L’integrazione europea e gli “opposti sovranismi”

Francesco Farina riconduce il malessere che attraversa oggi i paesi dell’euro al debole impianto istituzionale dell’Eurozona,. A suo parere l’impatto della Grande Recessione sul benessere delle persone è stato acuito dal “sovranismo” della Germania, che ha imposto l’austerità, colpendo soprattutto i ceti più deboli e, d’altro canto, la disaffezione di ampi strati sociali per l’ integrazione europea ha scatenato il “sovranismo” dei movimenti populisti, che si oppongono all’establishment nazionale ed all’euro. Secondo Farina si tratta, in ambedue i casi, di posizioni miopi.

Un populismo di nuova generazione

Antonello Ciervo, partendo dalla riflessione di Asor Rosa sul rapporto tra intellettuali e masse popolari, analizza alcune recenti pubblicazioni sui giovani e la politica, in particolare alla luce delle tendenze populistiche emerse nel dibattito pubblico italiano. Ciervo, esaminando il libro di Alberto Raffaele Ventura, Teoria della classe disagiata, e il volume collettaneo dell’Associazione “Senso comune”, I giovani salveranno l’Italia, tratteggia un nuovo fenomeno sociale che potrebbe essere denominato “populismo generazionale” e ne critica alcuni aspetti teorici.

Buon bi-centenario, Karl Marx!

Mario Nuti nel bi-centenario della nascita di Marx parte dalla considerazione, paradossale, che nel Manifesto Comunista si trova un elogio del capitalismo che, però, per Marx aveva molti difetti: sfruttamento del lavoro, instabilità, disoccupazione, crisi. Nuti sostiene che Marx ha trascurato l’imprenditorialità e il rischio, nonché le capacità di aggiustamento automatico dei mercati e che è errato il suo determinismo economico. La sua previsione del progressivo immiserimento relativo del proletariato si è invece rivelata corretta.

Le termiti di Stato: perché la complessità conduce alla disuguaglianza

Vito Tanzi ha recentemente pubblicato per la Cambridge University Press un volume dal titolo: Termites of the State. Why Complexity Leads to Inequality. Il Menabò pubblica, in due parti, la traduzione dell’Introduzione al volume, che affronta la questione del rapporto tra Stato e mercato. Tanzi adotta un ampio sguardo storico, attento sia all’evoluzione delle idee che alla concrete forme assunte dall’intervento dello Stato nell’economia, e fornisce numerosi spunti di riflessione utili anche per cercare risposte ai problemi ancora aperti.

La contrattazione integrativa aziendale e la produttività

Laura Bisio, Stefania Cardinaleschi e Riccardo Leoni si occupano della contrattazione integrativa aziendale in Italia. Dopo aver individuato i fattori che la favoriscono ed i suoi contenuti, ne analizzano gli effetti sull’efficienza dell’impresa misurata come produttività totale dei fattori (PTF). Utilizzando dati ISTAT, gli autori trovano che la probabilità di accordi integrativi è positivamente influenzata dalla profittabilità passata d’impresa e dal tasso di sindacalizzazione e che ad essi è associato un aumento della PTF del 9.6%.

È tutta questione di ipotesi: la spesa pensionistica nelle previsioni del FMI

Massimiliano Tancioni esamina un recente lavoro del FMI, che prevede una crescita sostenuta della spesa pensionistica in Italia nei prossimi decenni, e mostra, descrivendo la logica di base dei modelli di previsione pensionistica, che tale previsione è pressoché interamente determinata dalle ipotesi sulle variabili esogene. Tancioni sottolinea che, considerando l‘ampiezza degli orizzonti temporali adottati, le analisi proposte sono utili solo per verifica la sensibilità dei risultati rispetto alle diverse ipotesi formulate.

Bitcoin di Stato? Il caso della moneta digitale di banca centrale

Paolo Paesani prendendo spunto da un recente rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali che affronta il tema delle monete digitali delle Banche Centrali, illustra, anzitutto, il funzionamento di questo nuovo strumento monetario; esamina, quindi, le principali conseguenze che potrebbe avere sul sistema dei pagamenti, sulla politica monetaria e sulla stabilità finanziaria; si sofferma, infine, sui suoi possibili vantaggi ma anche sui rilevanti rischi che esso potrebbe determinare.

La disuguaglianza dei redditi in Israele: un’evoluzione peculiare

Momi Dahan richiama l’attenzione sulla peculiarità della disuguaglianza dei redditi in Israele: relativamente bassa per quelli di mercato, alta per quelli disponibili. Dahan esamina tre possibili spiegazioni delle differenze tra Israele e gli altri paesi OCSE: la prima basata sulle preferenze culturali degli ebrei ortodossi e degli arabi, la seconda sull’andamento ciclico e le caratteristiche della crescita, la terza sulle politiche redistributive e conclude che la peculiarità si deve a queste ultime e all’andamento del tasso di disoccupazione.

Reddito di cittadinanza. È la risposta giusta alla prossima rivoluzione industriale?

Giuseppe Croce riflette sul reddito di cittadinanza all’interno di uno scenario di nuova rivoluzione industriale. In particolare, Croce si chiede se il reddito di cittadinanza possa rappresentare un buon sostituto dell’occupazione (e delle relative politiche). La risposta dipende dal significato (e dall’importanza) che si ritiene le persone attribuiscono al lavoro; se il lavoro non è considerato soltanto un mezzo per ottenere reddito, il reddito di cittadinanza rappresenterebbe un suo sostituto imperfetto e le politiche per l’occupazione dovrebbero rimanere prioritarie.

Network o abilità? La diseguaglianza intergenerazionale a parità di istruzione

Michele Raitano torna sul tema della diseguaglianza intergenerazionale soffermandosi sul ruolo del capitale umano e delle connessioni sociali come cause dell’ associazione tra reddito dei genitori e dei figli. Basandosi su analisi condotte con altri colleghi, Raitano sottolinea il ruolo rilevante che le connessioni sociali hanno in Italia e spiega perché un’efficace strategia per l’eguaglianza di opportunità non può limitarsi alle sole politiche per l’istruzione ma deve preoccuparsi del concreto funzionamento dei mercati, in particolare quello del lavoro.