Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

Una nuova rete di studiosi in Italia: nasce l’Italian Post-Keynesian Network (IPKN)

Salvatore Perri e Riccardo Zolea danno conto della nascita dell’Italian Post-Keynesian Network (IPKN), una rete di studiosi Post-Keynesiani collegata alla più ampia comunità della Post Keynesian Economic Society (PKES). La rete si propone di aprire uno spazio di confronto aperto a quanti, studiosi e studenti, non si riconoscono nell’economia mainstream e di contribuire anche attraverso il rinnovamento delle teorie “eterodosse” e la competizione delle idee a migliorare la qualità della ricerca scientifica e ad ampliare il panorama dei “mondi possibili”.

La Sharing Economy può (r-)innovare il volontariato italiano?

Gianluca La Malfa esamina l’impatto che la pandemia sta avendo sul mondo del volontariato italiano e sottolinea che i problemi di sostenibilità e di sopravvivenza riguardano anche questo attore socio-economico ampiamente conosciuto ma non sempre adeguatamente considerato. Basandosi su un suo recente lavoro di ricerca, La Malfa si chiede, in particolare, se i meccanismi delle piattaforme basate sui sistemi di sharing economy possono contribuire a rilanciare e innovare l’attività del volontariato.

Volti e risvolti della pandemia: dalla stratificazione dei rischi alle classi sociali

Armanda Cetrulo, Dario Guarascio e Maria Enrica Virgillito, in un articolo che ripubblichiamo, analizzano gli effetti differenziati che la pandemia sta avendo sulla forza lavoro, concentrandosi in particolare sulla diversa distribuzione dei rischi di natura occupazionale, reddituale e sanitaria nonché sulla diversa possibilità, per le varie professioni, di accedere al lavoro da remoto. Gli autori mettono anche in risalto l’intreccio che sussiste tra eterogeneità occupazionale e dimensione di genere.

Covid-19 e strategia nazionale per le aree interne

Luca Di Salvatore esamina l’impatto del Covid-19 sulla strategia nazionale per le aree interne (SNAI). Dopo aver illustrato il dibattito sulle aree interne sorto nel mezzo dell’emergenza coronavirus, Di Salvatore si sofferma sulle azioni da intraprendere e sulle strategie da adottare per rigenerare i territori marginali e periferici del nostro Paese, affinché questi ultimi possano proporsi concretamente quali luoghi in cui rifugiarsi in epoca di “distanziamento sociale” e in cui progettare una vita futura.

Salari minimi e retribuzioni massime: ipotesi di pre-distribuzione

Gabriele Palomba analizza la proposta di fissare un tetto alle retribuzioni avanzata dal think tank inglese Autonomy. La proposta, riferita al Regno Unito, è corredata dal calcolo dell’impatto che si avrebbe sulla disuguaglianza ipotizzando livelli diversi per il tetto e assumendo che le conseguenti minori retribuzioni dei percettori dei redditi da lavoro più ricchi siano attribuite ai più poveri. Palomba presenta queste varie ipotesi e pone il problema della realizzabilità di una simile politica che ha comunque il pregio di richiamare l’attenzione sulla necessità di politiche pre-distributive.

Le Politiche per le imprese e il lavoro: il ruolo degli incentivi*

Irene Brunetti e Andrea Ricci analizzano la diffusione e l’efficacia relativa delle politiche pubbliche per l’occupazione e gli investimenti. Sulla base di un campione rappresentativo di aziende italiane, gli autori mostrano che una quota maggioritaria delle imprese che hanno utilizzato gli incentivi fiscali per assumere lavoratori o acquisire nuovi beni strumentali avrebbero comunque operato queste scelte anche in assenza degli incentivi, mettendo così in dubbio una strategia di politica economica basata esclusivamente su schemi di incentivazione “al margine”.

Il Metodo Luciano Barca

Nella seconda metà degli anni ’90, l’Associazione Etica e Economia, costituita da Luciano Barca nel 1990, aveva sede a Campo de’ fiori e presero a frequentarla alcuni giovani tra i quali Giuliano Garavini e Michele Ruta. In un dialogo virtuale tra loro, Garavini e Ruta interrogano i loro ricordi e esprimono le loro valutazioni su tre questioni relative a quella esperienza: il metodo di Etica ed Economia, il rapporto di Luciano con i giovani e, infine, la sua visione dell’Europa. Ne scaturisce un ritratto che mette in luce la capacità di Luciano di intuire le questioni irrisolte del processo di integrazione europea, la sua generosità intellettuale e il suo ruolo di “maestro”.

Partito nazionale e territoriale

Il PCI è stata l’unica formazione politica veramente nazionale e territoriale e Luciano Barca è stato un dirigente di quel partito particolarmente sensibile al valore della territorialità, per inclinazione oltre che per diretto coinvolgimento. Partendo da queste constatazioni Gilberto Seravalli avanza una riflessione sui meriti del centro e dei livelli territoriali nelle decisioni politiche e nella loro capacità di promuovere innovazione e inclusione. Basandosi anche sui resoconti di Barca nelle Cronache, Seravalli giunge alla conclusione che dal confronto tra i due poli non emerga con chiarezza alcun vincitore.

Ritorno al partito. A margine delle “Cronache” di Luciano Barca

Luciano Barca lasciò i DS, senza clamori, nel luglio del 1998. Il partito che Luciano lasciò era ben diverso da quello al quale si iscrisse nel 1945. Nadia Urbinati individua una differenza cruciale richiamando le Cronache di Barca, dalle quali emerge un’immagine del partito di massa della sinistra che, nonostante la solida dimensione ideologica e la forte organizzazione burocratica, aveva una notevole capacità di elaborazione. La pesantezza non lo rendeva un pachiderma ma un collettivo dinamico nell’ideazione di proposte, nella ricerca e nell’aggiornamento, oltre che capace di avanzare proposte innovative e originali, tra le quali primeggia l’eurocomunismo.