La dimensione sociale nella costruzione europea

Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nel suo intervento al workshop sull’Europa Sociale organizzato da Etica ed Economia, presso la Facoltà di Economia della Sapienza, il 17 giugno 2015, che qui riproduciamo, ha ripreso i temi trattati da Frank Vandenbroucke nella sua relazione introduttiva, una sintesi della quale è stata pubblicata sul n. 25 del Menabò. De Vincenti sottolinea l’importanza di un ben disegnato sistema di welfare nella costruzione dell’Europa e le sfide da superare per realizzarlo.

L’Unione Sociale Europea: idealismo ingiustificato o esito inevitabile?

Frank Vandenbroucke propone in questo articolo una sintesi del suo intervento al workshop sull’Europa Sociale organizzato da Etica e Economia, presso la Facoltà di Economia della Sapienza, il 17 giugno 2015. Il principale argomento è che la creazione di un consenso di base sul modello sociale europeo è diventata una necessità vitale per l’Unione Europea. Vandenbroucke esamina brevemente anche il Rapporto dei cinque Presidenti pubblicato alcuni giorni dopo il seminario e collega alcuni punti presenti in quel Rapporto con le tesi enunciate nel corso del seminario

La dimensione sociale nella strategia europea

Questo articolo del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan rappresenta il testo del suo intervento al workshop sull’Europa Sociale organizzato da Etica e Economia, presso la Facoltà di Economia della Sapienza, il 17 giugno 2015. Padoan, commentando la presentazione di Vandenbroucke, sottolinea l’importanza dell’ introduzione della dimensione sociale nell’Unione europea e illustra le difficoltà che occorre superare per realizzarla, soffermandosi in particolare sul ruolo cruciale della costruzione della fiducia reciproca tra gli Stati membri

La lunga ricerca di una dimensione sociale per le politiche comunitarie

Raffaele Tangorra ripercorre le recenti politiche dell’UE, dal punto di vista della loro “dimensione sociale” e sostiene che all’ambizione di considerare lo spazio europeo come un “modello sociale” è sempre seguito un ripiegamento sulla mera dimensione economica e finanziaria. Tangorra sottolinea che con la Commissione Juncker la parola “povertà” è uscita dal lessico comunitario e anche se lo spostamento del focus dall’austerity all’investimento potrà avere con conseguenze positive sulla crescita, la parte più vulnerabile della popolazione sembra dimenticata

Le politiche sociali nell’Unequal Europe e le proposte dei Friends of Europe: un commento

Stefania Gabriele ricostruisce l’accidentato cammino dell’Europa sociale presentando dati che dimostrano significativi arretramenti in numerose variabili di rilevanza sociale, a iniziare da quelli sulla spesa per la protezione sociale. Nella prospettiva di un’inversione di tendenza, Gabriele esamina sia i vincoli che possono derivare da vari documenti europei sia alcune concrete proposte contenute nel rapporto dei Friends of Europe sulla Unequal Europe, in particolare quelle relative all’introduzione di reference budget e di spending power

Alle radici del costituzionalismo: la Corte, il Governo e la sentenza n. 70/2015

Giorgio Grasso torna sulla sentenza della Corte costituzionale relativa al meccanismo perequativo dei trattamenti pensionistici dopo che il Governo, con il d.l. 65/2015, ha dato attuazione ai principi in essa enunciati. Ricostruendo il dibattito che è seguito alla sentenza, Grasso illustra la propria posizione, alla base della quale c’è la convinzione che il giudizio costituzionale ha la sua più profonda ragione d’essere nella garanzia della rigidità della Costituzione e dei suoi principi supremi e intangibili, considerati limiti che la politica non può superare

Per una politica pubblica contro il fallimento formativo

Marco Rossi-Doria e Giulia Tosoni, dopo avere ricordato che la dispersione scolastica riguarda in Italia quasi un giovane su cinque, illustrano le possibili soluzioni: le scuole della seconda opportunità e gli interventi di miglioramento nella capacità delle scuole di garantire a tutti apprendimenti precoci e di qualità. A parere dei due autori, le esperienze di successo sono numerose ma il nodo principale rimane la rigidità del sistema e la difficoltà a passare dalle sperimentazioni al cambiamento permanente ed effettivo della vita quotidiana in tutte le scuole.

La valutazione nella scuola e il suo buon uso

Daniele Checchi affronta la spinosa questione della valutazione che, come egli sottolinea, deve riguardare le scuole e non gli insegnanti. Facendo riferimento anche all’esperienza dell’INVALSI, Checchi sostiene che la valutazione, se soddisfa alcune condizioni, è indispensabile non soltanto perché mette a disposizione delle famiglie informazioni utili per compiere scelte più consapevoli ma anche perché introduce nel sistema un meccanismo che è in grado di favorire il miglioramento e previene il rischio che scuole scadenti continuino ad essere tali.

Il reddito minimo non basta a risolvere la questione della povertà, ma è necessario

Chiara Saraceno sottolinea che il contrasto della povertà richiede una pluralità di interventi tra loro coerenti che devono consistere ad esempio in politiche di sostegno ai costi dei figli, in appropriate politiche per la casa e investimenti nell’istruzione. Dunque non basta investire nell’occupazione né è sufficiente un reddito minimo. Nondimeno un reddito minimo, inteso come trasferimento non categoriale rivolto a tutti i poveri, è cruciale e va messo a regime subito, anche perché fra le diverse proposte oggi in discussione è possibile una mediazione.

Le politiche di austerità nei paesi mediterranei

Massimo D’Antoni e Gianluigi Nocella esaminano le politiche economiche raccomandate dalle istituzioni sovranazionali per i paesi del Sud Europa e sostengono che i dati disponibili non permettono di considerare la mancanza di disciplina fiscale quale causa rilevante della crisi dei debiti sovrani. Pertanto, i piani di riforma lanciati per farvi fronte, tutti concentrati su forti riduzioni della spesa pubblica, non appaiono giustificati. Al contrario, essi sono in continuità con i percorsi di riforma intrapresi prima della crisi che, sotto diversi aspetti, hanno contribuito a determinarla.