Redditi da capitale e redditi da lavoro: quale influenza sulla disuguaglianza complessiva?

Teresa Barbieri e Francesco Bloise presentano alcuni risultati contenuti nel loro contributo al recente volume “Il mercato rende diseguali?”, pubblicato da Il Mulino e curato da M. Franzini e M. Raitano. Barbieri e Bloise analizzano l’importanza relativa delle diverse fonti di reddito – da capitale, da lavoro autonomo e da lavoro dipendente – nella spiegazione della complessiva disuguaglianza nei redditi di mercato, mettendo in luce sia importanti differenze tra paesi sia le tendenze in atto al loro interno.

Épater les bourgeois … col «decreto dignità»

Stefano Giubboni analizza brevemente il “Decreto Dignità”, chiedendosi, a mo’ di divertissement, se le novità introdotte, soprattutto in tema di rapporti di lavoro temporanei, giustifichino gli allarmi sollevati da autorevoli commentatori, dalle organizzazioni imprenditoriali e dalle opposizioni politiche. La risposta – giocata sul filo dell’ironia – è negativa, visto che per certi aspetti la disciplina dei rapporti di lavoro a termine torna a somigliare a quella della legge Fornero e che l’istituto centrale del Jobs Act – il contratto a tutele crescenti – non è stato modificato nella sua sostanza.

Lo chiamavano Dignità

Civil Servant sostiene che l’apprezzabile obiettivo del “Decreto Dignità” di ridurre la precarietà del lavoro difficilmente verrà raggiunto con gli strumenti previsti. A suo parere, in tutte le economie, l’incertezza sulla domanda e sulla tecnologia richiede una quota di lavoro precario, che è tanto maggiore quanto più le imprese sono di piccole dimensioni. Pertanto, solo stabilizzando le prospettive di crescita e favorendo l’aggregazione delle imprese si può incentivare l’occupazione permanente. Inoltre, la flat tax potrebbe contribuire a polverizzare il tessuto produttivo e a rendere precarie molte figure professionali.

Più voce alle donne economiste e non solo: il progetto “100esperte.it”

Luisella Seveso illustra il progetto “100esperte.it”, un database online di consultazione gratuita che contiene a tutt’oggi i nomi e i curricula di circa 200 professioniste italiane “eccellenti” nell’ambito delle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e di quelle economiche e finanziarie. Scopo del progetto è rendere note, soprattutto ai media, le conoscenze e le competenze di professioniste di valore, troppo raramente interpellate in qualità di esperte e opinioniste, come risulta da un’autorevole ricerca europea.

Donne, economia e “leaking pipelines”

Antonia Carparelli, con riferimento al progetto ‘100esperte.it’, illustrato da Luisella Seveso su questo numero del Menabò, propone alcune riflessioni sul percorso lungo e tortuoso che le donne hanno dovuto e devono ancora affrontare per affermarsi e far sentire la propria voce in qualità di economiste; sottolinea l’importanza di ‘azioni positive’ volte a contrastare gli ostacoli e i meccanismi di discriminazione, e segnala il ruolo dell’Europa nel promuovere e sostenere la parità di genere, anche e soprattutto attraverso la diffusione della conoscenza.

Propaganda e manipolazione nelle elezioni politiche: il ruolo dei social network e degli algoritmi basati sulla intelligenza artificiale

Roberto Bellotti si occupa dell’influenza dei social network sull’informazione e la propaganda politica. Dopo aver richiamato alcuni esperimenti sociali – condotti all’oscuro degli elettori – e le caratteristiche di strumenti nuovi che utilizzano piattaforme di social network, big data e complessi algoritmi, Bellotti sostiene che un’accurata profilazione economica, sociale, culturale e di orientamento politico permette di diffondere notizie, spesso false, a gruppi selezionati in modo preciso ed invasivo, esercitando un’influenza superiore a quella che percepiamo.

Corporativismo, spesa pubblica e distribuzione funzionale del reddito

Mario Holzner analizza l’impatto del “corporativismo” – cooperazione tra imprese, lavoratori e gruppi d’interesse statali – sull’evoluzione della quota di reddito da lavoro in 42 economie industrializzate nel periodo 1960-2010. Holzner individua una complementarietà tra ruolo dello stato e sistema di contrattazione, sostenendo che il reddito da lavoro ha avuto una dinamica più favorevole nei paesi in cui il ruolo dello Stato si è ridotto ma la contrattazione salariale è centralizzata e nei paesi in cui quest’ultima è decentralizzata ma la spesa pubblica è rilevante.

Cosa resta del diritto all’abitare

Elisa Olivito si sofferma sul diritto all’abitare per come può intendersi garantito dalla Costituzione italiana, nonché su alcune sue forme di distorta attuazione e/o di evidente mancata attuazione: svalutazione delle locazioni a uso abitativo, incentivazione dell’acquisto dell’abitazione, restringimento dei requisiti per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica. Olivito richiama, in particolare, due vicende speculari: gli esigui stanziamenti per il Fondo nazionale per le locazioni, da un lato, e lo sfaldamento dei vincoli alla cessione di alloggi costruiti con il contributo pubblico, dall’altro.

La politica antitrust e il contrasto alla disuguaglianza

Alessandra Tonazzi esamina il ruolo di contrasto alle disuguaglianze che l’antitrust può svolgere anche restando nel solco dei propri obiettivi tradizionali: benessere del consumatore, promozione dell’innovazione e della crescita. Tonazzi osserva, però, che la stessa concorrenza può essere percepita come fonte di disuguaglianza ed è perciò importante che l’azione dell’antitrust sia accompagnata da misure di welfare per consentire alla politica della concorrenza di svolgere virtuosamente una funzione pre-distributiva, contrastando la formazione o l’aumento di disuguaglianze.

Sarà un robot (o un computer) che ci sostituirà? Un’analisi della relazione tra dinamica occupazionale e routinarietà delle mansioni

Valentina Gualtieri, Dario Guarascio e Roberto Quaranta analizzano la relazione tra dinamica occupazionale delle diverse professioni, natura delle mansioni intesa come loro maggiore o minore ‘routinarietà’ e andamento economico dei settori nei quali si distribuiscono le diverse professioni. Utilizzando provenienti da Istat, Inapp e dal database AIDA bureau Van Dijk, gli autori mostrano che le professioni caratterizzate da una prevalenza di mansioni routinarie tendono a essere penalizzate in termini di dinamica occupazionale.