Includere gli esclusi? Alcune idee utili per allargare il perimetro della protezione sociale

Marcello Natili esamina su un recente report curato dall’OCSE sul futuro della protezione sociale e sugli strumenti di policy maggiormente in grado di fornire una protezione adeguata all’amplia platea dei lavoratori con contratti non standard. Natili sottolinea in particolare i rischi che la diffusione di tali contratti pone sulla futura sostenibilità dei sistemi di protezione sociale e riflette su criticità (e potenzialità) delle principali strategie proposte nel dibattito internazionale per far fronte a tali sfide.

Draghi sulle crisi: come affrontarle in un’area valutaria?

Francesco Farina prendendo spunto da un recente intervento del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi che presenta diversi motivi di interesse, sviluppa alcune considerazioni sullo stato dell’Unione Monetaria Europea. Farina, in particolare, illustra le ragioni per le quali quest’ultima non potrà fare a meno di un insieme completo di istituzioni sovra-nazionali, pena una nuova distruttiva crisi, siano i mercati finanziari oppure i governanti sovranisti e populisti a provocarla.

La concorrenza è come la materia oscura: si fa fatica a definirla e misurarla, ma è il collante del capitalismo

Antonio Buttà prende spunto da un recente report dell’Economist sullo stato della concorrenza per esaminare le principali evidenze empiriche disponibili sulle tendenze della concentrazione, dei profitti, dei mark up e del dinamismo dei mercati. Dopo aver richiamato le diverse possibili interpretazioni di tali evidenze, Buttà conclude sostenendo che la tesi dell’Economist, secondo cui il capitalismo non può fare a meno di un’incisiva politica della concorrenza, è da condividere pienamente.

Anche la cittadinanza diventa precaria

Laura Ronchetti sostiene che il Decreto legge n. 113 del 2018, da pochi giorni convertito in legge, trasfigura l’accezione della cittadinanza nazionale: i cittadini non sono più tutti uguali, per qualcuno la cittadinanza è “precaria” perché revocabile. Il governo e il parlamento hanno distinto tra cittadini inossidabili – italiani iure sanguinis – e cittadini precari – che hanno acquistato la cittadinanza per matrimonio o per naturalizzazione. Solo a questi ultimi, infatti, si può revocare la cittadinanza, non ai cittadini per nascita, i “veri” cittadini secondo il legislatore.

Il welfare occupazionale all’italiana: rischi e criticità

Matteo Jessoula riflette sulle misure che negli ultimi anni hanno mirato a favorire l’espansione del mercato e delle associazioni intermedie (aziende e sindacati) nel campo della protezione sociale. Adottando una prospettiva comparata e considerando le peculiari caratteristiche sia del “welfare state all’italiana” sia del sistema produttivo e del mercato del lavoro in Italia, Jessoula mette in luce le criticità e gli esiti perversi che si possono generare dall’“incastro” di schemi pubblici e occupazionali.

Misurare la corruzione aiuta a contrastarla?

Emma Galli affronta la questione della misurazione della corruzione mettendo in evidenza, da un lato, le difficoltà metodologiche che essa pone e, dall’altro, la possibilità di produrre vari indicatori che rispondono a esigenze di analisi diverse. Galli sostiene che la costruzione di misure di corruzione sempre più affidabili, elaborate su base sistematica, oltre che territoriale e settoriale, costituisce una delle priorità della ricerca quantitativa ed è fondamentale per definire,, nel nostro paese, politiche di prevenzione e di contrasto.

Le (grandi) infrastrutture di ricerca. Costi pubblici e benefici privati della produzione di conoscenza

Massimo Florio e Francesco Giffoni si occupano dell’impatto socioeconomico e delle ricadute distributive dell’attività delle (grandi) infrastrutture di ricerca (IR). Dopo aver definito le IR e rilevato che esse generano un beneficio sociale netto, gli autori sostengono che sotto il profilo distributivo la possibilità per le imprese private di appropriarsi gratuitamente della conoscenza prodotta dalla ricerca pubblica (finanziata dai contribuenti) aggrava le disuguaglianze. Nelle conclusioni essi enunciano alcuni possibili rimedi.

Il welfare aziendale e universale nel dibattito di oggi

Marco Leonardi, sostiene che il welfare aziendale non rischia di sostituire quello universale perché il premio fiscale è destinato solo in parte a premi convertiti in welfare e perché la spesa per welfare aziendale è minima rispetto a quella per il welfare universale. Leonardi, inoltre, non condivide la tesi che non bisognerebbe detassare il welfare aziendale perché avvantaggia i lavoratori con retribuzioni più alte e sostiene che tornare a un welfare unilaterale da parte delle aziende, in luogo di quello contrattato dai sindacati previsto dalle attuali norme, sarebbe un errore.

Il Welfare contrattuale: la necessità di ripensarlo

Roberto Ghiselli riflette sulle caratteristiche e le prospettive del welfare contrattuale in Italia. A suo parere, l’esperienza che si sta sviluppando attorno a tale forma di welfare richiede un’attenta analisi del fenomeno; inoltre, sono necessari interventi, normativi e contrattuali, che consentano di valorizzarne la funzione, superando gli elementi distorsivi che nel frattempo si sono prodotti; in particolare in prospettiva occorre evitare che si creino disparità nell’accesso a tutele e diritti di cittadinanza fondamentali che vanno universalmente garantiti.

Per sconfiggere il fallimento formativo

Marco Rossi-Doria affronta il tema cruciale del fallimento formativo, muovendo dall’osservazione che sebbene i dati segnalino una tendenziale attenuazione del fenomeno nel corso degli ultimi anni, la situazione rimane molto preoccupante sotto una molteplicità di profili. Rossi-Doria sostiene che Parlamento e governo hanno nel corso del tempo elaborato proposte serie e fattibili – e ricorda in particolare il Rapporto del Miur del gennaio scorso – ma sul piano dell’attuazione dei provvedimenti tutto tace.