto congiunturale sull’occupazione potrà essere positivo mentre appare molto debole l’atteso effetto strutturale. Croce teme poi che il nuovo contratto possa portare all’espulsione di lavoratori anziani e sottolinea, anche in questa prospettiva, l’importanza della formazione continua