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Fabrizio Barca e Flavia Terribile osservano che la disattenzione per le ineguaglianze è causa primaria della crisi del capitalismo e dello scollamento tra classi dirigenti e ampie fasce della popolazione;ricordano che nell’Agenda 2030 dell’ONU la riduzione delle disuguaglianze è una dimensione irrinunciabile dello sviluppo, anche dei paesi avanzati; e, richiamando anche l’attività dell’ASviS, considerano questa un’occasione da non perdere per concentrare l’attenzione e il confronto su alcuni indicatori di disuguaglianza e sulla valutazione delle politiche per ridurla.

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Bruno Bises riflette sugli effetti che, sotto il profilo economico, potrebbero conseguire alla riforma costituzionale del Senato. Tra le altre, Bises esamina le possibili ricadute sull’efficienza del processo decisionale (in termini di costi, tempi, potenziali conflitti) e sull’efficienza economica (cioè sul possibile incremento del benessere collettivo derivante dall’approvazione dei provvedimenti di legge). Bises si sofferma anche sulle funzioni di valutazione delle politiche pubbliche e delle attività delle pubbliche amministrazioni assegnate al nuovo Senato.

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Francesco Crespi e Dario Guarascio ricordano che il public procurement può incidere,agendo dal lato della domanda, sia sui livelli di attività sia sulla composizione della struttura produttiva e mostrano che mentre Usae Giappone lo hanno largamente usato in funzione anticiclica - e, specialmente gli Usa, lo hanno indirizzato verso la produzione nazionale - nell’UE gli acquisti pubblicisono diminuiti durante la crisi. Riflettendo su queste evidenze gli autori sostengono che l’UE dovrebbe fare un uso strategico del public procurement.

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Maurizio Pugno critica il modello oggi prevalente di primato della ‘istruzione specialistica’, e mostra i vantaggi di un capovolgimento che ponga la priorità nella ‘formazione generalista’, a partire da quella in famiglia, come suggerisce Heckman. Pugno ricorda che i primi economisti spiegavano i vantaggi della diffusione dell’istruzione riferendosi alla formazione generalista. Da quarant’anni a questa parteè emerso invece un eccesso di laureati, in particolare negli Stati Uniti, dovuto alla corsa all’istruzione specialistica.

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Dalle schede

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Elisabetta Segre esamina i dati recentemente pubblicati dall’Istat sulla povertà assoluta secondo cui nel 2015 il 7,6% degli individui e il 6,1% delle famiglie si trovava in questa condizione. Segre esamina in dettaglio questi dati e la loro evoluzione negli anni recenti, sottolineando come la povertà sia cresciuta tra gli occupati e tra le famiglie di stranieri, in particolare quelle residenti al Nord. Segre si interroga anche sulla situazione della povertà in altri paesi e mostra che tendenze simili sembrano essere in atto nel Regno Unito.

Contrappunti

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Daniela Cocchi esplora un contesto nel quale, forse sorprendentemente, sono frequenti i riferimenti alla statistica e al trattamento dell’incertezza: le opere letterarie. Tali riferimenti possono avere un peso rilevante nella narrazione o essere circoscritti e toccare temi inaspettati. Cocchi ne individua alcuni e li analizza, convinta che possanocontribuire alla diffusione della cultura statistica. Le opere esaminate includono “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Haddon; il “Viaggio al termine della notte” di Celine e le “Operette Morali“ di Leopardi.

Dalle schede

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Stefano Gorelli e Claudio Tancredi Palma si occupano del nuovo sistema elettorale, l’Italicum, per verificarne la coerenza con il contesto italiano e osservano che esso è rivolto ad assicurare la governabilità ma è ispirato a una filosofia che appare forzante e poco coerente con il sistema multipolarepressoché perfetto che si delinea nel voto.Gli autori elencano, poi, alcuni correttivi che permetterebbero al sistema elettorale di condurre, senza dirigismi e semplificazioni, verso un sistema bipolare, considerato dai più ottimale.
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