Draghi e Caffè: era ed è vero allievo?

Mario Tiberi interviene sul rapporto tra Federico Caffè e Mario Draghi che ha attratto molta attenzione da quando a quest’ultimo è stato affidato l’incarico di formare il Governo. Tiberi, basandosi su una Lezione tenuta da Draghi in occasione di una commemorazione di Caffè, fornisce la propria interpretazione del percorso da lui seguito alla guida della BCE e, anche facendo rivivere lontani ricordi dei suoi contatti con entrambi, propone il proprio punto di vista sul legame intellettuale, e non solo, che è esistito ed ancora esiste tra Caffè e Draghi.

Scuole e sicurezza: che fare?

Marcello Basili e Maurizio Franzini tornano sul tema delle decisioni razionali di fronte alla pandemia prendendo spunto anche da cosa fece il Protomedicus Q. T. Angelerio alla fine del Cinquecento per contrastare la peste ad Alghero. Basili e Franzini, dopo aver sostenuto che una decisione razionale e democratica richiede di individuare e confrontare i rischi e i costi delle diverse soluzioni, si soffermano sul problema della riapertura delle scuole sottolineando la necessità di un insieme coordinato di interventi per realizzare le migliori combinazioni di costi e rischi.

Chi ha la visione che non c’è?

Roberto Tamborini osserva che nel dibattito sul Piano di Ripresa e Resilienza risuona l’allarme della “visione che non c’è” nel governo e nella politica e ritiene che una visione del modello di sviluppo in realtà non esista più da tempo. Tamborini sostiene che il problema ha radici nella società civile, mentre troppa enfasi viene posta sulle colpe della “politica” e mette in guardia contro tre errori che, ignorando le conseguenze della pandemia e della risposta europea, rischiano di condizionare le scelte politiche.

A cosa servono i vecchi?

Majlinda Joxhe e Fabrizio Patriarca intervengono nel dibattito sul ruolo degli anziani in Italia focalizzandosi sul contributo produttivo dei lavoratori anziani. Joxhe e Patriarca basandosi sui dati dell’indagine PIAAC condotta dall’OCSE, analizzano le differenze per classe di età nelle competenze e nelle abilità impiegate dai lavoratori e le principali conclusioni che raggiungono sono che il ruolo svolto dai lavoratori cambia con l’età e, inoltre, che vi è una forte complementarità tra le competenze delle diverse generazioni nel processo produttivo.

Ancora su pandemia e razionalità. Regole e comportamenti individuali

Marcello Basili e Maurizio Franzini tornano sul tema della razionalità delle decisioni, individuali e collettive, nella pandemia e del ruolo, in tale contesto, dell’incertezza, soffermandosi in particolare su un fenomeno poco considerato: la persistenza di problemi di salute nei contagiati non più positivi. Basili e Franzini riportano le stime della diffusione di tale fenomeno nonché dei rilevanti costi economici che genera e invitano a tenerne maggiormente conto nel prendere decisioni a diversi livelli e in vari ambiti, incluso quello della ricerca.

L’incertezza e le sue insidie. Pandemia e decisioni razionali

Marcello Basili e Maurizio Franzini di fronte all’apparente mancanza di una coerente strategia di contrasto della pandemia indicano le caratteristiche che dovrebbe avere una decisione razionale in presenza di obiettivi in potenziale conflitto (salute, economia, libertà…) e di irriducibile incertezza, come quella su diffusione e letalità del virus. Basili e Franzini sottolineano, al riguardo, l’importanza di disporre di dati molteplici ed affidabili, di metodi di valutazione appropriati e, soprattutto, di valide competenze in tema di decisioni in condizioni di incertezza e scelta multicriteriale.

L’educazione di partito e la vita reale delle persone

Nel febbraio del 1980, sindaco Luigi Petroselli, si inaugura a Roma la nuova linea A della Metro. Un evento che non sarebbe dovuto sfuggire a un politico attento alle condizioni di vita delle persone, ai territori. Eppure sfuggì a Luciano Barca immerso nei pensieri che gli aveva procurato una riunione di Rinascita che allora dirigeva. Quando se ne rese conto restò profondamente amareggiato. Partendo da questo episodio, di cui fu testimone, Leonardo Loche ci rende partecipi, con precisi riferimenti, dell’attenzione di Luciano per i territori, per la vita reale delle persone e ricollega tutto ciò a quella che allora si chiamava educazione di partito.

L’internazionalismo, nella diversità

Nella primavera del 1959 Luciano Barca visita la Cina con una delegazione del PCI e di quella visita abbiamo un’emozionante testimonianza video alla quale ci rimanda Fulvio Lorefice. Quel viaggio, e gli altri che seguiranno, mostrano che tra le molteplici dimensioni dell’impegno politico di Luciano Barca quella diplomatica è stata certamente una fra le più significative, grazie alla sua abilità e raffinata sensibilità, testimoniate anche dal suo ruolo nel «compromesso storico». Lorefice sostiene che nell’«assedio reciproco» novecentesco, la propensione alla mediazione e al compromesso fu decisiva non soltanto nella dinamica politica nazionale ma anche in quella internazionale. In quest’ultima prospettiva l’opera di Barca, che Lorefice traccia attraverso i diari richiamando in particolare i rapporti con i ‘partiti fratelli’, si rivela utile in una fase in cui la dimensione internazionale dei partiti appare spenta.

La lezione di Luciano Barca e le sfide di oggi

Luciano Barca guardava con preoccupazione alla tendenza della politica a rinchiudersi sempre più in ristretti recinti istituzionali, togliendo voce alle forze sociali, e al conseguente rischio che si affermasse sempre più una concezione tecnocratica delle politiche da adottare. Giacomo Bottos rilegge, da un’altra generazione, gli scritti di Barca seguendo il filo conduttore delle politiche e si sofferma su alcune questioni tutt’oggi cruciali: il nesso tra politica e politiche, l’importanza delle autonomie, la riflessione sul modello di sviluppo e sulla società dei consumi, la critica di una concezione tecnocratica della programmazione, il rapporto possibile tra Stato e mercato, la lotta alla rendita, il problema della qualità dello sviluppo, l’articolazione di contingenza e prospettiva.

Disuguaglianza nell’intensità di lavoro nelle imprese e produttività: quale relazione?

Michele Raitano, prendendo spunto da un recente rapporto dell’ISTAT che documenta la debole dinamica della produttività del lavoro in Italia nell’ultimo quarto di secolo, ragiona sulle possibili cause di tale dinamica. In particolare, si concentra sul complesso legame fra flessibilità del lavoro e produttività riportando i risultati di una recente ricerca secondo cui la crescita della disuguaglianza nell’intensità di lavoro all’interno delle imprese, permessa dalla flessibilità, si associa in Italia a una riduzione del tasso di crescita della produttività del lavoro.