Antonia Carparelli è Consigliere economico alla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea.

Donne, economia e “leaking pipelines”

Antonia Carparelli, con riferimento al progetto ‘100esperte.it’, illustrato da Luisella Seveso su questo numero del Menabò, propone alcune riflessioni sul percorso lungo e tortuoso che le donne hanno dovuto e devono ancora affrontare per affermarsi e far sentire la propria voce in qualità di economiste; sottolinea l’importanza di ‘azioni positive’ volte a contrastare gli ostacoli e i meccanismi di discriminazione, e segnala il ruolo dell’Europa nel promuovere e sostenere la parità di genere, anche e soprattutto attraverso la diffusione della conoscenza.

Termites of the State e diritti di proprietà intellettuali

Antonia Carparelli commenta il volume di Tanzi, Termites of the State, soffermandosi sulla sua analisi della proliferazione dei diritti di proprietà intellettuale e del loro impatto sulla concentrazione della ricchezza e sulle disuguaglianze. Carparelli sostiene che questa “rivoluzione silenziosa” che sta trasformando la geografia e la dinamica del potere economico è frutto anche di politiche pubbliche che, però, devono essere ripensate se si vogliono correggere le grandi disuguaglianza, soprattutto considerando che l’economia globale può rendere la tassazione un’arma spuntata.

La giustizia sociale e l’Unione Europea: riflessioni in margine al rapporto della Bertelsmann Stiftung

Antonia Carparelli commenta il Rapporto sulla giustizia sociale nell’Unione Europea da poco pubblicato dalla Bertelsmann Stiftung, sottolineando l’utilità e l’importanza di questa iniziativa in un momento nel quale si avverte un’esigenza vitale di riportare la giustizia sociale al cuore del progetto europeo. Al tempo stesso, si interroga sull’adeguatezza di soluzioni che affidano interamente agli stati membri il perseguimento della giustizia distributiva, lasciando al livello europeo un ruolo marginale di orientamento.

La crescita, il benessere e la bussola ingannevole

Antonia Carparelli, dopo avere ricordato perché si è deciso di includere le attività illegali nel calcolo del Pil, illustra alcuni paradossi ai quali questa decisione potrebbe condurre, soprattutto se il Pil continuasse a essere considerato un indicatore di benessere sociale. Carparelli suggerisce di affiancare rapidamente altri indicatori al Pil e di fare comunque un uso oculato di quest’ultimo, calcolandolo prima e dopo il computo delle attività illegali e prendendo il dato senza attività illegali come parametro di riferimento per le politiche.