Il mercato rende diseguali? Un’introduzione

Maurizio Franzini e Michele Raitano presentano l’introduzione al volume “Il mercato rende diseguali? La distribuzione dei redditi in Italia”, da loro curato e recentemente pubblicato da Il Mulino. Nel volume, a cui hanno contribuito in prevalenza studiosi membri del Centro di Ricerca Interuniversitario “Ezio Tarantelli” (Ciret), si analizzano le dinamiche e i meccanismi delle disuguaglianze di mercato – prima dell’azione pubblica redistributiva – in Italia e nei maggiori paesi occidentali e si riflette sulle principali politiche “predistributive” dirette a evitare che i mercati creino diseguaglianze molto elevate e inaccettabili.

Tecnologia e disuguaglianze di reddito

Dario Guarascio e Mario Pianta, sintetizzando il loro contributo al volume “Il mercato rende diseguali?” curato da M. Franzini e M. Raitano, approfondiscono la relazione tra cambiamento tecnologico e diseguaglianze di reddito. L’articolo pone l’attenzione sulla moltitudine di canali attraverso cui tale relazione si dispiega analizzando l’impatto della tecnologia sulla dinamica di profitti e salari, sulla distribuzione di questi ultimi tra lavoratori dotati di skill e livelli di istruzione differenziati ed esaminando l’interazione tra innovazione tecnologica, organizzativa e localizzazione delle produzioni.

L’andamento di lungo periodo della distribuzione salariale in Italia

F. Bloise, R. Fantozzi, M. Raitano e C.A. Ricci, facendo uso dei microdati del dataset amministrativo LoSaI dell’INPS, indagano l’evoluzione negli ultimi trent’anni della disuguaglianza delle retribuzioni da lavoro dipendente nel settore privato in Italia. Gli autori rilevano che i percentili della distribuzione dei salari (sia annuali che settimanali) hanno registrato, fra il 1985 e il 2014 andamenti divergenti, favorendo relativamente i più abbienti, e ciò si è riflesso in una netta crescita della disuguaglianza retributiva e nell’emergere di fenomeni di polarizzazione fra i cosiddetti working poor e working rich.

Redditi da capitale e redditi da lavoro: quale influenza sulla disuguaglianza complessiva?

Teresa Barbieri e Francesco Bloise presentano alcuni risultati contenuti nel loro contributo al recente volume “Il mercato rende diseguali?”, pubblicato da Il Mulino e curato da M. Franzini e M. Raitano. Barbieri e Bloise analizzano l’importanza relativa delle diverse fonti di reddito – da capitale, da lavoro autonomo e da lavoro dipendente – nella spiegazione della complessiva disuguaglianza nei redditi di mercato, mettendo in luce sia importanti differenze tra paesi sia le tendenze in atto al loro interno.

Più voce alle donne economiste e non solo: il progetto “100esperte.it”

Luisella Seveso illustra il progetto “100esperte.it”, un database online di consultazione gratuita che contiene a tutt’oggi i nomi e i curricula di circa 200 professioniste italiane “eccellenti” nell’ambito delle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e di quelle economiche e finanziarie. Scopo del progetto è rendere note, soprattutto ai media, le conoscenze e le competenze di professioniste di valore, troppo raramente interpellate in qualità di esperte e opinioniste, come risulta da un’autorevole ricerca europea.

Donne, economia e “leaking pipelines”

Antonia Carparelli, con riferimento al progetto ‘100esperte.it’, illustrato da Luisella Seveso su questo numero del Menabò, propone alcune riflessioni sul percorso lungo e tortuoso che le donne hanno dovuto e devono ancora affrontare per affermarsi e far sentire la propria voce in qualità di economiste; sottolinea l’importanza di ‘azioni positive’ volte a contrastare gli ostacoli e i meccanismi di discriminazione, e segnala il ruolo dell’Europa nel promuovere e sostenere la parità di genere, anche e soprattutto attraverso la diffusione della conoscenza.

Corporativismo, spesa pubblica e distribuzione funzionale del reddito

Mario Holzner analizza l’impatto del “corporativismo” – cooperazione tra imprese, lavoratori e gruppi d’interesse statali – sull’evoluzione della quota di reddito da lavoro in 42 economie industrializzate nel periodo 1960-2010. Holzner individua una complementarietà tra ruolo dello stato e sistema di contrattazione, sostenendo che il reddito da lavoro ha avuto una dinamica più favorevole nei paesi in cui il ruolo dello Stato si è ridotto ma la contrattazione salariale è centralizzata e nei paesi in cui quest’ultima è decentralizzata ma la spesa pubblica è rilevante.

La politica antitrust e il contrasto alla disuguaglianza

Alessandra Tonazzi esamina il ruolo di contrasto alle disuguaglianze che l’antitrust può svolgere anche restando nel solco dei propri obiettivi tradizionali: benessere del consumatore, promozione dell’innovazione e della crescita. Tonazzi osserva, però, che la stessa concorrenza può essere percepita come fonte di disuguaglianza ed è perciò importante che l’azione dell’antitrust sia accompagnata da misure di welfare per consentire alla politica della concorrenza di svolgere virtuosamente una funzione pre-distributiva, contrastando la formazione o l’aumento di disuguaglianze.

Sarà un robot (o un computer) che ci sostituirà? Un’analisi della relazione tra dinamica occupazionale e routinarietà delle mansioni

Valentina Gualtieri, Dario Guarascio e Roberto Quaranta analizzano la relazione tra dinamica occupazionale delle diverse professioni, natura delle mansioni intesa come loro maggiore o minore ‘routinarietà’ e andamento economico dei settori nei quali si distribuiscono le diverse professioni. Utilizzando provenienti da Istat, Inapp e dal database AIDA bureau Van Dijk, gli autori mostrano che le professioni caratterizzate da una prevalenza di mansioni routinarie tendono a essere penalizzate in termini di dinamica occupazionale.

La flat tax e gli effetti sui redditi da pensione

Michele Raitano, facendo uso dei dati sui redditi rilevati nell’indagine IT-SILC 2015, calcola come varierebbero alcuni indicatori della distribuzione dei redditi da pensione se l’attuale struttura dell’IRPEF fosse sostituita dalla “flat tax” proposta nel contratto di governo fra Lega e Movimento 5 Stelle. Dalle simulazioni di Raitano emerge che tale versione della flat tax ridurrebbe in modo molto consistente la progressività del prelievo, avvantaggiando principalmente i beneficiari di pensioni elevate, e comporterebbe un’ampia riduzione di gettito per le finanze pubbliche.