La Germania e l’eurozona mediterranea: ovvero l’eterna controversia tra Hayek e Keynes.

Marcello Basili legge l’odierna contrapposizione tra il rigore della Germania e le politiche keynesiane invocate da molti, soprattutto ad di là dell’oceano, come una riproposizione del conflitto tra Hayek e Keynes, già manifestatosi quando la Thatcher divenne primo ministro. Il punto specifico di contrapposizione riguarda la focalizzazione delle politiche sul lungo periodo, sostenuta da Hayek contro la concezione di Keynes per cui nel lungo periodo siamo tutti morti. Basili presenta alcuni risultati delle politiche hayekiane della Thatcher e una serie di dati, molto meno positivi di quanto normalmente si assuma, sull’economia tedesca ma si mostra scettico sulla possibilità che questi dati possano modificare la posizione di chi coltiva convincimenti hayekiani.

La “stretta condizionalità” dal Fondo Monetario Internazionale all’Eurozona: ancora la sovranità in discussione?

Elena Paparella ricostruisce il processo che, in relazione al sostegno finanziario da concedere agli Stati in difficoltà, ha portato a trapiantare la “stretta condizionalità” dal FMI all’Europa – prima con i Memorandum of Understanding e poi con il Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità – e sostiene che esso pone nuove sfide alla sovranità statale. In particolare, quest’ultima rischia di essere sottoposta a limitazioni non del tutto legittime e, per questo, Paparella ritiene necessario un ripensamento dell’architettura istituzionale dell’UE.

Possiamo fidarci delle “riforme strutturali”?

Stefania Gabriele discute il ruolo delle riforme strutturali come strumento per favorire la ripresa della crescita. In particolare si sofferma su una serie di misure presentate come indispensabili per raggiungere alcuni obiettivi largamente condivisi, fra cui il rafforzamento del capitale umano e della ricerca, il miglioramento dell’efficienza della Pubblica Amministrazione e del sistema giudiziario, e sottolinea i limiti degli strumenti di analisi utilizzati dalla Commissione Europea.

La crescita, il benessere e la bussola ingannevole

Antonia Carparelli, dopo avere ricordato perché si è deciso di includere le attività illegali nel calcolo del Pil, illustra alcuni paradossi ai quali questa decisione potrebbe condurre, soprattutto se il Pil continuasse a essere considerato un indicatore di benessere sociale. Carparelli suggerisce di affiancare rapidamente altri indicatori al Pil e di fare comunque un uso oculato di quest’ultimo, calcolandolo prima e dopo il computo delle attività illegali e prendendo il dato senza attività illegali come parametro di riferimento per le politiche.

L’Unione europea verso una forma di governo parlamentare?

Claudio De Fiores esamina, anche alla luce delle recenti vicende sulla nomina del Presidente della Commissione europea, la tesi secondo cui, grazie alle novità del Trattato di Lisbona, in Europa si è instaurata una forma di governo di tipo parlamentare. De Fiores mostra i limiti di questa tesi e ricorda che la prospettiva di una forma di governo imperniata sulla centralità democratica del Parlamento europeo non potrà realizzarsi almeno finché non si saranno create le condizioni per cui l’Unione europea potrà configurarsi come uno Stato dotato di una propria Costituzione.

In lotta per il potere: l’impossibile sfida dei partiti politici europei?

Giorgio Grasso si interroga sull’effettiva capacità delle formazioni politiche europee di competere per il potere, in modo analogo ai partiti politici nazionali. Dopo avere ricordato il ruolo che svolge la norma sui partiti inserita nei Trattati, Grasso individua nel potere del Consiglio europeo uno dei fattori principali di impedimento per una vera competizione tra i partiti europei per il potere e delinea alcune vie di uscita, non immediate ma neanche impossibili, che condurrebbero ad una radicale trasformazione della fisionomia complessiva dell’Europa.

Perché un nuovo “Manifesto per l’Europa”?

Pietro Greco e Settimo Termini illustrano il Manifesto per un’Europa di progresso, pubblicato di recente per iniziativa di un gruppo di scienziati con lo scopo principale di contribuire a superare il momento critico che attraversa il processo di costruzione politica dell’Europa. Ricordando che il Manifesto intende essere l’inizio di un percorso, essi sottolineano il ruolo della scienza non soltanto nella promozione dello sviluppo economico ma anche nell’abbattimento delle frontiere e nell’affermarsi della democrazia.

Slow politics: un nuovo stile di gioco dopo le elezioni europee?

Alfio Mastropaolo commenta le elezioni europee distinguendo tra euroscettici e populisti e sostiene che il disagio sociale ha avuto un peso rilevante nel determinare gli esiti della consultazione. Allargando l’orizzonte dell’analisi Mastropaolo denuncia l’involuzione oligarchica della classe politica e invoca un nuovo “stile di gioco”, una slow politics in grado di ristabilire il valore della politica come pratica associativa.

Conseguenze scomode e trascurate delle riforme strutturali del mercato del lavoro nell’Eurozona

Massimiliano Tancioni illustra, basandosi sui più recenti modelli macroeconomici, alcune conseguenze, tanto scomode quanto trascurate, delle riforme strutturali proposte per il mercato del lavoro nell’Eurozona. In particolare, mostra come l’inerzia che caratterizza la politica monetaria e la presenza di condizioni di depressione facciano sì che quelle manovre producano non un aumento ma una riduzione dei livelli di attività e occupazione.

Lavoro precario e declino italiano

Gilberto Seravalli riprende l’idea alla base della teoria dei salari di efficienza – secondo cui l’efficienza dei lavoratori è positivamente influenzata dai salari e dalle condizioni di lavoro – e sostiene che la deludente dinamica della produttività totale dei fattori che da tempo caratterizza l’economia italiana sia da attribuire in buona parte alla de-regolazione del mercato del lavoro.