La crisi dell’Unione Monetaria e le relazioni centro-periferia in Europa

Giuseppe Celi, Andrea Ginzburg, Dario Guarascio e Anna Maria Simonazzi presentano un sintesi del loro recente libro “Crisis in the European Monetary Union. A core-periphery perspective” dove propongono una lettura di lungo periodo dei problemi dell’Europa. In particolare, essi danno conto del processo di polarizzazione in atto che vede, da un lato, un ‘centro’ forte (la Germania) e, dall’altro, due ‘periferie’ eterogenee ma dipendenti dal medesimo centro (il Sud e l’Est Europa). Nelle conclusioni gli autori indicano la strada da percorre per rinnovare le politiche europee.

Un nuovo pilastro europeo per i diritti sociali? Due critiche – di metodo e di merito – al social pillar di Göteborg

Stefano Giubboni si occupa del «pilastro europeo dei diritti sociali», solennemente proclamato nel recente vertice di Göteborg. Giubboni sottolinea due elementi critici. Il primo, di metodo, riguarda la natura giuridica del pilastro: come mero atto di soft law è inidoneo a promuovere una effettiva rifondazione politico-costituzionale dei diritti sociali. Il secondo, di merito, riguarda la riconfigurazione dei diritti sociali prevalentemente come strumenti di attivazione sul mercato del lavoro, a scapito della dimensione protettivo-redistributiva.

Il Welfare del Trentino tra impegno riformatore e avvisaglie di controriforma

Ugo Trivellato presenta e discute un’ambiziosa riforma del welfare del Trentino, che, accanto a innovazioni decisamente positive, in chiave di coordinamento e potenziamento degli interventi, mostra incongruenze e debolezze di non poco conto. Trivellato ritiene che esse ne intacchino l’equità redistributiva e, verosimilmente, ne riducano l’efficacia e per questo auspica che la riforma si caratterizzi come un ‘cantiere aperto’, che consenta significativi miglioramenti, anche alla luce dell’esperienza del primo anno.

Liberalizzazione dei movimenti di capitale e disuguaglianza: i risultati di una stima

Massimo Aprea riflette sui possibili effetti delle politiche di liberalizzazione dei movimenti di capitale sulle disuguaglianze di reddito. Dopo avere illustrato le varie difficoltà che occorre affrontare per conoscere tali effetti e dopo aver ricordato che disponiamo di pochi studi al riguardo, Aprea presenta i risultati di un suo tentativo di stima soffermandosi, in particolare, su quello che mostra un significativo impatto delle liberalizzazioni sulla quota di reddito appropriata dall’1% più ricco della popolazione.

L’universalismo: l’araba fenice dello stato sociale italiano?

Elena Granaglia ricostruisce alcune delle principali misure di politica sociale varate nel corso della XVII legislatura e mostra come esse continuino a essere afflitte da uno storico limite del nostro stato sociale: la categorialità – cioè la scelta di circoscrivere l’accesso a determinate prestazioni a un sotto-gruppo di soggetti identificati sulla base di variabili diverse dal solo bisogno – che genera iniquità orizzontali e verticali. Granaglia sostiene che occorre imboccare finalmente la strada di un universalismo ben disegnato.

Occorre più Europa. Quale Europa? La sfida del prossimo governo italiano

Roberto Tamborini si chiede se l’Europa avrà il posto che merita nei programmi delle forze politiche per le elezioni del 4 marzo. A suo parere difficilmente sarà così; di Europa si parlerà poco e male, come al solito, soprattutto perché nessuna delle forze in campo sembra essere consapevole della reale posta in gioco. Tamborini ricorda che nel 2018 si avvierà il processo di riforma delle istituzioni europee dal cui esito dipende il futuro dell’Italia in Europa e propone una breve guida per capire la sfida più importante del prossimo governo italiano.

Dentro il lavoro: qualità del lavoro, pratiche organizzative e risultati d’impresa

Tiziana Canal e Valentina Gualtieri analizzano i dati provenienti dalla IV indagine sulla qualità del lavoro dell’Inapp rivolta ai datori di lavoro per verificare l’esistenza di una relazione tra pratiche organizzative partecipative, performance d’impresa e propensione all’innovazione. Canal e Gualtieri mostrano che l’adozione di modelli di organizzazione del lavoro che coinvolgono e valorizzano il lavoratore non garantisce soltanto una maggiore qualità del lavoro, ma presenta anche vantaggi per i datori di lavoro.

Presente e futuro delle seconde generazioni fra integrazione e riconoscimento giuridico

Roberta Ricucci osserva che il recente dibattito sulla revisione della legge sulla cittadinanza n. 91/92 ha richiamato l’attenzione sui figli dell’immigrazione e sul loro rapporto con l’Italia, di cui spesso si sentono parte, ma di fatto sono stranieri. Dopo aver avanzato alcune riflessioni sulle seconde generazioni e sul significato di essere “cittadini senza cittadinanza” Ricucci sostiene che mentre l’accento è posto sempre su (presunte) inconciliabili differenze, di fatto, le similitudini fra cittadini italiani e non sono molteplici.

Gli italiani di origine straniera nella percezione degli studenti della Sapienza

Eugenio Levi e Rama Dasi Mariani riportano i risultati di un questionario sui problemi dei ragazzi di origine straniera, sulle politiche per superarli e sulla percezione della loro identità diffuso fra gli studenti della Sapienza in occasione del Convegno sul tema organizzato dalla Facoltà di Economia e da “Etica e Economia”. Levi e Mariani illustrano in particolare le molte similitudini e le poche diversità presenti nelle risposte degli studenti di origine italiana e straniera. Tra queste ultime vi è quella sull’identità dei ragazzi di origine straniera, che gli italiani tendono a definire sulla base di una concezione restrittiva di identità nazionale. Gli autori concludono che questa conflittualità latente sull’identità può rappresentare un fallimento nell’integrazione e che bisognerebbe superare la trappola del discorso sull’identità.

Cambiamento tecnologico, mansioni e occupazione

Roberto Quaranta, Valentina Gualtieri e Dario Guarascio si occupano del rapporto tra cambiamento tecnologico, mansioni, e occupazione in Italia e nel Mezzogiorno. Gli autori classificano le mansioni in base al loro grado di routinarietà (connessa ad attività manuali) e di non-routinarietà (legata ad attività di natura cognitiva) ed esaminando le 20 professioni che nel periodo 2011-2016 hanno subito le maggiori variazioni in aumento o diminuzione, concludono che vi sono rilevanti interazioni tra l’andamento dell’occupazione ed il grado di routinarietà della mansioni.