I nuovi “indicatori di compliance” e le strategie di riduzione dell’evasione

Fernando Di Nicola discute la nuova strategia di contrasto dell’evasione fiscale annunciata da SOSE (Società per gli studi di settore) e MEF che prevede il superamento degli studi di settore e l’introduzione di indicatori che dovrebbero sia stimolare i contribuenti a dichiarare redditi più realistici sia a indirizzare i controlli verso i casi più incongruenti. Di Nicola giudica positivamente l’innovazione, e il conseguente abbandono dell’accertamento induttivo, ma sottolinea la rilevanza strategica dei controlli sull’emissione dei corrispettivi.

Il welfare fiscale. Alcuni limiti etici

Elena Granaglia si occupa della tendenzaa utilizzare la leva fiscale a sostegno del welfare e dei problemi che ne derivano. In particolare, richiamal’attenzione su due limiti etici del welfare fiscale, che vengono sottovalutati nel dibattito pubblico. Il primo riguarda il fatto che le agevolazioni sono fonte d’iniquità distributive e rischiano di accentuare ulteriormente la frammentazione del welfare italiano. Il secondo si riferisce alla visione del rapporto fra libertà e uguaglianza su cui tali agevolazioni si basano.

Quale welfare fiscale è migliore alleato del pubblico?

Nicola Salerno dopo avere illustrato le ragioni dello sviluppo del welfare fiscale, sostiene che esso presenta il duplice limite di essere accessibile a pochi e di venirefinanziato con logiche simili alla ripartizione (pay-go) che regge il welfare pubblico. Salerno ritiene che occorra sia ridisegnare il finanziamento –meno risorse dalla ripartizione (oggi nettamente prevalenti) e più da programmi di investimento – sia migliorare l’equilibrio e la dinamica di un sistema socio-economico vecchio nella demografia e con potenziali di crescita ridotti.

Il welfare locale: opportunità e rischi

Alberta Andreotti e Enzo Mingione si occupano di welfare locale. Dopo aver illustrato le difficoltà che varie trasformazioni hanno creato aisistemi di welfare standardizzati e centralizzati, sostengono che il welfare locale è intrappolato tra due forze opposte: la necessità di sviluppare protezioni per i nuovi rischi individualizzati ed eterogenei e l’imperativo di tagliare la spesa pubblica. Secondo gli autoriil rischio, in assenza di un quadro regolativo forte, è di amplificare le diseguaglianze sociali e territoriali.

Esperti e Democrazia: un bilanciamento possibile?

Giulia Bistagnino, prendendo spunto dalle recenti vicende politiche della Brexit e dal risveglio di movimenti populisti in Europa, discute la tensione tra esperti e democrazia, ovvero tra la necessità di prendere decisioni politiche corrette e il bisogno di preservare l’ideale dell’uguaglianza politica. Utilizzando gli strumenti della filosofia politica normativa, Bistagnino esamina le diverse strategie per risolvere tale tensione e argomenta in favore di una chiara divisione del lavoro tra esperti e cittadini.

I vantaggi della lungimiranza. Precauzione e terremoti

Marcello Basili e Maurizio Franzini illustrano le ragioni per le quali è razionale investire risorse per prevenire e limitare i danni dei terremoti. Dopo aver mostrato che l’entità dei costi sostenuti per la sola ricostruzione nelle zone colpite dai recenti terremoti è simile a quella necessaria per migliorare la resistenza sismica su tutto il territorio nazionale, illustrano le caratteristiche – e tutti i vantaggi – di una strategia di prevenzione imperniata su assicurazioni obbligatorie e mutui agevolati

Misurare i benefici della prevenzione da rischio sismico

Dario Guarascio si occupa delle modalità di misurazione dei benefici e costi della prevenzione dei rischi sismici e sintetizza i risultati di uno studio che, basandosi su dati ufficiali, le ha applicate al terremoto del 2009 a l’Aquila. Guarascio mostra la netta preferibilità economica della prevenzione e sostiene che procedure relativamente semplici come quelle indicate (ed implementate con dati di cui lo Stato dispone) potrebbero condurre a interventi in grado di minimizzare le conseguenze dannose dei terremoti

A che punto è la “ripresa”?

Gilberto Seravalli si interroga sulla dinamica della ripresa economica nei paesi avanzati dopo la crisi del 2008 e sostiene che, al riguardo, il termine di riferimento più appropriato, al di là di scelte spesso di convenienza, è lo scostamento rispetto alla dinamica del trend, corretto, però, per tenere conto della crisi. L’esame di questo scostamento, in particolare con riferimento all’occupazione e alle ore lavorate, mostra che in diversi paesi (tra i quali l’Italia) la ripresa è assai debole se non del tutto assente

Lo status socio-economico e le disuguaglianze di salute: nuove ipotesi sui canali di influenza

Fabio Lucidi si occupa delle diseguaglianze di salute, ricordando che tutti gli studi le collegano alle condizioni economiche e sociali e che decisivi in tale legame sarebbero i fattori di rischio legati all’ambiente dove si lavora e si risiede. Richiamando alcune recenti ricerche, Lucidi sottolinea che i comportamenti e gli stili di vita incidono sulla relazione fra condizione socio-economica e stato di salute e, soprattutto, influenzano la relazione fra caratteristiche della famiglia e salute mentale dei figli in età evolutiva

Ridurre l’ineguaglianza. Un criterio per selezionare indicatori per l’Italia nell’Agenda ONU 2030

Fabrizio Barca e Flavia Terribile osservano che la disattenzione per le ineguaglianze è causa primaria della crisi del capitalismo e dello scollamento tra classi dirigenti e ampie fasce della popolazione;ricordano che nell’Agenda 2030 dell’ONU la riduzione delle disuguaglianze è una dimensione irrinunciabile dello sviluppo, anche dei paesi avanzati; e, richiamando anche l’attività dell’ASviS, considerano questa un’occasione da non perdere per concentrare l’attenzione e il confronto su alcuni indicatori di disuguaglianza e sulla valutazione delle politiche per ridurla.