Lo status socio-economico e le disuguaglianze di salute: nuove ipotesi sui canali di influenza

Fabio Lucidi si occupa delle diseguaglianze di salute, ricordando che tutti gli studi le collegano alle condizioni economiche e sociali e che decisivi in tale legame sarebbero i fattori di rischio legati all’ambiente dove si lavora e si risiede. Richiamando alcune recenti ricerche, Lucidi sottolinea che i comportamenti e gli stili di vita incidono sulla relazione fra condizione socio-economica e stato di salute e, soprattutto, influenzano la relazione fra caratteristiche della famiglia e salute mentale dei figli in età evolutiva

Ridurre l’ineguaglianza. Un criterio per selezionare indicatori per l’Italia nell’Agenda ONU 2030

Fabrizio Barca e Flavia Terribile osservano che la disattenzione per le ineguaglianze è causa primaria della crisi del capitalismo e dello scollamento tra classi dirigenti e ampie fasce della popolazione;ricordano che nell’Agenda 2030 dell’ONU la riduzione delle disuguaglianze è una dimensione irrinunciabile dello sviluppo, anche dei paesi avanzati; e, richiamando anche l’attività dell’ASviS, considerano questa un’occasione da non perdere per concentrare l’attenzione e il confronto su alcuni indicatori di disuguaglianza e sulla valutazione delle politiche per ridurla.

La riforma del Senato. Il punto di vista di un economista

Bruno Bises riflette sugli effetti che, sotto il profilo economico, potrebbero conseguire alla riforma costituzionale del Senato. Tra le altre, Bises esamina le possibili ricadute sull’efficienza del processo decisionale (in termini di costi, tempi, potenziali conflitti) e sull’efficienza economica (cioè sul possibile incremento del benessere collettivo derivante dall’approvazione dei provvedimenti di legge). Bises si sofferma anche sulle funzioni di valutazione delle politiche pubbliche e delle attività delle pubbliche amministrazioni assegnate al nuovo Senato.

Il public procurement come strumento di politica industriale in tempi di crisi

Francesco Crespi e Dario Guarascio ricordano che il public procurement può incidere,agendo dal lato della domanda, sia sui livelli di attività sia sulla composizione della struttura produttiva e mostrano che mentre Usae Giappone lo hanno largamente usato in funzione anticiclica – e, specialmente gli Usa, lo hanno indirizzato verso la produzione nazionale – nell’UE gli acquisti pubblicisono diminuiti durante la crisi. Riflettendo su queste evidenze gli autori sostengono che l’UE dovrebbe fare un uso strategico del public procurement.

Istruzione specialistica o formazione generalista?

Maurizio Pugno critica il modello oggi prevalente di primato della ‘istruzione specialistica’, e mostra i vantaggi di un capovolgimento che ponga la priorità nella ‘formazione generalista’, a partire da quella in famiglia, come suggerisce Heckman. Pugno ricorda che i primi economisti spiegavano i vantaggi della diffusione dell’istruzione riferendosi alla formazione generalista. Da quarant’anni a questa parteè emerso invece un eccesso di laureati, in particolare negli Stati Uniti, dovuto alla corsa all’istruzione specialistica.

Bisogna tagliare i salari nel Mezzogiorno per ragioni di equità e efficienza?

FraGRa esaminano le implicazioni per l’equità e l’efficienza della tesi recentemente sostenuta da Boeri, Ichino e Moretti secondo cui, tenendo conto del più basso costo della vita, bisognerebbe tagliare i salari nominali nel Mezzogiorno. Dopo avere presentato alcuni dati che rendono più problematica la valutazione degli effettivi differenziali nel costo della vita e nei salari nominali, FraGRa richiamano l’attenzione su alcuni aspetti del problema che da un lato lo rendono più complesso e dall’altro spingono a cercare soluzioni diverse dal taglio del salari nel Mezzogiorno.

Il voto a Roma: dualismo centro- periferia o fine del voto interclassista? (seconda parte)

Eugenio Levi e Fabrizio Patriarca nella seconda parte della loro analisi del voto a Roma, utilizzando anche dati socio-economici e territoriali distinti per Municipio, individuano le aree della città e i gruppi sociali decisivi per i risultati dei diversi schieramenti. Esaminano, poi, i dati aggregati sulle preferenze e concludono che il bipolarismo “politico” tramonta mentre si consolida una polarizzazione “sociale” che non corrisponde all’asse destra-sinistra e che, esprimendosi direttamente nel voto, è tutt’altro che “apolitica”.

Il consumatore pigro e la concorrenza nel mercato dell’elettricità e del gas

Marcello Basili e Maurizio Franzini dopo avere ricordato che la “mano invisibile” della concorrenza per produrre esiti favorevoli al benessere sociale necessita di varie condizioni, tra le quali la razionalità e la perfetta informazione dei consumatori, si chiedono se questa condizione sia soddisfatta, e come potrebbe esserlo, nei mercati del gas e dell’elettricità dove, proprio con l’obiettivo di realizzare i vantaggi attribuiti alla concorrenza, è prevista l’eliminazione del Regime di Maggior Tutela del consumatore e la piena liberalizzazione.

Crisi finanziaria e Brexit: la lezione mancante degli economisti

Marco Valente sostiene che un concetto economico molto importante e sottovalutato è quello di esternalità, cioè degli effetti che gli scambi di mercato producono su chi non partecipa a quegli scambi. Valente sostiene che le implicazioni di questa sottovalutazione sono pervasive e da essa dipenderebbero fenomeni così diversi come la crisi finanziaria e Brexit, il cui esito si può ricondurre proprio a un calcolo dei costi e benefici dell’adesione all’Unione Europea che non tiene conto delle esternalità positive che ne deriverebbero.

Outsider, antipolitica e astensionismo: riflessioni sulle elezioni amministrative

Alfio Mastropaolo interpreta le recenti elezioni amministrative partendo dalla considerazione che i partiti convenzionali non hanno compreso che gli elettori, normalmente inerziali,possono però utilizzare le elezioni per manifestare il loro disagio. Diversamente, alcuni imprenditori politici, populisti e antipolitici, lo hanno compreso e hanno incitato gli elettori all’odio per la politica. La conclusione è che le ultime elezioni rappresentano una ribellione contro l’avarizia della politica convenzionale, più che un premio a coloro che la avversano.