Dal lavoro agile alla new way of working: una roadmap per gli “architetti del nuovo lavoro”

Federico Butera ricorda che durante la pandemia 6 milioni di persone hanno lavorato da casa, non più sotto il controllo diretto della gerarchia, accelerando cambiamenti in atto già dagli anni Settanta. Butera sostiene che si è aperta la sperimentazione di una new way of working diversissima dalla tradizione taylor-fordista, sostenuta da “progettisti o architetti del nuovo lavoro“ che opereranno su obiettivi di rigenerazione organizzativa, professionalizzazione diffusa e promozione della qualità della vita di lavoro.

Ridare dignità al lavoro: è il momento di intervenire*

Claudio Treves discute alcune proposte del Gruppo di lavoro ministeriale sul contrasto al lavoro povero e sostiene che è urgente andare verso la combinazione di una soglia minima legale di garanzia e di retribuzioni definite nel loro valore generale dai contratti collettivi, sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori. Sui sostegni pubblici diretti a integrare i salari insufficienti, Treves ritiene che non dovrebbero essere alternativi ai miglioramenti salariali di origine contrattuale.

Il ritorno alla normalità che non vogliamo

Lisa Magnani partendo dalla considerazione che la promessa di un ritorno al ‘Business as usual’ (BAU) dopo la pandemia è uno dei temi centrali nel dibattito politico che si sta svolgendo in Australia in vista delle elezioni del prossimo maggio, sottolinea la forza retorica di questa promessa, le sue ambiguità, il diverso modo di intenderla e, soprattutto, la sua inadeguatezza, comunque sia inteso il BAU, a far fronte alle vere sfide che l’Australia, come molti altri paesi, deve affrontare.