Accesso ai microdati, ricerca scientifica e valutazione delle politiche: urge un cambio di passo

Ugo Trivellato esamina la questione dell’accesso ai microdati per la ricerca scientifica e per la valutazione delle politiche pubbliche – che si è riproposto da quando è operante la General Data Protection Regulation (GDPR) – collocandola nel contesto europeo. Trivellato documenta i forti ritardi dell’Italia e segnala l’urgenza di un cambio di passo, che richiede l’impegno comune della comunità scientifica e del Sistema Statistico Nazionale nel confronto col Garante della privacy e nella valorizzazione di microdati di origine amministrativa.

Nuovi benefici del sapere

Paolo Paruolo ricorda che da sempre l’uso etico della scienza aumenta il benessere dei cittadini e sostiene che oggi nuovi benefici possono derivare dalla ricerca sull’efficacia delle politiche pubbliche, grazie all’accesso ai dati amministrativi delle pubbliche amministrazioni. Paruolo dà conto delle esperienze al riguardo di vari paesi europei e sottolinea, da un lato, il ruolo centrale della comunità scientifica e, dall’altro, gli effetti positivi che si avrebbero anche in Italia, se questa comunità assumesse una dimensione europea.

Social media e populismo: un’analisi della campagna per le elezioni Europee del 2019

Edoardo Novelli sintetizza i risultati emersi da una ricerca condotta nei 28 paesi europei in occasione delle elezioni europee del 25 maggio 2019 e riguardante l’uso e l’impatto della rete e delle piattaforme comunicative nella campagna elettorale. Tra i vari risultati della ricerca che Novelli richiama, sono particolarmente rilevanti quelli che riguardano, da un lato, la prevalenza esercitata su questo nuovo terreno dalle forze populiste e sovraniste e, dall’altro, l’eccezionalità, sotto diversi aspetti, del caso italiano.

Obiettivo di medio termine per l’Italia: il peggio non è mai morto

Gli Ecodemisti discutono l’obiettivo di medio termine (OMT) per il periodo 2020-22 indicato nel gennaio scorso dalla Commissione Europea per il deficit strutturale dell’Italia, che corrisponde a un avanzo di mezzo punto di PIL. Anche se nel dibattito di politica economica non si è dato molto spazio a questa novità, gli autori ritengono che, proprio mentre sembrano aprirsi minimi spiragli di cambiamento, un approfondimento sui meccanismi che hanno determinato quella novità possa contribuire a valutare quanto i vincoli imposti dall’UE siano sensati e non controproducenti.

La gestione delle crisi di impresa al Mise: qualche riflessione critica

Giampiero Castano, basandosi sulla sua lunga esperienza di gestione delle principali crisi industriali presso il MISE, interviene nel dibattito innescato dai recenti casi ALITALIA, ILVA Arcelor Mittal. Castano sostiene che il problema non è il numero dei ‘tavoli di crisi’, ma la capacità di gestire le informazioni che da essi provengono trasformandole in articolata azione politica. Si tratta di un problema che esiste da tempo, mentre altri sembrano presentarsi oggi in forma aggravata. Tutto ciò rende ancora più difficile gestire le crisi di impresa nel Mezzogiorno.

Il ‘populismo’ di destra e i perdenti della globalizzazione e del progresso tecnologico

Italo Colantone e Piero Stanig esaminano le cause strutturali del successo dei partiti “populisti” e di destra radicale in Europa occidentale. Dopo aver illustrato le conseguenze distributive della globalizzazione e del cambiamento tecnologico, Colantone e Stanig, richiamando i risultati di vari loro lavori, mostrano che, in vario modo, entrambe hanno determinato dei perdenti e sostengono che questi ultimi hanno scelto di dare il proprio consenso elettorale a partiti con piattaforme nazionaliste, protezioniste e nativiste.

Trumponomics: protezionismo a bassi tassi di interesse

Giuseppe De Arcangelis esamina il protezionismo di Trump sostenendo che ha un duplice obiettivo: orientare la domanda dei consumatori USA verso i prodotti nazionali anche per contrastare l’aumento di risparmio derivante dal drastico taglio delle tasse; ridurre il deficit commerciale, soprattutto verso Cina e India. De Arcangelis illustra le condizioni richieste per raggiungere questi scopi, ed in particolare la necessità di una politica monetaria accomodante, permettendo anche di comprendere le ragioni dell’ira di Trump nei confronti di alcune recenti dichiarazioni di Draghi.

Big tech e antitrust: the time they are a’changing?

Andrea Pezzoli commenta i segnali di mutato atteggiamento in USA e UE delle autorità antitrust nei confronti dei Big Tech, sostenendo che la politica della concorrenza è più consapevole dei cambiamenti strutturali indotti dalla diffusione dell’economia digitale, dei rischi di under-enforcement e dell’esigenza di integrare gli strumenti tradizionali per affrontare i fallimenti del mercato in termini di privacy. Pezzoli conclude riprendendo la proposta di Paul Romer di una tassa che spinga le grandi piattaforme verso modelli di business più privacy-friendly.

Dopo le elezioni europee: ammutinamenti elettorali e usi rischiosi della democrazia

Alfio Mastropaolo parte dall’osservazione che gli elettorati occidentali sono in piena ebollizione, rifiutano i partiti convenzionali e si rivolgono ai partiti outsiders, per lo più ai populisti, e riconduce queste tendenze al fatto che soprattutto i cosiddetti modernisation losers sono in cerca di una rappresentanza sostitutiva di quella offerta dai partiti tradizionali. Secondo Mastropaolo questo processo, iniziato da tempo, si è accentuato e accelerato, in virtù di due fenomeni destabilizzanti: la Grande recessione e le misure di austerity, da una parte el’ondata migratoria, dall’altra.

Big Data e economia: una riflessione epistemologica

Mario Cedrini si sofferma sulla “rivoluzione” dei Big Data, e sulle sue promesse epistemologiche di un nuovo empirismo, di una conoscenza senza teori. Dopo aver ricordato i limiti di tale visione e del riduzionismo “datocentrico”, Cedrini illustra le potenzialità di una data-driven science che rifiuti espressamente tale riduzionismo e i benefici che anche le scienze sociali potrebbero trarre da una concezione dei Big Data come complementari e non alternativi alle prospettive tradizionali.