Paesaggio e patrimonio culturale come determinanti del benessere

Annalisa Cicerchia muove dall’osservazione che la cultura è assente negli indicatori di benessere alternativi al Pil elaborati a livello internazionale così come negli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite mentre, in Italia, paesaggio e patrimonio culturale sono inclusi nel Benessere Equo e Sostenibile. Cicerchia ritiene che l’esperienza italiana, in progress, sia innovativa e esemplare per tenere conto del rapporto tra cultura e benessere nell’orientare le politiche di sviluppo.

I primi 100 numeri del Menabò

Questo editoriale richiama i principali contributi che, a parere della Redazione, il Menabò ha offerto nei suoi primi 100 numeri in termini di analisi di questioni pubbliche rilevanti; di sviluppo di un metodo di discussione attento alla giustificazione pubblica delle diverse posizioni; di elaborazione di proposte di cambiamento. Inoltre, delinea la direzione di marcia per il futuro: l’attenzione continuerà ad andare alla disuguaglianza, al funzionamento dei mercati, delle istituzioni e della democrazia, alla giustizia sociale; ma più spazio sarà dato alle evoluzioni della tecnologia, al ruolo della ‘voice’ e ai possibili contributi provenienti dal basso, da comunità “virtuose” e organizzazioni di cittadinanza.

Disuguaglianza e….cambiamento tecnologico

Questo articolo analizza le diverse forme che può assumere la relazione tra cambiamento tecnologico e diseguaglianza. Dopo una disamina dell’evoluzione storica di questa relazione, l’articolo passa in rassegna i canali attraverso cui le trasformazioni tecnologiche possono indurre mutazioni sia negli assetti distributivi sia nelle configurazioni sociali ed istituzionali e si conclude con un focus sul processo, in atto, di digitalizzazione delle economie.

Disuguaglianza e…. crescita

Da tempo si discute se e in che direzione la disuguaglianza influenzi la crescita economica. L’articolo richiama le ipotesi teoriche più frequenti e i principali studi empirici che, in netta prevalenza, individuano un effetto negativo della disuguaglianza sulla crescita, e sostiene che considerando altre caratteristiche della disuguaglianza, e non solo la sua altezza, nonchè il modo in cui si distribuiscono gli eventuali maggiori redditi futuri, oggi non appare possibile giustificare la disuguaglianza con la prospettiva di una maggiore crescita.

Disuguaglianza e….merito

Al centro di questo articolo è il legame tra disuguaglianza e merito. Riprendendo temi e spunti contenuti in articoli comparsi sul Menabò, l’articolo si sofferma sui rischi derivanti dall’affidarsi alla concorrenza nel campo dell’istruzione, sull’evasione fiscale come premio per i non meritevoli e come moltiplicatore delle disuguaglianze, e sulla necessità di trattare con cautela l’idea di merito alla luce dei rapporti di potere che caratterizzano le odierne società.

Disuguaglianza e……cittadinanza

L’articolo pone la disuguaglianza in relazione alla cittadinanza e interpreta in questa ottica tre recenti vicende: i) la revoca della cittadinanza diretta a una determinata categoria di cittadini in ragione di condanne penali; ii) la mancata acquisizione della cittadinanza nonostante la nascita, la crescita, l’integrazione attraverso l’istruzione, ed un’evoluzione identitaria e sociale da “italiani”; iii) il mercato delle cittadinanza accessibile a “super ricchi globali” a caccia di vantaggi.

Progressività e redistribuzione negli USA

Ruggero Paladini mette in evidenza come in seguito al crescere delle disuguaglianze di reddito e di ricchezza negli Stati Uniti stia tornando al centro del dibattito politico il tema dell’uso delle imposte a fini redistributivi. Esempi paradigmatici sono le proposte di Alexandria Ocasio-Cortez di alzare al 70% l’aliquota dell’imposta personale sui redditi sopra i 10 milioni di dollari e di Elisabeth Warren di introdurre un’imposta federale su patrimoni maggiori di 50 milioni, con un’aliquota pari al 2%. Paladini illustra e valuta criticamente tali proposte.

La proposta del M5S sul salario minimo legale: qualche progresso e varie insidie

Salvo Leonardi si occupa di salario minimo. Dopo aver ricordato che l’Italia è fra i pochi paesi in cui i minimi sono fissati dai Contratti Collettivi e che precarietà e contratti “pirata” stanno indebolendo la copertura di tali contratti, Leonardi si occupa del disegno di legge del M5S che prevede un erga omnes limitato alla parte salariale e sostiene che tale idea, pur perseguendo un obiettivo condivisibile, è gravida di rischi, come quello di definire una soglia inferiore a quella prevista nella stragrande maggioranza dei CCNL.

La desertificazione del Mezzogiorno

Enrica Morlicchio sostiene che le difficoltà socio-economiche che oggi sta vivendo il Mezzogiorno rappresentano l’epicentro di fenomeni più generali, che investono tutto il paese. Secondo Morlicchio, però, nel Mezzogiorno le difficoltà hanno raggiunto un livello tale da far prevedere un salto qualitativo, che può determinare su scala più ampia fenomeni di collasso della struttura sociale e di disgregazione sociale molto simili a quelli verificatisi nell’”iperghetto” statunitense degli anni Settanta.

Le sfide della democrazia rappresentativa tra “Costituzione economica” e “Costituzione finanziaria”

Francesco Saitto si occupa di “Costituzione economica” e sostiene che l’inserimento in Costituzione di norme che limitano la discrezionalità legislativa può costituzionalizzare una data dottrina economica ovvero sostenere il legislatore nell’attuazione del progetto assiologico di una Costituzione, con vantaggio per la democrazia rappresentativa. Dall’alternativa che prevale dipende, secondo Saitto, l’utilità di analizzare il concetto controverso di “Costituzione economica”, il cui studio critico, è tornato centrale dopo le riforme sulla disciplina costituzionale dell’indebitamento.