Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

La disuguaglianza fa male alla crescita: l’analisi dell’OCSE

Claudia Vittori si occupa del rapporto tra disuguaglianza e crescita esaminando i risultati a cui perviene l’OCSE nel suo recente studio sulla disuguaglianza. Dopo aver ricordato qual è lo stato dell’arte, Vittori illustra l’analisi econometrica condotta dall’OCSE da cui risulta che la disuguaglianza frena la crescita. La spiegazione è che la disuguaglianza è nemica dell’accumulazione di capitale umano diversamente da quanto pensano coloro che considerano – spesso senza prove – la disuguaglianza un potente incentivo favorevole alla crescita.

Spesa pubblica e crescita economica

Gianluigi Nocella, nella scheda che pubblichiamo nuovamente sul Menabò, affronta una questione cruciale, spesso al centro di accesi dibattuti ma tutt’altro che semplice: l’influenza della spesa pubblica sulla crescita economica. Dopo aver ricordato i limiti di molte analisi empiriche di questa relazione, Nocella esamina attentamente alcuni dati e presenta diverse correlazioni che aiutano a comprendere l’effettiva influenza spesa pubblica sulla crescita.

La produttività e la crisi della Grecia

Gianluigi Nocella, nella scheda che pubblichiamo nuovamente sul Menabò, affronta una questione cruciale, spesso al centro di accesi dibattuti ma tutt’altro che semplice: l’influenza della spesa pubblica sulla crescita economica. Dopo aver ricordato i limiti di molte analisi empiriche di questa relazione, Nocella esamina attentamente alcuni dati e presenta diverse correlazioni che aiutano a comprendere l’effettiva influenza spesa pubblica sulla crescita.

La politica economica oltre l’homo oeconomicus. Un recente rapporto della Banca Mondiale

Eugenio Levi si sofferma sul recente rapporto della World Bank per il 2015: “Mind, Society, Behavior” che ha l’ ambizioso obiettivo di modificare l’approccio alle politiche di sviluppo suggerendo un framework metodologico basato sulle acquisizioni dell’economia comportamentale e orientato a utilizzare i nudges cioè politiche non coercitive che sfruttino l’influenza sulle decisioni individuali delle euristiche cognitive, delle norme sociali, della cultura. Levi sottolinea il grande interesse del Rapporto ma anche qualche deludente conclusione a cui esso conduce.

Accumulare povertà? Note sul Report dell’ISTAT “La povertà in Italia 2014”

Emanuela Struffolino e Marianna Filandri commentano il recente report dell’Istat sulla povertà in Italia nel 2014. Le due autrici sottolineano, da un lato, il dato positivo del non peggioramento della povertà complessiva rispetto al 2013 e, dall’altro, la forte penalizzazione in termini di povertà assoluta e relativa di alcune famiglie e individui con particolari caratteristiche. In particolare, esse mettono in luce come le dimensioni della povertà possano sommarsi per la fascie più deboli determinando situazioni di svantaggio cumulativo.

Non solo Grecia. Riflessioni sulle implicazioni del vincolo valutario europeo

Massimiliano Tancioni riflette sulla sostenibilità del vincolo valutario europeo e sottolinea che la vocazione deflazionistica e mercantile della Germania, in un’area valutaria subottimale, deprime economicamente i paesi periferici e sostiene che la revisione in senso federale dell’Europa richiede un approccio di tipo solidaristico, attualmente assente nelle istituzioni e nei governi europei, mentre la ridefinizione del ruolo della BCE non rimuoverebbe le cause profonde degli squilibri.

Il Social Investment in tempi d’austerity. Limiti e potenzialità di una strategia di investimento nel welfare

Andrea Ciarini si occupa di Social Investment chiarendo che esso poggia sulla possibile combinazione virtuosa tra modernizzazione del welfare, sostegno ai fattori della competitività e nuovi servizi di cura e conciliazione, politiche attive e investimenti in life-long learning a supporto della più ampia partecipazione al mercato del lavoro. Ciarini chiarisce anche come questo equilibrio, tutto giocato intorno ai fattori di offerta – molto di meno sulle componenti della domanda della domanda di lavoro – possa essere sfidato dalla crisi

Idee e politiche per la disuguaglianza: appunti sul Festival di Trento

Leonardo Bianchi e Stefano Filauro dedicano la loro scheda alla sintetica presentazione di alcune delle idee e delle proposte sulla disuguaglianze presentate al recente Festival dell’Economia di Trento da alcuni dei più autorevoli studiosi del tema. In particolare esaminano le tesi di Rodrik sulla distribuzione del reddito a livello globale e quelle di Autor sulle possibili ripercussioni delle nuove tecnologie e sintetizzano le proposte politiche avanzate da Stiglitz e Atkinson per contenere le disuguaglianze e promuovere la mobilità sociale

Vantaggi, soddisfazione e rimpianti dei dottori di ricerca

Roberto Fantozzi fa il punto sulle condizioni occupazionali e di reddito dei dottori di ricerca. Dai dati esaminati, di provenienza ISTAT, risulta che il dottorato assicura un vantaggio sia in termini occupazionali sia in termini remunerativi. Emerge, tuttavia, che in generale i dottori di ricerca sono poco soddisfatti degli sbocchi professionali offerti dal mercato del lavoro italiano e il fenomeno del brai drain si spiega anche con le condizioni decisamente migliori, sotto vari aspetti, di cui godono coloro che si stabiliscono all’estero.

La fine del capitalismo secondo Rifkin

Stefania Jaconis esamina l’ultimo libro di Jeremy Rifkin la cui tesi centrale è che le innovazioni in atto nel settore dei servizi e delle infrastrutture permettono di produrre con costi marginali prossimi allo zero, convertendo quindi l’universo del capitalismo in un nuovo ‘mondo dell’abbondanza’. Jaconis, nel suo esame critico, si sofferma sulle implicazioni che, a parere di Rifkin, questi sviluppi avrebbero sui rapporti sociali e in particolare sulle possibilità di cooperazione grazie anche all’affermarsi della figura dei produttori-consumatori .