Bitcoin, paleomonete, alternative currencies: qualche spunto antropologico

Gino Satta analizza Bitcoin dal punto di vista dell’antropologo, prendendo spunto da un articolo dell’Economist che accosta Bitcoin alla moneta di pietra dell’isola di Yap. L’analogia, che ha una lunga e interessante storia, è stimolante ma può essere fuorviante. Secondo Satta l’antropologia economica può contribuire all’analisi delle monete virtuali soprattutto con un approccio etnografico ai contesti sociali che analizzi le credenze, gli usi, le relazioni degli attori coinvolti.

L’istruzione degli imprenditori e le conseguenze per il lavoro

Andrea Ricci illustra una caratteristica delle imprese italiane solitamente trascurata eppure densa di implicazioni per il modo in cui esse vengono gestite e per la loro competitività. Si tratta del fatto che i nostri imprenditori sono mediamente meno istruiti dei loro colleghi europei e, in base a un’analisi econometrica, la presenza di un imprenditore laureato incide molto su variabili decisive per la utilizzazione e la valorizzazione del capitale umano, in particolare incide sulla quota di lavoratori ai quali le imprese offrono occasioni di formazione professionale.

Il finanziamento dell’Università e la meritocrazia in salsa italiana

Francesco Ferrante parte dalla bozza di decreto ministeriale sull’assegnazione delle risorse alle università. Il criterio adottato, quello dei costi standard, è condivisibile ma la sua applicazione è del tutto insoddisfacente. Il punto principale riguarda l’esclusione dei fuori corso dal calcolo del fabbisogno. Il presupposto è che la loro presenza sia dovuta a carenze delle Università. Riportando i risultati di un recente test Ferrante mostra che, invece, è decisiva la qualità degli studenti al momento in cui entrano nelle Università.

L’Investimento pubblico è il solo volano possibile per l’economia

Francesco Saraceno osserva che se la deflazione ha costretto i policy makers europei a riconoscere che stiamo vivendo una grave crisi di domanda essa non ha prodotto cambiamenti di politiche. Ad esempio la Draghinomics evoca il ritorno della politica fiscale ma riafferma la priorità delle riforme dal lato dell’offerta e il rispetto dei vincoli fiscali. Saraceno esclude che nel fiscal compact vi sia spazio per la necessaria politica di rilancio degli investimenti pubblici e invoca la loro esclusione dal calcolo del deficit.

Populismi nazionali e sovranazionali alla luce della crisi

Roberta Calvano torna sul tema dei partiti populisti già affrontato nel Menabò, dando conto dell’attività fin qui svolta da questi partiti all’interno del Parlamento Europeo. Esaminando in particolare il Movimento 5 Stelle e l’UKIP, Calvano rileva, da un lato, le difficoltà che questi partiti hanno nel formulare proposte efficaci e, dall’altro, l’influenza che alcune delle loro proposte, spesso criticabili, finiscono per avere sia sulle strategie degli altri partiti, che sul dibattito sui diritti e sulle trasformazioni dello stato costituzionale. 

Le cooperative di lavoratori e le sfide del capitalismo

Claudio Treves coglie l’occasione della recente costituzione in cooperativa dei lavoratori della Unilever di Marsiglia diretta a impedire la chiusura dell’impresa per riflettere sui problemi che incontrano oggi le cooperative come forma alternativa di organizzazione della produzione. In particolare, egli richiama l’attenzione sulla questione delle competenze, su quella del funzionamento della democrazia interna e sulla degenerazione della natura delle cooperative indotta dai vantaggi fiscali riconosciuti a questa forma di impresa.

All’origine delle istituzioni del Mezzogiorno

Questo numero del Menabò, il primo dopo la pausa estiva, si apre con un contributo di Ugo Pagano che, esaminando criticamente alcuni recenti contributi sul tema, illustra i complessi rapporti che intercorrono tra istituzioni e sviluppo economico e ne mostra l’importanza per comprendere la storia del Mezzogiorno. In particolare, Pagano sostiene che all’affermarsi di un’istituzione “estrattiva” come la Mafia non è stata estranea l’azione di un paese con istituzioni “inclusive” come l’Inghilterra.

Performance dell’amministrazione pubblica e crescita economica e sociale

Michele Morciano ricorda l’importanza del funzionamento della PA per la crescita economica e per la giustizia sociale e sostiene che, da noi, alla enunciazione dei principi ai quali la PA deve attenersi (efficienza, efficacia, imparzialità e trasparenza) non è seguita la definizione di strumenti e modalità economico-gestionali che assicurassero il rispetto di quei principi. Tutto ciò non è l’inevitabile conseguenza delle caratteristiche intrinseche della PA ma l’effetto di errori di cui alcuni portano la responsabilità.

La crisi economica e l’“interventismo liberale”

Enzo Di Nuoscio riflettendo sui rapporti tra Stato e mercato sostiene che la sinistra dovrebbe ispirarsi di più alla tradizione dell’interventismo liberale, rivedendo il suo rapporto con quello che egli chiama statalismo. Questo intervento di Di Nuoscio è il primo che il Menabò ospita sul tema cruciale dei rapporti tra stato e mercato. Altri ne seguiranno, in un dibattito che ci auguriamo ricco e plurale.

L’insostenibile irragionevolezza di un divieto: la Corte costituzionale torna sulla legge n. 40 del 2004 e apre alla fecondazione eterologa

Francesca Angelini, esamina la recente decisione n. 162/2014 della Corte costituzionale in tema di procreazione medicalmente assistita e sostiene che uno degli aspetti più rilevanti di questa complessa e attesa sentenza, diretta ad eliminare ogni illegittimo e irragionevole ostacolo normativo alla fecondazione eterologa, è l’intento di evitare immediati vuoti normativi conseguenti alla declaratoria di incostituzionalità, attraverso l’individuazione di un complesso di norme vigenti in materia. A tale riguardo, Angelini sottolinea come le recentissime azioni del Governo non sembrano rispettare le priorità di un’efficace garanzia dei diritti coinvolti e di una riduzione del relativo contenzioso.