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FraGRa ritornano a parlare di Piketty, prendendo spunto dalla presentazione del suo libro alla Camera. Commentando l’intervento dell’economista francese e le sue risposte ai temi sollevati nel dibattito, FraGRa riflettono sulle chiavi del successo del suo Capitale nel XXI secolo e su alcuni suoi punti deboli. In particolare quello relativo alle proposte di policy che dovrebbero riconoscere, a loro parere, un ruolo più importante alla pre-distribution.

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Francesco Ferrante parte dalla bozza di decreto ministeriale sull’assegnazione delle risorse alle università. Il criterio adottato, quello dei costi standard, è condivisibile ma la sua applicazione è del tutto insoddisfacente. Il punto principale riguarda l’esclusione dei fuori corso dal calcolo del fabbisogno. Il presupposto è che la loro presenza sia dovuta a carenze delle Università. Riportando i risultati di un recente test Ferrante mostra che, invece, è decisiva la qualità degli studenti al momento in cui entrano nelle Università.

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Francesco Saraceno osserva che se la deflazione ha costretto i policy makers europei a riconoscere che stiamo vivendo una grave crisi di domanda essa non ha prodotto cambiamenti di politiche. Ad esempio la Draghinomics evoca il ritorno della politica fiscale ma riafferma la priorità delle riforme dal lato dell'offerta e il rispetto dei vincoli fiscali. Saraceno esclude che nel fiscal compact vi sia spazio per la necessaria politica di rilancio degli investimenti pubblici e invoca la loro esclusione dal calcolo del deficit.

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Roberta Calvano torna sul tema dei partiti populisti già affrontato nel Menabò, dando conto dell’attività fin qui svolta da questi partiti all’interno del Parlamento Europeo. Esaminando in particolare il Movimento 5 Stelle e l’UKIP, Calvano rileva, da un lato, le difficoltà che questi partiti hanno nel formulare proposte efficaci e, dall’altro, l’influenza che alcune delle loro proposte, spesso criticabili, finiscono per avere sia sulle strategie degli altri partiti, che sul dibattito sui diritti e sulle trasformazioni dello stato costituzionale. 

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Claudio Treves coglie l’occasione della recente costituzione in cooperativa dei lavoratori della Unilever di Marsiglia diretta a impedire la chiusura dell’impresa per riflettere sui problemi che incontrano oggi le cooperative come forma alternativa di organizzazione della produzione. In particolare, egli richiama l’attenzione sulla questione delle competenze, su quella del funzionamento della democrazia interna e sulla degenerazione della natura delle cooperative indotta dai vantaggi fiscali riconosciuti a questa forma di impresa.

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Territori vicini in movimento

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Murrau ritorna sul tema delle aree interne analizzando le comunità italo-albanesi della Calabria, sottolineando che queste comunità hanno conservato nel tempo una comune matrice linguistica e culturale. Ciò non ha, però, impedito lo spopolamento né ha favorito lo sviluppo; perciò Murrau conclude che anche qui occorrono politiche intenzionali che costruiscano ponti tra queste aree e le conoscenze esterne

Contrappunti

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Michele Raitano mostra i punti deboli di una proposta che è ispirata a principi condivisibili ma che può avere effetti negativi: l’introduzione di un contributo di solidarietà sulle pensioni commisurato alla differenza tra la pensione retributiva percepita e quella teorica che si sarebbe percepita con il contributivo. Al di là delle difficoltà di calcolo della pensione teorica, Raitano sottolinea i problemi che sorgerebbero se, come previsto, venissero esentate le pensioni inferiori a una determinata soglia.

Territori lontani in movimento

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Elisabetta Magnani dà conto della recente posizione del governo australiano, del tutto negativa rispetto alle politiche di contrasto del cambiamento climatico e di transizione ecologica. Anche richiamando il più articolato dibattito presente in Cina, Magnani affronta il tema cruciale del trade-off tra ambiente e lavoro e sottolinea come la green economy non garantisca la creazione di posti di lavoro in grado di assicurare equità e dignità ai lavoratori.