Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

Non solo Grecia. Riflessioni sulle implicazioni del vincolo valutario europeo

Massimiliano Tancioni riflette sulla sostenibilità del vincolo valutario europeo e sottolinea che la vocazione deflazionistica e mercantile della Germania, in un’area valutaria subottimale, deprime economicamente i paesi periferici e sostiene che la revisione in senso federale dell’Europa richiede un approccio di tipo solidaristico, attualmente assente nelle istituzioni e nei governi europei, mentre la ridefinizione del ruolo della BCE non rimuoverebbe le cause profonde degli squilibri.

Il Social Investment in tempi d’austerity. Limiti e potenzialità di una strategia di investimento nel welfare

Andrea Ciarini si occupa di Social Investment chiarendo che esso poggia sulla possibile combinazione virtuosa tra modernizzazione del welfare, sostegno ai fattori della competitività e nuovi servizi di cura e conciliazione, politiche attive e investimenti in life-long learning a supporto della più ampia partecipazione al mercato del lavoro. Ciarini chiarisce anche come questo equilibrio, tutto giocato intorno ai fattori di offerta – molto di meno sulle componenti della domanda della domanda di lavoro – possa essere sfidato dalla crisi

Idee e politiche per la disuguaglianza: appunti sul Festival di Trento

Leonardo Bianchi e Stefano Filauro dedicano la loro scheda alla sintetica presentazione di alcune delle idee e delle proposte sulla disuguaglianze presentate al recente Festival dell’Economia di Trento da alcuni dei più autorevoli studiosi del tema. In particolare esaminano le tesi di Rodrik sulla distribuzione del reddito a livello globale e quelle di Autor sulle possibili ripercussioni delle nuove tecnologie e sintetizzano le proposte politiche avanzate da Stiglitz e Atkinson per contenere le disuguaglianze e promuovere la mobilità sociale

Vantaggi, soddisfazione e rimpianti dei dottori di ricerca

Roberto Fantozzi fa il punto sulle condizioni occupazionali e di reddito dei dottori di ricerca. Dai dati esaminati, di provenienza ISTAT, risulta che il dottorato assicura un vantaggio sia in termini occupazionali sia in termini remunerativi. Emerge, tuttavia, che in generale i dottori di ricerca sono poco soddisfatti degli sbocchi professionali offerti dal mercato del lavoro italiano e il fenomeno del brai drain si spiega anche con le condizioni decisamente migliori, sotto vari aspetti, di cui godono coloro che si stabiliscono all’estero.

La fine del capitalismo secondo Rifkin

Stefania Jaconis esamina l’ultimo libro di Jeremy Rifkin la cui tesi centrale è che le innovazioni in atto nel settore dei servizi e delle infrastrutture permettono di produrre con costi marginali prossimi allo zero, convertendo quindi l’universo del capitalismo in un nuovo ‘mondo dell’abbondanza’. Jaconis, nel suo esame critico, si sofferma sulle implicazioni che, a parere di Rifkin, questi sviluppi avrebbero sui rapporti sociali e in particolare sulle possibilità di cooperazione grazie anche all’affermarsi della figura dei produttori-consumatori .

Riformare l’istruzione: un breve sguardo all’esperienza dei paesi OCSE

Elisabetta Segre illustra i principali risultati di un Rapporto dell’OCSE sulle riforme della scuola introdotte di recente nei 34 paesi aderenti all’OCSE. Segre classifica le riforme in base a tre macro-obiettivi: miglioramento dell’equità e dei risultati, miglioramento della qualità e governance del sistema, e nel suo commento sottolinea, in particolare, che in Italia, a differenza di altri paesi, sono mancate misure in grado di limitare l’impatto del contesto di origine sulla mobilità sociale; un difetto che la riforma in discussione non sembra in grado di correggere.

La deregolamentazione del lavoro e l’indebitamento privato in Europa: una correlazione “sospetta”

Massimo De Minicis richiama l’attenzione su una possibile causa della crescita dell’indebitamento privato nei paesi dell’Ue: la precarietà del lavoro. Al riguardo De Minicis esamina l’andamento dell’indice della protezione dell’occupazione, della quota di lavoratori temporanei e della qualità delle transizioni contrattuali e osserva che nei paesi dove i dati sono peggiori sotto questi aspetti l’indebitamento privato sembra essere cresciuto di più in rapporto al PIL. De Minicis conclude auspicando studi più approfonditi per verificare questa ipotesi.

I confini della classe media e la sua evoluzione

Chiara Assunta Ricci illustra le difficoltà che pone la definizione della “classe media” e ricorda che gli economisti tendono a basarsi esclusivamente sul reddito. Dopo aver sottolineato che anche questa ristretta accezione non risolve tutti i problemi, Ricci elenca le prevalenti modalità di definizione e misurazione in base al reddito e presenta alcuni dati che provano come, sulla base delle più convincenti definizioni, la classe media abbia sperimentato, negli anni recenti, un peggioramento delle proprie condizioni economiche

Equilibrio di bilancio e retroattività delle sentenze di accoglimento

Marco Polese esamina le ragioni alla base della recente pronuncia della Corte costituzionale sull’illegittimità c.d. Robin Hood tax, diretta a colpire gli extra-profitti delle imprese del settore petrolifero ed energetico. Polese si sofferma su un aspetto peculiare della pronuncia, l’irretroattività, giustificata con l’esigenza di rispettare il pareggio di bilancio e sostiene che vi erano altri modi per impedire la restituzione delle tasse versate. Infine, sottolinea che in questo caso, come in altri recenti, la Corte sembra aver svolto un ruolo di supplenza del Parlamento

Dalla Riforma alla Crisi: gli abbandoni universitari in Italia

Emanuela Ghignoni si occupa del fenomeno dell’abbandono degli studi universitari, esaminando in particolare la diminuzione di quel fenomeno verificatasi di recente, durante gli anni della Grande Recessione. Ghignoni si interroga sulla cause di questa diminuzione e verifica che essa sembra dipendere non dalla minore convenienza ad abbandonare gli studi a causa della crisi, ma dalla riduzione di iscritti che provengono dalle famiglie più povere, che sono a maggior rischio di abbandono precoce degli studi