Le sliding doors della governance macroeconomica: dalla sostenibilità del debito pubblico alla sostenibilità della crescita

Francesco Farina partendo dall’osservazione che tre eccellenti economisti, Olivier Blanchard, Thomas Piketty, Joe Stiglitz, sembrano avere idee alquanto diverse su temi molto scottanti come il debito pubblico, la bassa crescita e la crescente diseguaglianza, si chiede se la teoria economica sia giunta ad un punto di svolta, nelle sliding doors della governance macroeconomica, e se la preoccupazione per la sostenibilità del debito pubblico stia lasciando il posto alla preoccupazione per la crescita.

Dall’adattamento alla mutazione. Una nuova strategia riformatrice

Roberto Tamborini prende spunto da un recente articolo di Michele Salvati che indica a modello i paesi in grado di adattare l’economia al nuovo capitalismo, coltivando settori avanzati di successo e assicurando una crescita del reddito in grado di sostenere il Welfare State. Tamborini critica questa visione “distopica” e sostiene che è invece necessario mutare direttamente le forze di mercato, ricostruendo un capitalismo socialmente equo, progressivo, sostenibile, come fu fatto dopo la seconda Guerra mondiale.

I primi 100 numeri del Menabò

Questo editoriale richiama i principali contributi che, a parere della Redazione, il Menabò ha offerto nei suoi primi 100 numeri in termini di analisi di questioni pubbliche rilevanti; di sviluppo di un metodo di discussione attento alla giustificazione pubblica delle diverse posizioni; di elaborazione di proposte di cambiamento. Inoltre, delinea la direzione di marcia per il futuro: l’attenzione continuerà ad andare alla disuguaglianza, al funzionamento dei mercati, delle istituzioni e della democrazia, alla giustizia sociale; ma più spazio sarà dato alle evoluzioni della tecnologia, al ruolo della ‘voice’ e ai possibili contributi provenienti dal basso, da comunità “virtuose” e organizzazioni di cittadinanza.

Disuguaglianza e….cambiamento tecnologico

Questo articolo analizza le diverse forme che può assumere la relazione tra cambiamento tecnologico e diseguaglianza. Dopo una disamina dell’evoluzione storica di questa relazione, l’articolo passa in rassegna i canali attraverso cui le trasformazioni tecnologiche possono indurre mutazioni sia negli assetti distributivi sia nelle configurazioni sociali ed istituzionali e si conclude con un focus sul processo, in atto, di digitalizzazione delle economie.

Disuguaglianza e…. crescita

Da tempo si discute se e in che direzione la disuguaglianza influenzi la crescita economica. L’articolo richiama le ipotesi teoriche più frequenti e i principali studi empirici che, in netta prevalenza, individuano un effetto negativo della disuguaglianza sulla crescita, e sostiene che considerando altre caratteristiche della disuguaglianza, e non solo la sua altezza, nonchè il modo in cui si distribuiscono gli eventuali maggiori redditi futuri, oggi non appare possibile giustificare la disuguaglianza con la prospettiva di una maggiore crescita.

Disuguaglianza e….merito

Al centro di questo articolo è il legame tra disuguaglianza e merito. Riprendendo temi e spunti contenuti in articoli comparsi sul Menabò, l’articolo si sofferma sui rischi derivanti dall’affidarsi alla concorrenza nel campo dell’istruzione, sull’evasione fiscale come premio per i non meritevoli e come moltiplicatore delle disuguaglianze, e sulla necessità di trattare con cautela l’idea di merito alla luce dei rapporti di potere che caratterizzano le odierne società.

Disuguaglianza e……cittadinanza

L’articolo pone la disuguaglianza in relazione alla cittadinanza e interpreta in questa ottica tre recenti vicende: i) la revoca della cittadinanza diretta a una determinata categoria di cittadini in ragione di condanne penali; ii) la mancata acquisizione della cittadinanza nonostante la nascita, la crescita, l’integrazione attraverso l’istruzione, ed un’evoluzione identitaria e sociale da “italiani”; iii) il mercato delle cittadinanza accessibile a “super ricchi globali” a caccia di vantaggi.

Progressività e redistribuzione negli USA

Ruggero Paladini mette in evidenza come in seguito al crescere delle disuguaglianze di reddito e di ricchezza negli Stati Uniti stia tornando al centro del dibattito politico il tema dell’uso delle imposte a fini redistributivi. Esempi paradigmatici sono le proposte di Alexandria Ocasio-Cortez di alzare al 70% l’aliquota dell’imposta personale sui redditi sopra i 10 milioni di dollari e di Elisabeth Warren di introdurre un’imposta federale su patrimoni maggiori di 50 milioni, con un’aliquota pari al 2%. Paladini illustra e valuta criticamente tali proposte.

La proposta del M5S sul salario minimo legale: qualche progresso e varie insidie

Salvo Leonardi si occupa di salario minimo. Dopo aver ricordato che l’Italia è fra i pochi paesi in cui i minimi sono fissati dai Contratti Collettivi e che precarietà e contratti “pirata” stanno indebolendo la copertura di tali contratti, Leonardi si occupa del disegno di legge del M5S che prevede un erga omnes limitato alla parte salariale e sostiene che tale idea, pur perseguendo un obiettivo condivisibile, è gravida di rischi, come quello di definire una soglia inferiore a quella prevista nella stragrande maggioranza dei CCNL.

Tutti i limiti della nuova flat tax

Andrea Dili si occupa di Flat Tax, cioè del nuovo sistema di imposizione sui redditi delle persone fisiche con partita IVA introdotto dalla legge di bilancio 2019. Dili chiarisce che in realtà si sono creati due regimi fiscali che consentono notevoli risparmi di imposta agli imprenditori e ai professionisti con ricavi sotto i 100.000 euro e richiama l’attenzione sul fatto che questo nuovo sistema rischia di generare pericolosi – e sottovalutati – effetti distorsivi sulla concorrenza, con ricadute sul mercato del lavoro e sulla crescita degli studi professionali.