Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

Il successo politico dei sovranisti: una conseguenza delle disuguaglianze?

Frateblu dà conto di una pubblicazione di Counterpoint e Open Society European Policy Institute su “Le conseguenze politiche delle disuguaglianze”, soffermandosi In particolare sui contributi di Wolff e Sandbu che ricollegano l’ascesa delle forze politiche sovraniste in Europa e negli USA alle aspettative di benessere frustrate del ceto medio in declino e alle nuove disuguaglianze nel mondo del lavoro. Frateblu esamina criticamente i loro argomenti sottolineando la limitata evidenza empirica che i due autori portano a sostegno della propria tesi.

Povertà in attesa: risposte adeguate a una realtà in cambiamento

Nunzia De Capite richiama i principali contenuti del Rapporto Caritas 2018 e mostra, in particolare, l’utilità di integrare le informazioni sulla povertà fornite dall’ISTAT e l’analisi delle caratteristiche delle politiche contro la povertà, con la conoscenza diretta del fenomeno che deriva dal rapporto con i poveri nei diversi territori. Al riguardo, si dimostra molto utile l’analisi delle condizioni di vita delle persone che si recano nei centri d’ascolto Caritas. De Capite presenta anche una valutazione del Rei nella fase di prima attuazione.

Distopie monetarie: se l’Italia esce dall’Euro

Paolo Paesani, riferendosi al recente volume di Sergio Rizzo “02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro”, sostiene che esso si colloca nel filone delle distopie monetarie, cioè di previsione di scenari futuri profondamente indesiderabili causati da eventi collegati alla moneta. Paesani fornisce altri esempi di distopie monetarie, ricorda che esse possono avere impreviste evoluzioni positive e presenta alcune sue riflessioni sul rischio di un futuro inquietante per il nostro paese in mancanza di profonde riforme delle istituzioni europee.

Dalla democrazia a bassa intensità a quella ad alta intensità: quale ruolo per il sorteggio?

Ugo Pietro Paolo Petroni alla luce della crisi della partecipazione democratica e del governo rappresentativo si chiede, nella prima delle due parti del suo contributo, se il sorteggio possa rappresentare una via di uscita. Petroni ricorda che il sorteggio, già utilizzato nella democrazia ateniese, ha avuto un posto di rilievo in alcune esperienze democratiche antecedenti le rivoluzioni americane e francesi e dà conto della sua recente riscoperta in alcuni paesi a sostegno di significative iniziative di democrazia partecipativa che, però, hanno ricevuto scarsa attenzione.

Un “Manifesto” progressista: il Rapporto Prosperity and Justice dell’IPPR

Iacopo Gronchi presenta i principali contenuti del Rapporto Prosperity and Justice – A plan for the new economy, recentemente pubblicato dalla Commissione sulla Giustizia Economica dell’IPPR. Il Rapporto ricostruisce la recente evoluzione dell’economia britannica, soffermandosi sulle dinamiche della disuguaglianza e, come sottolinea Gronchi, ha il pregio di non limitarsi ad analisi o proposte specifiche ma offre un quadro che, nella ricca parte propositiva, rappresenta un Manifesto al quale un rinnovato schieramento politico progressista può ispirarsi.

Moonlighting Politicians: la deludente discesa in campo della Società Civile nella Seconda Repubblica

Fabrizio Patriarca esamina un recente articolo di Akcigit, Baslandze e Lotti sulle connessioni tra politici e imprese in Italia. Patriarca, dopo aver messo in luce i pregi del lavoro, che fa uso di molteplici e originali banche dati, e averne illustrato le tesi sugli effetti negativi di tali connessioni, si sofferma sul diffuso fenomeno dei dipendenti-politici e sui vantaggi che questi ultimi portano alle imprese e a se stessi come lavoratori, proponendo anche un’ulteriore spiegazione di questo fenomeno rispetto a quella contenuta nell’articolo.

I differenziali salariali tra settore pubblico e privato in Italia

Sergio Destefanis e Paola Naddeo analizzano i divari salariali tra settore pubblico e privato in Italia, tenendo conto del ruolo dell’anzianità e del genere. Dopo aver spiegato la metodologia di analisi utilizzata, gli autori rilevano che il premio salariale nel settore pubblico è maggiore per le donne rispetto agli uomini, per le retribuzioni orarie rispetto a quelle mensili e per i livelli di istruzione medio-bassi. Infine la discriminazione di genere è minore per le donne con basso livello di istruzione che lavorano nel settore pubblico.

Complessità e finanza nell’estrazione della rendita. Commento a ‘Termites of the State” di Vito Tanzi

Giovanni Ferri commenta il volume di Tanzi, Termites of the State, soffermandosi sulla questione della crescente complessità e sulla disuguaglianza. Dopo aver tratteggiato il legame tra complessità e sistema finanziario, Ferri sostiene che esso determina un ampliamento della capacità di estrarre rendite con conseguenze per la disuguaglianza e ritiene necessarie azioni di ri-regolamentazione in grado di riportare il ‘capitalismo finanziario’ alla sua originaria vocazione ‘produttiva’, così ripristinando l’efficienza del sistema economico e sradicando le termiti di Stato.

La complessità e le Costituzioni. Commento a Termites of the States di Vito Tanzi

Chiara Goretti commenta le pagine di Termites of the State di Vito Tanzi dedicate alla qualità delle istituzioni e alle Costituzioni. Goretti arricchisce, facendo riferimento al processo legislativo in Italia, l’analisi delle conseguenze della complessità del contesto economico sulle scelte pubbliche; si chiede se formulazioni più dettagliate delle Costituzioni possano favorire l’efficace applicazione dei loro principi e, infine, invita a riflettere sul rapporto tra dettato costituzionale e sensibilità collettiva, considerando emblematica la vicenda dell’art. 81.

Organizzare i dati e le infrastrutture digitali come beni comuni: una proposta dalla Gran Bretagna

Iacopo Gronchi illustra un discussion paper recentemente pubblicato in Gran Bretagna dall’IPPR che contiene proposte innovative sull’opportunità di regolamentare le piatteforme digitali e sulle modalità attraverso le quali realizzare tale regolamentazione. Come chiarisce Gronchi la proposta si basa sull’idea che per far fronte agli effetti negativi – sociali, economici e politici – dalle c.d. piattaforme “universali” (Facebook, Alphabet, Amazon, Apple) occorra concepire i big data e le infrastrutture digitali come “beni collettivi”, per la cui tutela sono necessarie istituzioni dedicate.