Paesaggio e patrimonio culturale come determinanti del benessere

Annalisa Cicerchia muove dall’osservazione che la cultura è assente negli indicatori di benessere alternativi al Pil elaborati a livello internazionale così come negli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite mentre, in Italia, paesaggio e patrimonio culturale sono inclusi nel Benessere Equo e Sostenibile. Cicerchia ritiene che l’esperienza italiana, in progress, sia innovativa e esemplare per tenere conto del rapporto tra cultura e benessere nell’orientare le politiche di sviluppo.

La desertificazione del Mezzogiorno

Enrica Morlicchio sostiene che le difficoltà socio-economiche che oggi sta vivendo il Mezzogiorno rappresentano l’epicentro di fenomeni più generali, che investono tutto il paese. Secondo Morlicchio, però, nel Mezzogiorno le difficoltà hanno raggiunto un livello tale da far prevedere un salto qualitativo, che può determinare su scala più ampia fenomeni di collasso della struttura sociale e di disgregazione sociale molto simili a quelli verificatisi nell’”iperghetto” statunitense degli anni Settanta.

Le sfide della democrazia rappresentativa tra “Costituzione economica” e “Costituzione finanziaria”

Francesco Saitto si occupa di “Costituzione economica” e sostiene che l’inserimento in Costituzione di norme che limitano la discrezionalità legislativa può costituzionalizzare una data dottrina economica ovvero sostenere il legislatore nell’attuazione del progetto assiologico di una Costituzione, con vantaggio per la democrazia rappresentativa. Dall’alternativa che prevale dipende, secondo Saitto, l’utilità di analizzare il concetto controverso di “Costituzione economica”, il cui studio critico, è tornato centrale dopo le riforme sulla disciplina costituzionale dell’indebitamento.

Il consumo responsabile in Italia. I risultati di un recente Rapporto

Francesca Forno e Paolo Graziano mostrano come nel corso degli ultimi venti anni la crescita del consumo responsabile in Italia sia stata lenta, ma inesorabile. Il consumo critico, il commercio equo e solidale, il turismo consapevole, i comportamenti di acquisto improntati alla sobrietà e l’utilizzo dei Gruppi di Acquisto (GAS) si sono diffusi nella popolazione italiana. Vi sono, tuttavia, ulteriori margini di espansione e gli autori suggeriscono alcune misure per accrescere la consapevolezza dei consumatori, con benefici anche per la per lo sviluppo sostenibile.

Ordoliberale e neo-mercantilista: la problematica identità del modello tedesco

Ugo Pietro Paolo Petroni ricostruisce brevemente i fondamenti dell’ordoliberalismo tedesco soffermandosi sul principio della libertà di concorrenza e sulla lotta alle concentrazioni monopoliste. Petroni osserva, poi, che la forte vocazione all’export della Germania ha portato a un singolare connubio tra ordoliberalismo e neomercantilismo, che mostra una tolleranza verso i monopoli in realtà estranea all’ortodossia ordoliberale. Petroni conclude chiedendosi se quel connubio può resistere alle sfide che si profilano per il futuro.

Istruzione, istruzione, istruzione. Alle origini del declino economico italiano

Maurizio Pugno sostiene che alla base del declino economico italiano e di molti altri segnali di malessere individuale, manifestatisi negli ultimi 15 anni vi è il basso livello dell’istruzione, da quella per l’infanzia a quella acquisita (o persa) nel corso della vita. Poiché tali fenomeni sono in controtendenza con l’Europa mentre nei decenni precedenti, sia il Pil, sia il benessere, sia l’istruzione erano vicini agli standard europei, Pugno ritiene che l’istruzione, intesa non solo come capitale umano, debba diventare un obiettivo di policy imprescindibile.

Draghi sulle crisi: come affrontarle in un’area valutaria?

Francesco Farina prendendo spunto da un recente intervento del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi che presenta diversi motivi di interesse, sviluppa alcune considerazioni sullo stato dell’Unione Monetaria Europea. Farina, in particolare, illustra le ragioni per le quali quest’ultima non potrà fare a meno di un insieme completo di istituzioni sovra-nazionali, pena una nuova distruttiva crisi, siano i mercati finanziari oppure i governanti sovranisti e populisti a provocarla.

La concorrenza è come la materia oscura: si fa fatica a definirla e misurarla, ma è il collante del capitalismo

Antonio Buttà prende spunto da un recente report dell’Economist sullo stato della concorrenza per esaminare le principali evidenze empiriche disponibili sulle tendenze della concentrazione, dei profitti, dei mark up e del dinamismo dei mercati. Dopo aver richiamato le diverse possibili interpretazioni di tali evidenze, Buttà conclude sostenendo che la tesi dell’Economist, secondo cui il capitalismo non può fare a meno di un’incisiva politica della concorrenza, è da condividere pienamente.

“Lavoratori dei dati” di tutti i Paesi, unitevi! Big Data e i mercati senza prezzo

Andrea Pezzoli osserva che nell’era digitale i mercati senza prezzo sono sempre più diffusi e l’intreccio tra i profili di privacy, di concorrenza e di tutela del consumatore è molto complesso. In questo contesto a suo parere è essenziale fare chiarezza sul “valore” dei dati. Dopo aver richiamato le diverse posizioni al riguardo – da quelle più ortodosse a quelle più provocatorie, per le quali gli utenti delle piattaforme sono “lavoratori dei dati”- Pezzoli riflette sulle sfide che ne derivano per la politica della concorrenza.

Laureati STEM: in cerca di un “premio”

Giuseppe Croce e Emanuela Ghignoni esaminano le differenze salariali tra i neolaureati italiani in diversi ambiti scientifico-disciplinari. In particolare, stimano il “premio salariale” dei laureati del gruppo STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica) e trovano che esso, contrariamente all’ipotesi di cambiamento tecnologico skill-biased, negli ultimi decenni è diminuito e non aumentato. Croce e Ghignoni ritengono che ciò sia un’ulteriore conferma della scarsa capacità dell’economia italiana di valorizzare il capitale umano e di mettere a frutto il cambiamento tecnologico.