Una nuova mafia nella capitale

Salvatore Lupo si interroga sull’opportunità di utilizzare il termine “mafia” in relazione alla corruzione politico-affaristica che ha investito la capitale. Dopo avere ricordato l’origine di quel termine, il suo successo planetario, la tendenza (contro cui si schierò anche Falcone) a usarlo in modo onnicomprensivo e a declinarlo al plurale Lupo sottolinea che i parametri utilizzati dagli studiosi per definire la mafia non necessariamente coincidono con quelli stabiliti dalla legge. E osserva che se quella guidata da Carminati non era una mafia, certamente voleva esserlo.

Conversazione immaginaria fra una giovane socialista e il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

Elena Granaglia riporta una conversazione (immaginaria) svoltasi tra una giovane socialista e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi a proposito della lettera inviata da quest’ultimo a “La Repubblica” il 22 novembre 2014. Nel corso della conversazione la giovane socialista esprime le proprie perplessità su numerose affermazioni contenute in quella lettera e riguardanti principalmente cosa caratterizzerebbe la sinistra secondo il Presidente del Consiglio.

La favola delle due bisacce e la questione del capitale umano

Francesco Ferrante applica la favola di Fedro sulle due bisacce al dibattito sulle cause dell’apparente bassa qualità del capitale umano nel nostro paese. Dopo avere spiegato perché tali cause riguardino sia la domanda sia l’offerta, Ferrante considera la tendenza a concentrarsi su quest’ultima soltanto una prova della perdurante validità della favola di Fedro: si guarda solo alla bisaccia che si ha davanti, quella che contiene i vizi degli altri.

Lettere dall’Europa

Elena Paparella ragiona sulle polemiche suscitate dalla lettera inviata il 22 ottobre dal Commissario Katainen al ministro Padoan per chiedere chiarimenti sul rinvio del raggiungimento degli obiettivi di medio termine della finanza pubblica, ritenendo il caso meritevole di attenzione al di là dell’accordo poi raggiunto. Paparella puntualizza, da un lato, che la lettera di Katainen non può essere accostata a quella che Trichet e Draghi spedirono al governo italiano nell’agosto del 2011 e, dall’altro, che non vi sono norme che prevedano la segretezza pretesa dal presidente Barroso.

Le tasse e la fuga dei ricchi

Maurizio Franzini esamina la diffusa opinione secondo cui i ricchi reagiscono all’aumento delle tasse trasferendo la propria residenza. Dopo avere ricordato, quali siano le conoscenze non aneddotiche di cui disponiamo sull’influenza che le tasse esercitano sulle decisioni dei ricchi di trasferirsi, Franzini si chiede se le migrazioni dei ricchi indotte da inasprimenti fiscali, anche quando avessero luogo, sono in grado di produrre conseguenze negative come la riduzione del gettito fiscale o il rallentamento della crescita economica.

La scuola, il merito e la competizione: alcune considerazioni sulla (nuova) riforma della scuola

Stefania Gabriele si occupa di scuola, in relazione al progetto di riforma presentato dal governo Renzi. Gabriele ricorda i punti principali di questo progetto e si sofferma sulle assunzioni degli insegnanti e la riapertura dei concorsi, da un lato, e sul ruolo (decisamente problematico) che il governo sembra orientato ad assegnare al “merito” non solo nelle carriere degli insegnanti ma anche nella complessiva governance del sistema, dall’altro.

La corruzione e il dovere di ognuno di noi

Debora Cecconi, studentessa al secondo anno di una laurea magistrale in Economia, torna sui risultati del sondaggio condotto presso gli studenti della Facoltà di Economia della Sapienza e, riprendendo alcune affermazioni contenute nel commento di Maurizio De Giovanni, spiega, perché i valori culturali oggi prevalenti non consentano di sorprendersi di fronte alla tolleranza che molti studenti hanno mostrato nei confronti della corruzione e invoca un rinnovamento di quei valori.

Super-ricchi, perché?

Un breve intervento sulle origini dei redditi dei super-ricchi. Lo spunto è offerto da una recente polemica tra due economisti di primissimo piano come Gregory Mankiw e Robert Solow, i quali hanno opinioni diverse sulla possibilità di ricondurre i super-redditi, o gran parte di essi, alla capacità di introdurre innovazioni in grado di migliorare il benessere dell’umanità piuttosto che alle rendite di cui gode il settore della finanza.