L’economia dell’inganno, il caso Volkswagen e il crony capitalism

Maurizio Franzini cerca di collegare le riflessioni contenute nel libro appena pubblicato dai premi Nobel Akerlof e Shiller sull’economia dell’inganno e della manipolazione al caso recente, e clamoroso, che ha coinvolto la Volkswagen. Franzini sottolinea l’importanza delle riflessioni di Akerlof e Shiller che portano a considerare l’inganno endemico al mercato ma osserva che il caso Volkswagen prova che le forme dell’inganno sono molte, di diversa gravità e non possono essere contrastate soltanto con la regolazione.

L’uscita dall’euro: perché non è centrata l’analisi di Rodano (II parte)

Salvatore Biasco conclude la sua analisi critica delle tesi sostenute da Rodano sugli effetti di un’eventuale uscita dall’euro. In particolare, Biasco si sofferma sui numerosi squilibri che si produrrebbero nei mercati finanziari e nei valori patrimoniali rispetto ai quali considera difficilmente realizzabile un efficace intervento pubblico di contrasto. Biasco prende poi in considerazione gli effetti macroeconomici degli aggiustamenti nei salari reali e conclude con una valutazione molto negativa sulle conseguenze dell’eventuale uscita dall’euro.

Una replica alle critiche di Biasco

Giorgio Rodano, replicando alle critiche di Biasco, chiarisce innanzitutto che le differenze non riguardano il giudizio (negativo) sull’opportunità di abbandonare l’euro. Quindi, dopo aver ricordato che ogni modello va valutato rispetto alle domande che si pone, affronta i principali punti sollevati da Biasco in particolare quello dell’adeguatezza dei modelli di statica comparata a affrontare questo problema; quello della rilevanza dei capitali e deipatrimoni e quello delle ripercussioni sull’Eurozona.

L’abbandono del vincolo valutario e le sue conseguenze: un contributo al dibattito tra Biasco e Rodano

Massimiliano Tancioni interviene nel dibattito tra Biasco e Rodano sugli effetti dell’abbandono del vincolo valutario, proponendo un ragionamento quantitativo basato su un modello che tiene conto dei punti sollevati da Biasco nella sua critica a Rodano. Svolgendo l’analisi in ottica comparativa, Tancioni giunge alla conclusione che uno scenario di uscita governato è in grado di produrre, nel medio termine, risultati macroeconomici migliori di quelli che scaturirebbero dalle politiche fiscali richieste dagli Obiettivi di Medio Termine.

L’uscita dall’euro: perché non è centrata l’analisi di Rodano

Salvatore Biasco, in un articolo di cui qui pubblichiamo la prima parte, esamina l’analisi di Giorgio Rodano (Menabò n. 26) sulle conseguenze dell’uscita dall’euro e sostiene che essa non tiene conto dei mercati finanziari e dei danni patrimoniali che si avrebbero, dai quali potrebbe derivare anche il crollo del sistema bancario. Inoltre, Biasco ritiene poco appropriata un’analisi statica perché non può esaminare sequenzialmente e in modo dinamico gli eventi innescati dall’uscita dall’euro che potrebbero investire anche l’economia mondiale.

L’Output Gap non è uno solo. Le stime della Commissione Europea e quelle dell’OCSE

Carmelo Pierpaolo Parello e Diletta Colocci richiamano l’attenzione sull’Output Gap, la differenza tra la crescita effettivamente realizzata e quella potenziale, nella definizione dei saldi strutturali di bilancio. I due autori, in particolare, si soffermano sulle differenze tra i metodi di stima di tale grandezza correntemente utilizzati dalla Commissione europea e dall’OCSE; queste, infatti, comportano valori stimati diversi, con rilevanti implicazioni sull’aggiustamento strutturale richiesto in sede europea e sulla valutazione del rispetto del Patto di Stabilità e Crescita.

La compressione selettiva e cumulativa dell’università italiana

Gianfranco Viesti si occupa delle politiche per il finanziamento del sistema universitario italiano seguite dal 2008 in poi e sostiene che, tali politiche, con sorprendente continuità tra i diversi governi, stanno determinando un profondo ridisegno di quel sistema. In particolare, secondo Viesti quel che sta avvenendo si può definire una compressione (un sistema più piccolo), selettiva (con i tagli concentrati su alcune sedi e aree) e cumulativa (con meccanismi che si alimentano a vicenda), che ha già prodotto, e continuerà a produrre, importanti effetti.

Impiego atipico e assetti macro-istituzionali. Le conseguenze sociali della deregolamentazione dei mercati del lavoro in Europa

Paolo Barbieri presenta i risultati di un ricerca europea sulle conseguenze sociali della flessibilizzazione dei mercati del lavoro focalizzata sul ruolo delle configurazioni istituzionali e del loro impatto soprattutto sui rischi di intrappolamento nel precariato e di ritardo nell’accesso alla maternità per le donne. Il principale risultato che emerge è che soltanto nei paesi del Sud Europa il lavoro flessibile diviene una trappola occupazionale ed esercita un forte disincentivo alla procreazione. Altrove questi effetti sono assenti o molto più lievi.

Destini che si uniscono? La convergenza economica tra i paesi dell’euro zona

Alessandra Cataldi ricorda che condizione necessaria al buon funzionamento di un’ unione monetaria è l’integrazione tra le economie nazionali e che negli anni ’50, quando si iniziò a parlare di unione monetaria europea, vi erano posizioni discordanti in merito alla effettiva possibilità di realizzare l’integrazione economica. Ricostruendo le azioni, anche quelle più recenti, intraprese in Europa per realizzare tale convergenza, Cataldi sottolinea che ancora molto resta da fare per completare l’unione monetaria.

Sulla giostra dell’euro: restare o scendere?

Giorgio Rodano sostiene che l’euro non è stata una buona idea perché è nato come compromesso politico tra Francia e Germania, oltretutto viziato da una visione particolaristica. Secondo Rodano in assenza di una forte iniziativa finalizzata all’integrazione e alla crescita dell’area, le politiche economiche dei singoli paesi incontrano vincoli stringenti. Tuttavia, uscire dall’euro non è conveniente per un singolo paese e può destabilizzare l’intera area. Anche per questo, è molto rischioso giocare col futuro della Grecia.