Oltre la crisi, tra green economy e cambiamento tecnologico

Daniela Palma muovendo dalla considerazione che crisi economica e crisi climatica procedono in parallelo e che per affrontarle occorrono nuove politiche di sviluppo, sostiene che la green economy rappresenta la base di un processo di innovazione e trasformazione dei sistemi industriali coerente con gli equilibri dell’ambiente. Secondo Palma, essa prefigura anche una divisione internazionale del lavoro centrata su nuove filiere tecnologiche, da cui sempre più dipendono la competitività e il potenziale di crescita dei paesi.

Quando i media si smaterializzano

Enrico Menduni osserva che il XXI secolo è segnato, per i media, da una forte discontinuità (dominanza tecnologie digitali nella comunicazione, connessione in rete continua e ubiqua) e sostiene che occorre aggiornare ogni aspetto del broadcasting: strategie produttive e modelli di business, formati dei contenuti e pratiche di fruizione. Menduni sottolinea che l’intermediazione, il filtro, il gatekeeping non sono più considerati dagli utenti così necessari, appaiono come gratuite commodity, e comunque tendono a spostarsi su altri soggetti, gli Over-The-Top e i social network.

L’Europa alla prova del TTIP: un’occasione per affermare la propria identità?

Giuseppe De Arcangelis si occupa dell’accordo di libero scambio TTIP tra l’UE e gli USA, cioè tra le due economie più grandi e più aperte del pianeta. Dopo aver presentato i punti principali in discussione e aver ricordato che l’accordo esclude, come già quello di libero scambio del Pacifico, la Cina, De Arcangelis sostiene che il TTIP rappresenta un’occasione per l’UE di presentarsi finalmente coesa e, soprattutto, di affermare i propri principi sulla salvaguardia dell’ambiente e sulla salute dei consumatori.

Perché l’Italia cresce poco? Il ruolo delle variabili extraeconomiche

Michele Morciano sostiene che il perdurante ristagno dell’economia italiana può essere spiegato solo considerando insieme alle tradizionali grandezze monetarie anche gli effetti che l’azione pubblica, attraverso la regolazione e i servizi, esercita sulle propensioni all’iniziativa economica. Morciano chiarisce che lo stato incide sulle grandezze monetarie anche indirettamente e mostra come si possano riportare all’interno di una dimensione economico-produttiva anche le variabili extraeconomiche generate dall’azione pubblica.

L’attenzione del Governo per l’Università: possiamo stare tranquilli?

Gianfranco Viesti esamina alcune recenti iniziative del governo in tema di politica universitaria (l’aumento dei fondi per le borse di studio; il piano straordinario “ordinari”; il reclutamento di nuovi ricercatori; le “cattedre Natta”; gli annunci del nuovo Piano Nazionale della Ricerca e dello Human Technopole) e sottolinea due rischi: che vengano privilegiati interventi di carattere straordinario e che gli effetti non siano territorialmente neutri, con conseguenze negative (e cumulative) soprattutto per il Mezzogiorno.

Obiettivo centrato? Il tutto e le sue parti nel consuntivo di Finanza Pubblica

Morales Sloop confronta i recenti dati di consuntivo del bilancio pubblico nel 2015, con quelli previsti nella nota di aggiornamento al DEF e osserva che per l’indebitamento complessivo non vi è scostamento tra consuntivo e preventivo mentre non è così per le principali voci che concorrono a determinarlo. Morales Sloop documenta questi scostamenti e osserva che essi suggeriscono che l’obiettivo dell’indebitamento sia stato centrato grazie a favorevoli coincidenze e non all’effettivo controllo, da parte del Governo, delle singole voci della finanza pubblica

La politica economica e l’economia comportamentale: non solo nudge

Eugenio Levi fa il punto sui tentativi, compiuti in Europa, di rinnovare l’intervento pubblico utilizzando i risultati dell’economia comportamentale. Levi si basa su un recente Rapporto del Joint Research Centre della Commissione Europea che documenta come i diversi paesi europei stanno affrontando il problema dell’elaborazione e della realizzazione delle politiche comportamentali. Illustrando altri aspetti del Rapporto, Levi sottolinea l’importanza di non limitare queste politiche ai nudge di cui si è molto discusso di recente.

“Il Mercato e l’Università (orgogliosamente) pubblica”: un commento all’articolo di L. Marattin

Marco Valente discute l’articolo pubblicato da Marattin sullo scorso numero del Menabò nel quale si proponeva l’uscita dell’Università dalla Pubblica Amministrazione per migliorarne l’efficienza e per ridurre il potere accademico. Valente contesta il fondamento teorico della proposta, sostenendo, in particolare, che l’ipotesi di superiorità del mercato nel caso dei servizi offerti dalle università non è giustificata dalla teoria. Inoltre, egli avanza proposte alternative che considera più pragmatiche e in grado di assicurare gli stessi obiettivi.

L’accordo UE-Turchia: dal burden-sharing al responsibility-shifting in materia migratoria

Daniela Vitiello illustra i tratti salienti del “deal” UE-Turchia sull’immigrazione così come è venuto strutturandosi, passandone in rassegna le principali criticità in relazione tanto alla forma prescelta, quanto al contenuto e agli obiettivi. Secondo Vitiello il deal è espressione di un ritorno all’intergovernamentalismo come motore del processo di integrazione europea, epifenomeno della crisi di governance dell’Unione, che si sostanzia nella crisi dei suoi principi fondativi e si riverbera sulla sua azione esterna.

Il Mercato e l’Università (orgogliosamente) pubblica

Luigi Marattin prende spunto dal dibattito sullo stato dell’università italiana per avanzare la proposta di trasformare (anche in modo graduale e su base volontaria) gli atenei italiani in fondazioni a capitale pubblico regolate dal diritto civile piuttosto che dal diritto amministrativo. Secondo Marattin, ciò darebbe alle università italiane maggiore flessibilità decisionale, con ricadute positive sulla qualità della ricerca e della didattica, senza mettere in discussione la natura pubblica dell’ insegnamento universitario