Fuori dal tunnel? Cosa si nasconde nelle pieghe della ripresa dell’economia italiana

Marco Centra e Dario Guarascio analizzano i recenti dati macroeconomici che segnalano una ripresa dell’economia italiana. Mettendo a confronto Pil, occupazione, ore lavorate, salari, produttività e contratti di lavoro,Centra e Guarascio individuano, però, alcune fragilità strutturali che consigliano grande cautela nel valutare l’attuale fase di ripresa. In particolare, Centra e Guarascio temono che tali fragilità pongano in modo durevole l’economia italiana su una traiettoria di “poor o precarious-job growth” piuttosto che di “jobless growth”.

Personal Flat Tax? No, grazie

Fernando Di Nicola interviene nel dibattito sull’opportunità di introdurre una flat tax (Irpef ad una sola aliquota) originato da una proposta dell’Istituto Bruno Leoni. Dopo aver esaminato i diversi possibili obiettivi di una flat tax, Di Nicola sostiene che se si continua a perseguire l’obiettivo redistributivo di un sistema tax benefit, è decisamente preferibile riformare l’Irpef intervenendo su aliquote e scaglioni, salvaguardandone la progressività, e prevedendo assegni ad hoc meglio disegnati per il sostegno ai carichi familiari e per contrastare la povertà.

Fazio si merita il suo stipendio? Alcune riflessioni su super-ricchi, mercati e meriti

Maurizio Franzini e Elena Granaglia svolgono alcune riflessioni sul compenso che Fabio Fazio riceverà dalla Rai, di cui si è molto discusso, soffermandosi non sui comportamenti di Fazio o della Rai ma sulla tesi – ricorrente e fatta propria dallo stesso Fazio – secondo cui discutere quel compenso equivale a mettere in discussione il mercato. Franzini e Granaglia esaminano il “mercato” in cui opera Fazio e sostengono che le sue caratteristiche sono tali da escludere che i compensi a cui conduce siano accettabili e basati sul merito.

Diseguaglianze e povertà negli Stati Uniti. Il diritto nord-americano: un Robin Hood al servizio del ricco?

Elisabetta Grande si chiede come sia possibile che negli Stati Uniti, ossia nel paese più ricco del mondo, esista una povertà dilagante, che, paradossalmente, da più di quarant’anni cresce col crescere della ricchezza della nazione. Per rispondere, Grande chiama in causa le responsabilità del sistema giuridico statunitense che non solo crea povertà, ma addirittura perseguita i poveri che il sistema economico produce. Grande ritiene che anche il diritto italiano si sia incamminato su questa rotta e invita a invertirla al più presto.

Far fronte alla crisi dei rifugiati: una proposta per migliorare il sistema delle quote

Hillel Rapaport presenta un’originale proposta per allocare i rifugiati tra i paesi membri dell’UE. Dopo aver ricordato che nel 2015 è stato introdotto il sistema delle quote e che tale sistema ha incontrato molte difficoltà, Rapoport sintetizza la sua proposta, avanzata assieme a Moraga. Tale proposta è desunta dall’armamentario dell’economista e prevede l’introduzione di un sistema di quote negoziabili e il matching fra le preferenze dei migranti sui paesi di destinazione e quelle dei paesi riceventi sulle caratteristiche dei migranti.

Immigrazione: un peso oppure una benedizione per i paesi europei?

Majlinda Joxhe e Skerdilajda Zanaj sintetizzano i risultati di un loro più ampio studio diretto a determinare, per i vari paesi europei, il saldo tra contributi versati e benefici (monetari) del welfare goduti dagli immigrati. Joxhe e Zanaj dimostrano che il contributo fiscale netto degli immigrati è negativo nella media Europea ma vi è una grande variabilità tra paesi. Inoltre, risulta che nei Paesi dove gli immigrati sono contribuenti fiscali, la percezione è che il loro impatto fiscale sia negativo e viceversa.

Accesso limitato al welfare e immigrazione: il caso del Regno Unito

Ludovica Giua contribuisce al dibattito europeo sul blocco dei flussi migratori e sul taglio alla spesa pubblica per gli stranieri, anche comunitari, analizzando il caso del Regno Unito, dove l’accesso al welfare è stato temporaneamente limitato per chi proveniva dai Paesi entrati nell’UE nel 2004. Giua mostra che tali limitazioni hanno ridotto utilizzo dell’assistenza pubblica e accresciuto il tasso di occupazione di quegli immigrati ma hanno anche aggravato la situazione delle categorie più a rischio nel mercato del lavoro.

Lavoro, imprese e finanza: una partita a tre sul Pil

Enrico D’Elia e Stefania Gabriele presentano i risultati di una stima originale della distribuzione funzionale del reddito in Italia basata sui conti dei settori istituzionali. I risultati raggiunti si differenzino sotto vari aspetti da quelli di altre stime. In particolare, D’Elia e Gabriele trovano che la quota del lavoro ha continuato a diminuire anche in anni recenti, che i redditi da capitale delle società hanno tenuto, che gli utili delle società non finanziarie sono diminuiti e sostengono che questi andamenti riflettono cambiamenti strutturali nell’economia italiana.

Da Corrado Gini ai nostri giorni: l’impegno dell’Istat nello studio della diseguaglianza

Giorgio Alleva, dopo aver ricordato il continuo impegno che, da sempre, l’Istat pone sullo studio delle disuguaglianze, richiama il recente avvio di un progetto strategico per lo sfruttamento integrato del sistema di indagini e delle fonti amministrative, in linea con il processo di modernizzazione che l’Istat ha avviato. Dopo aver anticipato alcuni dati sulla diseguaglianza e sull’effetto redistributivo sui redditi del 2016, Alleva conclude ricordando l’inclusione degli indicatori di benessere equo e sostenibile tra gli strumenti di programmazione e valutazione della politica economica nazionale.