Nella sezione dedicata ai Focus pubblichiamo interventi diretti a presentare in modo rigoroso ma non specialistico ciò che occorre conoscere per formarsi un’opinione informata su temi largamente dibattuti ma raramente conosciuti nei loro aspetti più importanti.

Chi sono i lavoratori più ricchi? Un ritratto dei top 1 per cento in Europa

Teresa Barbieri e Francesco Bloise esaminano una recente pubblicazione dell’OCSE che analizza le caratteristiche socio-demografiche e occupazionali dei cosiddetti “top-earner” in Europa, cioè di coloro che si trovano nel top 1 per cento della distribuzione dei redditi da lavoro dipendente. Barbieri e Bloise sintetizzano i risultati dello studio sulle caratteristiche dello status occupazionale e sull’importanza del titolo di studio e del genere, sottolineando gli elementi comuni ai vari paesi ma anche alcune significative differenze.

A proposito di Brexit: contenuto e implicazioni dello ‘UK deal’

Davide Sardo si occupa dell’accordo raggiunto al Consiglio europeo di febbraio sulla posizione del Regno Unito nell’Unione europea. Dopo aver ricordato le richieste avanzate da Cameron, Sardo richiama i tratti salienti dell’accordo e valuta se e in che misura esso rappresenti un successo per Cameron. Inoltre, egli delinea la visione complessiva dell’Unione che traspare dalle richieste inglesi e si chiede se sia in contrasto con alcune generali tendenze di riforma dell’Unione in atto dallo scoppio della crisi.

Il “caro” asilo nido

Roberto Fantozzi dopo aver ricostruito l’evoluzione della normativa italiana sugli asili nido, esamina i loro costi nelle diverse regioni italiane e il loro rapporto con i redditi familiari. Fantozzi mostra che il costo degli asili nido è fortemente variabile a livello regionale e che spesso il reddito delle famiglie che non utilizzano gli asili nido è maggiore di quello delle famiglie che lo utilizzano. Egli illustra anche altri aspetti del rapporto tra disuguaglianze e costo degli asili che sembrano meritevoli di approfondimento.

Chi mangia patate, chi beve un bicchiere, chi solo ogni tanto, chi tutte le sere…cosa dicono i dati?

Stefano Filauro basandosi sulle informazioni raccolte nell’indagine EU-SILC analizza, da un lato, quanto siano diffuse nei diversi paesi europei le difficoltà di accesso al cibo e, dall’altro, quanto esteso sia il fenomeno dell’autoproduzione e autoconsumo di beni alimentari. Filauro documenta le notevoli diversità tra i paesi considerati e sottolinea, tra l’altro, che l’autoproduzione in alcuni casi interessa il 30% delle famiglie e sembra in crescita, così come è in crescita la quota di famiglie con problemi di deprivazione alimentare.

La politica monetaria del New Deal e la (limitata) influenza di Keynes: le tesi di un nuovo libro

Stefania Jaconis analizza il recente libro dello storico Eric Rauchway, sulla politica monetaria del New Deal, un argomento poco trattato nella pur vasta letteratura sulla Grande Crisi. Jaconis, dopo aver sottolineato che Rauchway tende a sfatare il mito dell’incompetenza economica di Roosevelt, si sofferma sulla ricostruzione dell’uscita degli USA dal Gold Standard e sul rapporto tra Roosevelt e Keynes, concordando con la tesi di Rauchway secondo cui Keynes solo in parte ispirò le battaglie contro la ‘ortodossia finanziaria’ dell’epoca.

La giustizia sociale nei paesi dell’Unione europea secondo il Rapporto Bertelsmann 2015

Chiara Assunta Ricci ed Eleonora Romano illustrano la metodologia e presentano i principali risultati che emergono dal Rapporto della Fondazione Bertelsmann sulla situazione della giustizia sociale in Europa nel 2015. In particolare, le due autrici, sottolineano che secondo il rapporto non si sono avuti significativi miglioramenti nella capacità dei 28 Paesi membri di creare una società inclusiva, rispetto al 2014, mentre persistono elevati squilibri tra gli stessi Paesi membri e l’Italia ha perso ancora posizioni nella graduatoria europea.

Le città italiane tra benessere e disuguaglianze

Alessandra Michelangeli e Eugenio Peluso illustrano i risultati di un’analisi della disuguaglianza di benessere tra le città italiane. I due autori adottano una concezione multidimensionale del benessere, nella quale rilevano diverse caratteristiche urbane, e utilizzano i prezzi edonici per determinarne il peso. L’analisi mette in luce che la disuguaglianza tra le città italiane è elevata e permette non soltanto di stilare una classifica delle stesse in termini di benessere ma anche di individuare le dimensioni nelle quali la disuguaglianza è meno tollerata.

Casa cara casa: l’impatto delle politiche abitative

Virginia Maestri si occupa di politiche abitative e ne esamina le conseguenze, soprattutto sotto il profilo redistributivo, nel nostro paese in confronto con altri due paesi: il Regno Unito e l’Estonia. L’analisi, che considera sia le politiche fiscali sia i sussidi, mette in luce la sostanziale ineffiacia delle politiche italiane nel ridurre la povertà e la disuguaglianza in contrasto con quanto avviene negli altri due paesi. In considerazione di ciò, Maestri conclude richiamando la necessità di riformare il complesso delle politiche abitative.

La situazione economica delle famiglie italiane: atmosfera da anni ’80

Marilena Giannetti e Rama Dasi Mariani si occupano della recente indagine della Banca d’Italia sul reddito e la ricchezza degli italiani, relativa al 2014, dalla quale emerge una fotografia con chiari e scuri. Per la prima volta dal 2006, il reddito familiare non risulta in calo, ma, come sottolineano Giannetti e Mariani, nel complesso il suo livello è vicino a quello della fine degli anni ’80 e, d’altro canto, la sua distribuzione, così come quella della ricchezza, è caratterizzata da una forte disuguaglianza.

Schiavitù moderna: la difficile misurazione di un drammatico problema

Teresa Barbieri e Francesco Bloise esaminano il recente Global Slavery Index, un rapporto che ci accompagna nei luoghi dove esiste ancora oggi l’orrore della schiavitù. Dopo avere ricordato quale sia la definizione di schiavitù adottata nel Rapporto, Barbieri e Bloise riportano i dati sulla sua distribuzione geografica e, soprattutto, si soffermano sulla stima contenuta nel Rapporto secondo cui gli schiavi oggi sarebbero 36 milioni e illustrano alcune debolezze di tale stima sotto il profilo dell’affidabilità metodologica.