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Antonia Carparelli commenta il Rapporto sulla giustizia sociale nell’Unione Europea da poco pubblicato dalla Bertelsmann Stiftung, sottolineando l’utilità e l’importanza di questa iniziativa in un momento nel quale si avverte un’esigenza vitale di riportare la giustizia sociale al cuore del progetto europeo. Al tempo stesso, si interroga sull’adeguatezza di soluzioni che affidano interamente agli stati membri il perseguimento della giustizia distributiva, lasciando al livello europeo un ruolo marginale di orientamento.

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Emmanuele Pavolini si concentra sul welfare aziendale, oggetto di una crescente attivismo da parte di imprese e sindacati e anche di un rinnovato interesse da parte del Governo. Dopo averlo definito, Pavolini sottolinea che, pur essendo in crescita, il welfare aziendale in Italia è ancora molto meno esteso che nel Centro-Nord Europa; inoltre, si sofferma sul rapporto che esso ha con il dualismo nel mercato del lavoro, mostrando che sono soprattutto alcuni tipi di lavoratori e di lavori a beneficiare delle forme di welfare aziendale.

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Sergio Destefanis e Paola Naddeo si occupano di differenziali salariali tra lavoratori del settore pubblico e privato, ricordando che secondo gli studi esistenti i primi godono di un premio salariale. I due autori dopo aver illustrato la propria metodologia di analisi, basata sui modelli di Oaxaca-Blinder e di Ñopo e su dati Eurostat per 6 paesi, presentano i loro principali risultati dai quali emerge, in particolare, che in Italia il premio salariale nel pubblico è limitato e riguarda soprattutto le donne e i lavoratori poco qualificati.

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Francesco Benigno illustra le tesi principali contenute nel suo libro, La Mala Setta. Alle origini di mafia e camorra 1859-1878, Einaudi 2015, a partire da quella secondo cui le origini di mafia e camorra vanno collocate non fuori né contro il processo di costruzione dell’ordine pubblico del nascente stato italiano ma dentro il suo perimetro; in connessione cioè con la maniera di utilizzare i criminali per combattere i sovversivi e per difendere il regime politico. Per questo occorre tenere assieme i discorsi che definiscono il crimine, le pratiche poliziesche e giudiziarie che lo strutturano, le esigenze politiche che lo attivano e i modelli letterari che lo informano.

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Dalle schede

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Stefania Jaconis analizza il recente libro dello storico Eric Rauchway, sulla politica monetaria del New Deal, un argomento poco trattato nella pur vasta letteratura sulla Grande Crisi. Jaconis, dopo aver sottolineato che Rauchway tende a sfatare il mito dell’incompetenza economica di Roosevelt, si sofferma sulla ricostruzione dell’uscita degli USA dal Gold Standard e sul rapporto tra Roosevelt e Keynes, concordando con la tesi di Rauchway secondo cui Keynes solo in parte ispirò le battaglie contro la ‘ortodossia finanziaria’ dell’epoca.

Contrappunti

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Antonio Pedone si interroga sul ruolo della progressività tributaria in una strategia di riduzione delle disuguaglianze. Dopo aver brevemente ricordato le cause di queste ultime, Pedone riflette sulle condizioni che hanno determinato prima l’ascesa e poi il declino della progressività e sostiene, anche sulla base di questa riflessione, che la lotta alle disuguaglianze non si può affidare soltanto a prelievi fiscali progressivi; altri interventi - dalla riduzione delle barriere all’entrata in molte attività all’avvicinamento dei punti di partenza – sono necessari.

Dalle schede

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Chiara Assunta Ricci ed Eleonora Romano illustrano la metodologia e presentano i principali risultati che emergono dal Rapporto della Fondazione Bertelsmann sulla situazione della giustizia sociale in Europa nel 2015. In particolare, le due autrici, sottolineano che secondo il rapporto non si sono avuti significativi miglioramenti nella capacità dei 28 Paesi membri di creare una società inclusiva, rispetto al 2014, mentre persistono elevati squilibri tra gli stessi Paesi membri e l’Italia ha perso ancora posizioni nella graduatoria europea.
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