Le cooperative di lavoratori e le sfide del capitalismo

Claudio Treves coglie l’occasione della recente costituzione in cooperativa dei lavoratori della Unilever di Marsiglia diretta a impedire la chiusura dell’impresa per riflettere sui problemi che incontrano oggi le cooperative come forma alternativa di organizzazione della produzione. In particolare, egli richiama l’attenzione sulla questione delle competenze, su quella del funzionamento della democrazia interna e sulla degenerazione della natura delle cooperative indotta dai vantaggi fiscali riconosciuti a questa forma di impresa.

All’origine delle istituzioni del Mezzogiorno

Questo numero del Menabò, il primo dopo la pausa estiva, si apre con un contributo di Ugo Pagano che, esaminando criticamente alcuni recenti contributi sul tema, illustra i complessi rapporti che intercorrono tra istituzioni e sviluppo economico e ne mostra l’importanza per comprendere la storia del Mezzogiorno. In particolare, Pagano sostiene che all’affermarsi di un’istituzione “estrattiva” come la Mafia non è stata estranea l’azione di un paese con istituzioni “inclusive” come l’Inghilterra.

Performance dell’amministrazione pubblica e crescita economica e sociale

Michele Morciano ricorda l’importanza del funzionamento della PA per la crescita economica e per la giustizia sociale e sostiene che, da noi, alla enunciazione dei principi ai quali la PA deve attenersi (efficienza, efficacia, imparzialità e trasparenza) non è seguita la definizione di strumenti e modalità economico-gestionali che assicurassero il rispetto di quei principi. Tutto ciò non è l’inevitabile conseguenza delle caratteristiche intrinseche della PA ma l’effetto di errori di cui alcuni portano la responsabilità.

La crisi economica e l’“interventismo liberale”

Enzo Di Nuoscio riflettendo sui rapporti tra Stato e mercato sostiene che la sinistra dovrebbe ispirarsi di più alla tradizione dell’interventismo liberale, rivedendo il suo rapporto con quello che egli chiama statalismo. Questo intervento di Di Nuoscio è il primo che il Menabò ospita sul tema cruciale dei rapporti tra stato e mercato. Altri ne seguiranno, in un dibattito che ci auguriamo ricco e plurale.

L’insostenibile irragionevolezza di un divieto: la Corte costituzionale torna sulla legge n. 40 del 2004 e apre alla fecondazione eterologa

Francesca Angelini, esamina la recente decisione n. 162/2014 della Corte costituzionale in tema di procreazione medicalmente assistita e sostiene che uno degli aspetti più rilevanti di questa complessa e attesa sentenza, diretta ad eliminare ogni illegittimo e irragionevole ostacolo normativo alla fecondazione eterologa, è l’intento di evitare immediati vuoti normativi conseguenti alla declaratoria di incostituzionalità, attraverso l’individuazione di un complesso di norme vigenti in materia. A tale riguardo, Angelini sottolinea come le recentissime azioni del Governo non sembrano rispettare le priorità di un’efficace garanzia dei diritti coinvolti e di una riduzione del relativo contenzioso.

La Germania e l’eurozona mediterranea: ovvero l’eterna controversia tra Hayek e Keynes.

Marcello Basili legge l’odierna contrapposizione tra il rigore della Germania e le politiche keynesiane invocate da molti, soprattutto ad di là dell’oceano, come una riproposizione del conflitto tra Hayek e Keynes, già manifestatosi quando la Thatcher divenne primo ministro. Il punto specifico di contrapposizione riguarda la focalizzazione delle politiche sul lungo periodo, sostenuta da Hayek contro la concezione di Keynes per cui nel lungo periodo siamo tutti morti. Basili presenta alcuni risultati delle politiche hayekiane della Thatcher e una serie di dati, molto meno positivi di quanto normalmente si assuma, sull’economia tedesca ma si mostra scettico sulla possibilità che questi dati possano modificare la posizione di chi coltiva convincimenti hayekiani.

La “stretta condizionalità” dal Fondo Monetario Internazionale all’Eurozona: ancora la sovranità in discussione?

Elena Paparella ricostruisce il processo che, in relazione al sostegno finanziario da concedere agli Stati in difficoltà, ha portato a trapiantare la “stretta condizionalità” dal FMI all’Europa – prima con i Memorandum of Understanding e poi con il Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità – e sostiene che esso pone nuove sfide alla sovranità statale. In particolare, quest’ultima rischia di essere sottoposta a limitazioni non del tutto legittime e, per questo, Paparella ritiene necessario un ripensamento dell’architettura istituzionale dell’UE.

Possiamo fidarci delle “riforme strutturali”?

Stefania Gabriele discute il ruolo delle riforme strutturali come strumento per favorire la ripresa della crescita. In particolare si sofferma su una serie di misure presentate come indispensabili per raggiungere alcuni obiettivi largamente condivisi, fra cui il rafforzamento del capitale umano e della ricerca, il miglioramento dell’efficienza della Pubblica Amministrazione e del sistema giudiziario, e sottolinea i limiti degli strumenti di analisi utilizzati dalla Commissione Europea.

La crescita, il benessere e la bussola ingannevole

Antonia Carparelli, dopo avere ricordato perché si è deciso di includere le attività illegali nel calcolo del Pil, illustra alcuni paradossi ai quali questa decisione potrebbe condurre, soprattutto se il Pil continuasse a essere considerato un indicatore di benessere sociale. Carparelli suggerisce di affiancare rapidamente altri indicatori al Pil e di fare comunque un uso oculato di quest’ultimo, calcolandolo prima e dopo il computo delle attività illegali e prendendo il dato senza attività illegali come parametro di riferimento per le politiche.

L’Unione europea verso una forma di governo parlamentare?

Claudio De Fiores esamina, anche alla luce delle recenti vicende sulla nomina del Presidente della Commissione europea, la tesi secondo cui, grazie alle novità del Trattato di Lisbona, in Europa si è instaurata una forma di governo di tipo parlamentare. De Fiores mostra i limiti di questa tesi e ricorda che la prospettiva di una forma di governo imperniata sulla centralità democratica del Parlamento europeo non potrà realizzarsi almeno finché non si saranno create le condizioni per cui l’Unione europea potrà configurarsi come uno Stato dotato di una propria Costituzione.