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Fabrizio Patriarca e Michele Raitano commentano i dati apparentemente molto favorevoli sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato recentemente forniti dall'INPS e dal Ministero del Lavoro e sottolineano che l'interpretazione delle tendenze in atto e del ruolo giocato dalle riforme è in realtà molto complessa. Un'attenta lettura dei dati porta Patriarca e Raitano a ridimensionare notevolmente il numero di contratti che corrisponderebbero effettivamente a nuova occupazione e a sostenere che se i dati fossero confermati il costo della creazione di nuovi posti di lavoro attraverso gli sgravi contributivi sarebbe esorbitante

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Massimiliano Tancioni si occupa della tesi, sostenuta per primo da Summers, che nel nostro futuro ci sia una “stagnazione secolare”. Tancioni sottolinea che per molti aspetti la “stagnazione secolare” non è facilmente distinguibile dalla keynesiana “trappola della liquidità” e discute le varie politiche proposte per contrastarla. In particolare, egli sostiene che alcune politiche strutturali, orientate a ripristinare le condizioni di redditività di lungo periodo, possono aggravare la situazione economica nell’immediato

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Gilberto Seravalli si interroga sul ruolo che le istituzioni dovrebbero avere per rianimare un’economia stagnante e sostiene che alla diffusa ricetta “più concorrenza, meno conflitto, più capacità di comando” un’importante letteratura suggerisce di sostituire quella che prevede “più confronto anche conflittuale tra modi di vedere e più sperimentalismo per adottare soluzioni che funzionano davvero”. Il modo in cui Venezia affrontò tra il XIV e il XVII secolo il problema della laguna è, secondo Seravalli, un buon esempio di applicazione di questa ricetta

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Francesco Ferrante e Fabio D’Orlando, richiamandosi a alcuni recenti contributi di economia sperimentale, sostengono che le recessioni generano anche costi non pecuniari (principalmente di natura psicologica). Tali costi non possono essere trascurati nel calcolo del benessere sociale e la loro considerazione porta alla conclusione che le politiche di regolazione dei mercati finalizzate a prevenire e contrastare episodi massicci di disoccupazione sono di gran lunga più efficaci e necessarie per il benessere sociale di quanto normalmente si ritenga

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Cronache italiane

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Vincenzo Russo ricostruisce il tentativo compiuto nel 1972 da Altiero Spinelli di dare alla Commissione europea strumenti di politica industriale e regionale in grado di contrastare gli squilibri territoriali nati anche dalle politiche liberiste adottate. Russo ricorda che l’evento principale fu la Conferenza di Venezia e che nel 1973 fu creato, con limitate risorse, il fondo per la politica regionale che non diede risultati rilevanti, e auspica che dall’insuccesso di quell’esperienza possano trarsi, a oltre 40 anni di distanza, utili insegnamenti

Contrappunti

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Nadia Urbinati muove dalla considerazione che lo stato della società economica e quello della società politica sono strettamente connessi e che una classe media ampia e sicura svolge la funzione di rendere più solida la democrazia. Tuttavia, sostiene Urbinati, le forze spontanee del mercato tendono a minare la sicurezza e la stabilità della classe media e ciò potrebbe avere conseguenze negative per la democrazia. Pertanto, l’intervento pubblico di stabilizzazione dell’economia può essere considerato necessario anche per dare solidità alla democrazia

Territori lontani in movimento

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Elisabetta Magnani si occupa degli effetti che la crisi finanziaria globale ha prodotto sull’occupazione e sulle condizioni del lavoro nei paesi in via di sviluppo e, anche per questa via, sulle disuguaglianze globali. Dopo aver sottolineato che la conoscenza di questi effetti è ancora largamente carente, Magnani individua alcuni canali attraverso i quali l’instabilità finanziaria può aggravare la vulnerabilità dei lavoratori più deboli dei paesi emergenti e ne sottolinea l’importanza per il disegno di politiche che possano contrastare questi effetti
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