L’Europa, la risposta alla crisi e un destino ancora da decidere

Alessandra Cataldi, Mattia De Crescenzo e Bianca Giannini tornano a descrivere gli interventi anti-crisi decisi a livello europeo, approfondendo le misure approvate e le decisioni del Consiglio europeo del 23 aprile. Gli autori si soffermano, in particolare, su quella che può essere considerata la più interessante, è cioè la proposta di lavorare alla istituzione di un Fondo comune per la ripresa economica, Recovery Fund, su cui, però, rimangono da definire aspetti essenziali.

E se avessimo bisogno di @Euro?

Tiziana Assenza, Sebastiano Nerozzi e Giorgio Ricchiuti richiamano l’ipotesi di helicopter/drone money, e propongono di attuarla attraverso l’introduzione di una moneta, l’@Euro, completamente digitale. Come già discusso in Svezia, la necessità di utilizzare un conto nominativo per i cittadini dell’area, permetterebbe alla Banca Centrale Europea di utilizzare un nuovo canale per attuare la politica monetaria, trasferendo direttamente a famiglie e imprese la moneta, come se cadesse da un drone.

Apprendere dal Corona virus: per un’idea diversa di benessere

Attilio Pasetto muovendo dalla considerazione che la salute e l’equilibrio ambientale sono beni più importanti della crescita fine a sé stessa, sostiene che la lezione da trarre dalla pandemia è che gli indicatori del Benessere Equo Sostenibile (Bes) debbano essere collocati sullo stesso piano del Pil al centro delle strategie di politica economica. Ciò richiede, tra l’altro, di combattere povertà e le disuguaglianze e che governi, istituzioni, cittadini, imprese adottino comportamenti responsabili.

Verso la Fase 2: preoccupazioni e precauzioni

Marcello Basili e Maurizio Franzini partendo dalla considerazione che l’Italia più di altri paesi si è fatta trovare impreparate di fronte all’epidemia da COVID-19 e ha affrontato l’emergenza con misure talvolta tardive e altre volte incomplete, indicano le principali questioni che suscitano le loro preoccupazioni in relazione al previsto avvio della cosiddetta Fase 2 e auspicano che si faccia saggio uso dell’essenziale principio precauzionale finora, purtroppo, del tutto trascurato.

Il privilegio del lavoro da casa al tempo del distanziamento sociale

Armanda Cetrulo, Dario Guarascio e Maria Enrica Virgillito affrontano il tema del lavoro agile in tempi di pandemia e forniscono una serie di evidenze circa il numero di lavoratori italiani che sono nelle condizioni di lavorare a distanza ed i rischi (di natura sanitaria o occupazionali e reddituali) a cui coloro che non possono lavorare da casa sono, in termini comparati, maggiormente esposti rispetto al resto della forza lavoro. Nelle conclusioni delineano le implicazioni della loro analisi per le politiche.

Un “whatever it takes” per la politica fiscale europea

Alessandro Piergallini riflette sul ruolo della politica economica europea nel fronteggiare l’emergenza Covid-19, soffermandosi sulla politica fiscale. La conclusione principale a cui giunge, tenendo conto del verosimile impatto macroeconomico della crisi pandemica e della
limitata efficacia della politica monetaria, è che la politica fiscale dovrebbe ispirarsi a principi keynesiani, come nel secondo dopoguerra, superando il Patto di Stabilità, incentivando gli investimenti pubblici, promuovendo l’adozione di Eurobond.

Le conseguenze macroeconomiche del SARS-CoV-2: incertezza e scenari di policy

Massimiliano Tancioni propone una valutazione degli effetti macroeconomici a breve termine del contagio SARS-CoV-2 (e degli interventi di contenimento epidemiologico), sotto diversi scenari di azione (o inazione) di politica economica. L’idea centrale è che, in presenza di forte incertezza sulla dimensione, durata ed efficacia degli interventi di contenimento, l’ancoraggio delle aspettative di famiglie ed imprese ad una politica di sostegno illimitata e incondizionata rappresenta la strategia più efficace per ridurre i danni economici. Come sostiene Knight, la consapevolezza degli stati futuri del mondo incide sulle capacità di adattamento delle specie razionali.

Dai Big-Data un motivo di fiducia in più

Paolo Brunori e Giuliano Resce, pur consapevoli che i big data provenienti dalle ricerche in rete non possono sostituire i dati ufficiali, mostrano che essi possono aiutare a conoscere un fenomeno nuovo e complesso come la pandemia in corso. Brunori e Resce esaminano il volume di ricerche “sintomi coronavirus” su Google e trovano che esso è in costante riduzione dal 12 marzo; ciò potrebbe indicare che il numero di persone che hanno iniziato a percepire sintomi sia in diminuzione e quindi il picco dei contagi e dei decessi possa essere stato superato in questi giorni.

Lo shock da offerta. GVC, COVID 19 e le imprese italiane

Anna Giunta discute alcune implicazioni dello shock all’offerta causato dalla diffusione del COVID19 e del ruolo giocato dalle Catene Globali del Valore. Giunta si sofferma in particolare sulla partecipazione dell’Italia e sul posizionamento delle imprese italiane nelle Catene Globali del Valore e sostiene che, da un lato, lo shock colpisce l’Italia in una fase di debolezza e, dall’altro, una ripresa sfalsata tra paesi potrebbe comportare un deterioramento del posizionamento italiano sui mercati internazionale.

Le pandemie come fallimento istituzionale

Maurizio Franzini esamina il problema della pandemia da corona virus in una prospettiva istituzionale chiedendosi, in particolare, se le modalità con le quali vengono assunte le decisioni in tema di prevenzione delle pandemie siano idonee per affrontare i problemi di rischio, incertezza e ignoranza che inevitabilmente esse comportano. Franzini sostiene, sulla base anche di quanto emerge dalla letteratura, che siamo di fronte a gravissime carenze istituzionali che sarebbe urgente correggere, anche a beneficio delle generazioni future.