Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

Le sanzioni alla Russia: effetto economico e scopo politico

Giuseppe De Arcangelis, Rama Dasi Mariani e Elena Rossi Espagnet ripercorrono le vicende della guerra del Donbass iniziata nel 2014 tra Ucraina e Russia e, ricollegandosi al dibattito sugli effetti economici delle sanzioni commerciali, esaminano l’impatto delle sanzioni che l’Unione Europea impose alla Russia. In particolare, essi presentano i risultati di un loro studio, focalizzato su Francia, Germania e Italia, dal quale risulta che dopo le sanzioni si è verificato un calo delle esportazioni verso la Russia, ma solo come conseguenza della concomitante crisi economica russa.

La bella disuguaglianza. E le sue conseguenze

Andrea Fazio presenta le evidenze sull’esistenza di un ‘beauty premium’, cioè dell’influenza della bellezza sui redditi da lavoro e sostiene che i percettori di questo premio (‘i belli’) tendono a essere più avversi alla redistribuzione dei redditi. Fazio sottolinea che ciò contrasta con la diffusa idea secondo cui ad avversare le redistribuzioni sono soprattutto gli avvantaggiati per merito e riflette sulle implicazioni del ‘beauty premium’ per il disegno della tassazione.

L’enigma della globalizzazione finanziaria: la libera circolazione del capitali ed i suoi rischi

Massimo Aprea riporta i risultati di un recente, interessante studio empirico sugli effetti che la liberalizzazione dei movimenti di capitale ha avuto sia sul livello sia sulla distribuzione del reddito in un campione composto da numerosi paesi. Poiché i benefici in termini di reddito risultano essere inconsistenti mentre gli effetti distributivi sono marcatamente negativi, Aprea si chiede perché la liberalizzazione dei capitali sia ancora in cima all’agenda politica di molte istituzioni internazionali.

Per cure sempre più mirate e personalizzate, investire nella Medicina di Genere

Eleonora Maglia, prendendo spunto dalla recente pubblicazione del Libro Bianco dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, affronta il tema della Medicina di Genere, ricordando le evidenze alla base di questo approccio e il contributo in termini di equità che può dare al sistema sanitario. L’autrice illustra anche le iniziative finora attivate e, nelle conclusioni, sottolinea l’importanza di investire di più nella salute femminile, considerando anche il contributo decisivo delle donne alla crescita economica.

Le disuguaglianze economiche non sono un’illusione

Salvatore Morelli mette in discussione un articolo recente di The Economist, secondo cui la crescita delle disuguaglianze economiche sarebbe un’illusione. Pur riconoscendo l’importanza di tenere conto dell’incertezza che circonda le stime delle disuguaglianze economiche, Morelli, esaminando i diversi argomenti proposti dal settimanale e i dati citati, giunge alla conclusione che, paradossalmente, proprio da questi ultimi danno sostegno alla tesi che le disuguaglianze economiche siano cresciute.

Il fisco e le disuguaglianze: a proposito di un recente libro di Saez e Zucman (seconda parte)

Ruggero Paladini continua la sua analisi del recente libro (The Triumph of Injustice) di Saez e Zucman esaminando le proposte di riforma fiscale avanzate dai due autori per il sistema statunitense: l’introduzione di un’imposta personale sui grandi patrimoni e di una nuova imposta su tutti i redditi per finanziare un sistema sanitario pubblico; la revisione della progressività dell’imposta sui redditi e la previsione di un credito di imposta sui dividendi. Paladini valuta pregi, limiti e realizzabilità di queste proposte e ne suggerisce la rilevanza per l’Europa.

Ripensare Taranto: dal buio di Sentieri ai nuovi bagliori di luce

Francesco Maiorano riflette sulla situazione di Taranto ricordando che da anni si scontrano, senza possibilità di conciliazione, la vita della fabbrica e la condizione sociosanitaria della città. Maiorano sostiene che un modello di sviluppo sostenibile e accettabile, aperto a nuove figure lavorative e nuove professioni, è possibile a condizione che gli attori sociali condividano un’idea complessiva di città, recuperando il rapporto con il mare, valorizzando l’artigianato e le risorse culturali, potenziando il terziario avanzato, senza trascurare la nuova manifattura digitale.

Il fisco e le disuguaglianze: a proposito di un recente libro di Saez e Zucman (prima parte)

Ruggero Paladini nella prima parte di un contributo che proseguirà nel prossimo Menabò si occupa del recente libro di Saez e Zucman, concentrandosi sulla tesi secondo cui negli scorsi decenni in USA all’1% più ricco sarebbe andata un quota crescente non solo del reddito lordo ma anche di quello al netto delle tasse. Quest’ultima tesi è al centro di accesi dibattiti e di recente ha attirato anche l’attenzione dell’Economist. Paladini illustra i problemi da affrontare, tra cui quello della determinazione dell’incidenza delle imposte, e fornisce una valutazione articolata della tesi di Saez e Zucman.

L’accesso ai servizi sanitari in Italia: difficoltà e strane preferenze

Roberto Fantozzi e Isabella Siciliani dopo aver ricordato che il nostro sistema di welfare è imperniato sulle prestazioni monetarie più che sull’offerta di servizi, richiamano l’attenzione su un risultato inatteso che emerge da recenti indagini dell’Istat. Da un lato le famiglie con bisogni insoddisfatti dichiarano di avere difficoltà a sostenere le spese necessarie; dall’altro molte di esse, pur avendo familiari con problemi di salute, dichiarano di non voler ricevere assistenza. L’interpretazione di questa preferenza può essere molto utile per migliorare l’assistenza pubblica.

Keynes e la politica economica al servizio della libertà

Paolo Paesani, prendendo spunto dalla nuova traduzione della Teoria Generale, curata da Giorgio La Malfa, riflette sull’attualità del pensiero di Keynes in materia di politica economica. Paesani si sofferma in particolare sull’idea keynesiana di ridurre la disoccupazione attraverso gli investimenti pubblici invece che attraverso la compressione dei salari, la quale anche oggi suscita molte preoccupazioni per i suoi effetti potenzialmente dirompenti sull’economia e sulla società.