Big Data: una vera rivoluzione scientifica?

Angelo Vulpiani si occupa dell’attesa “rivoluzione dei Big Data”, partendo dalla diffusa opinione secondo cui grazie all’enorme mole di informazioni attualmente disponibili saremmo prossimi ad una nuova rivoluzione che consentirebbe di fondare una scienza senza basi teoriche. Vulpiani illustra le ragioni del suo scetticismo e sostiene che non è opportuno esagerare l’importanza dei Big Data, il cui impatto nell’ambito della ricerca, peraltro, non è stato finora sostanziale.

Il populismo tra malessere economico e disagio culturale

Debora Di Gioacchino, nel quarto articolo, si interroga sulle cause del populismo. Dopo avere ricordato le difficoltà a definire il fenomeno e la tesi secondo cui esso può essere sia di destra sia di sinistra, Di Gioacchino analizza un recente lavoro empirico la cui principale conclusione è che il populismo, contrariamente a una diffusa tesi, nasce più che dal disagio economico, dalla difesa di valori culturali che per molti sarebbero in pericolo. Di Gioacchino conclude interrogandosi su quali politiche possono fare fronte a questa causa di populismo.

La disuguaglianza in Italia: le tendenze nascoste dagli indici sintetici

Vito Peragine esamina l’evoluzione della disuguaglianza personale e territoriale in Italia negli ultimi 25 anni utilizzando non gli usuali indici sintetici della disuguaglianza ma le curve di incidenza della crescita che permettono di guardare all’intera distribuzione e all’impatto delle variazioni del reddito sui diversi gruppi sociali. Peragine mostra, in particolare, come sia la crisi recente, sia, e ancora di più, quella dell’inizio degli anni ‘90, abbiano colpito maggiormente le famiglie più povere e i territori più poveri.

Putting people first: in ricordo di Tony Atkinson

Salvatore Morelli traccia un ricordo scientifico e umano di Tony Atkinson, morto all’alba del nuovo anno, ricordandone i contributi all’economia del benessere e allo studio delle disuguaglianze che ne hanno fatto un pioniere e un Maestro ineguagliabile. Morelli sottolinea anche il ruolo di Atkinson come intellettuale pubblico, profondamente convinto che i processi economici e sociali, tra cui l’aumento delle disuguaglianze, non siano ineluttabili ma dipendano dalle scelte dei governi e dai comportamenti di tutti noi.

Che fine farà l’Obamacare?

Vincenzo Carrieri e Cinzia Di Novi partendo dalla considerazione che la vittoria di Trump prelude a cambiamenti radicali nelle principali politiche adottate dagli USA negli ultimi anni, si interrogano su quale potrà essere il futuro della riforma sanitaria di Obama. A questo scopo analizzano alcuni punti del programma del futuro segretario del Dipartimento della Sanità che è uno dei più feroci oppositori dell’ Obamacare e concludono che sono a rischio i livelli di copertura assicurativa ed il tipo di prestazioni garantite.

Genesi, crisi e strategie di riforma del sistema pensionistico più semplice al mondo: il caso del Kossovo

Igor Guardiancich illustra le caratteristiche del sistema pensionistico del Kossovo che presenta interessanti peculiarità. Guardiancich ricorda che una riforma dell’inizio del decennio scorso ha introdotto un “pilastro zero” a copertura universale per risolvere i problemi posti da un mercato del lavoro inefficiente. Dopo aver sottolineato le debolezze di un sistema pensionistico così semplice, Guardiancich propone una serie di interventi diretti a migliorarne l’efficacia e a preservarne gli obiettivi originari.

Human Technopole: dopo le critiche (fondate) la Legge di Stabilità prova a correggere il tiro

Francesco Sinopoli esamina il progetto del governo sullo Human Technopole, la nuova infrastruttura di ricerca che dovrà operare nei settori della salute, della genomica, dell’alimentazione e della scienza dei dati e delle decisioni. Sinopoli ricorda le critiche mosse alla versione originaria del progetto e segnala che, anche se la legge di Stabilità ha tentato di rispondere ad alcune di esse, resta la domanda di fondo e cioè quale sia la politica della ricerca e dello sviluppo in cui il progetto si iscrive.

Dopo il No: qual è l’agenda?

Gaetano Azzariti partendo dalla considerazione che occorre guardare oltre le ripercussioni politiche del voto al referendum costituzionale, sostiene che quel voto è espressione della volontà di riaffermare in modo non conservatore i principi della costituzione e indica alcune innovazioni nell’organizzazione dello stato necessarie e realizzabili in nome della costituzione. Azzariti sottolinea anche la difficoltà di dar seguito alle sue proposte se non si colmerà il vuoto lasciato dalle forze politiche organizzate.

Dopo il referendum

Raffaele Bifulco si concentra sulle origini del progetto di riforma costituzionale bocciato nel referendum dello scorso 4 dicembre, mostrando che i suoi contenuti erano in linea con tendenze di fondo presenti da tempo risalente in Italia. Bifulco sostiene che il referendum chiude una fase di riforme non solo costituzionali, senza apprestare una concreta soluzione alle esigenze insopprimibili di un più adeguato bicameralismo e di un ripensamento dell’istituto regionale.

1978, Padoa-Schioppa scrive a Caffè: due visioni della democrazia e dell’Europa

Alberto Baffigi trae spunto da una polemica lettera che Tommaso Padoa-Schioppa inviò a Federico Caffè nel settembre del 1978, alla vigilia dell’accordo sul Sistema Monetario Europeo, per mettere a confronto le loro diverse concezioni della democrazia e dell’Europa. Baffigi sostiene che la concretezza di Caffè, radicata nell’”economia del benessere” e nell’attenzione ai problemi distributivi, appare ancora oggi un’opzione su cui riflettere per rafforzare le basi democratiche delle nostre società e ridare slancio al progetto europeo.