Dai Big-Data un motivo di fiducia in più

Paolo Brunori e Giuliano Resce, pur consapevoli che i big data provenienti dalle ricerche in rete non possono sostituire i dati ufficiali, mostrano che essi possono aiutare a conoscere un fenomeno nuovo e complesso come la pandemia in corso. Brunori e Resce esaminano il volume di ricerche “sintomi coronavirus” su Google e trovano che esso è in costante riduzione dal 12 marzo; ciò potrebbe indicare che il numero di persone che hanno iniziato a percepire sintomi sia in diminuzione e quindi il picco dei contagi e dei decessi possa essere stato superato in questi giorni.

Lo shock da offerta. GVC, COVID 19 e le imprese italiane

Anna Giunta discute alcune implicazioni dello shock all’offerta causato dalla diffusione del COVID19 e del ruolo giocato dalle Catene Globali del Valore. Giunta si sofferma in particolare sulla partecipazione dell’Italia e sul posizionamento delle imprese italiane nelle Catene Globali del Valore e sostiene che, da un lato, lo shock colpisce l’Italia in una fase di debolezza e, dall’altro, una ripresa sfalsata tra paesi potrebbe comportare un deterioramento del posizionamento italiano sui mercati internazionale.

Il terzo settore come soggetto politico: riflessioni (anche) alla luce dell’emergenza corona virus

Anna Lisa Mandorino, partendo dal ruolo insostituibile delle organizzazioni del terzo settore anche nella emergenza attuale, riflette su alcuni limiti della cosiddetta riforma del Terzo Settore. Dopo aver ricordato che essa procede a rilento per l’imposizione di vincoli formali, Mandorino sostiene che il suo vizio più grande è la sottovalutazione del ruolo della cittadinanza attiva quale soggetto politico, protagonista della ricerca dell’interesse generale e capace di indirizzare le politiche pubbliche e persino le correlative riforme del sistema politico.

Le pandemie come fallimento istituzionale

Maurizio Franzini esamina il problema della pandemia da corona virus in una prospettiva istituzionale chiedendosi, in particolare, se le modalità con le quali vengono assunte le decisioni in tema di prevenzione delle pandemie siano idonee per affrontare i problemi di rischio, incertezza e ignoranza che inevitabilmente esse comportano. Franzini sostiene, sulla base anche di quanto emerge dalla letteratura, che siamo di fronte a gravissime carenze istituzionali che sarebbe urgente correggere, anche a beneficio delle generazioni future.

Epidemia da CoVid-19: male pubblico globale, gestione locale e disastro totale

Filadelfo Coronarius ripercorre le tappe della diffusione del corona virus, cercando risposte a domande ricorrenti come queste: come siamo arrivati a questo punto? Era davvero impossibile contenere il virus? È questo un ulteriore tributo, dopo la Grande Recessione e l’impoverimento del ceto medio, da pagare alla globalizzazione? Nella ricostruzione di Coronarius un ruolo importante è assegnato alla mancata applicazione del Principio di Precauzione, che pure figura nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione, da parte della Commissione Europea.

Adam Smith capovolto. Potere economico e benevolenza

Roberto Tamborini riflette sul rapporto tra libero mercato, potere e diritti, partendo dalla nota affermazione di Adam Smith secondo cui il libero mercato assicura il benessere sociale senza che sia necessaria la benevolenza di chi opera in esso. Tamborini sostiene che le condizioni per la validità di questa affermazione mancano, soprattutto a causa della concentrazione del potere economico e finanziario, che diviene anche politico, e che esiste una tensione tra libero mercato e diritti da affrontare sul piano politico-istituzionale.

I riders e la Cassazione

Stefano Giubboni illustra e commenta – in termini sostanzialmente adesivi – la prima, attesa decisione della Corte di cassazione, dello scorso gennaio, sulla natura del rapporto di lavoro dei riders delle piattaforme digitali. Giubboni mette anche a confronto la decisione della Corte di Cassazione con gli orientamenti giurisprudenziali che si stanno formando in altri Paesi dell’Unione europea e in particolare in Francia, rilevando le principali differenze.

Contro l’urbanicidio: la lezione di Marshall Berman

Vittorio Giacopini sostiene che quella che una volta si sarebbe chiamata lotta di classe oggi riguarda la vita e la morte delle grandi città e che le pericolose trasformazioni che investono queste ultime non possono essere affrontate come se si trattasse semplicemente di un problema tecnico o economico. Giacopini ripropone le tesi di Marshall Berman secondo il quale la modernità è principalmente l’esperienza urbana e se le città vanno in rovina è perché qualcuno le uccide, perché si pratica l’urbanicidio, come proverebbe la storia del Bronx.

Roma Capitale? Fermi, a 20 metri dal Colosseo

Giovanni Caudo racconta, al di là delle ritualità, la condizione di Roma Capitale partendo da una vicenda relativa all’area intorno al Colosseo che mette in luce sia le ambizioni dell’élite che decise di fare di Roma la capitale del Regno, che gli impedimenti alla compiuta realizzazione di quelle ambizioni. Caudo sostiene che occorre partire da qui per affrontare la crisi di una città che sembra aver perso il suo senso e che il modo migliore per festeggiare i 150 anni di Roma Capitale consisterebbe proprio nel ridare senso al suo essere Capitale.

La socialità e il ruolo insostituibile delle politiche urbane

Elena Granaglia, partendo dal libro di Francesco Pecoraro, Lo stradone, riflette sull’inaridimento della socialità e sui costi che ne derivano per le nostre società. Pur riconoscendo i tanti ostacoli ad una rivitalizzazione della socialità, Granaglia individua le responsabilità delle politiche e suggerisce alcuni rimedi. Centrali a questo riguardo si dimostrano le politiche urbane, da quelle urbanistiche a quelle sociali, attente alle opportunità di partecipazione diretta dei cittadini nelle scelte e nella co-produzione dei servizi.