Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

L’eterno ritorno delle classi sociali

Armanda Cetrulo, Angelica Sbardella e Maria Enrica Virgillito presentano i risultati di uno studio longitudinale sul mercato del lavoro italiano tra il 1983 e il 2018 che documenta la progressiva compressione salariale e la proletarizzazione dei ceti medi. Oltre che di variabili consuete in letteratura, come età, genere e provenienza geografica, lo studio tiene conto dei divari tra categorie occupazionali e la loro rilevanza porta le autrici a sostenere che occorre ridare importanza alle classi sociali come determinanti della diseguaglianza salariale.

“Ricchezza, la solita ignota?” Sempre meno…

Frateblù dà conto di un recente studio dell’OCSE, riferito a vari paesi, sulla concentrazione della ricchezza e sul sovra-indebitamento e la scarsa disponibilità di risorse finanziarie delle famiglie a basso reddito. In particolare la ricchezza del top 10% è cresciuta in quasi tutti i paesi OCSE mentre il sovra- indebitamento e i limitati risparmi espongono le famiglie a basso reddito a gravi rischi in caso di caduta del reddito. Lo studio suggerisce anche alcune politiche di contrasto di queste tendenze.

I working poor tra salari bassi e lavori intermittenti

Michele Bavaro esamina, sulla base di dati amministrativi, l’evoluzione del fenomeno dei working poor in Italia tra il 1990 e il 2017. Dopo aver spiegato come definire i working poor, Bavaro sostiene che emerge con chiarezza la loro tendenza a crescere nel corso del tempo e che alla base di tale tendenza vi è non soltanto il basso livello delle retribuzioni ma anche l’ampliarsi della quota di quanti lavorano pochi mesi all’anno. Di ciò è bene tener conto nel dibattito sul salario minimo legale.

La NASpI di fronte alla crisi pandemica

Roberto De Vincenzi e Giuseppe De Blasio basandosi sui dati amministrativi dell’INPS si chiedono quanti tra i lavoratori e le lavoratrici precari entrati in disoccupazione tra marzo e aprile 2020, in seguito alle restrizioni e alle chiusure delle attività economiche, abbiano beneficiato del sostegno al reddito offerto dalla Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI). Secondo le loro stime si tratta di una quota consistente. I primi dati disponibili sembrano indicare anche una difficoltà a uscire dallo stato di disoccupazione.

Bonus per professionisti non ordinistici: il crollo delle richieste dopo l’introduzione della prova della riduzione del fatturato

Saverio Bombelli, Maria De Paola e Paolo Naticchioni si occupano dei ristori per i lavoratori autonomi non iscritti ad un ordine esaminando, in particolare le conseguenze dell’introduzione, da parte del Governo, di requisiti più stringenti per l’accesso a tali ristori. Gli autori trovano che le domande di indennità si sono ridotte e sottolineano la necessità di affiancare alle misure di sostegno anche efficaci controlli, senza i quali vi è il rischio di destinare risorse a chi non ne ha veramente bisogno.

Sostegno alle famiglie e cura dei figli durante la pandemia da COVID-19: la mamma è sempre la mamma

Paola Biasi, Maria De Paola e Paolo Naticchioni esaminano la fruizione, da parte dei lavoratori, dei congedi per COVID-19 e confermano che sono le madri a svolgere il ruolo di principale care-giver. Infatti, solo nel 21% dei casi i padri hanno usufruito del congedo. Di interesse è anche il fatto che questa quota cresce, sebbene in maniera contenuta, all’aumentare della capacità reddituale relativa della madre. Questo andamento si inverte, però, quando la madre guadagna più del padre.

Il bonus contributivo 2018 per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani: una valutazione

Bernardo Fanfani analizza gli effetti occupazionali del bonus giovani introdotto nel 2018 con lo scopo di incentivare, attraverso una generosa decontribuzione, la creazione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato a beneficio di giovani di età non superiore ai 35 anni. L’analisi condotta da Fanfani mostra che gli effetti di questo provvedimento sull’occupazione giovanile sono stati, nel complesso, positivi.

Aziende in difficoltà quando scarseggiano i manager

Julien Sauvagnat e Fabiano Schivardi affrontano il tema del ruolo che la qualità del management ha nel determinare i risultati conseguiti dalle aziende. Partendo dall’ipotesi che l’offerta locale di dirigenti sia determinante ed esaminando i dati relativi alle imprese che perdono un dirigente per morte improvvisa, i due autori forniscono elementi per valutare in modo fondato quel ruolo.

I pensionati non sono tutti uguali

Simone Ghislandi e Benedetta Scotti esaminano i dati sui differenziali di mortalità tra i pensionati in Italia e individuano chiare disparità nei profili di longevità in relazione all’occupazione ricoperta al momento del pensionamento. Ghislandi e Scotti richiamano l’attenzione sull’opportunità di tenere conto di tali disparità, che sono particolarmente accentuate per gli uomini, nell’adattamento del sistema previdenziale alle sfide poste dall’incremento della longevità.

La povertà lavorativa in Italia: nuove prospettive di analisi dei lavoratori vulnerabili

Emanuela Struffolino si occupa di in-work poverty, ovvero di povertá lavorativa, che interessa circa il 12% dei lavoratori italiani, commentando i primi risultati di ricerca presentati dal team italiano del progetto Horizon 2020 – Working Yet Poor in occasione della conferenza “La povertà lavorativa in Italia”. Struffolino ricorda che il progetto analizza il fenomeno in diversi paesi europei e si sofferma sull’importanza di individuare le diverse tipologie di lavoratori particolarmente vulnerabili.