Il caso USA v. Apple e il dilemma dei diritti nella società della sorveglianza

Giorgio Resta si occupa della controversia nata con l’ordine imposto ad Apple da una corte federale statunitense di predisporre un software per ‘decriptare’ i contenuti dell’iPhone di uno degli autori della strage di San Bernardino. Resta, dopo aver ricostruito la vicenda, che si può considerare un “caso” difficile, richiama le principali basi normative a sostegno delle diverse posizioni e approfondisce le questioni giuridiche sottese alla controversia, ragionando sulle possibili implicazioni del modello della ‘decriptazione coattiva’.

Ombre cinesi

Paolo Paesani prende spunto dalla forte instabilità nella quale si trova da alcune settimane la borsa cinese, seconda nel mondo per capitalizzazione, per analizzare le più generali tendenze negative dell’economia di quel grande paese. Paesani discute le cause di questo fenomeno e gli interventi adottati dalle autorità cinesi per limitarne l’impatto, sottolineando in particolare l’incertezza sulla tenuta del tasso di cambio e sul futuro dell’economia, nell’ambito di un quadro internazionale caratterizzato anch’esso da grande instabilità.

Tecnologia, politica e le biforcazioni della democrazia

Fabrizio Barca, critica la tesi del determinismo tecnologico, sostenendo che le nuove tecnologie mettono di fronte a biforcazioni. Barca traccia un parallelo tra effetti sul lavoro e sulla democrazia e sostiene che dipenderà dalle scelte politiche se la rivoluzione informatica favorirà la democrazia deliberativa o l’autoritarismo e dipenderà dalla capacità dei lavoratori di partecipare al governo dei processi se essi controlleranno soltanto il proprio lavoro. Adottando questa prospettiva Barca sottolinea l’importanza del ruolo dei sindacati e dei partiti politici.

I mercati e il cambiamento climatico: il codice economico-finanziario del COP21

Elisabetta Magnani rivolge la propria attenzione alla recente Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico e dopo aver elencato i principali risultati raggiunti, ricorda che obiettivo della Conferenza era soprattutto quello di creare le condizioni per un effetto-valanga capace di accrescere l’efficacia dei piani nazionali di riduzione delle emissioni e sottolinea che questo effetto dipende dal coinvolgimento dei privati e, in particolare, dei mercati finanziari. Magnani si chiede se questi mercati potranno svolgere questo compito senza creare una crisi finanziaria sistemica.

Ottantuno sfumature di rosso nei bilanci pubblici

Civil Servant ritiene che il pareggio di bilancio imposto ogni anno e in tutti i paesi sia una regola ottusa e controproducente. Invece di cambiarla tutti i governi europei, ad iniziare dalla Germania, preferiscono aggirarla. Civil Servant elenca le pratiche più frequenti dalle quale non ci mette a riparo neanche il nuovo articolo 81 della nostra Costituzione e sottolinea che l’ultima frontiera della finanza creativa è l’uso seriale delle clausole di salvaguardia, nate per garantire il pareggio di bilancio e trasformate in un derivato su eventi improbabili.

L’economia dell’inganno, il caso Volkswagen e il crony capitalism

Maurizio Franzini cerca di collegare le riflessioni contenute nel libro appena pubblicato dai premi Nobel Akerlof e Shiller sull’economia dell’inganno e della manipolazione al caso recente, e clamoroso, che ha coinvolto la Volkswagen. Franzini sottolinea l’importanza delle riflessioni di Akerlof e Shiller che portano a considerare l’inganno endemico al mercato ma osserva che il caso Volkswagen prova che le forme dell’inganno sono molte, di diversa gravità e non possono essere contrastate soltanto con la regolazione.

L’uscita dall’euro: perché non è centrata l’analisi di Rodano (II parte)

Salvatore Biasco conclude la sua analisi critica delle tesi sostenute da Rodano sugli effetti di un’eventuale uscita dall’euro. In particolare, Biasco si sofferma sui numerosi squilibri che si produrrebbero nei mercati finanziari e nei valori patrimoniali rispetto ai quali considera difficilmente realizzabile un efficace intervento pubblico di contrasto. Biasco prende poi in considerazione gli effetti macroeconomici degli aggiustamenti nei salari reali e conclude con una valutazione molto negativa sulle conseguenze dell’eventuale uscita dall’euro.

Una replica alle critiche di Biasco

Giorgio Rodano, replicando alle critiche di Biasco, chiarisce innanzitutto che le differenze non riguardano il giudizio (negativo) sull’opportunità di abbandonare l’euro. Quindi, dopo aver ricordato che ogni modello va valutato rispetto alle domande che si pone, affronta i principali punti sollevati da Biasco in particolare quello dell’adeguatezza dei modelli di statica comparata a affrontare questo problema; quello della rilevanza dei capitali e deipatrimoni e quello delle ripercussioni sull’Eurozona.

L’abbandono del vincolo valutario e le sue conseguenze: un contributo al dibattito tra Biasco e Rodano

Massimiliano Tancioni interviene nel dibattito tra Biasco e Rodano sugli effetti dell’abbandono del vincolo valutario, proponendo un ragionamento quantitativo basato su un modello che tiene conto dei punti sollevati da Biasco nella sua critica a Rodano. Svolgendo l’analisi in ottica comparativa, Tancioni giunge alla conclusione che uno scenario di uscita governato è in grado di produrre, nel medio termine, risultati macroeconomici migliori di quelli che scaturirebbero dalle politiche fiscali richieste dagli Obiettivi di Medio Termine.

L’uscita dall’euro: perché non è centrata l’analisi di Rodano

Salvatore Biasco, in un articolo di cui qui pubblichiamo la prima parte, esamina l’analisi di Giorgio Rodano (Menabò n. 26) sulle conseguenze dell’uscita dall’euro e sostiene che essa non tiene conto dei mercati finanziari e dei danni patrimoniali che si avrebbero, dai quali potrebbe derivare anche il crollo del sistema bancario. Inoltre, Biasco ritiene poco appropriata un’analisi statica perché non può esaminare sequenzialmente e in modo dinamico gli eventi innescati dall’uscita dall’euro che potrebbero investire anche l’economia mondiale.