Pandemia economica e cornice giuridica

Daniele Vattermoli ricorda che il 15 agosto 2020 sarebbe dovuto entrare in vigore il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ma il Governo ha lasciato sostanzialmente inalterato il tessuto normativo, in attesa che passi l’uragano pandemico. Secondo Vattermoli è stata una scelta ragionevole che però non invertirà il ciclo economico, né potrà attutire gli effetti della crisi qualora gli agenti che operano nel mercato non tengano comportamenti improntati alla buona fede e alla correttezza.

Covid 19: i dati comunicati giornalmente sono utili per capire?

Giorgio Alleva e Alberto Zuliani discutono i limiti dei dati diffusi sull’epidemia, sottolineando come il rito quotidiano della loro comunicazione possa creare confusione. Il mix dei motivi per i quali i tamponi sono effettuati e l’inclusione recente dei test rapidi nel conteggio inficiano la lettura dell’evoluzione del contagio. L’indice Rt viene comunicato come se fosse deterministico. Il numero di decessi da Covid-19 è sottostimato. Manca un disegno organico che fornisca un contesto informativo coerente a sostegno delle decisioni.

L’iniqua (e miope) distribuzione mondiale dei vaccini (seconda parte)

Giuseppe De Arcangelis e Maurizio Franzini proseguono la loro riflessione sulla distribuzione dei vaccini a livello mondiale sostenendo, innanzitutto, che vi sono ragioni economiche e sanitarie che rendono conveniente anche per i paesi avanzati favorire l’accesso dei paesi più poveri ai vaccini. Quindi si soffermano sul problema decisivo della capacità di produrre vaccini a livello mondiale e di come esso avrebbe potuto essere affrontato. Infine, elencano una serie di azioni che potrebbero essere adottate per facilitare l’accesso ai vaccini da parte dei paesi più poveri.

Il covid19 e la percezione del trade-off tra salute ed economia

I governi si trovano a fronteggiare il più grave shock sanitario dell’epoca moderna prendendo decisioni difficili che devono bilanciare la salute pubblica con la salvaguardia dell’economia. Diversi governi hanno scelto di graduare diversamente tali priorità, ma non è chiaro se questo corrisponda alle priorità dei governati che, peraltro, potrebbero non avere chiare le idee sul trade-off tra economia e salute. Checchi, De Paola, Dachille e Fontanarosa presentano i risultati di una survey condotta da INPS in cui sono state poste alcune domande tese ad esplorare la coerenza delle preferenze espresse dagli intervistati, registrando una sostanziale incoerenza in metà delle risposte.

L’iniqua (e miope) distribuzione mondiale dei vaccini

Giuseppe De Arcangelis e Maurizio Franzini intervengono, con un articolo diviso in due parti, sulla delicata e cruciale questione della distribuzione dei vaccini a livello mondiale e del rischio che i paesi più poveri, in particolare africani, ne ricevano dosi così limitate da configurare una ‘catastrofe morale’. Gli autori, in questa prima parte del loro contributo, esaminano l’influenza del reddito pro-capite sulla distribuzione dei vaccini tra paesi e illustrano gli insuccessi di iniziative cooperative e multilaterali a vantaggio di logiche competitive e strategie geopolitiche.

CCNL dei metalmeccanici, crescita e futuro del paese

Michele Faioli propone una sua valutazione del rinnovo del CCNL dei metalmeccanici siglato di recente dopo una lunga gestazione. Secondo Faioli si tratta di un ottimo segnale per chiunque abbia deciso di puntare seriamente sulla crescita economica del nostro paese e dell’Europa. Infatti, sarebbe questa la prospettiva dalla quale guardare le innovazioni più significative del CCNL dei metalmeccanici, relative al sistema della mobilità endo-aziendale, della formazione professionale e del welfare.

Mettiamo all’asta gli incentivi

Civil Servant sostiene che per non sprecare i fondi del Next Generation EU occorre distribuirli in modo selettivo. Poiché non è possibile osservare la capacità e le vere intenzioni di chi li richiede, Civil Servant, anche richiamando esperienze simili, suggerisce di ricorrere ad un sistema di aste in cui queste qualità vengono “rivelate” attraverso le offerte. Infatti è presumibile che farà un uso migliore dei fondi pubblici chi “offre” un co-finanziamento più elevato e assicura i risultati migliori per ciascun euro richiesto.

Può l’impresa essere responsabile rispetto alla sfida del clima, della disuguaglianza, della pandemia? Teoria e pratica dell’”impresa integrale” (seconda parte)

Federico Butera proseguendo la riflessione avviata nello scorso numero del Menabò sui limiti dell’impresa ‘irresponsabile’ e sulla necessità dell’impresa ‘responsabile’ o ‘integrale’, ricostruisce, dopo il caso dell’Olivetti quello della Toyota mettendone in luce le caratteristiche più rilevanti. Successivamente Butera individua una serie di caratteristiche che dovrebbe avere l’impresa ‘integrale’ per poter svolgere la sua essenziale funzione sociale e, nelle conclusioni, avanza qualche riflessione sugli ostacoli all’affermarsi dell’impresa ‘integrale’.

Può l’impresa essere responsabile rispetto alla sfida del clima, della disuguaglianza, della pandemia? Teoria e pratica dell’”impresa integrale” (prima parte)

Federico Butera, in un articolo diviso in due parti, sostiene che crisi ambientale, povertà, disuguaglianze, strisciante terza guerra mondiale e pandemia richiedono una riconsiderazione del ruolo delle imprese. In questa prima parte illustra i limiti delle imprese ‘irresponsabili’ e, anche ricostruendo l’esperienza dell’Olivetti negli anni ’60, inizia a delineare i caratteri distintivi dell’impresa integrale, ossia quella “impresa normale che sviluppa in modo eccellente e congiunto valore economico e sociale attraverso una strategia e azioni concrete”.

Il futuro delle regole fiscali europee e la “solitudine” dei riformisti

Gianfranco Viesti ritiene che per il futuro dell’Italia nel prossimo decennio saranno decisive le regole di finanza pubblica nell’area euro sulla riforma delle quali, dopo la loro sospensione, è in corso una discussione di grande interesse, tecnico e politico. Viesti richiama, però, l’attenzione anche sul fatto che il programma Next Generation EU rappresenta già una cesura significativa, non solo per il suo finanziamento comunitario, ma anche per le indicazioni comuni in termini di politiche pubbliche e per l’allocazione territoriale delle risorse.