Uber: non solo taxi. La forza destabilizzante di una piattaforma

Dario Guarascio dopo una breve ricostruzione delle origini e le tappe salienti dello sviluppo di Uber, esamina l’impatto che sta avendo sul funzionamento dei mercati e delle istituzioni e sui rapporti di lavoro. Guarascio mostra che Uber, al pari di imprese che hanno come asset chiave del loro processo produttivo i Big Data, opera in una sorta di “terra di nessuno”, in continua ridefinizione, per la tendenza a oltrepassare i limiti della regolamentazione in materia di privacy, rapporti di lavoro e compliance fiscale.

I Big data: il punto di vista di uno statistico

Monica Pratesi esamina i Big data dal punto di vista della produzione dei dati statistici e del passaggio da dato ad informazione e conoscenza. Dopo aver ricordato che gli utilizzatori dei dati non possono ignorare le caratteristiche del processo che ha portato alla sua produzione, Pratesi sostiene che la posta in gioco è alta e non riguarda solo i confini disciplinari tra statistica, informatica, scienze sociali ed economiche. In gioco c’è la formazione di giovani, la tutela della privacy e la costruzione di una rappresentazione condivisa dei fenomeni reali.

Scienziati o crociati? Sull’incerta identità di (alcuni) macroeconomisti

Gianluigi Nocella si occupa dello stato dell’economia come scienza basandosi un recente articolo di Paul Romer, economista di grande prestigio, che è molto importante per numerosi motivi. Dopo aver brevemente ricostruito l’evoluzione della macroeconomia nel corso degli ultimi decenni, Nocella focalizza la sua attenzione sulla tendenza di molti a piegare le evidenze empiriche alle convinzioni teoriche e dà voce alla denuncia di Romer: dagli anni ’70 tra i macroeconomisti si è affermata una sorta di “tribalismo” che spinge a preferire i canoni della fede a quelli della scienza.

Siamo tutti Keynesiani

Paolo Paesani riflette sull’attualità di Keynes, partendo da alcuni contributi recenti sulla sua vita e sulle sue idee. Dopo aver ricordato che con la crisi del 2007 il nome di Keynes è tornato di moda nel campo della politica economica e sui giornali più che nella teoria prevalente, Paesani illustra come potrebbe affermarsi una nuova agenda di ricerca che, traendo ispirazione dal pragmatismo di Keynes, dal suo senso della storia e dalla sua visione etica, fondi “un modo di pensare migliore” che conduca a contrastare disoccupazione e disuguaglianza.

Chi e come governa l’università? I mutamenti in Italia in una prospettiva comparata

Marino Regini si occupa delle recenti trasformazioni nella governance universitaria e sostiene che in Italia, come in altri paesi europei, il tentativo di introdurre nelle università le logiche e strategie delle imprese ha avuto conseguenze non previste. Da noi, però, la bassa capacità politica e tecnica dei governi ha frenato i processi di apprendimento e prodotto soluzioni poco efficaci. In particolare, la valutazione è stata usata non come strumento di governo del sistema ma come panacea di tutti i mali, producendo forse altrettanti guasti di quelli che era chiamata a risolvere.

Premio o dono?

Civil Servant si occupa delle assicurazioni private contro i disastri naturali e sottolinea che esse, richiedendo ingenti fondi di riserva, rendono necessario che lo stato svolga il ruolo di riassicuratore di ultima istanza, imponendo costi a carico della collettività. Civil servant si chiede se non siano più efficienti incentivi fiscali e finanziamenti per la messa in sicurezza di abitazioni e infrastrutture che, per essere atti di solidarietà senza contropartite, potrebbero anche consolidare la coesione sociale di una comunità

Il New Public Management: attese e realtà

Paolo Borioni discute della teoria del New Public Management (NPM) a partire dalle conclusioni di un recente volume, dedicato al caso della Gran Bretagna, di Christopher Hood and Ruth Dixon secondo cui, in totale contrasto con le attese, il NPM avrebbe reso il settore pubblico più costoso e meno efficiente. Borioni sottolinea come i risultati presentati nel volume di Hood e Dixon sono da prendere attentamente in considerazione per valutare le riforme manageriali della Pubblica Amministrazione introdotte in tutti i paesi avanzati.

Dieci anni dalla grande crisi

Anna Giunta e Salvatore Rossi si occupano dello stato dell’economia italiana dopo la grande crisi. Giunta e Rossi elencano i punti di forza e di debolezza del nostro sistema produttivo e sostengono che esso è polarizzato tra un manipolo di imprese dinamiche che sostiene la competitività del nostro paese e un gran numero di imprese, prevalentemente a proprietà e conduzione familiari, poco produttive e innovative. La loro conclusione è che occorre una politica dell’offerta con un orizzonte di intervento di medio periodo.

In difesa del Parlamento. Sulla parola della UK Supreme Court il Brexit può ripartire, ma da Westminster

Alessandro Torre si occupa della decisione con la quale la Corte Suprema del Regno Unito, il 24 gennaio ha individuato nel Parlamento, e non nel Governo, il soggetto che deve attivare il procedimento di recesso dall’Unione Europea. Dopo aver chiarito il contesto nel quale si colloca tale decisione e l’iter che ne è seguito Torre sostiene che questa sentenza ha uno speciale significato non soltanto perché riafferma la supremazia del Parlamento, ma anche perché rafforza l’ipotesi che la Corte suprema si stia trasformando in una corte costituzionale.

Verso un parlamento fluido? Il fenomeno degli Intergruppi parlamentari

Eugenio Levi, Rama Dasi Mariani e Elena Paparella analizzano il fenomeno dei c.d. Intergruppi parlamentari combinando un approccio quantitativo con una prospettiva giuspubblicistica. Gli autori individuano e analizzano – anche attraverso un raffronto tra parlamento italiano e europeo – le principali caratteristiche di questi raggruppamenti trasversali e sganciati dai partiti; ne mettono in evidenza gli elementi critici -legati alla scarsa trasparenza- e le potenzialità; e si interrogano sulla possibile matrice del fenomeno, riconducibile alla crisi del partito tradizionale.