La riforma della Pubblica Amministrazione e quel che servirebbe

Michele Morciano nota che anche il governo Renzi ha voluto la “propria” riforma della Pubblica Amministrazione perpetuando la convinzione secondo cui più che attuare le norme esistenti occorre produrne di nuove. Morciano si interroga poi sul vero obiettivo della riforma: rendere la PA più efficace, efficiente, trasparente ecc. o, viceversa, contenere strutturalmente la spesa pubblica attraverso una riduzione del perimetro dello stato (“uno stato semplice”) e costituire un premierato di fatto (un governo “semplice” per uno stato semplice)?

Cosa vogliono (e quanto sono razionali) i terroristi?

Maurizio Franzini si chiede quali possano essere i veri obiettivi dei terroristi, in particolare se tra essi rientri quello di “farci cambiare le nostre abitudini” come spesso si afferma, e se i loro comportamenti rispondano ai requisiti della razionalità. Nel tentativo di rispondere a questa domanda Franzini richiama alcuni studi sull’economia del terrorismo e sulla sua razionalità e suggerisce che la comprensione del fenomeno richiede di considerare congiuntamente gli obiettivi e la razionalità di chi progetta e di chi esegue gli attentati.

La correzione attuariale delle pensioni in essere: da un principio condivisibile a una soluzione difettosa

Alla luce del dibattito che ha seguito la proposta di riforma delle pensioni da parte dell’INPS, in “Contrappunti” ripubblichiamo un contributo di Michele Raitano comparso sul n. 9 del Menabò che mostra i punti deboli dell’idea di ricalcolare le pensioni in pagamento applicando i principi della formula contributiva. Raitano sostiene che questa proposta, pur essendo ispirata a principi condivisibili, farebbe sorgere problemi di equità sorgerebbero se, come è previsto, venissero esentate le pensioni inferiori a una determinata soglia.

La legge di stabilità e i suoi argomenti

FraGRa e Ruggero Paladini esaminano brevemente gli argomenti con i quali il governo ha giustificato due dei più importanti provvedimenti contenuti nella Legge di Stabilità: il taglio delle tasse e l’innalzamento a 3000 euro del limite per i pagamenti in contanti. Rispetto al primo si sostiene che, anche per il modo in cui è attuato, non è facile considerarlo “giusto e normale”, come invece ha affermato il Presidente del Consiglio e rispetto al secondo si spiega perché è debole l’argomento secondo cui sarebbe ininfluente sull’evasione fiscale.

Il Sud è rimasto indietro ma è anche andato avanti

Nel suo ultimo libro, “La questione. Come liberare la storia del Mezzogiorno dagli stereotipi”, appena uscito da Donzelli, Salvatore Lupo ricostruisce la storia della questione meridionale tra l’ultimo quarto dell’Ottocento e il primo quarto del Novecento e sottolinea che questa grande discussione sul dualismo con la sua enfasi sul progressivo divario Nord-Sud tende ad occultare i termini di uno sviluppo (macro) regionale realizzatosi anche al Sud – lasciandolo, per così dire, privo di una storia collocabile nei parametri della modernità – nonché le caratteristiche della storia regionale propriamente detta, profondamente differenziata sia al Sud che al Nord. L’idea-base è che la grande questione del dualismo per alcuni aspetti illumini il ruolo del Sud nella storia d’Italia, ma per altri ne occulti i caratteri dinamici, e a loro modo moderni. Quelle che seguono sono le prime pagine dell’Introduzione al libro di Lupo.

Contro la disuguaglianza nelle opportunità si deve e si può intervenire

Stefano Filauro e Elena Granaglia riferendo di un recente convegno organizzato a Roma dal Ciret (Centre for Inter-university Research “Ezio Tarantelli”) dal titolo Cause e Conseguenze della disuguaglianza e della mobilità: cosa si può fare, ricordano quanto serio sia oggi il problema della disuguaglianza di opportunità e si soffermano sulle molte politiche che potrebbero essere attuate per limitarla. Filauro e Granaglia sostengono che ciò che manca non è, come spesso si sostiene, l’indicazione di buone politiche ma la volontà di attuarle.

Se la crisi della Ue è istituzionale…

Paolo De Ioanna partendo dall’osservazione che vi è largo consenso sulla natura intimamente istituzionale della crisi in atto nella UE sostiene che occorre indagare più a fondo sulle radici e gli sviluppi delle contraddizioni istituzionali e sulla necessità di ridisegnare le linee di forza per un nuovo focus istituzionale che poggi su una graduale ma nitida revisione dei Trattati. Secondo De Ioanna aprire questo cantiere è urgente per costruire una concreta prospettiva politica fondata su un nucleo di istituti federali e sulla forza della democrazia.

Chi paga il debito? Le insidie del concetto di “popolo greco”

Ugo Pagano prendendo spunto dal dibattito in corso sui benefici di cui ha effettivamente goduto il “popolo greco” attraverso la concessione del debito e il suo bail out, si interroga sul significato reale di espressioni come “debito greco” e “popolo greco”. Muovendo dall’osservazione che se esiste la mobilità delle persone il popolo che beneficia dei prestiti può non coincidere con quello su cui grava la restituzione del debito, Pagano mostra la rilevanza di questa possibilità per la vicenda greca e, più in generale, per il futuro dell’Europa.

L’”Accordo” sulla Grecia. Un colpo all’etica, un colpo all’economia

Vari autori forniscono le loro valutazioni sull’Accordo siglato il 12 luglio tra l’Eurogruppo e la Grecia in condizioni di estrema difficoltà. Di quell’Accordo vengono messe in evidenza alcune peculiarità che si riferiscono in particolare alla novità della procedura di accesso agli aiuti finanziari, al rapporto tra il suo contenuto e consolidate concezione di democrazia, alle strategie che hanno condotto alla sua approvazione e al rilievo assunto dall’esercizio del potere di contrattazione in un contesto di interazione strategica asimmetrica.

Chi si preoccupa delle disuguaglianze e chi no

FraGRa riflettono su alcuni degli argomenti di chi non si preoccupa delle disuguaglianze economiche. L’occasione è offerta da un recente editoriale di Alesina sul Corriere della Sera. Gli argomenti esaminati da FraGRa sono quello secondo cui non occorre preoccuparsi delle disuguaglianze ma solo della mobilità sociale; quello per il quale le disuguaglianze creano incentivi essenziali per il benessere sociale e infine quello, spesso implicito, che l’alternativa alle disuguaglianze correnti è un’assoluta e immeritocratica eguaglianza