Fulvio Lorefice (Catania, 1984) si occupa di analisi dello scenario politico nazionale e internazionale presso il centro studi di una società di consulenza. Dottore di ricerca in Storia dell’Età contemporanea nei secoli XIX e XX presso l’Università di Bologna, è autore di «Ribellarsi non basta. I subalterni e l'organizzazione necessaria» (Roma, Bordeaux Edizioni, 2017), oltre che di saggi pubblicati su riviste scientifiche. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia degli Stati Uniti e la loro politica estera. Ha svolto inoltre attività di ricerca sui modelli di mobilitazione cognitiva per i partiti, il rapporto tra intellettuali, esperti e politica e l’evoluzione delle culture politiche.

L’internazionalismo, nella diversità

Nella primavera del 1959 Luciano Barca visita la Cina con una delegazione del PCI e di quella visita abbiamo un’emozionante testimonianza video alla quale ci rimanda Fulvio Lorefice. Quel viaggio, e gli altri che seguiranno, mostrano che tra le molteplici dimensioni dell’impegno politico di Luciano Barca quella diplomatica è stata certamente una fra le più significative, grazie alla sua abilità e raffinata sensibilità, testimoniate anche dal suo ruolo nel «compromesso storico». Lorefice sostiene che nell’«assedio reciproco» novecentesco, la propensione alla mediazione e al compromesso fu decisiva non soltanto nella dinamica politica nazionale ma anche in quella internazionale. In quest’ultima prospettiva l’opera di Barca, che Lorefice traccia attraverso i diari richiamando in particolare i rapporti con i ‘partiti fratelli’, si rivela utile in una fase in cui la dimensione internazionale dei partiti appare spenta.

La politica come scienza. L’esperienza di Frattocchie

Fulvio Lorefice si occupa della formazione della classe politica, una precondizione per quell’effettiva «centralità del parlamento» che queste elezioni temporaneamente ci consegnano. In particolare, l’autore si sofferma sull’esperienza del sistema educativo di scuole nazionali e regionali del Partito Comunista Italiano e quindi sul relativo processo di pedagogia politica delle masse. Nel ricordare la figura intellettuale di Luciano Gruppi, sostiene l’importanza per la sinistra odierna del linguaggio e della sua accessibilità.