A scuola con lo spoil-system

Stefania Gabriele richiama i punti principali della riforma della scuola attualmente in discussione e focalizza la propria attenzione sulla questione dell’assunzione dei precari e sui nuovi compiti attribuiti ai dirigenti scolastici, presentando in modo dettagliato le previsioni della riforma. Gabriele si sofferma poi sulla più generale prospettiva di introdurre una più intensa concorrenza nel sistema scolastico e mette in guardia dai rischi che potrebbero derivarne in termini di inclusione e mobilità sociale in un paese che già non vanta, sotto questi aspetti, risultati incoraggianti.

Il disegno di legge sulla “buona scuola”: qualche notazione alla luce del principio di legalità sostanziale

Carmela Salazar dopo avere messo in rilievo la varietà ed eterogeneità di norme contenute nel disegno di legge sulla “buona scuola” si sofferma in particolare sulla dibattuta questione del nuovo ruolo del dirigente scolastico e sulla sua autonomia. Salazar sostiene che al riguardo occorre tenere presente che l’autonomia scolastica deve rispettare il principio della legalità sostanziale e richiama la sentenza n. 115/2011 della Corte costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina sul “sindaco-sceriffo”.

Le pensioni nello Stato costituzionale

Stefano Giubboni esamina la recente sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimità del blocco della perequazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS. Giubboni espone le ragioni per le quali ritiene che la sentenza della Corte sia sostanzialmente coerente nelle motivazioni e giusta nelle conclusioni, oltre che in linea di continuità con la pregressa giurisprudenza. In particolare, Giubboni sostiene che una diversa tecnica decisoria avrebbe spinto la Corte sul terreno delle scelte politiche riservate al legislatore.

L’inclusione delle attività illegali nel PIL e le politiche pubbliche

Michele Morciano torna sul tema già trattato nel Menabò dell’inclusione nel PIL delle attività illegali che danno luogo a uno scambio volontario nel mercato. L’occasione è la pubblicazione delle stime del PIL per il 2015 e il 2016 inclusive di queste attività. Morciano osserva che la volontarietà dello scambio non elimina il fatto che lo scambio volontario presuppone l’attività criminale di produzione di quei “beni” che lo stato deve contrastare. Ciò pone le politiche pubbliche per la crescita di fronte a una contraddizione, per superare la quale Morciano avanza una proposta.

Non è così semplice. I dati sull’occupazione e le riforme del governo

Fabrizio Patriarca e Michele Raitano commentano i dati apparentemente molto favorevoli sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato recentemente forniti dall’INPS e dal Ministero del Lavoro e sottolineano che l’interpretazione delle tendenze in atto e del ruolo giocato dalle riforme è in realtà molto complessa. Un’attenta lettura dei dati porta Patriarca e Raitano a ridimensionare notevolmente il numero di contratti che corrisponderebbero effettivamente a nuova occupazione e a sostenere che se i dati fossero confermati il costo della creazione di nuovi posti di lavoro attraverso gli sgravi contributivi sarebbe esorbitante

Stagnazione secolare o trappola della liquidità?

Massimiliano Tancioni si occupa della tesi, sostenuta per primo da Summers, che nel nostro futuro ci sia una “stagnazione secolare”. Tancioni sottolinea che per molti aspetti la “stagnazione secolare” non è facilmente distinguibile dalla keynesiana “trappola della liquidità” e discute le varie politiche proposte per contrastarla. In particolare, egli sostiene che alcune politiche strutturali, orientate a ripristinare le condizioni di redditività di lungo periodo, possono aggravare la situazione economica nell’immediato

Invertire il declino italiano: il ruolo delle istituzioni

Gilberto Seravalli si interroga sul ruolo che le istituzioni dovrebbero avere per rianimare un’economia stagnante e sostiene che alla diffusa ricetta “più concorrenza, meno conflitto, più capacità di comando” un’importante letteratura suggerisce di sostituire quella che prevede “più confronto anche conflittuale tra modi di vedere e più sperimentalismo per adottare soluzioni che funzionano davvero”. Il modo in cui Venezia affrontò tra il XIV e il XVII secolo il problema della laguna è, secondo Seravalli, un buon esempio di applicazione di questa ricetta

Modelli di regolazione sociale: prevenire è meglio che curare

Francesco Ferrante e Fabio D’Orlando, richiamandosi a alcuni recenti contributi di economia sperimentale, sostengono che le recessioni generano anche costi non pecuniari (principalmente di natura psicologica). Tali costi non possono essere trascurati nel calcolo del benessere sociale e la loro considerazione porta alla conclusione che le politiche di regolazione dei mercati finalizzate a prevenire e contrastare episodi massicci di disoccupazione sono di gran lunga più efficaci e necessarie per il benessere sociale di quanto normalmente si ritenga

A rischio di austerity. La Francia vista da Bruxelles

Aster illustra il caso della Francia che, in base a molti indicatori, è uno dei Paesi dell’area dell’euro meno colpiti dalla crisi. Ciò nonostante, essa rischia, secondo le ultime valutazioni della Commissione europea, di essere sottoposta ai meccanismi correttivi della Macroeconomic Imbalance Procedure, a causa della scarsa competitività internazionale e del peggioramento di altri indicatori. Aster ricorda che per evitare questo rischio la Francia dovrebbe riformare rapidamente il mercato del lavoro e ridurre la spesa sociale

Il genere dei top incomes

Atkinson, Casarico e Voitchovsky si chiedono quante donne sono comprese nell’1% più ricco della popolazione e, innovando rispetto ad altri contributi, considerano oltre ai salari anche i redditi da capitale e da lavoro autonomo. I loro principali risultati sono che la presenza femminile è aumentata nel decile più ricco ma quando si sale di percentile, i miglioramenti scompaiono. Inoltre, nei paesi Nordici, solitamente i più virtuosi nelle statistiche di genere, la percentuale di donne nei top income non è più elevata che Regno Unito o in Spagna