Non tutto il Regno Unito ha scelto la Brexit – Nuove elezioni parlamentari e recenti sviluppi in Scozia e in Irlanda del Nord

Alessandro Torre esamina lo stato e le prospettive del processo che dovrebbe portare al recesso della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Dopo avere ricordato i passi fin qui compiuti tra non poche difficoltà istituzionali, Torre illustra come le elezioni parlamentari anticipate, volute da Theresa May, allo scopo di rafforzare la propria leadershio, si intreccino con quel processo e si sofferma in particolare sulle conseguenze che esse potrebbero avere in Scozia e Irlanda del Nord, dove gli elettorati si sono espressi nettamente a favore del remain.

Roma, punto e a capo

Silvana Cirillo condensa in questo articolo l’atmosfera che domina in “Roma. Punto e a capo” il libro da lei curato che è una sorta di romanzo a più mani sulla Roma degli anni successivi al dopoguerra e che comprende scritti di grandi narratori (nell’articolo Cirillo riporta passi di Flaiano, Pasolini e Parise)e di critici che quei narratori hanno studiato. Dall’articolo, e ancora più dal libro, emerge l’immagine di una città che come scrive Parise, rappresentava al meglio, quello che “gli stranieri chiamerebbero il fenomeno Italia”.

La legge elettorale e il mito della governabilità

Claudio De Fiores esamina i problemi connessi con la riforma della legge elettorale, evidenziando, in primis, come la sentenza n.35/2017 della Corte costituzionale, sia pure condivisibile, non abbia esaurito tutti i problemi che ostacolano il perseguimento di una disciplina elettorale scevra dalla contingenza storica. De Fiores quindi ripercorre le tappe politiche che hanno condotto all’emersione del “dogma della governabilità” e sottolinea la necessità, all’opposto, di preservare la dimensione inclusiva dei sistemi elettorali.

Il lungo sonno dell’Italia e dell’Eurozona/1

Francesco Farina in un articolo di cui su questo numero pubblichiamo la prima parte riflette sul dibattito economico che in Italia vede una contrapposizione fra chi dà tutte le colpe della deprecabile condizione del paese all’Euro e chi replica che i responsabili del declino italiano siamo solo noi. Farina sostiene che bisognerebbe riconoscere che la crisi dell’Eurozona si è sovrapposta alla crisi dell’economia italiana, e che l’austerità è stata una sciagura che ha aggravato l’impasse della nostra crescita, accentuando i fenomeni di isteresi.

Qualche nota su G7 di Bari, Fondo monetario internazionale, Grecia e “levantazzo”

Elena Paparella mette in luce una delle questioni emerse durante il recente vertice del G7 di Bari, ovvero le negoziazioni, condotte a latere dei temi principali, sulla ristrutturazione del debito greco. Al di là delle profonde divergenze tra governo tedesco e FMI, Paparella sottolinea, ancora una volta, la dubbia legittimazione del ruolo e della collocazione istituzionale del FMI in questi negoziati, ricercandone le ragioni nel quadro dell’evoluzione del diritto internazionale, nonché delle progressive mutazioni relative alla natura delle funzioni del FMI nello scenario delle relazioni economiche internazionali.

Passione o interessi? Retoriche ed evidenze sulla ‘sharing economy’

Cristiano Codagnone mostra come sui costi e i benefici delle piattaforme della ‘sharing economy’ si confrontino discorsi retorici contrapposti e presenta le evidenze empiriche di cui disponiamo al riguardo, basandosi su un lavoro di ampio respiro condotto tra il 2015 e il 2016 per la Commissione Europea e diretto a fornire elementi per stabilire se e come regolamentare queste piattaforme. Codagnone sottolinea l’insufficienza di tali evidenze e considera paradossale che in democrazie liberali fondate sull’economia di mercato queste piattaforme operino in una zona grigia tra la legalità e l’illegalità.

Uber: non solo taxi. La forza destabilizzante di una piattaforma

Dario Guarascio dopo una breve ricostruzione delle origini e le tappe salienti dello sviluppo di Uber, esamina l’impatto che sta avendo sul funzionamento dei mercati e delle istituzioni e sui rapporti di lavoro. Guarascio mostra che Uber, al pari di imprese che hanno come asset chiave del loro processo produttivo i Big Data, opera in una sorta di “terra di nessuno”, in continua ridefinizione, per la tendenza a oltrepassare i limiti della regolamentazione in materia di privacy, rapporti di lavoro e compliance fiscale.

I Big data: il punto di vista di uno statistico

Monica Pratesi esamina i Big data dal punto di vista della produzione dei dati statistici e del passaggio da dato ad informazione e conoscenza. Dopo aver ricordato che gli utilizzatori dei dati non possono ignorare le caratteristiche del processo che ha portato alla sua produzione, Pratesi sostiene che la posta in gioco è alta e non riguarda solo i confini disciplinari tra statistica, informatica, scienze sociali ed economiche. In gioco c’è la formazione di giovani, la tutela della privacy e la costruzione di una rappresentazione condivisa dei fenomeni reali.

Scienziati o crociati? Sull’incerta identità di (alcuni) macroeconomisti

Gianluigi Nocella si occupa dello stato dell’economia come scienza basandosi un recente articolo di Paul Romer, economista di grande prestigio, che è molto importante per numerosi motivi. Dopo aver brevemente ricostruito l’evoluzione della macroeconomia nel corso degli ultimi decenni, Nocella focalizza la sua attenzione sulla tendenza di molti a piegare le evidenze empiriche alle convinzioni teoriche e dà voce alla denuncia di Romer: dagli anni ’70 tra i macroeconomisti si è affermata una sorta di “tribalismo” che spinge a preferire i canoni della fede a quelli della scienza.

Siamo tutti Keynesiani

Paolo Paesani riflette sull’attualità di Keynes, partendo da alcuni contributi recenti sulla sua vita e sulle sue idee. Dopo aver ricordato che con la crisi del 2007 il nome di Keynes è tornato di moda nel campo della politica economica e sui giornali più che nella teoria prevalente, Paesani illustra come potrebbe affermarsi una nuova agenda di ricerca che, traendo ispirazione dal pragmatismo di Keynes, dal suo senso della storia e dalla sua visione etica, fondi “un modo di pensare migliore” che conduca a contrastare disoccupazione e disuguaglianza.