Quali politiche di contrasto alla povertà dei minori?

Chiara Saraceno ricorda che vi sono minori poveri anche in famiglie che percepiscono un reddito da lavoro e sottolinea che molti paesi affrontano questo problema con varie misure: assegni per i figli, sostegno all’occupazione femminile, integrazione di reddito. In Italia queste misure mancano o sono presenti solo in forma parziale e categoriale; ma ciò che più preoccupa è l’assenza di efficaci interventi di contrasto della deprivazione di esperienze educative, di attività di tempo libero e di socialità nella prima infanzia e lungo tutto il processo di crescita.

L’incognita Tsipras e la crisi dell’Austerity. Un ritorno in Europa della discrezionalità politica?

Francesco Bilancia si chiede se quella di Tsipras in Grecia possa essere considerata una vittoria dell’euroscetticismo o, anche, del populismo. Nel dare risposte a queste domande Bilancia sostiene che l’affermazione di Tsipras testimonia l’irrompere della questione democratica come variabile a difesa dei diritti irrinunciabili delle persone sul proscenio dei processi di integrazione europea e che essa può favorire il ritorno della politica come strumento di governo di quei processi.

I partiti, la rappresentanza e la loro pretesa crisi (seconda parte)

Alfio Mastropaolo, nella seconda parte del suo articolo, ribadisce che i partiti di massa, più per scelta che per necessità, non svolgono più la funzione di costituire e regolare la rappresentanza. Di conseguenza la scena pubblica è affollata di attori che si fanno portavoce di altri. Le elezioni fanno da filtro, ma il filtraggio, grazie ai media, è molto dubbio. La politica reagisce con l’ipo-rappresentanza, valorizzando l’esecutivo e la personalizzazione. Ma lo scambio non funziona. E la politica paga la sua impopolarità indebolendosi rispetto ad altri poteri, come quelli economici.

La concorrenza come contendibilità del privilegio

FraGRa si soffermano sui complessi rapporti tra concorrenza e disuguaglianza nei redditi e ricordano che una più intensa concorrenza può accrescere la dispersione salariale per effetto del maggiore rendimento che essa assicurerebbe al capitale umano. Per questo motivo la crescente disuguaglianza potrebbe essere considerata meritocratica. D’altro lato, però, la debole concorrenza favorisce formarsi di rendite – ben poco meritocratiche – nella parte alta della distribuzione. Gli autori ritengono che questa forma di aggravamento delle disuguaglianze sia divenuto più importante negli anni recenti.

La politica della concorrenza: il disegno e le difficoltà odierne

Michele Grillo reinterpreta la politica antitrust alla luce della preoccupazione costante di combinare libertà individuale ed efficienza sociale che richiede a un’Autorità antitrust di amministrare le norme sui divieti di intese e di abusi. La crescente attenzione per l’attività di advocacy nei confronti dei poteri legislativo ed esecutivo, per sollecitarli a provvedimenti di promozione della concorrenza rischia, però, di indebolire questo disegno e di assimilare un’Autorità antitrust a un soggetto politico, che ha nella produzione di consenso un ben diverso obiettivo e metro di successo.

Concorrenza e…equità

Andrea Pezzoli e Alessandra Tonazzi muovono dalla considerazione che la concorrenza è rilevante per l’equità per diversi motivi e non solo perché determina “perdenti”. In particolare, essi sottolineano come le restrizioni alla concorrenza possano danneggiare i più poveri, per i loro effetti sui beni e servizi di prima necessità. La presenza di rendite monopolistiche distribuite “consociativamente” complica, però, il quadro e per farvi fronte, secondo gli autori, si rendono necessarie nuove forme di assicurazione sociale costruite valorizzando il legame positivo tra mercato e welfare.

Gli amici subdoli della democrazia

Nadia Urbinati, dopo avere ricordato che la crisi ha allargato le distanze tra ricchi e poveri si interroga sul rapporto tra democrazia e disuguaglianza. Urbinati sostiene che con la creazione della classe media è stato neutralizzato il pericolo che i poveri si ribellassero alla democrazia e avanza la tesi che oggi a minacciare, in modi diversi, l’ordine democratico potrebbero essere proprio i ricchi. Si darebbe, così, il caso che la democrazia debba preoccuparsi proprio di coloro ai quali assicura più vantaggi, che per questo possono essere considerati suoi subdoli amici.

I partiti, la rappresentanza e la loro pretesa crisi (Prima parte)

Alfio Mastropaolo torna sul tema della crisi dei partiti trattato nei precedenti numeri del Menabò con un articolo di cui qui viene pubblicata la prima parte. Mastropaolo muove dalla considerazione che i partiti sono istituzioni rappresentative che traggono la propria legittimità dal farsi portavoce di un gruppo più o meno stabile di cittadini e si sofferma sulla ambivalente collocazione dei partiti tra rappresentanza e partecipazione. Da questa prospettiva, Mastropaolo individua alcune possibili ragioni della metamorfosi dei partiti e ne valuta la plausibilità.

Non mentire può convenire alla politica e ai cittadini

Fabrizio Barca, partendo da alcune vicende politiche recenti, commenta l’intervento di Seravalli e Schena sulla crisi dei partiti, pubblicato sui n. 11 e 12 del Menabò. Barca, riproponendo l’idea del partito-palestra e dello sperimentalismo democratico, riconosce che il “governare sperimentando” richiede che il personale politico rispetti la norma del “non mentire” e sostiene che vi sono incentivi perchè questo avvenga; inoltre, spiega l’importanza della partecipazione dei cittadini ispirata anch’essa alla norma – non utopica – del non mentire e del non essere arroganti.

I diritti sociali e il futuro dell’Europa

Gaetano Azzariti sostiene che il regresso della tutela dei diritti sociali in Europa è dovuto soprattutto alla debolezza della costruzione giuridica, che ha affidato quella tutela solo ai giudici. Questa strategia ha dato i suoi frutti ma la sua fragilità è emersa quando la rotta del diritto ha dovuto cedere il passo ai sacrifici imposti dalla congiuntura economica avversa e si sono cumulate decisioni in cui prevalgono altri “principi generali” del diritto comunitario, in particolare quelli legati ai meccanismi di stabilità. Azzariti ritiene necessario riaffermare, in linea con il costituzionalismo moderno, la superiorità dei diritti sui poteri, anche economici.