Prima del PCI, Regia Marina e politica

Al PCI Luciano Barca arrivò dal mare. Anzi, emergendo dal mare. Per sapere come tutto ciò sia avvenuto, lasciamo direttamente a lui la parola. E lo facciamo riproducendo alcuni brani dal suo Buscando il mare con la Decima Mas. Sono brani utili non soltanto per conoscere come, attraverso il suo modo di vivere la Regia Marina e la guerra, maturano le scelte cruciali della vita di Luciano ma anche per leggere quegli anni con lo sguardo di un ventenne.

La buona battaglia. Luciano Barca, la politica economica e il mercato

Luciano Barca si iscrisse al PCI alla fine della seconda guerra mondiale, sostenuto dall’entusiasmo per la costruzione del partito nuovo proposta da Togliatti e per la ricerca di una via italiana al socialismo. Così fecero anche molti altri giovani militanti diversi, però, come sostiene Giorgio Rodano per la loro concezione del comunismo. Quella di Barca era poco ideologica e caratterizzata dall’impegno a costruire una società ‘diversa’. Rodano documenta questo impegno ricordando che negli oltre 40 anni di lavoro per il partito Barca ha dato un contributo importantissimo a svecchiare il vecchio approccio marxista-leninista di ispirazione sovietica ai problemi dell’economia e della politica economica, affrontando questioni e con una prospettiva “dal lato della domanda” che sono oggi sul tavolo delle scelte da compiere.

La “frazione Ingraiana di Roccaraso”

Negli anni ’60 a Botteghe Oscure, Luciano Barca dirigeva la commissione di massa che si occupava essenzialmente di sindacato e la sua stanza era a pochi metri da quella di Luciana Castellina, allora responsabile delle donne operaie nella sezione femminile del partito. Erano, quelli, gli anni del miracolo economico. Luciana Castellina ricorda, con qualche amarezza, il dibattito che si aprì all’interno del PCI sulle tendenze del neocapitalismo e sul ruolo delle lotte operaie che si trasformò in scontro aperto nel congresso del ’66, quando Ingrao rese pubblico il dissenso sulla linea del partito di molti suoi autorevoli membri. Tra di essi vi era Luciano Barca che fu relatore nella conferenza operaia del 1965 a Genova, decisiva per l’evoluzione di quel confronto.

Pur non essendo vescovo

Luciano Barca fu chiamato da Togliatti e Longo alla segreteria del PCI nel 1960, caso praticamente unico di accesso al vertice del partito da parte di chi era esterno all’apparato, di chi – per dirla con le sue parole – non “era vescovo”. Questo gioco, sostiene Marco Damilano, riassume il suo percorso biografico: la laicità di un’appartenenza e di un percorso politico, sempre rivendicata, ma anche la tensione tra un’ideologia totalizzante e la presenza storica del PCI nella società italiana. Nelle battaglie di Barca a Botteghe Oscure c’è anche il romanzo di formazione di quella generazione politica: la formazione di una classe dirigente, la sua messa alla prova, il rapporto tra la leadership monocratica e la collegialità delle decisioni, la divisione in correnti, i rapporti con gli altri partiti, le relazioni internazionali, il ruolo del Pci nelle grandi trasformazioni di quell’epoca.